Telefilm/The Crown

Recensione | The Crown 4×01 – 4×02 – 4×03 “Gold Stick – The Balmoral test – Fairytale”

E se l’attesa della quarta stagione di The Crown fosse essa stessa la serie. Anche perché noi le stagioni dopo la sesta le stiamo già vivendo.
Questa premessa mostra come io, recensore auto-designato, attendevo la quarta stagione di una delle serie più costose, acclamate e premiate di Netflix più del Natale stesso.
Prima di partire con un’analisi attenta e dettagliata dei primi tre episodi, vorrei essere ripetitiva ed elencare nuovamente dettagli e pregi di questa serie.
The Crownè una serieTV britannico-statunitense di genere storico-drammatico, creata e scritta da Peter Morgan (ma non solo) e prodotta per Netflix. L’idea per la serie è nata dopo che Morgan aveva realizzato lo spettacolo teatrale The Audience, basato sugli incontri settimanali tra la regina Elisabetta e i primi ministri conosciuti negli anni. Inizialmente pensò di realizzare un film facendo ruotare la storia sul rapporto tra la regina e Wiston Churchill, ma poi decise di realizzare una serie televisiva in sei stagioni da 10 episodi, sulla vita della regina Elisabetta dal 1947 ad oggi. La serie vanta numerosi riconoscimenti, tra cui tre Golden Globe e otto Premi Emmy.

Il cambio di testimone è stato traumatico, e probabilmente come successe per la seconda stagione di Outlander ambientata in Francia e non più in Scozia, sono stata l’unica ad averlo accettato di buon grado. Mi mancherà sempre Claire Foy, che è riuscita a dare ad un personaggio storico ancora vivente, di cui si sa ormai tutto, una profondità e un’umanità che negli anni dalla stessa regina non ci è arrivata e la Foy stessa con la sua interpretazione ci ha spiegato perché. La sfortuna iniziale del nuovo cast è stata quella non tanto di succedere alla Foy, Smith, ecc., ma nell’aver dovuto interpretare i loro personaggi in panni che ancora andavano loro stetti, d’altronde dalla seconda stagione erano passati pochissimi anni, va bene il cambiamento, ma qui sembrava un tracollo; e nell’essersi dovuti adattare ad un’interpretazione non scelta da loro e a trovare un loro spazio, che forse è pienamente conquistato con la quarta stagione. Inoltre, aggiungerei, che la terza stagione è ricca di eventi storici e privati di corte poco da romanzare e che quindi ha soddisfatto a metà chi cerca sempre in questa serie un lato più “gossipparo” e meno da documentario storico. Peccato che la grande virtù di Morgan è proprio quella di aver reso una storia a noi recente interessante, ancora da scoprire, raccontandola attraverso le voci dei protagonisti che tacciono là dove non ci sono fonti certe, o scomode, e che lascia ad uno sguardo, a parole non dette, ad un’immagine far intendere, oppure lascia a noi spettatori la libertà di crederci oppure no.

Conclusioni 4×01 – 4×02 – 4×03:

Ammetto che molti eventi raccontati in questo episodio a me erano sconosciuti a partire dai moti irlandesi di fine anno ‘60, all’attentato a Lord Mountbatten e famiglia. È un episodio quasi difficile da vedere per quante nuove o vecchie situazioni si (ri)aprono. Prima di tutto abbiamo la vittoria nel ‘79 del partito conservatore con la nomina a primo ministro di una donna: Margaret Thatcher, la lady di ferro impersonata da Gillian Anderson, la Scully di X-Files. Non l’ho ancora inquadrata, negli atteggiamenti a volte è convincente, altre un po’ troppo caricaturiate perché poco spontanea. Inoltre nei primi 2 episodi abbiamo assistito a 2 Thatcher diverse: quella di questo inizio di stagione è decisa, ma nuova, un po’ in tutto, infatti ci spiazza la sua collaborazione con la corona, in particolare l’affinità con la Regina. Nel secondo, invece, mostra un temperamento diverso, meno accomodante e più protagonista. Perché quello che subito si evince dalla quarta stagione è che non avremo più un’unica protagonista e tante comparse, ma ben tre protagoniste e tutte donne. Il primo ministro da dopo Churchill si è dimostrato sempre più secondario, sempre un gradino più in basso rispetto alla Regina e non per status. La Thatcher porterà quel cambiamento di cui tanto si è parlato nella stagione passata, ed è per questo che stiamo assistendo ad una sua evoluzione in quel mito che conosciamo; almeno spero, perché il cambio drastico d’atteggiamento dal primo al secondo episodio mi ha disorientata più di quanto abbiano mai fatto i salti temporali.
Pare che “Il cambiamento sfiderà la Tradizione”, ma non si sta parlando solo del paese, del governo, ma anche dei rapporti umani. Superficialmente indichiamo come anni significativi di questa monarchia quelli che vanno dagli anni ‘90 in poi, scandali, divorzi, gossip, ma pecchiamo totalmente di ignoranza in storia, tanto da identificare la corona britannica più con la figura di Diana che con Elisabetta II. Qui abbiamo Diana, e infatti i primi commenti positivi, fioccano ancor prima di arrivare alla fine della stagione. Sorvolerò sulla somiglianza inquietante di Emma Corrin e andrò dritta alla sua interpretazione: sublime. Su Diana non mi sentirete mai perdermi in abbondanti elogi come in crudeli critiche, tuttavia credo che Emma riesca a dare alla principessa Diana quell’ingenuità mista a quasi morbosa curiosità di emergere che era sua. Un sorriso che mai coinvolgerà lo sguardo, che più che triste per me era semplicemente lontano. Nel primo episodio è facile “shipparla” con Carlo, capire quel desiderio di bambina, diciottenne, di conoscere un principe, e qui ora parlerei di Carlo.


