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Say Yes To The Drama | Volume XVII – da “The Tale of Nokdu” a “Princess Silver”

Bentornati con una nuova puntata di Say Yes To The Drama!
È quasi periodo di carnevale, ma dato che io non lo festeggio da un paio di secoli (viva le chiacchiere e le frittelle, però), parliamo di drama che è meglio. Questa volta vi propongo un articolo metà cinese (-ish) e metà coreano, con un piccolo thailandese che urla “ehi, ci sono anch’io!”. Chiedo invece perdono ai giapponesi che saltano questa volta visto che ancora non ne ho trovato uno che voglia iniziare in questi ultimi mesi. Sarà per la prossima volta, forse.
Bando alle ciance e cominciamo con  il nostro listone.

The Tale of Nokdu – Joseolloko Nokdujeon. K-drama. 2019. 32 (16×2) episodi. Rom-com, Historical.

“You are very handsome. But you are pretty at the same time.
When you pretended to be a widow, you were prettier than a woman.” 

Jeon Nok-du, per una serie di circostanze, deve soggiornare in un villaggio di vedove e per farlo è costretto a travestirsi da donna mentre cerca informazioni su un gruppo di assassine. Lì rincontra una ragazza che, a sua insaputa, è in cerca di vendetta contro il Re. Si innamora di lei.

Ho iniziato questo drama perché ero in un periodo in cui avevo voglia di storici, ma ne volevo uno leggero dopo tanto angst, quindi non mi interessava che fosse in corso e fossero disponibili poco più che la metà degli episodi. Inoltre mi piaceva l’idea che una volta tanto a fare il crossdressing fosse lui anziché lei.
Conoscevo bene anche il cast, Kim So-Hyun perché ha la filmografia lunga come quella di un attore che ha superato i cinquanta, è inevitabile conoscerla, e poi Jang Dong-yoon, che avevo visto e apprezzato in Solomon’s Perjury (QUI).
Insomma… una commedia, proprio quello che volevo. No? 

Non proprio. Il drama, benché mi sia piaciuto e abbia tanti punti positivi e anche qualcosa che lo distingue dalla massa dai k-drama storici, non è la commedia che promette di essere, non del tutto. E questo è stato un bene e un male al tempo stesso. Un bene perché quando ho iniziato il drama mi chiedevo se non si rischiava di allungare il brodo con la trama iniziale (lui che si finge una lei) e scadere nella noia. Invece, aggiungendo degli intrighi di corte un po’ insoliti e un plot twist decisamente inaspettato, si è riusciti a movimentare la vicenda al punto che sedici ore sono bastate a malapena per raccontare tutta la storia. Ma è stato anche un male, perché la trama è stata tutto tranne che lineare. È una delle cose che mi ha infastidito. Il drama è partito con una tranche di episodi quasi solo comici, con una punta di trama orizzontale qui e là, per poi perdersi in un’altra tranche di episodi con una svolta molto, molto drammatica, per poi ritornare a qualche altro episodio divertente e leggero e infine, di nuovo, precipitare nell’angst più profondo. Onestamente penso che la trama si sarebbe potuto gestire meglio, senza questi salti continui da un genere all’altro.

Nonostante ciò, resta un bel drama. Non posso dire di non averlo apprezzato, sarebbe una bugia. C’è un cattivo inaspettato, ma molto interessante, c’è una coppia principale davvero ben gestita, con una relazione bilanciata, ci sono fantastici personaggi di contorno che non potrete non amare e, una volta tanto, il finale non è la distesa di cadaveri in cui perdi metà dei personaggi che ami. È diversa anche la parte storica, una volta tanto non abbiamo il solito principe, ma il ragazzo semplice cresciuto su un isola che vuole bene a suo padre e suo fratello. Il finale, una volta tanto, è semplicemente perfetto! I coreani fanno sempre un gran casino con i finali (almeno nel 80% dei casi), ma una volta tanto ne hanno scritto uno completamente di mio gusto, sia per i buoni sia per i cattivi.
Quindi sì, ho ancora qualche dubbio sulla struttura del drama, ma The Tale of Nokdu è senz’altro meritevole di essere visto, quindi dategli assolutamente una possibilità.

TharnType The Series. Lakorn. 2019-20. 12+1 Episodi. Romance, School, BL.

