Batwoman/Telefilm

Recensione | Batwoman – Prima Stagione (1×14-1×16)

Terza recensione della prima stagione di Batwoman, e terza volta che questa serie si merita di essere promossa a pieni voti. Anzi, vi dirò di più, a causa, o in questo caso per merito della quarantena, ho avuto anche il tempo di fare il rewatch di tutti gli episodi andati in onda fino ad adesso e di notare quanto sia cresciuta nel tempo; quanto i personaggi siano cambiati e si siano evoluti; quanto anche il lato tecnico sia migliorato, soprattutto per quel che riguarda le scene di combattimento; e quanto le varie sotto-trame siano state intessute in modo da intrecciarsi e confluire in una grande storyline che permetta ai personaggi, anche apparentemente a quelli più distanti, di interagire e di unirsi per formare un gruppo sempre più coeso. Certo, Batwoman rimane una serie CW e quindi low budget, ma narrativamente parlando non ha nulla da invidiare a show molto più blasonati. D’altronde esperienze recenti ci hanno insegnato molto bene che i milioni di dollari non sono per forza sinonimo di qualità (sì, ottava stagione di Game of Thrones, sto parlando con te). Inoltre anche dal punto di vista estetico, quello in cui forse più si nota la natura a basso budget della serie, sono stati fatti degli enormi progressi. Basta guardare in successione l’episodio pilota e uno degli ultimi andati in onda per notate i miglioramenti fatti sotto questo aspetto. Batwoman ha trovato una sua identità visiva ben riconoscibile, grazie ad un fotografia sempre piuttosto curata, ad uno stile registico che mantiene costantemente un buon livello e ad un montaggio che si adatta sempre ai ritmi della narrazione. Ci sono ovviamente ampi margini di miglioramento, ma se anche questo dovesse rivelarsi lo standard effettivo dello show, direi che sarebbe più che soddisfacente. Finita questa premessa introduttiva molto generale andiamo ad analizzare nello specifico quanto successo negli ultimi 3 episodi.

Kate: mostro o eroina?

Se c’è qualcosa che Batwoman sa fare molto bene è continuare a mettere in difficoltà la sua protagonista, facendole mancare spesso la terra sotto i piedi e distruggendone le certezze proprio quando era sicura di aver finalmente trovato la sua dimensione come nuova vigilante di Gotham. In questo rispecchia molto la filosofia batmaniana, quella di un eroe sempre in bilico tra luci ed ombre, di un uomo che protegge la città dai cattivi ma lo fa a modo suo e secondo le sue regole, di un cavaliere oscuro. Fin da quando ha indossato il costume, Kate ha tentato di seguire le orme di suo cugino, scoprendo però quanto sia difficile farlo. Dopo diverse battute d’arresto e conseguenti ripartenze, sembrava aver trovato la quadra con il suo alter ego ma ora è nuovamente successo qualcosa che ha messo in crisi sia Kate Kane che Batwoman. Kate ha ucciso una persona. Sarebbe facile soprassedere e dire che tanto ha eliminato un sequestratore di bambini, un assassino e il responsabile di tutto quello che è successo a Beth, ma non sarebbe giusto farlo. Kate ha comunque ucciso un uomo e questo la segnerà profondamente, come donna e come supereroina. Iniziamo dalla questione Batwoman e dal parallelismo con Batman. La regola base dell’uomo pipistrello è quella di non uccidere le persone, quanto meno nelle sue incarnazioni fumettistiche recenti, perché per il discorso cinematografico dovremmo aprire tutto un altro capitolo. Vedere Kate uccidere qualcuno, quindi, in qualche modo, è una trasgressione a questa regola e alla filosofia che lei stessa stava cercando di seguire. Ma il punto sta proprio qui. Come ha spiegato anche la showrunner della serie, Batwoman non è Batman e deve crearsi il proprio codice morale, con le proprie regole, che non devono necessariamente essere quelle di Bruce Wayne. E ovviamente non c’era modo migliore per introdurre questa tematica se non quello di farle trasgredire la regola per eccellenza. A conti fatti, però, non è stata Batwoman ad uccidere ma Kate Kane. E c’è un’enorme differenza perché ciò che l’ha spinta a questo estremo gesto è stato un fattore del tutto personale che ben poco ha a che vedere con il suo ruolo da vigilante. È vero, Kate è stata manipolata da Alice, la quale ha orchestrato tutto in modo da spingerla oltre il limite per vendicarsi di Cartwright, ma l’ultima scelta è stata comunque di Kate. Lei lo ha strangolato, lei non è stata in grado di fermarsi, e soprattutto lei non si sente in colpa per averlo fatto. Questo è ciò che più la sconvolge e la manda in crisi: la paura di non essere poi così diversa dal mostro che lei stessa sta cercando di combattere. Mai come in questo caso lo show ha reso chiaro quanto labile sia il confine tra giusto e sbagliato, tra luce e ombra. Ammesso e non concesso che questo confine esista davvero e non sia solo una questione di punti di vista. Nel parlare con Alice dopo l’omicidio, Kate fa un riferimento ad una famosa frase di Nietzsche che più o meno suona come “non combattere con i mostri o diventerai tu stesso un mostro”. Quella frase ha un continuo che nella serie non viene citato ma che ben si adatta alla situazione: “e se guarderai a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te”. Qui sta il nocciolo della questione e la presunta differenza tra Kate ed Alice. Beth ha guardato molto a lungo nell’abisso, tanto da diventare qualcun altro. Ci ha guardato così tanto che quell’abisso è entrato in lei e l’ha trasformata in Alice. Kate, invece, si è spinta appena oltre il bordo di quell’abisso, e ora sta cercando di aggrapparsi a tutto quello che trova per non caderci dentro, per non diventare il mostro con cui sta lottando. Per non diventare Alice. Ed è questo che la spinge a tradire sua sorella e lasciarla in una cella di Arkham, nonostante sappia benissimo a quali indicibili torture fisiche e psicologiche vengano sottoposti i prigionieri in quel luogo. La paura di perdere del tutto se stessa è stata più forte di qualsiasi cosa. Ma d’altronde la Kate che vediamo adesso non è quella degli inizi. Non pensa più che ci sia qualcosa di buono in Alice, non crede più di poter riavere Beth, e questo l’ha spinta a sacrificare la sua gemella perduta pur di salvarsi. In questa scelta non c’è niente di buono; ci sono solo sofferenza, paura, violenza e sacrificio. Non c’è giustizia, ma forse il punto è proprio questo. Gli eroi non sono sempre infallibili e certe volte il concetto di “giusto” dipende solo dal lato della storia in cui ci si trova.