La serie di Morgan per quanto si mantenga neutra nei giudizi, ogni tanto gliene scappa uno pesante, come la rappresentazione eccessiva di un Kennedy donnaiolo e menefreghista con la moglie, o un principe Filippo totalmente disinteressato a tutto, che vive però felice sguazzando nella sua bambagia. Temevo che con Diana si potesse incorrere in questo errore, lasciarsi trascinare da quell’amore incondizionato che ha creato un’immagine della principessa del popolo come vittima sacrificale della corona. Effettivamente Morgan ce lo dice chiaramente nel secondo episodio con la similitudine del cervo, ma il personaggio di Diana è ancora in ballo e perciò non ancora esente da critiche. Tuttavia è Carlo ad aver cambiato sponda. Joseph O’Connor ha reso Carlo fragile e interessante nei suoi anni giovanili, ma da questa quarta stagione si sta trasformando in quel mostro che i media, la storia hanno raccontato. Non so se è per alleggerire le colpe della famiglia reale, tuttavia il Carlo “stronzo”, per quanto sia frutto, di anni di obblighi, privazioni e repressioni dei propri sentimenti, fatico ad accettarlo. La lettera del suo nonno onorario, Dikie, ricevuta proprio di ritorno a Londra per i suoi funerali doveva riportare sulla retta via il principe di Galles, ma invece fa esattamente l’opposto. Ormai Carlo è sordo e sembra anche soggiogato da una Camilla, che non ne uscirà mai bene da questa serietv. Non che avesse una minima possibilità di essere salvata, ma è anche molto oltre la decenza e se fossi nella prima famiglia della duchessa in precedenza Parker Bowles, mi sentirei offesa per aver mostrato come l’essere sposata della signora fosse un diversivo dall’incontrare non proprio furtivamente Carlo. E difatti fioccano le prime critiche proprio dalla famiglia reale che ritiene che questa stagione abbia un’impronta più crudele.
E così si ritorna all’attentato di lord Mountbatten rivendicato dall’IRA, organizzazione paramilitare che si batteva per la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord e la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. La scena è di particolare tensione, tutti sono “a caccia”, chi di pesci, chi di volatili, chi di selvaggina. La scena si sposta costantemente da ogni membro della famiglia reale, quasi freneticamente; sono attività comuni, inquadrate con eccessiva meticolosità e poi lo scoppio. Anche gli irlandesi erano a caccia, a caccia di giustizia e vendetta per il Bloody sunday, in cui morirono per mano dei soldati britannici, 13 dei loro. Dickie era una figura fondamentale, il colonnello detentore del Gold Stick (colonnel of The live guards), forse l’unica che poteva ancora gestire un Carlo sul limite dell’incontrollabile, preda dei suoi sentimenti, mal consigliato da tutti, se non da nessuno.