“I miss you.”
[…]
“I miss you, too.”

Tharn e Type diventano compagni di stanza quando si iscrivono all’università. All’inizio vanno molto d’accordo, soprattutto perché Tharn è un ragazzo molto gentile e generoso, ma quando Type scopre che il suo coinquilino è gay, a causa di un trauma passato, cerca in tutti i modi di farlo sloggiare. Tharn si rifiuta di cedere, perché non ha fatto nulla di male, senza contare la cotta che si è preso per Type. Poi un giorno Type si prende l’influenza e Tharn si prende cura di lui, permettendo a Type di rivalutarlo.

Prequel di Love By Chance (QUI), TharnType The Series è nella mia personale top 5 dei migliori BL Thai che abbia mai visto. Una ventata di aria fresca. Non siamo ancora alla perfezione (almeno quella che la sottoscritta intende per tale), ma la Thailandia sa produrre roba più che decente quando vuole e si impegna.
Nello scorso numero ho parlato (male) di 2 Moons e 2 Moons 2 (a cui, in realtà, a modo mio sono affezionata. Abbiamo un rapporto di amore e odio), qui siamo su un altro livello. Gli attori non sono dei cani paurosi – anzi, complimenti a Gulf per essere una nuova leva, ma di riuscire lo stesso a dimostrare talento ed espressività –, la trama è interessante e giusto un po’ veloce qui e là – più che altro, a tratti si sente la mancanza di introspezione dei personaggi che permetterebbe di vedere da un’altra prospettiva certe decisioni –, la regia è discreta. Cerco di non esagerare con le aspettative con i BL (soprattutto thailandesi) perché tendono ad avere un budget basso, ma TharnType nel complesso mi ha colpito in positivo. Nonostante ci sia qualcosa che stona in certe scene e dialoghi, qualcosa che li rende un po’ innaturali (a volte perché la recitazione cala un po’, o proprio la scrittura che non rende fluida la scena), ci sono anche momenti che mi sono piaciuti molto, vedi Type che si sfoga e racconta del suo passato a Tharn. Poi Gulf e Mew, rispettivamente Type e Tharn, erano molto a loro agio l’uno con l’altro, rendendo le loro scene e la loro relazione amorosa molto ben fatti (anche se, a causa loro, non guarderò più il ghiaccio allo stesso modo…). Non si può negare che sia decisamente più piacevole seguire una rom-com in cui gli attori non si schifano più o meno apertamente o perché si vergognano troppo (e ne ho visti…). Qui no. Decisamente no. 
Insomma, tanto per cambiare la Thailandia è bastone e carota. Dove pecca da una parte, sorprende dall’altra.

Per quanto riguarda i personaggi di contorno, qualcuno meglio, qualcuno peggio. Techno, interpretato da Mild (in Love By Chance era interpretato da Gun, ma sono grata del cambiamento perché Mild è dieci volte migliore come attore. E un po’ mi spiace che nel seguito di Love By Chance il ruolo verrà ripreso dal predecessore), aveva le scene più divertenti, era una spalla fantastica, l’ho adorato, ma i vicini di dormitorio di Tharn e Type sono risultati un po’ sprecati. Tum e Tar, a parte essere necessari per chiudere la storia principale, hanno potenziale, sono contenta che, a differenza di Love By Chance, gli abbiano dato più spazio (la loro scena finale mi ha fatto sanguinare il cuore per quanto era bella, dolce e un po’ amara). Però, nonostante tutto, si è sentito che 12 episodi (più lo speciale) erano pochi, direi che 2 o 3 in più non avrebbero fatto male, visto che alcune cose sono state risolte molto velocemente e a volte si passava di palo in frasca. E lo dico pur essendo consapevole che l’autrice ha fatto quello che poteva con il budget che aveva (che è già tanto).
Sono contenta che il film abbia chiuso quelle cose che erano rimaste lasciate aperte nei 12 episodi, come ad esempio Kom, l’amico di Type, con cui aveva litigato, non sarebbe stato bello aver lasciato la cosa in sospeso. O anche la storia dei due vicini di dormitorio (il curiosone e il fissato con il k-pop), che, sebbene non me lo hanno aspettassi, hanno anch’esso più o meno risolto nel film. Non è da tutti chiudere tutte le storyline, sono davvero colpita. Tra l’altro, il film penso sia una spanna sopra a tutto il resto perché è fatto davvero bene.
Sono contenta anche del finale – e parlo di quello della serie, non del film – perché sono riusciti a chiudere il cerchio su molte cose e anche a collegarsi in modo meraviglioso con il sequel Love By Chance, per poi riprendere la cosa ulteriormente nel film.
Comunque sia, complimenti! Quando annunciarono la serie, non avrei mai immaginato che un drama dal titolo tanto idiota (non me ne si voglia, ma chiamare una serie – e una novel! – con il nome combinato della coppia principale anche NO!) sarebbe arrivata a superare in qualità persino Love By Chance. Bravi thailandesi! Continuate a sorprendermi in positivo. Certo, ne hanno ancora di strada da fare, perché i dialoghi e le scene di questi lavori – e non parlo solo di TharnType, che già è di buona qualità – hanno decisamente ampio margine di miglioramento per quanto mi riguarda. Ma resta il fatto che la serie mi sia piaciuta davvero molto e non mi dispiacerebbe affatto se venissero trasportati in tv altre novel dell’autrice Mame. Per intanto, aspetto con ansia la seconda stagione di Love By Chance e di TharnType, annunciate e in lavorazione entrambe.

