Rubriche/Say Yes To The Drama/Telefilm

Say Yes To The Drama | Volume XIX – da “The King: eternal monarch” a “An incurable case of love”

Nella mia piccola esperienza, posso raccontarvi che ho scoperto i drama nel lontano 2009 e subito dopo li ho abbandonati, per difficoltà non solo di comprensione, ma anche di reperibilità. Nel 2017 ho riscoperto un mondo diverso e come un treno non mi sono più fermata. Vedevo un drama nuovo quasi ogni settimana. E poi succede, una battuta d’arresto, la voglia di ritornare in Occidente, la nostalgia di generi che in oriente non vengono toccati come la fiction supereroistica o i period drama ambientati in Gran Bretagna.
Tuttavia una volta partiti è davvero impossibile uscirne illesi buttandosi da un treno in corsa. Probabilmente questa pausa mi aiuterà ad apprezzare un annata, quella precedente al 2020, con drama non propriamente di spicco, soprattutto in Corea e infatti strano a dirsi, ho trovato molto conforto in un Giappone classico, fatto di rom-com e gonnelline di scolarette svolazzanti (il maestro Happosai approva questa mia fase). In questo numero, mi sono fatta aiutare da una collega che mi odia ancora profondamente per averla avvicinata a quel piccolo capolavoro tragico che di  Moon Lovers, novalee90.

My ID is gangnam beauty – Gangnam Beauty. KDrama. 2018. 16 episodi. Coming of age, romance, comedy.

No matter what anyone says, you are the most precious person to yourself.

Tratto dallo omonimo webtoon pubblicato nel 2016, questo drama mi ha riportato ai tempi in cui mi innamorai di Cheese in The trap, ma solo per l’ambientazione universitaria e per il clima di competizione e “crudeltà studentesca” che aleggia in quelle aule coreane. La storia ruota tutta attorno all’intervento plastico di Kant Mi rae, giovane studentessa che a causa del suo aspetto non ha passato una serena adolescenza. Questo, raccontato/visto coi suoi occhi. Tuttavia noi, non vedremo mai il volto precedente della ragazza, non ci sarà mai un ricordo/flashback che le donerà un primo piano. E qui parte la riflessione, forse era più un disagio interiore della ragazza che un limite esteriore. D’altronde il first lead, impersonato da Cha Eun Woo, affermerà più volte di averla sempre trovata carina oltre al fatto di riconoscerla quasi fin da subito. Questo secondo punto di vista della storia, fornita proprio dal personaggio schietto di Eun woo, Do Kyung seok, entra subito in contrasto con quello della protagonista e ci permettere, forse in base alla nostra sensibilità, di scegliere ciò che vogliamo meglio credere. Si sa che in Corea Il ricorso alla chirurgia estetica è comune se non quotidiano e che ci sono degli standard di bellezza rigidissimi, perciò che una giovane ragazza sia presa di mira per la sua poca avvenenza, non ci mettiamo molto a crederci, e ancor meno che ci siano female second lead che discriminano queste donne perché sono ricorse alla chirurgia, in quanto la bellezza è un dono e non là si può ricercare. Nonostante i vari messaggi, forse il personaggio più complesso è ancora una volta il cattivo, cioè la second lead che agisce subdolamente nell’ombra per deridere e umiliare Mi Rae. Il lavoro sul personaggio di Soo ah, è eccellente, nasconde dietro un viso affabile e dolce, molto malesseri anche fisici. E il suo personaggio, in tutta la sua cattiveria, risalta su Mi rae che a volte è fastidiosa al pari della second lead. Ma se la seconda, ottenendo questo risultato, ha raggiunto il suo obiettivo, la prima dovrebbe essere più coerente anche nelle azioni. Entrambe vogliono essere amate e ricercano la felicità nell’aspetto esteriore, Mi rae, però, cerca, malamente, di capire come amare se stessa, Soo Ah ricerca quell’amore nelle attenzioni degli altri: diverse, ma simili.