When one was as deprived of a father as I was, one can’t help feeling..territorial of the next best thing which Dickie was. To us both. What are you talking about? You have a father

Un uomo, tuttavia, che non era riuscito a gestire un Filippo che degenera sempre più nel suo egoismo con lo sguardo eccessivamente “cattivo” di Tobias Menzies, tanto da rinfacciare al figlio la sua gelosia per aver perso un padre che dopo averlo guidato poi si è rivolto ad un Carlo che un padre anche se fisicamente ce l’ha, quasi non lo guarda in faccia. Sia all’interno di Buckingham palace che all’esterno questo evento ha risonanza, perché da ambo i lati la corona perde qualcosa, ed è la prima voce, o grido di cambiamento che rinnoverà questa stagione.

La 4×02, The Balmoral test, è un episodio che quando si coglie il significato allusivo, potrebbe disturbare. Siamo lontani da qualsiasi vicenda storica, anzi sembriamo in una parentesi. È una puntata statica apparentemente, perché forse è all’interno di ogni personaggio che qualcosa si muove. Il primo ministro, e il marito, il suo, migliore del mondo, sono invitati come di consueto a passare del tempo nella residenza reale di Balmoral. La Thatcher non è a suo agio e noi a vederla. Non so se è l’interpretazione della Anderson o una volontà di Morgan, ma a fine visione, per quanto si ammiri il polso di ferro del primo ministro, casca un po’ nello sminuire gli interessi o non interessi della Regina e famiglia, elevandosi un gradino più in alto della sovrana e di chi proviene da quel ceto sociale che gode ancora di privilegi perché lei si è fatta (giustamente) da sola. Non sono sbagliate le intenzioni della Thatcher, ma il motivo per cui qui agisce, che appare quasi come un moto di rabbia per chi la scavalca piuttosto che un vero rinnovamento in una classe sociale che era più interessata a crogiolarsi nei suoi interessi senza fare quelli dello stato. La presa di posizione del primo ministro con le battute finali con la regina, chiarendo la sua posizione, è contornata da un evento singolare, la caccia ad un povero cervo, vittima di un cliente giapponese dei vicini di “casa” dei reali. Tutti fremono nel voler conquistare un’altra testa da appendere in sala da pranzo e la vittoria sarà di un annoiato Filippo, che fino ad ora non ne ha detta nemmeno una giusta, con l’aiuto prezioso di un ospite speciale, Diana Spencer. Carlo ora ascolta, senza più qualcuno a frenarlo, solo i consigli di Camilla, e se Camilla gli consiglia di trovare una bella moglie docile e che si pieghi a lui, Carlo lo fa e si interessa a Diana. Sembra però all’inizio per un sincero interesse, che permettetemi, è troppo poco per costruirci davvero qualcosa, e qui chiudo il commento amoroso non richiesto. E quindi inizia il test anche per Diana che lo supera brillantemente e con spontaneità messa perciò a confronto con il primo ministro, che sinceramente non ha bisogno dell’approvazione di nessuno per trovare il suo posto nel mondo. Diana colpisce, soprattutto Filippo, che improvvisamente, con consigli non richiesti, sprona Carlo a fare il grande passo con l’immagine suggestiva dello scuoiamento del cervo. La preda ora è completamente presa. Il cervo è Diana, colpita, ferita e alla fine (verrà) abbattuta. C’è solo uno sconfitto da questo test, e non è chi se n’è andato frettolosamente a testa alta. Il cervo viene messo al suo posto a dimostrazione che ora tutta la quotidianità, la normalità della famiglia reale, che abbiamo conquistato a fatica nelle stagioni passate, è fuori luogo perché ancorata ad una tradizione che deve andare incontro al cambiamento e non appendere trofei che ricordano il glorioso passato. Servono nuovi trofei da conquistare come sta facendo al governo la Thatcher, che non vuole donne, troppo emotive e direi anche vecchi attempati per lo stesso motivo.

Fairytale è l’episodio più triste che abbia mai visto insieme a quello sul discorso di Carlo in Scozia della scorsa stagione. Può un episodio che culmina con un matrimonio essere così intenso negativamente? Margaret docet. Dopo un’introduzione divertente, tipica di qualsiasi famiglia (topo nel salotto della Regina madre a parte) che riceve l’annuncio di un matrimonio, arriva la tragedia. Questa non è una favola, ma un incubo e il carnefice è Carlo. Siamo molto lontani dal ragazzo sensibile e insofferente, non è chiaro se cerchi una moglie per la famiglia, per copertura o per cambiare vita. Un leggero moto di ripensamento c’è, “è una bambina” esclama, ma poi prosegue in questo suo piano diabolico di cui conosce l’esito ed è questo che umanamente mi stupisce, perché trascinare con sé qualcuno che potrebbe stare male come sei stato male tu.

