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Parliamone | Hai un Amico in Me per Sempre – Riflessioni di una Bambina che ha Concluso a 30 anni il ciclo di Toy Story


To the Infinity and Beyond

Toy story – il mondo dei giocattoli (1995), l’ho visto da bambina e forse avevo la stessa età di Andy. Non mi interessava la nuova era dell’animazione che si stava aprendo con la Pixar e neppure la totale assenza di canzoni e principesse, adoravo solo che il magico mondo dei giocattoli prendesse vita. A volte entravo di soppiatto nella mia camera per cogliere in flagrante le mie Barbie, ma erano troppo furbe e mi anticipavano sempre.

Chi ha concluso il ciclo con Toy story 4 (2019), si riconosce perfettamente in Andy. La nostra camera diventava il teatro di mille avventure, non c’era distinzione di sesso nel gioco, qualsiasi giocattolo avrebbe perfettamente impersonato il personaggio che avevamo in mente. Il gioco era esattamente la rappresentazione delle nostre più assurde fantasie e il nostro “pupazzo” preferito era a volte la nostra proiezione che, in plastica e altri materiali tossici, poteva affrontare mille avventure. Noi abbiamo sempre donato un’anima ai nostri giocattoli e la Pixar/Disney ce l’ha solo mostrato più chiaramente con questo progetto di antropomorfizzazione di oggetti inanimati, ma da sempre pieni di vita: i giocattoli per bambini. Questa è un po’ la premessa di Toy story, che attraverso lo sceriffo Woody, lo space-ranger Buzz Lightyear e co. ci racconta le mille sfaccettature dei sentimenti umani. Si parte dalla gelosia, dal terrore di essere rimpiazzati e si arriva ad una delle amicizie più affiatate e leali della storia dell’animazione, istruendo tutti, piccoli e giocattoli al rispetto e in primis alla fiducia. Arriviamo al tema dell’abbandono che sarà un po’ onnipresente da Toy story 2 – Woody e Buzz alla riscossa. Woody non è pronto ad essere messo da parte, d’altronde Andy è ancora un bambino, ma sarà Jessie, l’estroversa cowgirl, a insegnarci cos’è il vero abbandono e Woody a guidarci all’accettazione e a proiettarci nel futuro. Il terzo, Toy story 3 – La grande fuga, ci porta in nuove dimensioni (una scuola), e ci mostra le nuove vite che i nostri giocattoli possono intraprendere una volta che noi/Andy, diventia/amo adulti, ma soprattutto come questi adulti hanno davvero voluto bene ai loro compagni. Andy fa iniziare un nuovo capitolo a Buzz e Woody e li affida ad un’altra bambina, Bonnie, con tanta voglia di giocare. Ma è anche il film che ci mostra più a tutto tondo un vero cattivo, peggio di Stink Pete: Lotso, capo meschino dell’asilo Sunnydale, che vuole stare solo al centro dell’attenzione, interrompendo quel messaggio che ci ripropongono dal primo film: trovare un bambino che ti voglia bene come tu ne vorrai a lui.


La storia fino al 2019 ha seguito un percorso preciso, che poteva essere annullato con l’ultimo film. Da ex Andy non capivo la necessità di un quarto film, il cerchio si era chiuso, Andy era diventato grande, ma appunto quella era la sua conclusione, ma quella dei giocattoli?
Nell’ultimo film c’è un alone di tristezza che aleggia per un’ora e mezza. Abbiamo dato tantissimi addii, abbiamo temuto mille volte che i nostri giocattoli diventassero giocattoli smarriti o addirittura venissero distrutti. Quest’ultima avventura è più introspettiva ed ha il sapore di un ostacolo più interno che esterno. Probabilmente la mano di Josh Cooley, conosciuto per Inside out, si sente.
Woody non ha mai dimenticato Andy, e per quanto avessimo già superato il trauma di lasciare il proprio bambino per donare felicità ad un altro, credo che sia meraviglioso il cambio di rotta del nostro sceriffo che ormai non ha più un serpente nello stivale. Era il giocattolo di Andy, il preferito, gli organizzava la stanza, ha imparato a convivere con Buzz e ad avere nuovi amici, ma il primo amore non si scorda mai, e non è, o quasi, Bo Peep. Non è il poco interesse di Bonnie a farlo sentire poco amato, ma la sua personale insoddisfazione nel non poter fare/dare di più. Ancora una volta un sentimento così umano e un insegnamento bellissimo. Woody rappresenta un po’ quella generazione, appunto, di adulti che improvvisamente capisce che la strada che ha intrapreso non è la più adatta, non li rende più felici. E allora si cambia, perché cambiare non è sbagliato e la gente che ti ama ti accetterà sempre.


