A Discovery Of Witches/Telefilm

Recensione | A Discovery of Witches – Season 2

Faccio una premessa ancor prima di salutarvi: non ho completato la lettura dei libri per mio gusto personale; non perché la storia della Trilogia delle anime di Deborah Harkness non mi piaccia, ma non mi ritrovavo nei tempi di narrazione cartacei, preferendo quelli telefilmici.
Recensirò solo quello che vedo, non tenendo assolutamente conto del cartaceo. Premessa appunto necessaria per capire “con che coraggio io dica determinate cose”.

Detto ciò, perché è sempre “delicato” analizzare una serie che prende vita da dei libri tanto amati e con dei fan agguerriti ad ogni critica (come ogni fandom che si rispetti), vi spiego anche il mio ritardo nella visione (se a qualcuno interessa).
L’arrivo sul piccolo schermo della seconda stagione di ADOW è concisa con un periodo stranamente ricco di uscite seriali (dopo un periodo di magra e rewatch) e di impegni, così ho fatto una scelta: vedere una serie nuova e forse meno impegnativa di una seconda stagione che dovrebbe darmi qualche risposta, il che significa che devo essere concentrata e prendere appunti. Tuttavia, passato il periodo difficile è passato anche l’hype per il ritorno di Matthew e Diana. Perché? Perché ritengo questa una serie valida, ma che non spicca (il volo). Brava, ma non si applica. C’è un freno, di cui risente anche la seconda stagione, e sempre a tratti; è troppo contenuta per una serie del suo genere e che cerca di riportare di moda (se mai fossero realmente tramontati) i vampiri e le streghe. È troppo posata, e ora l’altro quesito che mi pongo è: dipende dalla saga della Harkness? Ci si mantiene fedeli anche nei toni perché è una carta vincente o perché si ha paura di uscire fuori dai binari non accontentando un seguito sicuro?

Cominciamo.

Diana e Matthew sono giunti nel passato, e si impossessano della vita del Matthew del 1590, in piena età elisabettiana, per trovare qualcuno che insegni la magia a Diana e per cercare l’Ashmole 782.
I primi due episodi sono lentissimi perchè dettati proprio dall’adattamento della strega, tuttavia superato questo scoglio, non volevo più tornare nel presente e vedere per l’ennesima volta la faccia di Gerberto e Domenico, apparsi inutilmente per più episodi e con le stesse battute, tanto da crearmi più volte un dejavu.
Nel presente si stanno compiendo una serie di omicidi per mano sicuramente di una creatura sovrannaturale, che massacra le sue vittime e pare sia legato ai De Clermont e a quella leggenda che parla di una linea di sangue macchiata dalla rabbia. Ora, il perché Domenico passi il tempo a tenere sottocchio tutti gli omicidi della città potrebbe avere un senso, proteggere la sua razza, ma che in due secondi ricolleghi tutto a delle voci di corridoio è un po’… butatta là. Oppure ha delle capacità di associazione di idee a livelli Sherlockiani. Soprattutto quando noi pubblico non sappiamo nulla ed eravamo rimasti a Matthew e co. che analizzavano il sangue dei loro simili e non potevano procreare. Insomma, preparateci almeno! Il problema non è neppure che un argomento così fondamentale sia stato presentato male, ma che ce lo abbia introdotto Domenico e abbia avuto la scusa di apparire sulla scena per troppi episodi dove: Gerberto gli chiede se ha novità, lui risponde che ci sta lavorando; io ho contato minimo 3 dialoghi così…


Mi dispiace dirlo, ma il presente risulta un po’ noioso anche per Marcus che nonostante il suo nuovo ruolo di gran maestro, non fa altro che ripetere che è il momento di cambiare (pure lui lo ripete tre volte, ma almeno ad interlocutori differenti), ma concretamente cosa voglia fare non si sa. Anzi, perde la testa per un’umana e dopo una notte di passione le rivela la sua identità. Tutto molto romantico, se lo fosse: resta il fatto che ha raccontato tutto non mosso da qualche sentimento profondo verso la ragazza, ma sembra quasi per solitudine (?). Edward Cullen è stato più discreto. Presa singolarmente la sua storyline con Phoebe, che è anche un bel tipino, è anche intrigante, già vista, ma un elemento che qui mancava, in quanto noi umani sembriamo non pervenuti o solo carne da macello, tuttavia ha uno sviluppo inesistente. Sinceramente, se nel presente non ci fossero state le scene al castello di Sept-tours con Ysabeau avrei skippato con forza. Knox naturalmente fa parte del club di Gelberto e Domenico, bastavano due scene ben piazzate con tutti loro, piuttosto che lo spreco fatto. Concretamente, quanto è stata funzionale la loro continua presenza? Non andavano bene solo all’inizio e alla fine di questa stagione? Va bene essere dei tappabuchi, ma la loro sola presenza ci fa calare il cattivo umore.
Tornando al passato devo fare un commento prima generale. Non ho gradito che questa stagione per la questione Ashmole 782 sia stata pressoché inconcludente. Mi sono sentita presa in giro quando è stato rivelato loro che non potevano portaselo nel presente, ancora di più vedere come nel presente fossero allo stesso passo loro quasi tutti in fatto di scoperte.