Diana, come una giovane Sissi, viene fatta trasferire a Buckingham palace. La favola finisce con il saluto alle amiche-coinquiline e quello più freddo di Carlo che l’abbandona per settimane. Questo episodio è come una gigantesca bugia, è come quando sappiamo che la persona davanti a noi sta mentendo e dobbiamo ingoiare il rospo sperando che prima o poi senza il nostro intervento la verità venga fuori, lo pensa Carlo e lo pensa Diana, che sì, è il trofeo reale, quello che a loro serviva, ma Diana vuole la favola a tutti i costi non guardando la realtà e consumandosi nella bugia.
Teniamo sempre conto di una cosa, The Crown è fedele alla verità e come è giusto che sia la trasporta a modo suo, ma con rispetto.
Lady Diana stessa in un’intervista raccontò dei suoi problemi alimentari, come anche i suoi figli, questo ha permesso di non alludere, ma rappresentare chiaramente un problema attuale, con immagini esplicite e forti. il contesto nella serie sembra diverso rispetto a quello della realtà (come anche per il primo incontro tra Carlo e Diana nelle vesti di un albero “parlante” per la rappresentazione di Una notte di mezza estate) che parrebbe essere scaturito da un commento leggero di Carlo che ha intaccato il già precario equilibrio di una ragazza troppo giovane che da adolescente è diventata principessa, saltando fasi fondamentali della vita. Qui abbiamo un lento deterioramento dovuto ad una solitudine insostenibile causata non solo da Carlo, non solo dalla Regina, ma permettetemi, proprio dalla famiglia Spencer. Sorvolo sui commenti piccati di Anna Spencer nei precedenti episodi, ma non concepisco come nel 1981 si possa abbandonare una ragazza che del mondo non sapeva nulla, ignorante su quanto concerne la monarchia (e qui ci sono numerose fonti a riguardo che confermano che LadyD avesse anche una preparazione scolastica abbastanza sommaria, ecco il breve dialogo su dove si trovi la Birmania) sia stata lasciata sola e affidata solamente alla nonna che aveva il compito di trasformarla in una donna rispettabile come se fossimo tornati ai tempi della regina Vittoria. Non era compito della Regina prendersi cura di Diana e non mi meraviglia che l’abbia evitata come poteva data la scarsa empatia della donna che è consapevole di questo suo limite. La responsabilità era di Carlo, quanto della famiglia di Diana. Un terzo dell’episodio ci trasporta in una solitudine asfissiante, fatta di cibo conforto, di chiamate mai ricevute, di stanze troppo grandi e lettere di un popolo che la ama a prescindere da chi sia veramente e che glielo dimostra costantemente. E sorgono le prime domande su Carlo e arrivano i primi incontri con Camilla. Spero vivamente che Carlo e Camilla non abbiano mai giocato a carte così scoperte con Diana, perché sarebbe abominevole, come lo è stato questo pranzo che ha fatto salire la nausea anche a me. Tuttavia rende chiara una cosa, anche la colpa di una giovane ragazza innamorata di un principe per il titolo, per la favola che rappresenta, e non per l’uomo che è. Lo sguardo di Diana inizia a parlare sempre più, qualcosa sta nascendo dentro di lei e l’unica che si accorge che qualcosa non va, che finalmente guarda Diana che aveva bisogno di essere vista da chi le è vicino è Margaret. La principessa Margaret non è più quella della prima stagione è non lo sarà mai, lei non solo è spezzata da tempo, ma si è piegata alla famiglia perché è tutto ciò che ha e Helena Bonham Carter è perfettamente sul pezzo. Avverte la famiglia, che capeggiata dalla Regina madre, appoggiata da Filippo, culmina in una Lillibeth che proprio non riesce a fare la madre con Carlo e gli dà un ordine. Le lacrime di Carlo per quando mi abbiano fatto sussultare, mi sono sembrate le lacrime di coccodrillo, oramai non gli credo più, ma un grande plauso ancora a O’Connor perché ci sta dando un Carlo che così grande non vedremo mai e che riesce a coinvolgerci come se conoscessimo per la prima volta questi eventi.


E ancora una volta avviene un matrimonio sbagliato nella famiglia reale, un matrimonio che non vedremo, perché quello che è importante non è ciò che succede durante la cerimonia, ma ciò che lo precede, gli sguardi di tutti che non si incontrano mai con gli altri, nessuno si parla, tutti tacciono.