The Eternal Love 2. Shuang Shi Chong Fei II. C-drama. 2018. 30 episodi. Rom-com, Time Travel, Historical, Xianxia.

“Tan’er, it’s great that you’re okay. Really great.
I won’t put you in danger again. I won’t leave you again either.” 

Mo Lian Cheng raggiunge Qu Xiao Tan nel presente, ma ben preso si rende conto che lei è la se stessa del passato, che non ha ancora viaggiato nel tempo e non lo ha quindi mai incontrato. Prova a farla innamorare di nuovo di lui, ma poco dopo dei misteriosi individui la spediscono nel passato e Lian Cheng non può fare altro che inseguirla per proteggerla.

Seguito di The Eternal Love a cui hanno praticamente cancellato gli ultimi minuti, ha un budget superiore che lo fa vincere facile. Si mangia il predecessore a colazione in quanto a qualità. In altre parole, i costumi non sono presi da una rivendita dell’usato facendogli scegliere a un daltonico, ci sono maggiori scene in esterno, le stanze sono grandi, le comparse non sono tre di numero, e gli effetti speciali solo un po’ più decenti (sorvoliamo sulla caduta dalla scogliera nel primo episodio che era proprio brutta visivamente…).
Insomma, se il successo del primo The Eternal Love era dipeso soprattutto dalla chimica dei protagonisti, dall’essere un drama molto romantico, leggero e pieno di baci, il secondo a tutto questo aggiunge una trama più articolata e una maggiore qualità su tutti i fronti. Inoltre, la storia non è la solita storia di amnesia. Nonostante nello scrivere la trama, qualche riga più su, io abbia parlato del fatto che Tan Er non può ricordare il suo Ottavo Principe perché sono fatti ancora non avvenuti, quello è solo uno dei tanti punti della seconda stagione e nemmeno uno dei più importanti. A onor del vero, se la prima stagione girava molto su Tan Er (su di lei, la vera Tan Er e la sfera), qui il vero protagonista è Cheng Cheng. Ho trovato questo fatto molto interessante, soprattutto il fatto che si impegnassero per non scadere nello stesso schema della prima stagione. Perché sì, i personaggi sono quasi tutti sempre gli stessi, ma le dinamiche sono cambiate quasi completamente.