Forse è un peccato che questo grande insegnamento non viene dato con la stessa enfasi e teatralità dei film precedenti, ma se stiamo attenti, Woody, l’unico protagonista, agisce da solo, perché da solo deve capire che cosa vuole dalla sua vita. Meno ironia e più riflessioni. Infatti la bambola Gabby con le sue marionette non è una minaccia, è lontanissima da Lotso, anzi si rivelerà anche lei vittima della cattiveria umana, scartata perché difettosa o poco interessante. Tuttavia Gabby non nutre vendetta, è solo smaniosa di amare, essere accettata e con grande timidezza, ma coraggio sceglierà il suo bambino da amare. Inoltre tutta la combriccola che va da Mr Poteto a Jessie, come la new entry Forky, sono sullo sfondo, perché loro una casa/strada l’hanno trovata, forse proprio grazie a Woody. Sono mancate terribilmente le loro avventure (e la voce di Frizzi), ma ne hanno viste di tutti i colori, dal rapimento nei mercatini, agli inceneritori, ma forse questa volta non era più la loro occasione di essere protagonisti, si è voluto dare spazio proprio anche a quei personaggi che hanno accettato autonomamente la loro nuova vita di giocattoli smarriti, ma che hanno sempre un unico scopo: valoroizzare il gioco e donare un po’ di felicità/divertimento a tutti.
È una fine meno tragica rispetto alla precedente, dove le esistenze dei giocattoli erano minacciate da un giocattolo egocentrico e arrogante. Non ho pianto come in Toy story 3 – La grande fuga, o riso a crepapelle in tante scene iconiche dei precedenti, dall’incontro tra Ken e Barbie, o all’ingresso nel negozio di giocattoli di Al’s, però posso dirvi che quei genitori che mi hanno accompagnata al cinema da bambina, si sono voluti sedere accanto a me ancora una volta per vedere un’altra, ultima (?) avventura di questi giocattoli.

Questo è un vero addio, ognuno ha trovato la sua strada, quella di Woody è con Bo Peep (ritrovata), più intraprendente che mai, ad aiutare il prossimo “giocattolo” con il loro gruppo di nuovi amici; Buzz amico di mille avventure e Jessie con Bonnie e la loro seconda nuova vita.

Scene del cuore:

Toy story – il mondo dei giocattoli (1995):

– Sid, il vicino della prima casa di Andy, sadico con i suoi giocattoli, che avevano perso persino il dono di parlare. Epocale la scena in cui i giochi violano il loro “codice”, spaventandolo a morte. Pare che nei film successivi sia diventato un netturbino.

– La rincorsa al camion dei traslochi, scena più adrenalinica di qualsiasi di Fast and Furious!

– I soldatini in ricognizione ad ogni festa, mio padre tutt’ora corre a guardarli!

– Le citazioni di Indiana Jones e l’arca perduta, Star Trek, Shining e L’esorcista.

Toy story 2 – Woody e Buzz alla riscossa (1999):

– Il restauro di Woody, spettacolo!

– Il flashback sul passato di Jessie con in sottofondo la canzone “Quando lei mi amava”, piango ancora oggi. Ma vorrei aggiungere una riflessione, la bambina di Jessie si era dimenticata dei suoi giocattoli una volta diventata grande, ma quando li ha ritrovati, ha fatto un bel gesto, li ha donati ai più bisognosi, ma soprattutto nel suo ultimo viaggio, Jessie era al suo fianco e non nello scatolone. Le ha voluto bene.

– Buzz, Mr Poteto, Rex, Slinky e Hamm nel negozio di giocattoli di Al, dall’incontro con l’altro Buzz Lightyear a quello con Barbie guida turistica.

Io sono tuo padre, la più bella citazione di Star Wars che ci poteva essere tra Buzz e l’imperatore Zurg. Inoltre viene richiamato anche Odissea nello spazio e Vertigo.

– E comunque anche io aspetto ancora l’ultimo episodio della serie televisiva sullo sceriffo Woody.

– Le scene tagliate nei titoli di coda.

Toy story 3 – la grande fuga (2010):

– La dittatura nell’asilo con la distinzione tra i giocattoli affidati ai bambini più grandi e quelli ai più piccoli, è la pura realtà.

– Ken, adoro che sia così vanesio, e possegga un armadio da fare invidia a chiunque, e Barbie così perspicace e ironica.

– La nuova amica di Rex.

– La quasi morte dei giocattoli, che si tengono per mano e non ce la faccio a continuare…

– L’ultimo saluto ad Andy.

Toy story 4 (2019):

– Il ritorno di Bo Peep, l’adoravo, era già sorprendentemente nel ‘95 questo connubio tra la fragilità della sua materia e la forza di carattere che dimostrava.

– Mary, Vera, Lana e non ho altro da aggiungere.

– I Polly Pocket!!!

– Anche i giocattoli del luna Park vogliono una famiglia.

– L’ultimo abbraccio tra Woody e Buzz.

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