Telefilm

Recensione | Locke & Key

Cosa succede quando il figlio del Re dell’horror decide di scrivere un fumetto ispirandosi al Re precedente, tale Howard Phillips Lovecraft? Succede che il prodotto è talmente inquietante da essere trasformato in chiave più “teen” una volta acquistato da Netflix. Non fraintendetemi, non è una critica: ho adorato Locke & Key, tuttavia non mi sarebbe dispiaciuto avere una componente più angosciante, proprio per avvicinarsi al fumetto di Joe Hill, interamente ambientato nella casa del famoso Lovecraft.

Nonostante la serie sia stata ammorbidita resta comunque ottima a livello di misteri e sono tanti gli elementi che la rendono un successo, tra cui il trio di giovanissimi attori che interpreta i fratelli Tyler, Kinsey e Bode Locke, rispettivamente Connor Jessup, Emilia Jones e l’appena dodicenne Jackson Robert Scott. In particolare, Emilia e Jackson vengono dai set di due film horror di successo, “La casa delle bambole” per la prima, “The Prodigy” e “It” (in cui interpreta il piccolo Georgie) per il secondo, quindi il passaggio a Locke & Key, per loro, risulta estremamente naturale. Tra i punti a favore troviamo anche l’amicizia che lega i tre ragazzi nella vita reale, rendendo innegabile la chimica sullo schermo.

Il primo elemento a garantire il successo della serie, però, è la trama. Una vecchia casa di famiglia piena di chiavi magiche che permettono di fare cose inimmaginabili (se potessi, io sarei molto curiosa di vedere l’interno della mia testa come succede ai protagonisti), un padre ucciso da uno dei suoi studenti per via di qualcosa che implica proprio l’abitazione, un mistero che avvolge lui e i suoi ex amici, ormai tutti morti, e una donna chiusa in un pozzo che cambia aspetto e si teletrasporta. I tre fratelli Locke si muovono in un mondo moderno e a noi conosciuto, spostandosi poi in una realtà in cui tutto ciò che credevano impossibile è possibile. La trama si sviluppa in un crescendo che porta sempre più inquietudine, ogni mistero risolto conduce a domande più terribili, e su tutta la vicenda aleggia la morte del capofamiglia, l’avvenimento scatenante di Locke & Key. Ma non è solo la trama ad essere costruita bene: i personaggi, in particolare i membri della famiglia, affrontano in maniera diversa sia la morte del padre sia la scoperta delle chiavi, avviandosi verso una crescita personale necessaria a superare il trauma e ad avventurarsi in questo mondo sconosciuto.

Anche l’antagonista è perfetta, Dodge è uno di quei personaggi imprevedibili che cambiano di continuo le carte in tavola, che riescono a insinuarsi in tutte le fessure lasciate libere dai protagonisti, manipolandoli e giocando con loro fino alla fine, mostrandosi inerme prima e imbattibile poi. Dodge non fa solo il doppio gioco, ma ha una faccia e un passaggio aperto per ogni evenienza.

Locke & Key è una serie che tiene incollati allo schermo fino all’ultimo istante, i colpi di scena non mancano mai e sono sempre inaspettati e imprevedibili, è quasi impossibile non empatizzare con i personaggi e solletica la curiosità dello spettatore sin dai primi minuti. Promosse a pieni voti anche la fotografia e la regia, i set e le location sono spettacolari e le scene più psichedeliche o horror sono realizzate magistralmente.

Punti a favore:

-La trama e i personaggi; qualunque cosa dica e faccia Bode, che sembra essere stato creato apposta per essere adorato da tutti;

-La fotografia e le location, in particolare la casa e l’interno della testa dei ragazzi;

-Dodge;

-Le chiavi magiche (chi, guardando la serie, non ha pensato a come le userebbe?).

Punti a sfavore:

-La serie, rispetto al fumetto di Hill, è troppo poco Lovecraftiana;

-Troppi pochi episodi.

Una volta terminata, credetemi, pregherete per una seconda stagione.

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-V.

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