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Parliamone | Emily In Paris e l’insostenibile leggerezza di essere un’influencer a Parigi

Emily è un’esperta di marketing e social media di 25 anni che vive e lavora a Chicago. Le capita l’opportunità di andare a lavorare a Parigi al posto del suo capo che è rimasta incinta. Dall’America, Emily porterà nel nuovo ufficio idee innovative e un atteggiamento positivo e propositivo, ma non mancheranno i problemi. La ragazza, infatti, faticherà non poco ad ambientarsi alla vita parigina soprattutto poiché non parla francese. Questo nuovo capitolo sarà ricco di sfide e vicende esilaranti, sia professionalmente che sentimentalmente.

Informazioni generali:

  • Produzione = Netflix
  • Uscita = 2020
  • Stagioni = 1
  • Episodi = 10
  • Protagonisti = Lily Collins, Ashley Park, Philippine Leroy-Beaulieu, Lucas Bravo, Camille Razat

Partiamo col dire che qua gli stereotipi non si sprecano. Fin dalla prima puntata vediamo Emily che viene catapultata in questa realtà molto ‘francese’ in cui i suoi colleghi sono antipatici, non mangiamo ma fumano solo, non si lavano, sono pigri sul lavoro e pensano solo al sesso e a fare battute sconce.

Solo nel pilot, i colleghi di Emily la prendono in giro perché non sa il francese almeno 10 volte!

C’è da dire infatti che la stampa francese non ha preso bene la rappresentazione di Parigi, luogo meraviglioso di perdizione pieno di gente spocchiosa.

Ovviamente anche gli stereotipi sugli Americani ci sono, ma sono quasi sempre esposti dai francesi, rafforzando quindi il fatto che loro siano stizzosi e cattivelli.

Inoltre, sembra che le relazioni, sia quelle all’interno dell’ufficio che quelle di Emily con gli amici che incontra per la città, siano state molto esagerate. Ci sono situazioni assurde per cui alcune frasi o sguardi non succederebbero mai nella vita reale.

Infatti, nelle prime puntate si tocca superficialmente il tema del maschilismo e dello sguardo maschile, ma lo si riduce semplicemente al cliente che manda della lingerie sexy a Emily per aver fatto un buon lavoro. Si, Emily dice che è inappropriato mentre ai francesi non sembra nulla di male, però la cosa viene buttata lì e non approfondita. Anche molte battute a sfondo sessuale dei colleghi di Emily vengono viste come un divertente siparietto quando se fosse la realtà, questo tipo di commenti denoterebbero situazioni molto più gravi e metterebbero le riceventi in imbarazzo. Insomma, se volete fare un telefilm frivolo e leggere non parlatemi di temi così pesanti in modo non appropriato.

Un altro tema trattato secondo me molto irrealisticamente è quello del lavoro dell’influencer e dei social in generale. Emily parte da una manciata di follower per arrivare in pochi mesi a più di 20mila postando selfie e foto assolutamente noiose, prendendo inoltre in giro il mondo delle influencer con tanti follower a cui sembra fregare solo della visibilità e dei prodotti gratis. Si, ci sono anche questi soggetti in giro, ma il lavoro sui social non si può ridurre solo a questo e il successo di Emily è completamente ridicolo e irrealistico. C’è tanto lavoro dietro e questo show alimenta la convinzione che si possa diventare influencer senza sforzo e assolutamente a cazzo di cane caso.

Parliamo però anche delle cose belle, perchè non è tutto da buttare questo telefilm.

Il personaggio di Sylvie è magnifico (a parte che si chiama come me), una donna in carriera che non sopporta la positività fastidiosa di Emily e che si veste sempre in modo elegante e raffinato. Ha una relazione con uno dei sui clienti sposato ma non la vede come una favola, anzi capisce le difficoltà della vita e dell’amore e cerca di trarne il massimo senza troppe aspettative. E’ una sorta di Miranda Presley di Parigi e infatti tutto lo show è un po’ su quel filone di ‘ragazza giovane e inesperta va a lavorare per una grande azienda dove all’inizio nessuno la sopporta ma poi si fa valere e tutti apprezzano le sue competenze’ alla Il Diavolo Veste Prada.

L’amica di Emily, Mindy, ricca ereditiera cinese che ha rinnegato la famiglia (clichè?) e che fa battute molto divertenti sulla Cina, è un po’ il comic relief della situazione e, se ci sarà una seconda stagione, vorrei vedere un po’ di più la sua vita.

Gli altri personaggi sono abbastanza delle macchiette, per non parlare di tutti gli uomini che vanno dietro ad Emily come se ce l’avesse d’oro… tutti questi episodi sentimentali mi hanno abbastanza annoiato. Il tipico triangolo di lei e Gabriel e la sua ragazza che diventa sua amica, i vari appuntamenti con diversi tipi di ragazzi, il fatto che si dimentica in un giorno della sua relazione super seria con il ragazzo di Chicago… tutto molto irrealistico.

Ora, io amo Parigi, è la mia città preferita, e vedere tutti questi scorsi magnifici è un balsamo per gli occhi. La narrazione scorre veloce, gli outfit sono pazzeschi e, in questi tempi di pandemia mondiale e crisi economica, avere qualcosa di leggero, simpatico ed esteticamente appagante da guardare aiuta in quei momenti in cui pensi che il mondo sta finendo e nulla ha più senso.

Insomma, se facessero una seconda stagione, lo guarderei (ed è questo lo scopo che Netflix voleva raggiungere).

Trama: 5/10

Regia: 8/10

Lacrimometro/Divertometro: 6/10

Nota di merito: gli outfit strambi di Emily e quelli super fighi di tutti gli altri

Overall: 6/10

Sylvie

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Ringraziamo: Citazioni film e libri | I love telefilm & film ∞ | Because i love films and Tv series

4 thoughts on “Parliamone | Emily In Paris e l’insostenibile leggerezza di essere un’influencer a Parigi

  1. Ho visto solo il primo episodio al momento e se continuerò la visione sarà solo perché Lily Collins è deliziosa anche con degli outfit alquanto strambi e perché comunque sono episodi abbastanza corti, mi pare non più di una mezz’oretta.
    Tuttavia anche se si tratta di una comedy leggera se questa specie di lotta a suon di stereotipi a chi è migliore tra Usa e Francia andrà avanti non so se reggerò perché è abbastanza irritante. E quando la visione di una serie tv diventa fonte di irritazione è meglio smettere di guardarla, anche se il panorama è spettacolare.
    Mchan

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  2. Non l’ho ancora vista, ma penso sia una delle poche serie tv di cui ho letto tutti commenti concordanti: una serie leggera, piena di stereotipi, che scorre bene e di cui si apprezzano gli outfit. E premesso che Netflix è abilissimo a produrre questo genere di serie, da intenzionata a vederla a tempo perso penso che i suoi scopi li abbia raggiunti 😉

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