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Aria di Libri | #47 “I Testamenti” di Margaret Atwood

Se c’è un’autrice che meriterebbe di avere ancora più seguito rispetto a quello che già ha oggi, quella è sicuramente Margaret Atwood. Il suo romanzo Il Racconto dell’Ancella, nonostante sia stato pubblicato 35 anni fa, è stato riscoperto abbastanza di recente, grazie all’adattamento pazzesco che ne ha fatto Hulu e forse perché più di qualcuno, visto il mondo in cui viviamo, ha deciso che era il caso di riscoprire una storia così bella quanto complessa ed impegnativa. Ed è in questo clima di riscoperta che è stato pubblicato il sequel, I Testamenti, uscito a settembre 2019 e già destinato a diventare una serie in futuro.

Il sequel è ambientato 15 anni dopo gli avvenimenti narrati ne Il Racconto dell’Ancella, ma le tre protagoniste e narratrici le conosciamo già bene, anche se ci vuole un po’ prima di capire chi è chi. La prima è Zia Lydia, che nella parte dedicata a lei racconta come ha vissuto in prima persona il passaggio da Stati Uniti a Gilead, cosa ha dovuto subire e cosa ha dovuto invece fare di crudele per sopravvivere. Avevo paura che questa narrazione mi portasse in qualche modo a simpatizzare per un personaggio che ho sempre visto come negativo, invece non è successo. Non perché a Zia Lydia non siano successe cose terribili, ma perché resta sempre un personaggio non si è mai tirato indietro quando si trattava di prevaricare sugli altri, anche con la forza, e non si è mai fatta scrupoli nel diventare una carnefice di altre come lei. Ed è per questo che è riuscita a diventare una delle donne più influenti in un paese dove invece la misoginia è legge.

Come ho già detto, conosciamo bene anche le altre due protagoniste, solo che all’inizio non sembra: la prima è Agnes, figlia di un comandante parecchio influente ma orfana di madre, e la seconda è Daisy, una ragazza che vive in un Canada costretto a mantenere formalmente dei rapporti di pace con Gilead ma dove le proteste, stavolta accettatissime dal governo, sono all’ordine del giorno. All’occhio di un lettore più attento, il nome Agnes ricorderà qualcosa, perché è proprio il nome che viene dato ad Hannah, la primogenita di June, quando viene rapita e portata in un’altra famiglia. Al contrario, solo verso la metà del romanzo si scopre che Daisy in realtà non si chiama Daisy e di canadese non ha nulla se non la cittadinanza. Daisy in realtà è Baby Nicole e con il suo “rapimento” da parte della madre e il passaggio oltre confine è diventata un simbolo per Gilead, che ne richiede a tutti i costi il ritorno.

All’inizio sembra che i destini di queste tre donne non abbiano nulla a che fare tra loro, con Zia Lydia impegnata ad abbattere Gilead dall’interno (non certo per bontà d’animo o questioni di morale, ma per liberarsi di una classe dirigente ormai corrotta fino al midollo), Agnes che cerca di scampare ad un matrimonio precoce e Daisy/Nicole che, una volta scoperta la propria identità, entra a far parte di Mayday, la resistenza organizzata che già avevamo visto ne Il Racconto dell’Ancella. Quando però i fili si incontrano, nasce una collaborazione tra i membri di questo trio che mai mi sarei sognata di leggere.

Insomma, con I Testamenti Margaret Atwood ci riporta nel paese violento, crudele e discriminatorio che già avevamo conosciuto e lo fa con la sua solita maestria e forse anche con un certo cinismo, che si vede soprattutto nelle parti narrate da Zia Lydia. Sicuramente, a differenza di tanti altri sequel che rischiano di non portare nulla di nuovo all’opera originale, se non addirittura di snaturarla, questo romanzo risulta invece il proseguimento naturale, utile ed interessante per capire meglio i meccanismi di quel terrificante mondo scaturito dalla sua penna già 35 anni fa. E se qualcuno si aspettava che la storia di June fosse ripresa e per questo ne è rimasto deluso, io consiglio comunque di dare una possibilità ad uno dei romanzi più avvincenti e allo stesso tempo complessi degli ultimi tempi.

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