Alice non è il villain di questa storia

Rimanendo in tema, passiamo appunto all’altro lato della storia. Ho sempre sospettato che a lungo andare Alice non sarebbe stata il villain della serie e questi episodi me ne hanno solo dato la conferma. Alice non è la cattiva della situazione più  di quanto Kate non sia la buona. È il suo contraltare, questo sicuramente, ma non è quella da odiare. Alice è diventata un mostro perché qualcuno l’ha fatta diventare tale e, pur nel suo modo contorto, ha dimostrato di tenere ancora molto alla sorella e di volerla con sé anche in questo vortice di follia in cui è caduta. L’ha manipolata per ottenere la sua vendetta contro Cartwright, è vero, ma lo ha fatto anche per avvicinarsi a lei e renderla più simile a se stessa. Alice non sa come uscire dall’abisso in cui è sprofondata e ha ormai abbracciato l’oscurità della sua vita, ma questo non è sufficiente a farla rinunciare a sua sorella. E se lei non può uscire dalla sua condizione, allora tanto vale trascinarci anche Kate. C’è della logica in questa follia, basta solo metterla in prospettiva. Ecco perché Alice non è il villain di Batwoman, ma solo l’altra faccia della medaglia. Sotto la parrucca, le citazioni di Alice in Wonderland, e quell’aura di pazzia ed instabilità, c’è ancora una donna che non vuole rinunciare a vivere e che soprattutto rivuole sua sorella al suo fianco. Lo ha detto alla fine del primo episodio e la cosa non è mutata. Forse ora Alice ha rinunciato a voler dominare Gotham ma non ha di sicuro rinunciato a Kate. Nonostante tutti i suoi sforzi per salvare Mouse e per riunirsi a lui, la realtà dei fatti è che in Alice c’è ancora Beth, quella Beth che sta precipitando da un ponte e che aspetta che sua sorella la salvi, o che almeno cada insieme a lei. Chi sia il vero cattivo dello show non lo so; in parte lo è stato August Cartwright e probabilmente lo sarà quest* “friend from Coryana”, a cui ci sono diversi riferimenti sparsi negli episodi, ma di sicuro non è Alice. 