La storia d’amore è tenera, ma fiacca, un po’ come il complesso di Mi rae, retto e ben supportato, come tutta la storia del resto, dal cast di contorno che non abbandona mai il tema centrale: dai genitori di Mi Rae, la madre che l’ha supportata, e il padre all’inizio incapace di accettare il disagio della figlia e la sua scelta, dagli altri universitari, principalmente le compagne di Mi rae, forti, che non si fanno abbindolare da Sooh ah come il first lead, sicuro di quello che vuole e  capace di vedere il mondo senza filtri, e perché no, anche dai bulli, uomini, principalmente in questa versione, incapaci di accettare dei rifiuti o che si vergognano che la loro crush non rientri negli standard imposti dalla loro società. È proprio quest’ultimo tema ad essere trattato con chiarezza, portando esempi in cui molti si potranno ritrovare, che vanno dallo stalking all’uso di foto prese senza consenso e fatte circolare liberamente su internet.
La vita universitaria batte ancora una volta la storia d’amore e il second lead non è stato pervenuto.

Takane to hana – 高嶺と花. JDrama. 8 episodi. 2019. Commedia sentimentale.

Tratto dall’omonimo manga, Takane to Hana è lo scolastico confortante che consiglio sempre per chi è in astinenza da cliché adolescenziali. La 16enne Hana sostituisce la sorella maggiore in un incontro a scopo matrimoniale. Il futuro sposo è sicuramente un ragazzo particolare, pieno di sé, anzi con un’alta opinione di se stesso e insulta la mal capitata perché banale, non alla sua altezza. Se tutti gli shojo hanno fatto scuola da Hana Yori dango, avranno sicuramente imparato l’arte di far emergere un caratterino di tutto rispetto alla protagonista che deciderà di tenere testa a Takane e portare avanti questo fidanzamento. Se forse Hana si dimostra una first lead vista e rivista, ma comunque una protagonista in cui potercisi rispecchiare tranquillamente senza eccessi di recitazione, Takane sarà una scoperta. Rappresenta un po’ un prototipo che oggi negli scolastici cerca di prendere il sopravvento sul classico bello e dannato, ora “ci piace” il ragazzo dolce e imbranato, ma non per questo insicuro. Nonostante il genere, il drama preferisce un racconto un po’ ripulito, senza eccessi di comicità e perciò scorre tranquillo, tra incomprensioni familiari, second lead innamorati della protagonista fin dai tempi della pietra, incertezze e dolci avvicinamenti. Il drama non stupirà in originalità, ma è ben interpretato e soprattutto è tutta una “scoperta” questa storia d’amore che non parte con un colpo di fulmine, o un bacio rubato, ma come una casualità  che porterà a una vera relazione. Perciò a fine visione sentirete la mancanza di un seguito.

Coffee and vanilia – Kohi to Banira. KDrama. 10 episodi. 2019. Commedia-Romantica.

She’s really adorable.


Coffee e Vanilia è uno di quei tanti Drama giapponesi tratti da un manga. Il manga è di genere Shojo-smut e quindi più adatto ad un pubblico maturo per le varie tematiche, anche per la rappresentazione grafica di momenti più intimi o comunque con maggior trasporto. Le trasposizioni di questo tipo di drama sono pericolose perché spesso e volentieri si tende a censurare tutto ciò che sarebbe più adatto al suo reale destinatario, un pubblico per lo meno maggiorenne, con lo scopo, appunto, di distribuirlo a qualsiasi fascia di età attirandoli con l’esca del proibito che poi non ci sarà. In generale per coffee e vaniglia è stato fatto un buon lavoro con un cast, prettamente quello maschile con Hiroto Fukuma, che risulta seducente e non eccessivamente alla Christian Grey com’è la versione invece originale/cartacea. Numerose sono state le critiche alla protagonista, Risa Shiroki, attrice già del famoso Good morning call (come Hiroto), altro live action. Il punto è che se non si apprezza quel tipo di personaggio, molto caro ai giapponesi, ma io direi proprio all’oriente, la classica ragazza timida, timorosa che per qualche inspiegabile motivo è protagonista di grandiosi avventure, in questo caso amorose è difficile mandare giù un drama di questo genere. Già in Good morning call, che mi sono rifiutata di recensire per quanto abbia trovato il drama pessimo rispetto al manga, l’attrice ha ricevuto delle critiche ingiustificabilmente pesanti quando si è limitata a portare, e riportare più volte, uno stereotipo di manga e drama. In conclusione, il suo lavoro è fatto bene, perché nel manga Haruka è esattamente così insopportabilmente ansiosa e sciocca che in confronto Anastasia Steele potrebbe insegnarle due o tre cose tipo almeno aspettare il 2-3 incontro per dirsi innamorata persa. È un genere di drama che si vede per curiosità, per capire se i giapponesi hanno deciso di spingersi un po’ più in là. La nostra curiosità viene soddisfacentemente soddisfatta, rimanendo sempre adatto a tutti, è una visione piacevole che resta impressa per quel tocco di proibito che c’è tra i due protagonisti, ma non di certo per la trama che da buon shojo è senza evoluzione e facilmente dimenticabile. D’altronde il drama finisce esattamente quando inizia, in quanto raggiunge il suo scopo, unire la coppia di amanti, il resto è facilmente deducibile.