Here is the stuff of which fairy tales are made. The prince and princess on their wedding day. But fairy tales usually end at this point with the simple phrase, “They lived happily ever after.” This may be because fairy tales regard marriage as an anticlimax, after the romance of courtship. As husband and wife live out their vows, loving and cherishing one another, sharing life’s splendors and miseries, achievements and setbacks, they will be transformed in the process. Our faith sees the wedding day not as the place of arrival, but the place where the adventure really begins.

Conclusioni delle conclusioni: siamo abituati a trattare decenni con precisione e salti temporali anche pindarici, ma a discapito di eventi o personaggi che potrebbero dare tanto. Possibile che Anna deve continuare ad essere la figlia invisibile? È convolata a nozze con Mark Philips e abbiamo visto un fugace cenno di un matrimonio che non durerà come la sua carriera da cavallerizza. Ero curiosissima di vedere il famoso tentativo di rapimento del ’74, ma nemmeno questo ci è concesso. Pare che Anna serva da tappezzeria per incrementare il club anti-felicità di Carlo insieme alla Regina madre. Sul divorzio di Margaret non sappiamo nulla, un’allusione a fine terza stagione, e mi chiedo quanto altro di importante salteremo, soprattutto per dare spazio al triangolo Diana-Carlo-Camilla, col timore che l’aspetto più frivolo della serie prenda il sopravvento e perda quella profondità data dalle continue allegorie che scaturiscono dagli episodi.

Come avrete notato, tratto gli eventi come se fossero a volte estranei alla realtà storica, immedesimandomi, commentando personalmente comportamenti e vicende al di là del titolo. Poco mi soffermo sulle somiglianze estetiche che vanno da un volto ad un costume, perché sono strabilianti come il livello recitativo e il supporto fotografico che a volte viene lasciato parlare da solo.

(Qui Diana stava per spaccare in testa a Camilla una bottiglia di vino)

Questo mi permette di seguire passo per passo le vicende e di comprendere il messaggio implicito che Morgan e la serietv stessa cercano di darci, in questo caso il mondo sta cambiando intorno ad una Corona ignara, fossilizzata nelle sue tradizioni.

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5 thoughts on “Recensione | The Crown 4×01 – 4×02 – 4×03 “Gold Stick – The Balmoral test – Fairytale”

  1. Me lo sono letto tutto come anticipazione, The Crown è una delle mie serie preferite in assoluto. Sono un mega fan di Peter Morgan, però ho cominciato I favoriti di Mida – e mi sono anche lasciato andare a Emily in Paris, lo ammetto! – e finché non concludo la serie spagnola non inizio. Ma sai che citando il Natale all’inizio mi hai quasi fatto venire la tentazione di riservarmela per le feste? Sarebbe come un bel tè caldo in un periodo che non si preannuncia caloroso!

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  2. Ciao! È sempre un piacere aspettare le tue recensioni.
    Riassunto breve degli episodi
    – 1 Iniziamo col botto (anche letteralmente) con Carlo che perde il suo unico vero confidente (a parte il suo Vero Amore) che finisce per dirigersi sulla strada che tutti quanti si aspettano che intraprenda
    – 2 Ho una nuova versione per l’inno nazionale britannico: “God saved Mrs Tatcher… from the Royals” se la sono letteralmente mangiata viva. Diana di contro ha conquistato tutti quanti, che però non si tendono conto di una cosa. Questa cosa non sta funzionando e non funzionerà mai. Il ciclo si è dimesso in moto e solo Margaret, essendo reduce di fresco dal precedente, sembra rendersene conto.
    – 3 questo sì che è l’inizio di una favola, ma di quelle vere dei fratelli Grimm: lo so perché ho l’intero compendio e credimi, la stragrande maggioranza di quelle storie col cavolo che le racconteresti ai tuoi figli la sera. Anche se vedo adatto il paragone tra Diana e la Sirenetta di Andersen: sappiamo tutti come è andata DAVVERO.

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    • Grazie del complimento, per me è sempre un piacere leggervi per avere un confronto, uno scambio di idee.
      Splendido il paragone tra Diana e La Sirenetta, soprattutto per l’ingenuità che contraddistingue entrambe.
      La Thacher sento che ci darà tanto, ma allo stesso tempo credo che la Regina ci darà molto meno rispetto alle prime stagioni. Alla prossima.

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