Di contro però la relazione tra Matthew e Diana è stata mostrata a 360°, giustificando al meglio la loro travolgente passione nata quasi un po’ per caso e curiosità nella prima stagione. Gradisco molto che a livello sovrannaturale siano allo stesso livello, questo crea un ulteriore legame, anche più profondo e magico come ci piace appunto cercare nei romanzi fantasy. L’episodio più  bello è proprio l’incontro col padre del vampiro: Philippe de Clermont e la scoperta della verità sul suo sangue e sul perché questa unione ancora non era stata consumata. Matthew si apre, diventa più fragile, ma in senso assolutamente positivo, e Diana più sicura e fiera del suo potere. Non solo le loro unioni fisiche e magiche ci fanno trasparire il loro sincero legame, ma anche gli sguardi. Si è creata tra gli attori protagonisti una sintonia molto forte, e sicuramente l’interpretazione di entrambi è migliorata notevolmente. Teresa Palmer non è più impacciata, penzolante dalla bocca di Matthew e incapace di acconciarsi i capelli, è forte, complice. Matthew (Goode) non è più riservato e diffidente senza un perché, si è “scomposto”, mostra i sentimenti con fierezza e la sua possessività vampiresca senza vergogna. La coppia protagonista regge al momento tutta la serie, perché se non ci fossero loro la componente dei vampiri e delle streghe non è che sembri molto presente. E questo è il mio più grande rammarico. È una serietv fantasy, con un cast e un lavoro di Sky dietro notevole, tuttavia resta sempre sulle sue, a volte ha slanci vampireschi con Matthew in preda alla rabbia che tortura la sorella e il povero principe Alberto (Di Vittoria, qui nei panni dell’umano Christopher Marlowe), che qua fa una misera figura; altre volte Diana e i suoi esercizii-sfoghi alla drakarys ci tengono allerta, ma per il resto se togliessimo i termini vampiri e streghe, tutto sarebbe molto “contenuto” secondo l’immaginario generale.
A volte penso che se la serietv si fosse spinta più verso lati oscuri, forse questa avrebbe quel quid in più che si merita. Il cartaceo è sacro, ma i tempi di lettura sono diversi da quelli del piccolo schermo, se leggo, io da sola, nel mio piccolo mondo immaginario, posso attendere 250 pagine per un bacio tra i protagonisti, una serietv non può permetterselo. E allora il rimedio migliore è non semplicemente velocizzare i tempi, ma caricare l’atmosfera. Anche perché pullula di personaggi affascinanti come lo anziana tessitrice Goody Alsop.

Altri punti poco graditi riguardano la strega Satu, anche lei tessitrice(?), che toglie a Diana un momento di gloria, non essendo più unica nel suo genere. Avrei gradito questa informazione più avanti, inoltre l’incontro tra Diana e il padre, è il più imbarazzante e il più freddo della storia. Per tutto il tempo ho creduto che non fosse lui, che all’improvviso si sarebbe materializzato qualcun altro e avrebbe sgozzato tutti. Incontri tua figlia, nel passato da adulta e la tratti come se avessi appena visto un esattore delle tasse….

Momenti graditissimi, oltre alla lettera tra Ysabeau e Philippe e quel romantico momento in stile La casa sul lago del tempo, e la loro accoglienza verso Diana, quindi finalmente una famiglia che non ostacola l’amore di un figlio, il legame tra Ombra ed Elisabetta. Sentivo in questo salto temporale la mancanza di una storia, con personaggi conosciuti per tutti, che ci facessero gridare: È lui. Di nomi noti c’è ne sono, ma un po’ di nicchia, permettetemelo; Elisabetta è stata colei che forse ci ha fatto meglio comprendere il salto temporale e ci ha immerso con più consapevolezza nella storia vera e propria.

La stagione in pratica finisce un po’ come ci aveva lasciato, con nulla tra le mani, ed è un’orribile sensazione, soprattutto perché vorremmo avere almeno la certezza che il vampiro omicida sia Benjamin Fuchs, presentato anch’egli malissimo, così fugacemente da capire a malapena il nome, e non magari un Jack, il bambino adottato dal nulla da Diana e Matthew nel passato, che è stato poi trasformato in seguito alle informazioni che sicuramente padre Hubbard ha fatto trapelare. Anzi rimaniamo con molti altri dubbi, la zia di Diana è davvero morta? Dove ha nascosto la pagina? Cosa vuole dirci Rebecca? Che succederà alla figlia di Nathaniel e Sophie?  Ma soprattutto, vampiri e streghe possono procreare?

Sto per fare un’affermazione molto infelice, ma che in realtà racchiude in sè serietv/film che io amo e perciò il paragone non ha assolutamente l’intento di offendere: ADOW mi ricorda Outlander che incontra Twilight. Sarà forse il fascino del nipote Gallowglass che sembra uscito dalla Scozia? Chissà, ma per chi i libri non li ha letti il paragone viene troppo automatico, indice del fatto che la serie dovrebbe spogliarsi della sue incertezze e distinguersi sempre più.

P.S.
Matthew Goode in abiti elisabettiani è più bono che mai!

Ringraziamo: A Discovery Of Witches Italia – Serie TV | Serie Tv News | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | I love telefilm & film ∞ | Telefilm obsession: the planet of happiness | Crazy Stupid Series | Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea

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