Quindi no, se vi aspettate di rivedere la solita salsa della prima stagione con abiti e capigliature migliori, vi sbagliate! Cambiano i nemici, le dinamiche interpersonali, pure il triangolo prende una piega molto diversa e moooolto interessante, al punto che all’inizio vi sentirete confusi e non saprete più cosa è meglio shippare.
Insomma, The Eternal Love non sarà mai il drammone indimenticabile (non devi sforzare troppo il cervello, perché i buchi di trama ci sono, come capita per tutti quelli che si divertono a giocare con i viaggi temporali), ma è così piacevole da seguire che te lo puoi divorare in brevissimo tempo. Soprattutto dopo una decina di episodi, i restanti venti andranno via uno dietro l’altro, in una spirale sempre crescente.
Il finale, questa volta, oltre ad avere un epilogo lunghissimo, è molto più ben pensato del precedente. Dato che ci sarà una terza stagione (e perché no? Chimica così non si trova tutti i giorni), questa volta hanno lasciato aperto una porticina con il cliffhanger finale. In questo modo, anziché dover cancellare di nuovo con un colpo di spugna la scena finale, possono riprendere da dove hanno lasciato senza problemi.
Indimenticabile, ancora una volta, la scena d’amore di questi due scemi. E no, non per la passionalità (anche per quella, dai), ma perché vi farà cadere dalla sedia dal ridere. Ma magari tutti i drama trattassero l’argomento con tale leggerezza e quotidianità.

HIStory 3 Make Your Days Count. T-drama. 2019. 20 Episodi. Romance, School, BL.

“I’m not pitying you – I like you. I want to please you, because when you’re happy, I’m happy too.”

Xiang Hao Ting e Yu Xi Gu sono uno l’opposto dell’altro. Mentre il primo è estroverso, poco interessato alle lezioni e spensierato con una famiglia amorevole, il secondo si divide tra studio e lavoro perché è orfano, senza famiglia e con problemi economici.
I loro mondi si scontrano quando la ragazza di Hao Ting ci prova Yu Xi Gu e, nonostante quest’ultimo non faccia nulla per incoraggiarla, il gruppo di amici di Hao Ting fraintende la situazione e se la prendono con Xi Gu.

Ah-Ah-Ah. 
In realtà avevo iniziato a scrivere questo commento intorno alla settima puntata. A volte non aspetto nemmeno di aver finito il drama, butto giù qualche appunto che poi completo dopo aver visto il finale, piuttosto sicura che la mia opinione non potrà cambiare più di tanto.
Ops. Ho dovuto cancellare (quasi) tutto quello che avevo scritto e ricominciare da zero, perché gli ultimi due episodi hanno cambiato la mia prospettiva sull’intera serie, nel bene e nel male. Soprattutto nel male. 
Facciamo un passo indietro e diciamo che HIStory 3 Make Our Days Count lascia da parte la tematica più matura con poliziotti e mafia (che, comunque, era trattata in modo un po’ troppo superficiale) affrontata in Trapped e torna sulla più collaudata atmosfera scolastica presente chi più chi meno nelle altre stagioni della serie.