Sophie e la rinascita 

Mi ricordo che nella recensione della prima parte della stagione riguardo Sophie, che era appena stata lasciata da Tyler e piangeva disperata (non per il marito) sulle scale del quartier generale dei Crows, scrivevo: “non è un viaggio semplice e si troverà altre volte a piangere disperata senza sapere come fare, ma è anche vero che non può esserci ricostruzione senza distruzione”. Otto episodi dopo siamo arrivati esattamente a quel punto. Sophie ha toccato il fondo, si è distrutta, ha perso il lavoro, ha perso la stima del suo capo, è stata rifiutata da sua madre, è lontana da Batwoman e anche da Kate ma è finalmente libera da quella gabbia in cui si è rinchiusa per troppi anni. Tutto sommato aveva ragione lei nel pensare che fare coming out le avrebbe fatto perdere tutto, anche se molte cose non sono stata una conseguenza diretta del suo uscire allo scoperto, ma questo non significa che non ne valesse la pena. Ha perso una vita finta, vuota, fatta di apparenze e che la stava uccidendo, per guadagnare la possibilità di ricominciare da capo essendo se stessa e non dovendo più nascondersi. Il suo discorso di coming out con la madre è la sintesi perfetta di tutto questo e nonostante “I’m so sorry about that sweetheart, what do you expect disappointment to look like?” sia forse una delle peggiori risposte che si possano ricevere in una situazione di quel genere, esso rappresenta la fine di quella fase della sua vita. Il che non significa che per lei d’ora in poi sarà tutto facile, ma significa che ha smesso di pensare di poter essere due persone, se stessa e la versione di sé che gli altri approverebbero. Non si può essere due persone e scegliere di reprimere una parte di sé per gli altri è quanto di più deleterio si possa fare. Sophie è donna, è nera, vuole una carriera nell’ambiente militare ed è lesbica. Non ha scelto nulla di tutto ciò eppure tutto questo e molto altro la rendono la persona che è, una persona di cui lei stessa può essere orgogliosa e una persona che lascia andare chi non l’accetta, compresa la sua stessa madre. E anche se questo è stato il suo percorso, non si può negare che una grossa mano le sia arrivata da Kate/Batwoman che continua ad essere la persona che la salva da tutto e da tutti, anche da se stessa. L’ha salvata da Alice, ha risvegliato in lei la consapevolezza che il matrimonio con Tyler non l’avrebbe mai resa felice, le ha lasciato lo spazio che le serviva, le ha fatto mettere in discussione la sua cieca fedeltà ai Crows e a Jacob Kane e le ha fatto capire che una storia a metà con una sconosciuta mascherata, per quanto intrigante possa essere, non dovrebbe bastarle. Perché Kate in questo momento forse non è l’eroina che Gotham pensa, ma è sicuramente l’eroina di Sophie, anche se lei ancora non lo sa. 

Mary, Luke, Lucius Fox e i Crows

Parlando di trame che vanno a confluire in un’unica storia, era quasi naturale pensare che ad un certo punto l’omicidio di Lucius Fox, menzionato nella prima parte della stagione e apparentemente così chiaro, si sarebbe poi collegato alla già citata corruzione di alcuni membri dei Crows che viene fatta trapelare qui e là sin dal pilot. Non è un plot twist ma questo è tutt’altro che un difetto. Non è un colpo di scena perché la storia è stata costruita così bene da condurre naturalmente lo spettatore a questo punto. Non ci sono forzature o storpiature utilizzate per unire personaggi che altrimenti non avrebbero mai avuto nulla a che fare l’uno con l’altro. C’è piuttosto una trama i cui semi sono stati gettati diverso tempo fa e che sono germogliati con i giusti tempi. Peccato che molto probabilmente per adesso non avremo la possibilità di vedere l’intera stagione per come era stata programmata. Certo, poi questo convergere delle storyline ha permesso anche la nascita del rapporto sempre più profondo e solido tra Luke e Mary. Un rapporto che per ora è fatto di amicizia, di sostegno reciproco e di fiducia che si sta instaurando passo dopo passo ma che è chiaramente destinato a diventare qualcosa di più, con i tempi e con i modi giusti. Se da una parte c’è il dramma esistenziale intriso di sofferenza e fantasmi del passato che coinvolge Kate e Sophie e che sembra ben lontano da una risoluzione, dall’altra c’è la naturalezza e la semplicità di quello che sta nascendo tra Luke e Mary che alleggerisce il lato romantico dello show, senza però renderlo frivolo o superficiale.

