Aria di libri/Libri

Aria di libri | #44 “L’assassinio di Roger Ackroyd” di Agatha Christie

Quando devo scegliere che libro leggere o rigenerarmi da uno che non mi è particolarmente piaciuto, mi rifugio nei gialli di una delle mie scrittrici preferite, Agatha Christie. Se posso consiglio sempre un suo libro, perché so per certo che non sarà una delusione. È la mia certezza, un po’ come quando trovi quel bar che fa un buon caffè e non potrai mai andare da nessun altro. Non mancheranno mai nella mia libreria o tra i libri che mi prefiggo di leggere quelli di Agatha Christie.

Grazie a lei ho iniziato ad amare il genere giallo e da quel momento è diventato il mio preferito. Ti invoglia a leggere sempre di più e scoprire tutta la storia, andando avanti si infittisce, vuoi sapere a tutti i costi chi sia il colpevole e non ti accorgi che stai divorando tutto il libro.

Di solito quando pensi ad Agatha Christie ti viene subito in mente Dieci piccoli indiani, Poirot sul Nilo o Assassinio sull’Orient Express, ma oggi vi recensirò un altro suo libro, per me sensazionale, ovvero L’assassinio di Roger Ackroyd.

Per chi non avesse mai letto un suo giallo c’è da sapere qualche cosina. Innanzitutto lei utilizza spesso due investigatori per i suoi libri, Miss Marple e Hercule Poirot. C’è da dire che ha scritto anche tantissimi altri gialli senza inserirli e valgono tanto quanto quelli con i due famosi detective. Per chi fosse interessato, Agatha Christie ha anche scritto opere teatrali e romanzi rosa, quest’ultimi con lo pseudonimo di Mary Westmacott, ma per adesso soffermiamoci sui gialli.

Ne L’assassinio di Roger Ackroyd troviamo un Poirot in pensione, che si rifugia a King’s Abbot a coltivare zucche. Il piccolo detective belga dalla testa a uovo e la passione per l’ordine, si troverà a dover risolvere un caso ancora una volta. Il dottore del paesino, James Sheppard, sarà l’aiutante ideale, essendo la vittima un suo paziente e potendo contare anche sulla sorella, Caroline Sheppard, una pettegola con i fiocchi, perché si sa che in un piccolo paese il pettegolezzo è assicurato, soprattutto se si tratta del signor Roger Ackroyd che è il perno della vita sociale di King’s Abbot. Ovviamente collaborerà con il capo della polizia, l’ispettore Davis, ma conoscendo Poirot, sappiamo che farà le sue indagini anche un po’ per conto suo, estrapolando informazioni da tutti i possibili sospettati, senza trarre subito alle conclusioni.

In questo libro Agatha Christie decide che il narratore non sarebbe stato esterno, come troviamo di solito nei suoi libri, ma bensì uno dei personaggi, il dottor Sheppard. Con questa scelta ci fa vivere ancor di più all’interno della vicenda, facendoci conoscere molti più particolari importanti, ma soprattutto seguiamo la storia attraverso gli occhi ed il pensiero di uno dei protagonisti.

Con semplicità riesce a raccontarci le indagini e tutto ciò che ne sussegue, fa sembrare il lavoro del detective una passeggiata, anche se comunque il lettore, la maggior parte delle volte, non capisce chi possa essere l’assassino o forse non lo vuole nemmeno sapere e si lascia guidare dalle ipotesi, dai ragionamenti che fanno i personaggi, aspettando che gli si palesi con un gran colpo di scena. Per un attimo rimarrà fermo a fissare la pagina e rileggerà le righe, perché penserà che sia impossibile e vorrà capire come sia successo. Infine Poirot spiegherà tutto, senza lasciare nulla al caso, e il lettore sarà indotto a credere che se solo avesse letto meglio quei passaggi ci sarebbe arrivato anche lui. Forse.

L’assassinio di Roger Ackroyd penso sia uno dei gialli più riusciti, poiché non si può dedurre chi sia il colpevole, nemmeno leggendolo con calma senza tralasciare alcun particolare, ed è proprio questo il bello! Quando l’assassino è la persona che meno si sospetta in assoluto.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi Ringrazio: Citazioni film e libri | I love telefilm & film ∞

Claudia Clemente

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