E lo fa davvero bene, con rapporti interpersonali, soprattutto di amicizia, assolutamente realistici, un ottimo cast e un’ottima produzione. Sulla carta, questo sarebbe stato un drama da ricordare e da rivedere e rivedere, da usare come esempio per parlare di altri BL e farci un confronto.
HIStory 3 Make Our Days Count poteva essere il migliore di tutta la serie (qualitativamente parlando, lo è), superare i mai dimenticati HIStory 2 (sia Crossing The Line sia Right or Wrong) se non addirittura mangiarseli a colazione, e invece no, perché la verità è che terminato questo commento alla serie non vorrò mai più sentirne parlare e mai più vedrò una scena che lo riguarda.
Addio, basta, kaput.
Non è un drama da rewatch, se io fossi una tipa da rewatch (sempre per la mia politica: se ci sono tanti pesci nel mare di drama, io voglio pescare quanto più posso, non continuare a buttare via e riprendere con l’amo sempre lo stesso), perché per quanto abbia tanti punti positivi e buone qualità, io semplicemente voglio dimenticarlo e lasciarmelo alle spalle PER SEMPRE.
Uno potrebbe dirmi “lo odi perché non ha il lieto fine”. Le persone non sono così semplici, non sempre si riduce tutto al “ti fa schifo perché il finale non era come volevi tu”. No, non è vero!
Tra l’altro, sfatiamo un altro mito. Non è vero che si capisce dal titolo.
Solo perché il titolo dice “facciamo valere le nostre giornate”, non significa che il drama ti pugnalerà allo stomaco con un finale terribile. Il monito non deve per forza essere preso in modo negativo come suggerisce il drama, quindi no, non ero affatto preparata. Ma zero. Nemmeno dopo aver visto il finale della nove. Onestamente io ero convinta al 99% che l’ultimo episodio sarebbe stato impostato esattamente com’è successo (cioè ti lasciamo il dubbio per metà episodio e poi ti diciamo effettivamente come sono andate le cose), ma con un focus totalmente differente, cioè la proposta, oppure qualsiasi altra cosa che possa concedere un tono divertente come le precedenti nove (o diciotto) puntate. Sicuramente non Hao Ting che ci aiuta a far uscire un altro po’ il Lago di Como com’è successo a dicembre a suon di lacrime.
Non è andata come mi aspettavo, okay. Lo accetto. Ho anche visto finali più o meno tristi che mi sono piaciuti, quindi… qual è il problema?
Non mi piace il messaggio che manda. Da una parte abbiamo un ragazzo che ha avuto una vita di schifo e quando finalmente si è risollevato dopo tanti sacrifici, ha perso la cosa più importante, rendendo tutto TEMPO SPRECATO, dall’altra abbiamo un altro ragazzo che si è praticamente annullato e ha plasmato il suo futuro in funzione della persona che ha perso. La storia che Xi Gu sia l’unica eccezione di Hao Ting per quanto concerne l’universo maschile, invece, mi fa dire solo una cosa: ridicolo (immaginatelo detto con lo stesso tono di Lan Zhan, se conoscete The Untamed).
Una cosa gliela concedo. Sul momento mi ha dato fastidio che il finale sia molto in contrapposizione con il resto della serie come tono, che non ci si aspetti davvero quello che sta per accadere (ripeto, io fino alla nove mi aspettavo una rom-com e basta, con giusto qualche tematica più seria), ma è proprio per questo che è come se ci dicessero che tutto può cambiare all’improvviso e rovesciarti la vita da così a così, e lo stesso vale per questo finale che cambia tutte le carte in tavola.
Ma se non ho intenzione di rivederlo o sentirne anche solo parlare, perché l’ho messo tra i consigli?!
Perché è un bel BL, tra i migliori che ho visto, ha una recitazioni meravigliosa, tematiche interessanti e sì, anche lui ha i suoi difetti – per esempio, poteva essere gestita meglio la parte dell’innamoramento che passa troppo velocemente da 0 a 100, mentre nei primi episodi hanno lasciato intendere che uno dei gemelli fosse innamorato di Xi Gu, senza poi mai spiegare o concretizzare un bel niente -, ma nel complesso è un bel drama, che se non avete problemi con i sad ending potrà sicuramente interessarvi e piacervi. Il finale in una storia è importante, ma non è tutto. Un finale brutto non rovina tutto quello che c’è stato, mentre un finale bello non può risollevare una storia brutta fino a quel momento. Quindi sì, lo consiglio. E ora vado a farmi il lavaggio del cervello per dimenticarmi di averlo mai visto.

Melting Me Softly. Nal Nokyeojuo. K-drama. 2019. 16 episodi. Rom-com, Sci-fi.

I don’t know what part of you I like, but I love you to you to death.

Nel 1999, Ma Dong-chan è un famoso produttore televisivo, mentre Ko Mi-ran fa parte del suo staff che accetta gli incarichi più pazzi per racimolare soldi per la famiglia. Un giorno, accettano di sottoporsi a un esperimento che li congelerà per un giorno. Le cose vanno male e restano imprigionati nel ghiaccio per 20 anni e inoltre al risveglio la loro temperatura è di soli 31.5 gradi.

Il drama è stato molto criticato, ma la verità è che non lo si guarda dalla giusta prospettiva. Onestamente, essendo il suo primo drama dopo 2 anni di leva, Ji Chang-wook poteva scegliere di meglio (ma di base non è molto bravo a scegliersi i drama, purtroppo), ma preso come drama a sé Melting Me Softly non è niente male. Solo che non spicca dalla massa. C’è lo sci-fi, c’è il romanticismo, c’è la commedia, ci sono le scene da pugno nello stomaco (la scena in cui Mi-ran rivede il fratello è qualcosa che scioglierebbe un cuore di pietra), ma nell’insieme il drama non è nulla di più che piacevole. Te lo guardi, lo apprezzi e poi passi subito ad altro.
C’era la chimica, ci sono anche dei baci decenti (pochi ma ci sono), lo spunto iniziale è abbastanza originale, ma gli manca quel qualcosa che lo renda speciale, che te lo faccia rimanere nel cuore per lungo tempo.
Non è né carne, né pesce. Né bellissimo, né bruttissimo, si ferma proprio a metà di ogni cosa.
Insomma, consigliato se non avete altro da vedere, perché in giro c’è di meglio (ma anche di peggio).