Devilish joy. Devilish Charm – Ma-seong’s Joy. KDrama. 2019. 16 episodi. Romantico.

Do I have to be your fan?
Can’t I be your boyfriend?


Devilish Joy è uno di quei Drama che sulla carta hanno un potenziale grandissimo, il cast ha una certa esperienza, e la fotografia è all’altezza, tuttavia non c’entra l’obiettivo e anzi si perde dopo pochissime puntate. Questo è il dramma di molti drama coreani degli ultimi anni che sembra vengano creati giusto per un intrattenimento leggero, senza davvero sviluppare per bene una trama ricca di idee, che resteranno semplicemente sulla carta. L’attore protagonista è Choi Jin hyuk, io lo ricorderò sempre come il fratello maggiore di Kim tan in The Heirs, e lei, Song ha yoon  era nel cast the Fighting love, in una realistica rappresentazione di una coppia moderna. Questo drama ha quel genere di pilot che ti dà delle aspettative altissime: una giovane attrice incontra, durante un Shooting, un uomo d’affari dall’aria misteriosa e passeranno insieme tutta la giornata. È il classico colpo di fulmine, e tra la coppia scorre fin dal primo sguardo/episodio una grandissima elettricità. Devilish joy affianca alla storia d’amore una sotto trama thriller come fu per a Legend of the blue sea, è una struttura cara al dramma coreano, ma tutto questo non è un punto a suo sfavore, anzi è un cliché mal interpretato in questo caso. E dato che non vogliamo farci mancare altri cliché, si aggiunge quello della perdita di memoria del first lead. Espediente che non amo MAI, perché prevede una serie interminabile di situazioni sofferenti dove uno dei due ricorda tutti i bellissimi momenti passati insieme e l’altro assolutamente nulla. Tralasciando queste ovvietà che naturalmente sono presenti, il particolare più strano della storia stessa è che Gong Ma Seong, ha problemi di memoria a breve termine, perciò ogni sera compila un diario per poi presumibilmente leggerlo al mattino e riprendere come se niente fosse la sua vita. Questo sarebbe credibile e terribilmente romantico se facesse, non so, il fioraio, non il dirigente di un ospedale. La sua condizione viene arricchita dalla sua volontà di creare un istituto specializzato per malati di alzhaimer. Tuttavia il drama, giocando sulla sua perdita di memoria, insiste sul lato thriller. Ju Gi Ppeum è caduta in disgrazia, accusata dell’omicidio di un suo collega, ma incastrata dal suo vecchio manager che per 16 episodi la vuole sotto un ponte o dietro le sbarre, senza un reale motivo. Questa parte della storia, ricorda molto la situazione già vista e vissuta dalla first lead di The greatest love. In quel caso però, la sua “miseria” è giustificata e ampiamente spiegata in più di 20 episodi. Qui, come per il first lead, spiegazioni non ne avremo. Diciamo che il thriller è intrigante a modo suo, perché la perfidia del manager sembra non avere confini, e quando crediamo di essere arrivati al limite, lui si spinge oltre, ma soprattutto Gì-ppeum è un’ottima protagonista, combattiva, ma allo stesso tempo fragile, non è da tutti riuscire a rialzarsi dopo un’accusa di questo genere. Dal canto suo Ma seong è il classico protagonista che oltre a dover affrontare i suoi problemi di memoria che lo stanno letteralmente consumando, ha alle spalle una famiglia che vuole mettere mano al suo cervello/ricordi. Sono tutti elementi già visti, che funzionano, ma limitatamente, perché manca a volte una base credibile. In compenso la storia d’amore è estremamente dolce, lui non ricorda nulla, ma sa che nei suoi ricordi c’è lei, ricorda di ricordarla, e sinceramente la chimica tra i 2  (e i numerosissimi baci) porta avanti un drama che rischiava di essere un totale flop e invece e è una via di mezzo, un po’ come molti drama del 2018.
P.S. I second lead hanno una storia a parte molto simpatica, ma restano effettivamente una parentesi.

