Chilling Adventures of Sabrina/Recap/Telefilm

Recap | Chilling Adventures of Sabrina: Terza Parte

Ammetto di aver riscontrato non poche difficoltà nell’elaborare questa recensione. La terza parte delle Terrificanti avventure di Sabrina (Chilling Adventures of Sabrina), caricata su Netflix il 24 gennaio 2020, l’ho consumata quasi a ridosso della sua uscita, tuttavia ad una settimana di distanza, mi sono resa conto che non mi aveva lasciato nulla, neppure un parere se non la curiosità, minima e legittima (date le non vicende presentate), per una quarta parte.
Di terrificante questa terza stagione ha ben poco. Ricomincia là dove ci aveva lasciati, Lilith/Madam Satana torna all’inferno come regina con Lucifero intrappolato nel corpo di Nicholas, per proseguire frettolosamente, senza un vero piano ed arrivare ad un cliffhanger, nel penultimo episodio, ma concludendosi scontatamente dopo aver bruciato la sua unica idea sensata: il viaggio nel tempo con la Giratempo… ah no!
Perciò anche il sostantivo avventure nel titolo è superfluo. Questa parte è statica e a volte claustrofobica. Si svolge insistentemente negli stessi scenari ormai consumati, senza mai portare ad una svolta. E se si provano ad aprire le porte di casa Spellman, adesso poco magica, tutto risulta banale.

L’inferno è standard, macchiettistico, e i demoni presenti mi hanno richiamato le rappresentazioni anni ‘90 che vanno da Buffy a Streghe, fino ad arrivare proprio alla sitcom Sabrina vita da strega. Non sono spaventosi e neppure una minaccia, sono dei gradassi buffi e privi di peso nelle vicende. Una tappezzeria un po’ datata. E poi c’è Lilith, relegata fin da subito a co-reggente. Ai fini della storia capisco, tuttavia è uno spreco di bravura e di personaggio. È stata per secoli la compagna di Lucifero, nelle prime due parti ha agito con lui e contro di lui, è ambiziosa e astuta e soprattutto dotata di grande pazienza. Ora accetta e subisce tutto. Ho aspettato un colpo di scena per interi episodi, ma ho assistito solo alla sua misera fuga in vista della liberazione del Signore Oscuro. Il coraggio non è propriamente una sua dote, ma l’astuzia, sì e la trovata di dare un erede maschio al suo re è… proprio l’ultima spiaggia. Mi sarei aspettata un’Era di Lilith e invece questa idea non è mai stata presa in considerazione. Il suo alter ego umano, Mary Wardwell si è dimostrata più di polso anche se inutile sulla scena.

Quindi tutte quelle lotte “femministe” nelle passate stagioni/parti non hanno avuto alcun peso sulla storia di tutti i personaggi? Perché mostrarci Lilith, Zelda e anche Hilda combattere per una società patriarcale e misogina, se poi alla prima difficoltà ritornano ai loro ruoli precedenti? È un grandissimo passo indietro o interrogativo questa terza parte. Tante donne protagoniste, che si muovono confusamente sulla scena, gli uomini? Non pervenuti.

Se l’inferno è una parodia degli anni ‘90 tra imprese titaniche alla Hercules e Xena (e non è una vera critica, anzi l’apertura dantesca dell’inferno è tra le poche cose che salvo), sulla terra le cose non vanno meglio. Anzi, le questioni terrestri sono proprio noiose.
Questa terza parte mi ha ricordato la seconda stagione di True blood con l’ingresso delle baccanti e i baccanali. La mitologia greca ha il suo fascino, ma invece di essere usata ad esempio o strumento per arricchire o valorizzare il lavoro di sceneggiatura, spesso è il tappabuchi di una trama che cerca degli espedienti per continuare. Nelle vicende di Sookie Stackhouse, i baccanali occupano tutta una stagione per poi sparire senza quasi conseguenze nelle stagioni successive. Nel caso di Sabrina è anche peggio. Gli dei pagani, per giunta minori e non presentati adeguatamente,  sotto i loro tendoni da circo, tramano un ”colpo di stato”. Fine. Non c’è uno sviluppo. Non c’è spiegazione, ma soprattutto contestualizzazione. Solo un mezzo contatto con la scooby gang di Sabrina (che improvvisamente dimentica la sua componente magica) e la congrega, poi battono in ritirata alle prime “menate”. Hanno funto da promemoria per una minaccia più grande che sicuramente vedremo nella quarta parte, ma questa storyline è stata uno spreco di tempo, oltre che un uso superficiale del pantheon greco-romano. Avrei preferito assistere a più missioni della nuova Sabrina-Ercole contro il principe degli inferi Caleb, anche se ha avuto la stessa durata di un castello di sabbia e forse anche la sua stessa consistenza.