Psychopath Diary. Ssaikopaeseu Daieori. K-drama. 2019-20. 16 episodi. Comedy, Thriller.

“Killing people who are weak and powerless does not fulfill my impulsive desires.
But I’m a psychopathic serial killer. What happens if I want to kill someone again? 
I’ll just think about that when it happens.”

Yook Dong-sik, oppresso da problemi in famiglia e sul lavoro, sale sul cornicione di un palazzo per suicidarsi. La paura però lo prende e quindi lascia perdere. Mentre se ne sta andando, assiste a un omicidio e finisce per trovarsi in mano con il diario del serial killer. Prova a fuggire prima che l’assassino lo scopra, ma in strada una volante della polizia lo investe. Al suo risveglio, si ritrova senza memoria e con in mano il diario, pertanto finisce per credere di essere lui il serial killer descritto tra le pagine. Dopo un momento di sconcerto, cerca di agire di conseguenza. Cerca è la parola chiave.
Intanto, per una serie di circostante, continua a trovarsi ad avere contatti con la poliziotta che l’ha investito e il serial killer è alla ricerca del diario in cui sono riportati i suoi omicidi.

Al termine di Make Our Days Count, ero così scioccata e distrutta che ho avuto un bisogno assoluto di cominciare qualcosa che mi tirasse su, quindi mi sono detta: perché non iniziare Psychopath Diary?
Niente amore, niente sentimenti, niente angst, solo un cretino che perde la memoria in un incidente e trovandosi in mano il diario di un serial killer pensa di esserne il proprietario.
Era esattamente quello di cui avevo bisogno in quel momento.
Merito della recitazione sempre un po’ over the top di Yoon Shi-yoon (già in precedenza apprezzato in Your Honor QUI), mi sono fatta delle grandi risate. Nonostante il tema e qualche spunto anche interessante, non è un drama per pensare. Il protagonista è un idiota dall’animo buono che si convince di una cosa nonostante tutti gli indizi suggeriscano il contrario, ma l’insieme delle situazioni che si trova ad affrontare, vi farà passare delle ore piacevoli. Gli episodi, nonostante siano un po’ lunghetti (alcuni raggiungo anche i 75 minuti), vanno via bene perché oltre alla parte comica, regge bene anche quella thriller – pure se spesso assurda –, con il serial killer, interpretato da Park Sung-hoon (che non ha le stesse doti attoriali della co-star, ma si fa apprezzare).
Mi sono piaciuti come personaggi sia il lead cretino sia il serial killer, entrano entrambi fatti bene, mentre la poliziotta è il punto più debole del drama. Aveva molti momenti in cui era una brava poliziotta e un personaggio interessante, ma anche troppi in cui commetteva errori che una persona con il suo addestramento non dovrebbe fare. Peccato.
Come potete vedere dai generi, di romanticismo non c’è traccia. Dong-sik stringe amicizia con la poliziotta, ma è tutto qui, anche se, a onor del vero, alcune scene che davano da pensare ci sono state. Comunque sia, non è stato affatto un problema. Io sono una shipper nata, potrei shippare anche due pietre se ci vedessi del potenziale, ma nel caso specifico avevo proprio bisogno di una cosa così, quindi ben venga.
Avete bisogno di un drama per riprendervi da una batosta emotiva? Ecco la risposta che fa per voi.
In Corea se lo sono visti 4 gatti e un cane, ed è un vero peccato, perché merita molto di più di quello che ci si aspetterebbe.
Ho adorato il finale, mi ha lasciato proprio soddisfatta, alla pari del fu The Tale of Nokdu, sebbene per motivi diversi.

Princess Silver. Bai Fa. C-drama. 2019. 58 episodi. Romance, Historical, Dramatic, Wuxia.

“I love her, but it doesn’t mean that I have to possess her.”