Julia Pennyworth is back 

Sono onesta, dopo aver visto il sedicesimo episodio in diretta alle due di notte a questa frase avrei aggiunto un sonoro “e poteva restarsene in Inghilterra”. Con il senno di poi, però, una volta messo a tacere il mio lato da shipper, leggermente infastidito dal fatto che Kate si sia confidata con lei piuttosto che con Sophie, e grazie alla cara novalee90 che mi ha aiutato a rimettere in prospettiva la faccenda, devo dire che questo ritorno tutto sommato è gradito e soprattutto utile all’economia dello show. Julia è un personaggio esterno che non è invischiato nelle faccende di Gotham e che soprattutto non ha profondi legami con i personaggi. Conosce Luke e ha avuto una relazione con Kate, è vero, ma non ha questioni irrisolte, legami di famiglia o affettivi tali da falsare il suo giudizio o da farla agire in preda all’emotività. Non ancora almeno. Inoltre è simpatica, divertente e solare, cosa che non guasta visto il tono sempre più dark che Batwoman sta assumendo. Certo, la preferivo quando se ne andava dicendo a Kate che Sophie è ancora innamorata di lei piuttosto che vedere quel bacio tristissimo sul cornicione della Wayne Tower, ma questo è un problema mio. Julia è un personaggio che potenzialmente ha tanto da dare allo show, sia dal lato della trama, magari andando a costituire una sorta di ideale bat-team con Luke, Mary e Sophie che ne farebbe parte senza saperlo; sia in un molto probabile triangolo con Sophie e Kate, perché avrà anche baciato quest’ultima ma il modo in cui guardava l’agente Moore mentre la medicava nella clinica di Mary era abbastanza eloquente. 

Chiuderei questa recensione con una piccola critica riguardante la sospensione dell’incredulità dello show che ogni tanto scricchiola. Per essere chiari, la sospensione dell’incredulità è quel tacito patto che avviene tra autore e fruitore di un prodotto, in cui il creatore chiede a quest’ultimo di credere a ciò che lui sta raccontando, anche se non è realistico, in cambio del suo impegno a rispettare le regole e la coerenza del mondo che lui stesso ha costruito. Facendo un paio di esempi, noi siamo portati a credere che nessuno riconosca Clark Kent nei panni di Superman, anche se a differenziarli c’è solo un paio di occhiali, perché questa è la regola base di quel mondo, O ancora, non ci stupiamo di vedere i draghi in Game of Thrones perché ci è stato detto fin dall’inizio che in quel mondo queste creature possono esistere; ma ci stupiamo e restiamo anche delusi nel vedere Daenerys dimenticarsi completamente di una flotta nemica perché questo non è per nulla coerente con l’idea che ci è sempre stata data di lei. Ecco, questa famosa sospensione dell’incredulità ogni tanto in Batwoman viene meno. Nello specifico succede in un paio di occasioni. La prima riguarda tutta la storia delle facce che vengono usate come maschere e che permettono ad un personaggio di passare per un altro. È vero, è uno show supereroistico e queste cose succedono, il problema è che all’inizio questa cosa ci è stata presentata come incredibile, quasi impossibile, tanto che Mary ha cercato di spiegarsi, senza riuscirci, come fosse possibile un trapianto facciale con una simile perfezione. Ora, invece, questi cambi di volto vengono dati per scontati e sembra normale vedere Alice rubare letteralmente la faccia di Druella per andare a minacciare Cartwright. Paradossalmente, se nessuno all’inizio avesse descritto come impossibile questa eventualità, adesso non ci sarebbe alcuna incongruenza nella storia, avremmo creduto senza battere ciglio al fatto che nella Gotham di Batwoman basti tagliare la faccia di qualcuno per poterne assumere l’identità. L’altro punto in cui la sospensione dell’incredulità vacilla è il fatto che Sophie non si accorga che Kate sia Batwoman dopo il bacio. Sophie ha riconosciuto subito Kate, nonostante non la vedesse da cinque anni e non sapesse ancora che fosse tornata a Gotham. Quando le due si ritrovano faccia a faccia nel pilot dopo la caduta dal palazzo Sophie la guarda e palesemente la riconosce, anche se dice “you are…not him”, riferendosi a Batman. Ne ha poi l’assoluta certezza quando scopre che Kate è davvero tornata in città, tanto più che passa i sei episodi successivi a cercarne le prove. Ora, tralasciando che Kate si sia inventata tutta quella pantomima con Julia per depistarla, è mai possibile che a Sophie non sia venuto nemmeno un dubbio dopo aver baciato quella che è stata la sua ragazza per tre anni? Non dico che dovesse esserne sicura, ma se le sono bastati un paio di sguardi ad inizio stagione, non è credibile che ora non abbia proprio idea di chi Batwoman sia o che non le venga nemmeno un minimo dubbio. Di nuovo, il problema non è la cosa in sé, ma il fatto che si contraddica con l’inizio. Se Sophie non avesse mai avuto sospetti, sarebbe molto più facile credere che non li abbia avuti neanche dopo il bacio.

Bene, direi che anche per questa volta siamo arrivati alla fine di questa interminabile disamina. Batwoman torna a partire da domenica 26 Aprile con gli episodi finali della stagione, che presumibilmente finirà con il diciannovesimo o il ventesimo. Lo show è stato comunque già rinnovato per una seconda stagione lo scorso Gennaio, quindi non è questione di se vedremo mai il continuo di queste storyline ma di quando. Non è molto ma almeno è una piccola consolazione. Intanto vi lascio il promo del prossimo episodio.

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