Sabrina mostra più chiaramente il suo lato più egocentrico e il fascino che ormai il lato oscuro ha su di lei. Per quanto si muova con la tipica arroganza di un adolescente, inebriata dallo stare al centro della situazione, credo che sia la Sabrina più vera. Vuole tutto: mondo mortale e Inferno e il suo sdoppiamento finale, incurante delle conseguenze, è la nostra doppia prova. Nonostante ciò Sabrina è estranea alla maggior parte della storia che si dirama, malamente, su più fronti. La piccola Spellman e le sfide per il trono con Caleb. Harvey e Co. e lo scontro coi pagani. Zia Zelda e la nuova congregazione che in questa terza parte collocheremo con le divinità pagane. E infine Lucifero e Faustus Blackwood, che tentano di liberarsi l’uno dall’altro con scopi differenti. Il primo, un personaggio con un potenziale anche in forma umana, enorme, ma che si sta mettendo da parte, il secondo invece snaturato per l’eccessiva insistenza di inserirlo in ogni storyLine. E Nicholas dove si colloca? Da nessuna parte. Sabrina dopo la sua liberazione, non ha più bisogno dell’aggancio col lato oscuro, si è perfettamente adattata da sola. Perciò Nick vaga e barcolla nella sua storyline con Ambrose e Prudence, la sopravvissuta delle Sorelle sinistre, che da cacciatori di taglie, ritornato a casa con i fratelli di lei e un uovo misterioso, quasi, alle loro normali attività.
Tante storie, troppi personaggi e nessun filo conduttore. Sabrina è la protagonista indiscussa con i suoi drammi da adolescente e non le sue avventure. Ed è in questa sottile differenza che questa terza parte si discosta di molto dalle prime due, ricche di magia, suspence e piccoli brividi. Difatti il ritrovato interesse tra Harvey e Sabrina è la dimostrazione che per tenere la strega ancorata al mondo mortale ci sia bisogno di un ritorno di fiamma.

Una terza parte che salvo solo per gli ultimi due episodi che riportano in auge un reboot che funziona fino a quando non guarda ai suoi fratelli di trash seriali come Riverdale (non nego però che gli spettacoli delle cheerleader con annesse canzoncine, mi abbiano divertita). Assistiamo a due possibili scenari, uno che porterà ad un futuro distruttivo, l’altro forse pure. Ma un interrogativo, che non dobbiamo dimenticare, ritorna, qualcosa sul passato di Sabrina che zia Zelda scoprirà nel suo coma/sogno. Ecco l’unico aggancio con il passato che ci fa sperare che quanto abbiamo visto precedentemente non è perduto, o forse non sappiamo proprio tutto su Sabrina.

Sabrina è uno di quei reboot, insieme a Roswell, che può funzionare. Ci racconta una storia completamente nuova che non vuole imitare (intenzionalmente) la comedy degli anni ’90, e neppure citarla. Sono due prodotti distinti che non si oscurano a vicenda. Impregnata di magia oscura che va oltre i guai magici di un adolescente, Sabrina Spellman, che non vuole rinunciare alla sua vita umana, ha funzionato subito. Soprattutto in un’epoca in cui le streghe con la loro forza e fragilità non erano più, dignitosamente, protagoniste. Ambientata in un mondo al di là del tempo e dello spazio da noi conosciuto, dalle sfumature colorate di un fumetto noir, le terrificanti avventure di Sabrina ci hanno rapito subito.
Nonostante ciò manca tra personaggi e vicende la Comunicazione, problematica sottolineata spesso proprio da zia Zelda.

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