When The devil calls your name – Agmaga Neoui Ileum-eul Buleul Ttae. Kdrama. 2019. 16 episodi. Melodramma-fantasy-supernatural.

You can’t die… without my permission.
Su questo Drama avevo delle aspettative molto alte. Contrariamente a quanto si possa pensare non sono così frequenti i Drama imperniati completamente nel genere fantasy. Spesso ci sono dei richiami, degli elementi, questo Drama è una via di mezzo, in quanto ispirato all’opera Faust di Johann Wolfgang von Goethe. La trama è incentrata intorno ad una figura maschile, Ha Rip / Seo Dong-cheon che ha alle spalle una grande carriera musicale,  ma dopo i successi degli anni 70-80 è caduto in disgrazia lasciando una moglie e anche un figlio. È pervaso da invidia, rancore e rabbia per la sua condizione al quale non ha saputo (o voluto) porre rimedio e per l’impossibilità di aiutare il figlio che ha bisogno di urgenti cure mediche. Così decide di vendere la sua anima al diavolo. Da questo momento in poi non solo ritorna giovane, ma porterà avanti una nuova e proficua carriera musicale grazie a numerose ispirazione avute nel corso degli anni. Tuttavia il first lead comprenderà che queste ispirazioni sono state rubate ad altre persone tra cui: Kim I-gyeong, una giovane cantautrice, con un passato complicato alle spalle con cui scoprirà di essere profondamente legato. Questo tema fantasy è stato sviluppato in parte, il Drama infatti si concentrerà maggiormente sulla carriera della giovane first lead che nonostante il clima di astio nei suoi confronti, cerca di emergere nel mondo musicale. Questo è uno spreco di cast, dall’eccentrico Jung_Kyung-ho, inebriato dalla sua nuova vita, al diavolo che è niente di meno che Park Sung-woong, in tutta la sua magnificenza. Il drama ha un lato comico, con da una parte un uomo senza anima che non vuole rinunciare a quello che ha e cerca di offrire al diavolo un’anima pura, e dall’altra un diavolo che vuole fare un corso di canto in quanto si è impossessato di un corpo umano che non è in grandi di cantare.

Il drama è affascinante più per quello che ci viene promesso che per quello che vediamo. Avrei voluto vedere di più il mondo di Ryu, le sue motivazioni, ma si sa, quando si parla di religione, come fu per Angel’s last mission, si tende ad andarci cauti, giusto due ali d’angelo e basta. Nonostante ciò, il richiamo al film vi presento Joe Black (per ovvi motivi detti sopra) è forte e quindi se il diavolo è coinvolto con una donna, non potrebbe che finire nella maniera più giusta. L’altra storyline, la più importante invece viaggia su più fronti al ritmo della bellissima e ripetuta fino alla nausea, Say to Myself. Il first lead deve fare i conti col suo passato e quello della ragazza che naturalmente deve non solo essere povera, ma anche maltrattata. Il finale è un po’ confuso, direi giusto, ma dopo un drama che per un quarto di storia si immerge nel fantasy e poi lo abbandona all’improvviso, ritornare nel favoloso mondo dell’invisibile dove a volte non servono le spiegazioni è un po’ incoerente. Comunque è un drama decisamente nuovo, ricco di idee e ben recitato che lascia al pubblico il giusto spazio per innamorarsi, che sia della musica o del diavolo che voleva ritornare ad amare.

