Film

Recensione | Tolo Tolo

Ogni maschera proposta al cinema ha le sue peculiarità, non tutte però possiedono dei luoghi di racconto che plasmano la loro personalità. Fantozzi, ad esempio, è legato a due ambienti principali che definiscono quella maschera, difatti senza l’azienda per cui lavora o la casa in cui vive il suo malessere, Fantozzi perderebbe il suo ruolo di ragioniere fallito e insoddisfatto da tutto ciò che ottiene. Altre figure chiavi del nostro cinema, come Totò o la coppia Franco e Ciccio, non sono legate principalmente a dei luoghi e possono essere inserite in contesti sociali e periodi temporali, lontanissimi rispetto a precedenti apparizioni. La maschera inventata da Luca Medici, ossia Checco Zalone, non esiste senza il viaggio. La sua peculiarità principale è legata a un luogo di racconto lontano dal proprio paese d’origine, qualunque esso sia, da Milano all’Africa, il ruolo di migrante è definizione della sua maschera, la quale si scontra con nuovi usi e costumi regionali o perfino fuori l’Italia.

In Tolo Tolo, prima regia di Luca Medici, questa sua natura ha finalmente il giusto budget per affrontare il viaggio più difficile e discusso da tutti, portando Checco Zalone in Africa e facendolo scontrare con una realtà migratoria attualissima. Tolo Tolo perciò ancor prima dell’intreccio e del comparto visivo, porta con sé probabilmente il miglior soggetto che potesse mai realizzare, segnando almeno da questo punto di vista, un risultato difficile da superare successivamente. La maschera può essere interpretabile, rivalutata nel corso del tempo come quella di Fantozzi ed è sempre oggetto di moltissime discussioni politiche, nello specifico quella di Zalone, è stata sempre un po’ qualunquista e fraintendibile. Anche, “Immigrato”, video promozionale utilizzato come trailer del film, ha generato numerose reazioni da destra a sinistra, costruendo ancor di più la curiosità per il prodotto audiovisivo in analisi quest’oggi.

Tolo Tolo è anche la presa di posizione politica per la maschera di Checco Zalone, dividendo il pubblico che ovviamente non ha apprezzato l’ideologia dietro l’opera diretta da Luca Medici. A seconda del proprio orientamento politico, il coraggio di schierarsi è sempre positivo e il film cerca in tutti i modi di non essere “buonista”, tratteggiando la figura del migrante come quella di un essere umano che può tradire, amare ed essere gentile con il prossimo, come ogni altra persona di qualunque città. La scansione degli eventi narrati, nei film con Checco Zalone, ha gli intermezzi musicali che approfondiscono la visione del protagonista, tuttavia a differenza del passato, gli episodi musicali non sono incisivi ma riescono solo a rallentare maggiormente il viaggio e a spezzare il ritmo della narrazione.

Tolo Tolo è anche più ambizioso nel cercare un’estetica più attenta a ciò che può offrire, non fermandosi solo alla sceneggiatura ma cercando tramite regia e montaggio di coinvolgere emotivamente meglio lo spettatore, una pratica antica nella storia del cinema che però i precedenti film con Zalone non attuavano con questo impegno. Quest’opera, pur con tutti i suoi difetti, è il pensiero compiuto, diretto e scritto in parte (l’altra penna è Paolo Virzì, perciò non uno qualunque) di un nuovo cineasta del nostro cinema che porta la sua maschera migrante in un continuo viaggio verso territori sempre più ostici.

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Ringraziamo: Because i love films and Tv series | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ |Citazioni film e libri

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