Parliamone/Telefilm

Parliamone | L’autenticità di Normal People

Sto scrivendo questo pezzo a caldissimo. Sto scrivendo dopo aver appena guardato l’ultimo episodio. Non so bene nemmeno io da dove partire per parlare di quella che è una delle serie più belle, vere ed emozionanti che abbia mai visto. Normal People è il titolo proprio perché tu, spettatore medio in età da fine delle superiori/università, non puoi far altro che immedesimarti in quello che stai guardando. Non c’è niente di esagerato, di troppo sopra le righe, nemmeno le scene di sesso sono rese più “cinematografiche”: è tutto così plausibile che sembra quasi che gli sceneggiatori abbiano fatto un giro all’interno delle vite di ciascuno di noi prima di mettersi al lavoro. Ed è proprio questa normalità, un po’ come accade anche con This Is Us ad esempio, ad essere il punto di forza di questa miniserie.

Ci saranno spoiler.

Tratto dal romanzo di Sally Rooney, la serie vede come protagonisti Connell e Marianne, due ragazzi irlandesi che frequentano prima la stessa scuola a Sligo e poi si trasferiscono a Dublino per l’università. A primo impatto, quindi, non sembra nulla di troppo eclatante, se non che la storia d’amore che si crea tra i due personaggi diventa il fulcro della narrazione. Una storia fatta di tira e molla, di pause, di silenzi, di altre relazioni nel mezzo e di tanti, tantissimi fraintendimenti che portano anche a tanta frustrazione e sofferenza, ma che non si chiude mai del tutto. Il sentimento che c’è tra questi due ragazzi è il fil rouge della serie e li accompagna sia a Sligo che a Dublino, attraverso incontri, messaggi e stranamente anche mail, senza mai affievolirsi (al massimo viene represso – male, ma viene represso).

Al liceo Marianne è la classica outsider, mentre Connell ha una discreta popolarità e un gruppo di amici affiatato ma non troppo. I due si piacciono e finiscono a letto insieme diverse volte, ma nonostante la chimica, quando ci sono altre persone lui sembra inarrivabile: troppo chiuso in se stesso, evidentemente non ancora pronto a mostrare in pubblico i propri sentimenti ed emozioni e soprattutto forse ancora attaccato a quelle gerarchie sociali tipiche del liceo. Lo vediamo quando invita Rachel al ballo delle debuttanti, pensando che per Marianne non fosse un dramma, ma alla fine di quella stessa serata, dopo che lei non si fa più sentire perché ovviamente questo comportamento la ferisce, le telefona in lacrime dicendole che non sa cosa dirle se non che gli manca, in una scena interpretata magistralmente.

All’università invece i ruoli si invertono. Marianne finalmente sembra aver trovato il suo posto, mentre Connell va avanti a lavoretti per pagarsi l’affitto e sente di non essere adatto al contesto universitario. Ovviamente, rincontrandosi e riprendendo a frequentarsi, quei sentimenti mai mostrati in pubblico riaffiorano immediatamente, anche se ci sono nuove persone nel mezzo. Una delle frasi che secondo me meglio riassume questa storia, e forse la serie in generale, è con gli altri non è come con te. Scusate se è poco.

La parte che ho preferito, poi, è il modo in cui Connell tratta Marianne quando sono soli: sempre attento a non forzarla, a non farle fare ciò che non vuole, a proteggerla e a farle capire che aver avuto una vita familiare disfunzionale non significa che non possa essere amata come invece lei pensa. Lui, infatti, è l’esempio lampante che invece è possibile. Ovviamente, anche da parte di Marianne c’è la stessa tenerezza nei confronti di Connell. Basti pensare che lei è sempre presente per lui, soprattutto quando inizia a soffrire di attacchi di panico, lo sprona sempre a credere in se stesso e a trovare il proprio posto nel mondo e ha una serie di piccole attenzioni che lasciano intendere quanto siano importanti l’uno per l’altro.

Oltre alla storia, sicuramente la parte tecnica è un altro punto a favore: gli attori, giovanissimi, sono davvero fenomenali, per non parlare della colonna sonora d’accompagnamento che è azzeccatissima su tutta la linea. Insomma, un prodotto davvero di alta qualità, esteticamente piacevole e soprattutto emozionante. Non c’è una sola categoria di persone a cui mi senta di non consigliarla, perché sarebbe come sconsigliare uno spaccato di vita autentica.

Quindi chapeau e speriamo che anche l’adattamento dell’altro romanzo della Rooney, Parlarne tra amici, raggiunga lo stesso livello. Però, prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete ancora fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. 

Ringraziamo: Serie Tv News | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ | Telefilm obsession: the planet of happiness | Serie tv Concept | Serie TV: la mia droga

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