Rong Le è un principessa senza memoria. Suo fratello è un imperatore e pertanto viene spedita in un altro impero per sposarne uno dei principi (e anche per una missione segreta) e formare un’alleanza. Solo che quest’ultimo, Wu You, non la vuole. Rong Le allora, per non essere mandata via seduta stante e vedere la sua missione fallire sul nascere, propone di aspettare sei mesi per avere la possibilità di conoscere meglio il principe o altri possibili candidati dell’impero. Nel mentre, assume l’identità segreta della proprietaria di una casa del tè. Il principe, dato che mentre è la principessa indossa una maschera per un’usanza del suo paese, non la riconosce e dopo una serie di incontri se ne innamora, ricambiato.

Sto avendo un periodo in cui mi piace seguire storici cinesi (continuerò a dare la colpa di questo a The Untamed), però sono lunghi, quindi ci vuole parecchio tempo per finirne uno. Questa volta è toccato a Princess Silver di ben 58 episodi. È una storia molto complicata, piena di tradimenti (non quelli amorosi, tranquilli. Circa…), identità segrete, matrimoni (e annullamenti), vendette, morti e… ho detto tradimenti? Perché ce ne sono molti! Ma anche tanto amore, pure se molto spesso sofferente.
Molto sofferente. 
È quel tipo di drama che è una vera e propria epopea, un po’ come fu per Ever Night (di cui tra l’altro è in corso ora la seconda stagione), solo con meno soldi e meno personaggi. Ci sono molte storyline, molti personaggi, i lead possono stare separati anche per 4-5 episodi di fila senza mai comparire insieme nella stessa scena (ahi, che dolore quella parte…), quindi è un drama più adatto a chi cerca uno svolgimento amoroso lento (slow born) o pieno di insidie. È lontano anni luce da drama storici cinesi come The Eternal Love e The Love By Hypnotic che sono molto focalizzati sulla storia d’amore principale, dove in Princess Silver è sii importante, ma c’è anche altro, come le vendette, la guerra e la politica.


Per quanto, comunque, Wu You e Rong Le arrivino a essere quel tipo di Power Couple che non si può fare a meno di amare e di tifare intensamente per loro. Il romanticismo non è tutto in Princess Silver, l’ho detto e l’ho ripeto, ma non è manchevole di gesti d’amore che vi faranno battere il cuore.
Purtroppo, anche in Princess Silver, come fu per Hotel Del Luna, ho mal sopportato il second lead, sebbene per motivi completamente diversi. In Hotel Del Luna perché è un patetico omuncolo senza spina dorsale, qui perché è un essere ossessivo (non ti ama! Se hai una donna bella e brava che ti viene appresso e smuoverebbe i monti per te, stai dietro a lei e non rompere la lead!) e che l’amore altruista non sa manco dove sta di casa! A differenza di molti, troppi, commenti di altri spettatori, io non ho mai provato pietà per lui, manco per un minuto (no, nemmeno le ultime puntate. Io non perdono altrettanto facilmente). Lui è la causa per averci messo una settimana per vedere dieci episodi del drama (tra la 17° e 27° puntata, circa), perché non ne potevo più di vederlo costantemente con quel muso lungo e geloso. Poi sono arrivata al punto che ho superato il confine dell’odio per questo personaggio e sono arrivata all’incredulità per come agiva. Non l’avrei perdonato mai nemmeno se si fosse prostrato in ginocchio per 30 anni. L’altro second lead, invece (sì, questo drama aveva tendenze da “reverse harem”), avrei voluto che la sua triste storia mi coinvolgesse più di quanto abbia fatto. Ma dato che ha passato anni a mentire a Rong Le per proteggerla anziché cercare di risolvere i problemi insieme come farà poi Wu You, mi sentivo contrastata con lui. Non lo odiavo, ma nemmeno riuscivo ad amarlo e sicuramente non a volerlo come The One per Rong Le.
Di solito, si tende ad apprezzare più la prima parte di un drama, perché spesso negli ultimi episodi sono meno belli o il brodo viene allungato, qui è più o meno il contrario. Sebbene la prima metà sia interessante, ho amato molto di più la seconda, perché la trama accelera di botto e avvengono un sacco di avvenimenti che ti tengono incollato, un sacco di belle scene amorose, colpi di scena e necessarie spiegazioni che attendevi da tempo.
Il drama pecca un po’ sul lato passionale. Darò la colpa a The Eternal Love e The Love By Hypnotic che mi hanno abituato male, ma con una relazione così intensa, qualche bacio in più ci sarebbe stato. A parte questa mia piccola pretesa, lo consiglio spassionatamente.

