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Sapevatelo | Doom Patrol – Il Dimenticato Brendan Fraser e I Metaumani

Se non sapete chi sia Brendan Fraser, vi consiglio di recuperare la trilogia (meglio i primi due film) della Mummia (The Mummy). Siamo nei primi anni 2000 e un atletico Fraser si aggirava per i deserti del Cairo in stivali e pistole insieme ad una giovanissima Rachel Waize. Poco prima aveva recitato nell’iconico, muscoloso e svestito ruolo di Tarzan in George re della giungla…?, e un anno dopo The Mummy in Indiavolato con un’eternamente giovane Liz Harley. Perfetto nei ruoli comici, su questa scia anche dopo il premio Oscar Crash – contatto fisico, continua principalmente con film rivolti ad un pubblico giovanissimo. Poi una serie di flop che lo hanno fatto precipitare nel dimenticatoio nonostante partecipazioni (semi) recenti in Scrubs e The Affair.
Brendan deve essere ricordato perché proprio un (sex) simbolo degli anni ‘90 e per quei film che è impossibile smettere di guardare e riguardare negli anni.
Doom Patrol è stato scoperto così, mossa dalla nostalgia.
Doom Patrol è una serie DC di 15 episodi (prima stagione) su un gruppo di metaumani che decidono di cercare il loro mentore dopo che è stato rapito da un certo Nobody.

Non è la solita serietv di supereroi disfunzionali, ma è la storia di un gruppetto di esseri umani dalle capacità particolari che, traendo forza, letteralmente, dalle loro debolezze, si ritrovano ad affrontare di petto o corazza situazioni fuori dal normale. Doom Patrol è il progetto su misura per Fraser, tutta la storia è un completo Non sense, dall’effetto talmente stupefacente da creare dipendenza.
Nata come spin-off della serie TV Titans, Doom Patrol è una serie televisiva statunitense basata sull’omonimo gruppo di supereroi creato da Arnold Drake, Bob Haney e Bruno Premiani per la DC Comics.
C’è un narratore, consapevole della nostra presenza, un dottor X, Chief, niente affatto onorevole anche se ha gli occhi dolci di Timothy Dalton, e delle assurdità che sembrano essere state vomitate da un asino (dopo la visione capirete la soave metafora). Non mi capite? È perché Doom Patrol non è da capire, basta farsi trascinare.
La banda è formata da un un cervello umano in un corpo di latta (che vorrebbe tanto provare dei sentimenti), da un ex aviatore bendato che ospita un corpo radioattivo, un ex star hollywoodiana che si “smonta” alla prima insicurezza e una ragazzina ispanica con 64 personalità, a cui si aggiunge un vero supereroe, Cyborg direttamente pescato dalla Justice leage. Quest’ultimo elemento, quello davvero eroico, e forse banale, rappresenta la normalità che deve riequilibrare un gruppo di sbandati che ci provano con cuore, ma proprio non hanno la vocazione del supereroe.
Ritrovare il loro ”padre”, li condurrà su un percorso di evoluzione personale. L’alienazione perché diversi esteriormente non è propriamente il tema trainante, non si sentono guardati con sospetto come gli X-men, c’è qualcosa di più profondo. Il loro procedere insieme trae le mosse semplicemente dalla solitudine, dalla ricerca di un posto dove poter vivere in pace, lontani dai propri demoni interiore. È più solitudine quella che trapela che emarginazione, anche perché siamo in un mondo che vede di buon grado il supereroe, o non ci fa caso se una città sparisce all’improvviso nel nulla.
L’insolito ritmo di narrazione che è scandito da un narratore onnisciente, ha del confusionario, ma stranamente in questo caos il pubblico si trova assolutamente a suo agio e accetta senza battere ciglio gli innumerevoli santi temporali e le prese in giro proprio del narratore che a suo discapito scoprirà di non essere davvero così onnisciente.
La durata di 15 episodi di Doom Patrol è l’unico difetto, perché non sono sufficienti! È incredibile come si sia creata non solo una storia che si porta avanti da sola, e che finalmente dia anche solo in una prima stagione una presentazione giusta a tutti i personaggi, ma che finalmente non debba ricorrere a tutti i costi ad un universo DC dove gli eroi non solo non sono tali, ma sono i cattivi, ribaltando continuamente i ruoli per indurci alla riflessione, per per mostrarci l’umanità a tutti i costi. A volte vogliamo solo guardare un gruppo di super-donne-uomini e basta.
A Doom Patrol non interessa assolutamente nulla di impartire una lezione, i suoi protagonisti non sono né meglio e né peggio di altri, mille difetti e tanta voglia di migliorarsi, ma sempre con un pessimo tempismo.
Una serietv interamente da godere, a volte sulla strada di un cartone animato, e su cui riderci su quando dopo 10 episodi non si è arrivati al nocciolo della questione, ma solo a un gigantesco scarafaggio dalle ambizioni eccessive e dal credo smisurato.

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