An incurabile fase of love – Love Lasts Forever. JDrama. 10 episodi. 2020. Romantico.

I’m home, sensei.

Sì, lo so quando si parla di drama giapponesi guardo solamente commedie romantiche, è una deformazione personale o un mio limite. Meno male che per le loro produzioni più serie c’è la mia collega che potete leggere in altri numeri. Questo è un drama che ha avuto una pubblicità incredibile e date le numerose recensioni positive ho deciso di iniziarlo. Sinceramente qualcosa non mi torna, soprattutto quando si nega spudoratamente un’ispirazione così forte come Itazura na Kiss. Di solito tutto ciò che prende spunto da questa pietra miliare mi attira come un cestino da pic nic richiama l’orso Yoghi, in questo caso non mi sento soddisfatta. La storia è la medesima, Sakura dopo un incontro/salvataggio prende una cotta indescrivibile per il bel dottore Tendo e si ripromette di fare l’infermiera per ri-incontrarlo. Sia mai aspirare a fare il dottore. La storia si concentra su questo secondo incontro, che sarà il vero punto di partenza per i due protagonisti. Lei adorabile, grande forza d’animo e naturalmente goffa, lui il Diavolo, bello, bellissimo Takeru Santoh, ma un uomo scostante. Non mi disturba riprende così palesemente Itazura, anzi, ma il modo così ingannevole con cui ci è stato presentato (forse perché il manga è un josei?): superiore, più travolgente e passionale. No, le emozioni che suscita sono le stesse che ci ha lasciato il precedente. AICOL è un drama che non porta alcun colpo di scena, al pari se non peggio di uno scolastico. Allora perché piace? Perché una storia abbastanza datata e con una protagonista assolutamente infantile, è stata riadattata ad una realtà che non troverebbe più così affascinante nemmeno Irie-un se alle spalle non avesse avuto qualche dramma che spieghi il suo comportamento. Insomma i JDrama romantici si sono evoluti ed hanno capito che anche i colpi di fulmine devono seguire un certo percorso e maturare a quella che di solito parte dopo il suddetto colpo, una relazione. Sicuramente la cura al lato medical ha fatto guadagnare al drama punti perché ha permesso di arricchire gli stessi personaggi di varie sfumature. È la recitazione è di un livello superiore ad altre produzioni. Tuttavia no, non c’è alcun amore travolgente, ma il “solito” e soprattutto si, è la copia spudorata di Itazura.

I’ll go to you when the weather is nice – When The weather is nice. KDrama. 2020. 16 episodi. Drammatico. Novalee90

How long are you staying for this time?


La violoncellista Hae Won vive nella capitale ma si è stancata della vita della grande città, così un giorno decide di tornare nella sua città natale, un piccolo villaggio in campagna, lontano dal trambusto di Seoul. Il ritorno in campagna la aiuta a ritrovare un po’ di pace interiore, ma quando incontra il proprietario di una piccola libreria indipendente, Eun Seop, la sua vita e la sua visione dell’amore iniziano a cambiare poco a poco. Eun Seop vive la sua vita a un ritmo molto più lento rispetto alla maggior parte delle persone che Hae Won conosceva a Seoul. A poco a poco, i due si scoprono attratti l’uno dall’altra…
Questo è un drama che ho visto principalmente per Seo Kang Joon che interpreta Eun Seop, ma devo dire di non essere rimasta affatto delusa. Mi ha colpita perché nonostante sia un drama tutto sommato tranquillo, senza sconvolgimenti esagerati, ma nonostante questo riesce a coinvolgerti e a farti imprecare quando i protagonisti prendono decisioni decisamente sbagliate.
Hae Won è una ragazza che nasconde un triste passato, ma non è la classica protagonista che “nonostante questo porta sempre il sorriso sulle labbra”. Lei soffre, si è chiusa in se stessa e si vede anche tanto, porta addosso i segni lasciati dal passato, però quando decide finalmente di aprirsi sono riuscita a vedere che ragazza dolce e solare fosse, e mette un po’ tristezza pensare a quante cose probabilmente si sia persa a causa di queste esperienze che l’hanno fatta diventare un riccio vivente incapace di fidarsi del prossimo. Eun Seop invece potrebbe sembrare un protagonista insipido, invece pian piano anche lui si lascia conoscere e rivela una complessità che proprio non mi aspettavo e mi ha piacevolmente sorpresa. Poi è veramente dolce e tenero, ma allo stesso tempo appassionato. Loro due separati sono fragili e feriti, ma insieme diventano forti e quelle ferite sanguinanti iniziano a richiudersi.
In più è veramente impossibile non affezionarsi anche ai personaggi secondari. La famiglia di Eun Seop, quella di Hae Won, i loro compagni di liceo, hanno tutti le loro storie e non sono semplicemente messi lì per fare numero. Personaggi completamente diversi, di tutte le età, che si riuniscono settimanalmente per discutere di libri, passioni, sogni, speranze… è un drama così caloroso e “accogliente” (giuro, mi ha proprio lasciato questa sensazione) che vi sentirete parte integrante del gruppo anche voi.
Mi ha pure fatto venire voglia di fondare un club di lettura.