E concludiamo con gli sconsigli. Il mio problema con Welcome 2 Life (K-drama. 2019. 16 episodi. Rom-com, Fantasy) sono io. L’idea mi piaceva un sacco, perché è sostanzialmente The Family Man (il famoso film americano che replicano un anno sì e l’altro pure) coreano con gli avvocati e i poliziotti, ma nonostante le buone aspettative, già sul finire del primo episodio mi ha buttato giù con un tipo di umorismo volgare che a me non piace affatto. Cosa che poi si è ripetuta ulteriori volte, a cui poi si sono aggiunte  trame verticali (i cosiddetti “casi”) che non mi prendevano per nulla (il che è strano, perché in genere i coreani sono bravi su questo fronte e riescono sempre a coinvolgermi), una relazione romantica che funzionava un episodio sì e l’altro no (con me, dico, emotivamente parlando) e una bambinetta piuttosto antipatica.
Insomma, sono arrivata a metà che della redenzione del protagonista (cioè la parte obiettivamente più interessante) non mi fregava granché e ho capito che c’era qualcosa che non andava. Devo aver sbagliato drama, purtroppo capita.
Quindi il mio non è uno sconsiglio a prescindere, il drama non fa schifo, ma non faceva per me.
Altro no per me è My Holo Love (K-drama. 2020. 12 episodi. Romance, Sci-fi), e anche in questo caso pare che il problema sia mio visto che pare sia piaciuto a tutti tranne che a me.
My Holo Love è la storia di questa ragazza che si ritrova in mano un paio di occhiali che le permettono di vedere, indossandoli, un’immagine olografica molto tecnologica e realistica, che tra l’altro ha lo stesso aspetto fisico del suo programmatore.
I primi 3-4 episodi mi erano sinceramente piaciuti, i problemi sono iniziati dopo. Tra l’altro è un genere che apprezzo, mi ricordava un po’ Are You Human Too, solo che, per quanto mi riguarda, l’esecuzione è pessima. Passi l’essere pieno di cliché (pure Crash Landing on You – che sto per finire e troverete nel mio prossimo Say Yes To The Drama, ma almeno quello è bellissimo e si segue con piacere), ma non sono riuscita a mandare giù il resto. Per quanto mi riguarda, era troppo, troppo assurdo che lei non si accorgesse, per parecchie ore/giorni di avere a che fare un ologramma quando il lead fa finta di essere il suo prodotto. Facevano passare la protagonista troppo per una deficiente. Si possono dare tutte le giustificazioni del mondo a questa storia, ma la verità è che NON aveva senso. Per quanto l’immagine fosse realistica e anche mettendo che la voce fosse assolutamente naturale, è comunque qualcosa di non reale, qualcosa che non ha peso e consistenza, che non respira, che non ha calore o odore. Una cosa del genere può fregarti per 5 minuti e a una certa distanza, ma prima o poi devi notare che qualcosa non va. Da quel momento (e anche il fatto che il lead continuasse a prenderla in giro), qualcosa in me si è rotto. Ho cominciato a perdere rapidamente interesse per la trama e ho finito il drama giusto perché avevo l’influenza, non avevo altro da vedere ed essendo breve (dodici episodi da 50 minuti), non mi sarebbe cambiato nulla essendo ormai a metà storia. Però no, non è un drama che mi è piaciuto e non mi sento di consigliarlo nonostante abbia un bel finale. Però, sul serio, a quanto pare tutti lo hanno amato tranne me (che ne ho visto solo i difetti), quindi dategli comunque una possibilità.

E con questo abbiamo concluso il listone di questo febbraio 2020, il primo Say Yes To The Drama del nuovo anno. Voi avete visto qualcuno dei drama proposti? Fatecelo sapere con un commento!

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Nσи sσlσ Ðяαмα иеllα Teѕтα*_TheWorldDrama_* | A.A.A cercasi dramas disperatamente | DRAMA che passione | I love telefilm & film ∞

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