Telefilm

Recensione | Hunters 1×6 – 1×10

Nella seconda metà della serie il ritmo si velocizza. Conosciamo ormai i personaggi e siamo arrivati ad avere un’idea completa di quello che è il piano dei giovani nazisti: costruire un quarto Reich liberandosi dei più deboli. L’attuazione del piano verte sulla diffusione di una sostanza tossica inserita in un nuovo prodotto dolcificante: sciroppo di mais. La diffusione di questo prodotto a basso costo punta a sterminare, facendo diventare il consumatore un vero e proprio vegetale, soprattutto gli esponenti dei “bassi fondi”. Piccola menzione con cui mi ricollego alle divertenti trovate della serie: lo sciroppo di mais in questione viene presentato allo spettatore con un vero e proprio sketch pubblicitario in perfetto stile anni ’70 con tanto di gingle.

Molto toccante l’addio di Mindy al marito e compagno di vita Murray, entrambi personaggi che mi hanno davvero lasciato qualcosa. La loro storia, già forte in partenza – avevano perso il figlio di neanche 10 anni subito dopo aver messo piede nel campo di concentramento, ancora prima di poter rendersi conto di dove fossero – non ha oscurato il loro presente narrativo: altrettanto potente è stata infatti la loro resa di personaggi nella squadra di cacciatori. Per quanto la morte di Murray sia stata toccante devo però dire che ho trovato troppo “abbondante” la quantità di tempo dedicatogli perché i tempi narrativi non avrebbero dovuto permetterlo. Mi spiego bene: se nell’episodio viene sottolineata l’urgenza di fare qualcosa, di intervenire perché non c’è più tempo, non trovo coerente la scelta di allungare il tempo laddove non è possibile – per una stessa premessa della serie – dedicando all’evento un’intera cerimonia funebre in chiesa e in casa. Sebbene ripeto, dal punto di vista emotivo io l’abbia apprezzato molto. Altrettanto toccante la morte della madre di Millie, così come il confronto tra le due riguardo la segreta omosessualità di Millie, davvero un bel momento.

La detective si conferma un personaggio interessante, non solo per queste sue vicende private però: riesce a ricordare dove ha visto uno dei nazisti ricercati dalla squadra. È proprio il suo capo ad avere una foto in cui stringe la mano a Biff Simpson, il nazista ricercato dagli Hunters con il soprannome de “il Macellaio”, per cui ha lavorato in passato. Ma il nazista riuscirà a fuggire di nuovo, questa volta nell’URSS.

Una menzione va anche ad un momento particolarmente veloce e condensato ma che mi ha colpito molto, soprattutto perché fortemente coerente – sebbene la serie sia uscita prima dei fatti reali – con quanto sta succedendo attualmente in America, affine ai fatti odierni proprio in virtù del fatto che la terribile piaga del razzismo americano va avanti da un bel po’, davvero da troppo tempo. La figlia chiede a Roxy se sia una super eroina, la risposta della madre è forte e significativa: “Sono una donna nera in America”.

Arrivati all’ultimo episodio, dopo aver sventato (in apparenza definitivamente) la minaccia organizzata da questi fanatici nazisti, Jonah decide di chiudere definitivamente la questione portando a Meyer – che abbiamo scoperto essere il nonno, l’uomo che costellava tutti i racconti della sua safta – il Lupo, colui che più di tutti ha reso la loro vita un’inferno nel campo di concentramento. È in quest’ultima puntata, mentre mi domandavo come potesse anche questa durare così tanto ora che la questione si presentava risolta, scopriamo che Meyer altri non è che il Lupo stesso, primo obiettivo dell’ infinita caccia del fondatore degli Hunters.

Sì, la mia faccia era più o meno come quella di Jonah.

Ora, non posso nascondere che la conclusione mi abbia lasciato di stucco, non me l’aspettavo. Pensavo invece che la condotta poco chiara della suora – di cui realmente poco si sa – si sarebbe risolta in una rivelazione di questo tipo (e forse, in parte, è così), ma non avevo previsto questo. Certo qualcosa dovevano inventarsi, qualcosa che sorprendesse appunto, ma non so quanto questa scelta mi abbia convinto. Davvero Meyer ha vissuto la vita di un altro, la vita di qualcuno che ha passato a invidiare durante gli anni di Auschwitz ma soprattutto di qualcuno che odiava così fortemente per le sue origini? Diventando un ebreo, lui che tanto li disprezzava. Certo ilare! Ma non eccessivamente convincente per me.

Nel frattempo Travis, imprigionato esclusivamente per l’omicidio dell’amico di Jonah, inizia a reclutare sostenitori per la sua lotta ossessiva contro gli ebrei. Sorprende ancora in positivo la sua interpretazione che mi ha ricordato molto Edward Norton in Schegge di paura.

Ma l’episodio non si conclude con questa verità svelata. Joe viene catturato e portato in una casa di campagna nell’America del Sud dove si trova faccia a faccia con il Colonnello e con… Hitler!

Il Colonnello si rivela essere quindi la moglie di Adolf, Eva Braun. Storia vuole che i coniugi si siano uccisi prima di essere trovati dai nemici, la serie punta invece ad andare incontro ai cospirazionisti. Certamente la volontà è quella di proseguire la serie anche con una seconda stagione, il finale “aperto” lo lascia intendere.

Concludo mantenendomi sulla stessa posizione della scorsa settimana dopo la prima metà della serie: i punti di forza ci sono, forse nella seconda metà la velocità dell’azione gioca tanto a favore da un lato quanto a sfavore dall’altro, così come i colpi di scena – alcuni devo ancora digerirli/accettarli – ma i personaggi sono la vera forza. Rimango quindi dell’idea che, per quanto non rientrerà di certo tra le mie serie preferite o tra quelle che vorrò rivedere, va detto quel che è giusto dire: il coraggio non è mancato, l’ambizione neppure.

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