Ulteriore bonus, i due protagonisti funzionano davvero bene insieme. Kang Joon e Min Young hanno un feeling che non ho visto molto spesso, quello tra due persone che sembrano essersi trovate al momento giusto per rimettere insieme i pezzi l’uno dell’altra e viceversa, quel genere di feeling che ti porta a credere davvero nel destino.

The King: Eternal Monarch – Yeong-won-ui gunju. KDrama. 2020. 16 episodi. Sentimentale-romantico. Novalee90

No matter what kind of door opens before us in life, and even if the moments we share make us sad at times, I wish to be able to love tirelessly.  Just like that, we decided to love the fate that chose us.  Just for today and only today. And forever.

Lee Gon è il Re del Regno di Corea in un universo parallelo. Joeng Tae-Eul è un membro della polizia della Repubblica di Corea e il suo compito è quello di proteggere i cittadini. Nel 1994 lo zio di Lee Gon tradisce il re e lo uccide, fallisce nella missione di uccidere anche il nipote e fugge tra i mondi usando un manufatto magico appartenente alla famiglia reale, Lee Gon capisce che deve fare di tutto per fermarlo. Ad aiutarlo ci sarà Tae-Eul, che lui desidera incontrare da ben 25 anni perché una figura misteriosa, col suo tesserino, gli ha salvato la vita la notte del colpo di stato…
Questo drama segna il ritorno alle scene di Lee Min Ho. Avevo delle discrete aspettative e devo dire di non essere rimasta delusa: all’inizio gli episodi si concentrano principalmente sul rapporto tra i due protagonisti e le macchinazioni dello zio passano in secondo piano, tant’è che spesso mi sono domandata perché lo fa? A che pro? ma alla fine tutto torna e acquisisce un senso, non vi preoccupate. I due protagonisti, Lee Min Ho e Kim Go Eun (l’indimenticabile sposa del Goblin) hanno una bella chimica che non vi farà rimpiangere la coppia di Goblin, ma non fate paragoni vi prego. Se vi aspettate la profondità, il livello di quel drama solo perché sono entrambi fantasy e con la stessa protagonista, lasciate stare. The King non vuole copiare Goblin, va preso come una storia a sé, con il suo sviluppo, i suoi personaggi, e non trovo giusto il paragone a quel colosso perché ne esce decisamente sconfitto, cosa che non accadrebbe se venisse preso per quello che è.

