Roswell New Mexico/Telefilm

Recensione | Roswell, New Mexico 2×04 “What If God Was One of Us?”

Salve pelati, eccoci qui, pronti a commentare la 2×04 di Roswell, New Mexico in attesa di vedere il prossimo episodio.
La trama del nostro reboot procede a passo spedito da quando ha preso confidenza con i flashback immergendoci in una semi-realistica atmosfera aliena.

Liz con l’aiuto di Kyle, recupera tutto il materiale di cui necessita per l’intervento di Max. Isobel, in colpa per il suo comportamento nei confronti con gli Ortecho, cerca di dare una mano a Rosa e alla sua famiglia. Nel frattempo Guerin ricostruisce il suo passato…

Conclusioni:

  • This is The Manes world: Jason Behr è un Manes. Non c’è pace per il nostro povero e bistrattato Alex, che cerca di inserirsi in qualche o qualunque storyline. La relazione con Michael è finita, ma continua a vorticargli intorno, più di quanto gli spetterebbe dato che l’alieno riccioluto avrebbe una relazione con Maria. In questo episodio non pervenuta. È apprezzabile che il consiglio del pubblico sia stato ascoltato, ovvero sviluppare una trama alla volta, ma far sparire un personaggio a cui viene data finalmente importanza (sempre a singhiozzi), ci rende la visione ancora una volta confusa. Maria è importante o no per Michael? E se così fosse perché non farla partecipare alle vicende con Michael e anche Alex? D’altronde sua madre in qualche modo è sempre stata coinvolta…
    I Manes ancora una volta sono immischiati fino al collo nelle vicende aliene (almeno loro), sono loro ad aver condannato la vita della mamma di Guerin e degli Evans. Forse si vuole sottolineare quanto sia davvero deleteria la relazione con Alex, o forse aggiungere a questo povero martire un qualche fardello o paranoia in più.
    Roswell non riesce, però, assolutamente a creare un vero mistero o anche una sottile suspence. Ci viene raccontata una storia che riguarda la fattoria in cui le due madri aliene si rifugiarono, una storia ricca di dettagli, esposta da uno sconosciuto che passando per caso ci rende partecipi di questo segreto non poi così segreto di famiglia. È una casualità di cui questa serie non necessita, perchè rende le azioni di tutti poco credibili. Si aggiungono personaggi casuali che non hanno uno scopo alla storia.

  • Bisogna andare avanti: e di questo messaggio, che riguarda un po’ tutti, se ne fa portavoce Kyle. Il prezzemolo del reboot, che ha un rapporto con tutti, ma affettivamente non abbiamo quasi mai bisogno di lui. Si rende conto di come Liz lo trascini in tutto, ma lui non vuole più farlo per lei. E questo discorso lo fa anche alla madre, allo sceriffo Valenti che credo non lascerà perdere così facilmente la morte di Noah. E aggiungerei un meno male, dato che la base dell’originale serietv era quella di sospettare, investigare e nascondere.
    Isobel invece da parte sua decide di aiutare Rosa a ricongiungersi col padre facendogli credere che lui questo miracolo se lo merita. In realtà il messaggio vale un po’ per tutti. Ci meritiamo di andare avanti, di non ancorarci al passato e ai sentimenti negativi. La rinata Isobel lo sa e dà il suo contributo alieno a chi ha fatto male involontariamente. Il messaggio è bellissimo e si connette al verso della canzone di Joan Osborne (What if God was one of us?), ma ancora una volta quello che è stato passa in secondo piano, ce lo dimentichiamo. Eppure ha un peso, un peso che ci permetterà di andare avanti e invece tutti agiscono come se niente fosse successo per poi ripescare all’improvviso qualche vecchio scheletro dall’armadio.

  • Essenza di Liz: non è un episodio ricco di azione o sorprese, ma saldo, con una morale chiara, legami profondi e lo zampino dell’originale Liz, Shiri Appleby, qui alla direzione, che si fa sentire. L’episodio si divide in tante coppie che procedono sulla stessa strada: Alex e Michael che vanno avanti con le loro ricerche e raggiungono una verità che alleggerirà il cuore del secondo, ma appesantirà il primo. Liz e Kyle e la consapevolezza del secondo di pensare più alla sua famiglia, prima di perderla come è stato per il padre. Isobel e Rosa e la voglia di riscatto, ma soprattutto di raggiungere una pace. Questo episodio ricorda un po’ quel detto, che le cose belle arrivano quando meno te le aspetti, quando ormai hai raggiunto un tuo equilibrio, una certa soddisfazione e poi arriva quel “di più”: Il risveglio di Max.

  • Facciamo il punto: la confusione di questa seconda stagione parte dal desiderio di unire alla trama orizzontale più spunti che non fanno parte di una qualche trama verticale non essendo un genere procedural. Il tema cardine sarebbe scoprire il passato di Max, Isobel e Michel, non assolutamente trattato nella prima stagione. Sicuramente essendo adulti e avendo raggiunto un certo status nella loro società, non hanno sentito l’ardente desiderio di scoprire le loro origini come il cast adolescente degli anni ‘90. Tuttavia anche in questa versione è Guerin a interessarsi a ciò, ma contemporaneamente stanno tutti cercando di salvare Max. Queste due trame sarebbero state più che sufficienti, ma a quanto pare si è voluto strafare e aggiungere un mistero/intrigo a cui poi non siamo così interessati che riguarda Jenna, l’ex collega di Max, e sua sorella. Mi appare come un tentativo di dare più importanza al personaggio di Liz (sempre poco presente e non così empatico) a cui ci si è voluti ricollegare o fare riferimenti attraverso il lavoro. Se questo non fosse sufficiente, è stato aggiunto anche il rapimento della mamma di Maria. Gli ultimi due spunti, sicuramente si ricollegheranno alle 2 trame orizzontali, ma creano troppi punti scoperti alla storia.

È la puntata più profonda e al momento meglio scritta e diretta, ma la serie ha perso di carattere dalla prima stagione, che spero ritorni con Max.

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Ringraziamo: Roswell, New Mexico ItalyCrazy Stupid Series |  Serie Tv News | I love telefilm & film ∞ | Quelli delle Serie TVFilm & Serie TV | Serie tv Concept

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