Mettendo da parte il lato romance, The King ha una trama abbastanza complessa: quando in scena non ci sono i due protagonisti che pian piano si innamorano, infatti, vengono lasciati piccoli dettagli che ci aiutano a comprendere l’agenda del cattivo, e basta distrarsi un attimo per perderli. Poi non esistono personaggi inutili: tutti, persino quelle comparse che credete stiano lì solo per fare numero, fanno parte di questo gioco più grande di loro che li trascina in un vortice di eventi impossibile da arrestare fin da quella lontana notte nel 1994.
I personaggi secondari sono vincenti, in particolare la “Spada Invincibile” che ha il volto di Jo Eun Sub e Jo Young, entrambi interpretati da quel bonazzo Woo Do Hwan, che vi stupirà per la sua capacità di interpretare letteralmente due personaggi completamente diversi nella stessa stanza. Ma anche tutti gli altri personaggi che ruotano intorno a Tae Eul e Gon: ognuno di loro nasconde un segreto, chi più grande chi più piccolo, e tutti danno il loro contributo alla storia.
Se siete alla ricerca di una storia fantasy con tanti viaggi nel tempo e tanti casini, bei personaggi (in tutti i sensi) e una trama tutt’altro che noiosa anche se non eccessivamente complicata e profonda, siete nel posto giusto. Ammetto di aver guardato i primi episodi con calma, ma la seconda metà mette davvero la quarta e succedono davvero tantissime cose, per poi prendersi i suoi tempi negli ultimi due. Forse qualcuno potrebbe pensare che sia negativo, ma davvero, avevano bisogno di tempo se volevano spiegare per bene quello che è successo. Il finale poi è molto particolare… Forse non tutti l’apprezzeranno, ma io l’ho trovato più che giusto.

E per concludere inserisco un drama che boccio, ma non perché “brutto”, ma perché non sa neppure lui che cosa sia.

I pick-up un a star in the road – I pick-up a celebrity. KDrama. 2018. 10 episodi. Comedy-romance.

Di Sung Hoon ho un bellissimo ricordo dei tempi di A secret romance, una rom-com di qualche anno fa, semplice, deliziosa senza pretese e soprattutto breve, forse quest’ultimo l’elemento più accattivante e vincente. Famoso forse più per la sua folta chioma, per il fatto che in ogni suo dramma è protagonista di una scena in costume/piscina dove mette in mostra i suoi pettorali e il suo passato da atleta, una volta ritornato sul piccolo schermo, ho deciso di scegliere questo drama perché, nonostante potesse essere la copia del precedente ero fiduciosa. Di solito alla fine di questa lunga lista di recensioni/consigli, metto qui Drama che non mi hanno colpito particolarmente, ma che oggettivamente consiglio oppure Drama che proprio sconsiglio con tutto il cuore. In questo caso non ho né un parere negativo né uno positivo, è inclassificabile per quanto non abbia un senso. Si parte dauna giovane donna con un contratto di lavoro a tempo determinato che viene licenziata e cerca di sfogare la sua delusione, in un raptus di ira, “lanciando” una scarpa contro il suo capo, ma sbaglia la mira e colpisce un celebre attore Kang Joon Hyuk che, cadendo a terra privo di segni di vita, viene trascinato a casa della ragazza nel tentativo di elaborare un piano per occultare il cadavere. La premessa è divertente e demenziale oltre immaginazione, ma questo drama non è assolutamente al corrente dei giusti tempi comici, è solo cringe. La protagonista risulta inquietante nel suo modo di voler nascondere non solo l’attore, ma tutta la verità, Sung Hoon, dal canto suo, rivestendo nuovamente dei panni a lui congeniali, doveva essere assolutamente perfetto e invece come tutto il drama anche lui risulta grottesco. In realtà, forse il suo personaggio è l’unico che si salva perché resta saldo alla realtà, cercando di fuggire da questa assurda prigionia, rendendosi conto che la sua inquietante sequestratrice necessiti davvero di un aiuto psichiatrico. Da questo espediente nasce l’amore soprattutto da parte della giovane. Il Drama non ha un senso (e io forse continuo a ripeterlo perché non me ne capacito), non c’è un’evoluzione, ma un solo, sinistro e inquietante bacio a stampo finale tra i due lead, come a ricordare che non fosse una serie demenziale, ma una dolce commedia romantica tra una ragazza frustrata e una celebrità senza una vera storia alle spalle (forse Sung Hoon interpretava se stesso?!). È il peggior esempio di utilizzo di sindrome di Tourette che io abbia mai visto, qualsiasi messaggio voleva trasmetterci è sicuramente sbagliato. Meno male che almeno qualcuno, il second lead, dai discutibilissimi gusti, si è mercificato per noi povero pubblico assatanato.

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