Legacies/Telefilm

Recensione | Legacies – Seconda Stagione, Parte A (2×01 – 2×08)

L’anno scorso iniziavo Legacies senza alcuna particolare aspettava e invece mi sono ritrovata completamente catturata da questa serie dopo pochi episodi (trovate qui la mia recensione della prima stagione), tanto da crearmi aspettava abbastanza elevate per la seconda stagione. Tutto sommato devo dire che queste aspettative non sono state disattese, però, in tutta onesta, non mi sento nemmeno di dire che questa prima parte della nuova stagione mi abbia entusiasmato. Non so dirvi esattamente cosa non abbia funzionato, ma ho avuto la costante sensazione che mancasse qualcosa, un elemento che riuscisse a catturarmi come era successo in precedenza. Probabilmente era ingiusto aspettarsi uno show altrettanto brillante perché gli inizi delle serie sono e devono essere sempre folgoranti, però non posso negare che ci sia una punta di delusione nei confronti di questi primi otto episodi. Non c’è nulla di sbagliato in assoluto, ma non ci sono stati nemmeno netti miglioramenti o nuovi elementi che abbiano contribuito aa innalzare anche solo di poco il livello dello show. Andiamo ad analizzare nel dettaglio i vari archi narrativi e le parabole dei diversi personaggi.

Partiamo ovviamente da Hope che si conferma la perfetta protagonista della prima stagione. Non so quanto sia popolare questa opinione, soprattutto nel fandom italiano, ma io penso che lei sia, nonostante tutto, la parte migliore di questa serie. Legacies è uno show corale, va avanti anche senza di lei, come ben dimostrano i primi episodi di questa stagione in cui le sue interazioni con gli altri personaggi sono state piuttosto scarse visto che tutti si erano dimenticati di lei, ma è innegabile che con il suo ritorno al centro della scena tutto abbia assunto una luce nuova. Ecco, sì, Hope porta luce in questo show. Non è una protagonista ingombrante e invadente che accentra su di sé tutte le attenzioni, ma è la colonna portante della serie, quella senza cui piano piano tutto l’impianto narrativo crollerebbe. Hope, inoltre, continua a dimostrarsi l’eroina del suo mondo. Lo è stata quando si è sacrificata nello scorso season finale e lo è stata all’inizio di questa stagione quando, pur essendo tornata da Malivore e avendo tutto il diritto di riprendersi la sua vita, ha scelto di farsi da parte perchè credeva fermamente che tutti fossero molto più felici senza di lei. Ha scelto di fare un passo indietro per il bene degli altri; ha aiutato il ragazzo che ama a mantenere in piedi la relazione con una delle sue migliori amiche (direi quasi sorella ma il fatto che entrambe abbiano ammesso di avere avuto una cotta l’una per l’altra mi fa pensare che sia meglio non usare questa definizione); ha cercato in tutti i modi di non rompere quel rapporto (osceno) creatosi tra Landon e Josie, anche dopo che tutti avevano riacquistato la memoria, a dispetto del fatto che questo la facesse soffrire enormemente; e ha mostrato pietà, compassione e comprensione per Clarke, nonostante lui abbia cercato in tutti i modi di farle del male e di impedirle di tornare alla sua vita. In fin dei conti in questa prima parte di stagione Hope non è cambiata poi molto perchè era già un personaggio maturo con tutte le fragilità che si porta dietro. Ha dimostrato di essere all’altezza del compito che, bene o male, sembra gravare sulle sue spalle e del ruolo da leader naturale che, pur non volendo, si ritrova spesso e volentieri a ricoprire.

Restiamo in argomento ma passiamo a Landon che è stato messo a dura prova in questa seconda stagione, soprattutto da quando ha riacquistato la memoria. Ammetto, senza troppe difficoltà, di aver mal tollerato la sua relazione con Josie e di averla considerata una delle cose più brutte dell’universo di TVD, perchè questi due personaggi insieme sono noiosi, melensi, privi di chimica e di qualsiasi dinamica che possa essere anche solo vagamente interessante. E inoltre, se proprio devo dirla tutta, mi ha veramente infastidito il loro discorso nel secondo episodio durante il quale Landon insinua che Josie non sia mai stata in una relazione in cui quello che lei voleva contasse. Ecco, mi dispiace, ma io questo concetto, da sostenitrice di Penelope e Josie quale sono, proprio non lo posso sopportare. Penelope ha fatto letteralmente di tutto perchè Josie mettesse al primo posto le sue necessità, la sua felicità e i suoi desideri. Ha sacrificato persino ogni possibilità di poter tornare con lei affinché Josie lo capisse, quindi che ora arrivi Landon a fare certe affermazioni e che lei annuisca in silenzio, mi sembra al quanto fuori luogo. Per il resto, devo dire che non mi sento in alcun modo di criticare il comportamento di Landon in tutta questa situazione. Si è avvicinato a Josie, ha creato con lei un rapporto e ha cercato di essere per lei il miglior fidanzato possibile, anche quando questo compito si è rivelato difficile. Ho sempre fatto il tifo per Hope e Landon è ho trovato la coppia formata da quest’ultimo e Josie davvero inguardabile ma ho comunque apprezzato che si sia data dignità ad una storia che è andata avanti per più episodi e in cui entrambi i personaggi avevano investito dei sentimenti. Sarebbe stato troppo semplice se entrambi, ricordando Hope, avessero deciso di far finta di nulla, dimenticandosi quanto successo fra loro o trattandola come una parentesi. Invece no. Questo rapporto è esistito, ha lasciato degli strascichi ed era giusto affrontarli. Ho trovato quindi molto giusto che Landon si sia preso del tempo per riflettere e che, alla fine, prima di correre tra le braccia di Hope abbia preferito essere onesto con Josie. Anche il discorso che le fa è piuttosto corretto perché tutto quello che dice su di lei è vero. È palese che non si penta della loro storia ma è altrettanto chiaro a chiunque, anche grazie alla proiezione fisica del suo inconscio, che il suo cuore vada da un’altra parte. Questo triangolo, se mal gestito, si sarebbe potuto rivelare disastroso ed io ero già pronta a rivedere una riproposizione dell’imbarazzante momento in cui Elena lascia Stefan ma non è nemmeno in grado di dirgli la verità sui suoi sentimenti per Damon. Ancora una volta, invece, Legacies dimostra di aver imparato dagli errori del suo “genitore”, e mette in campo una gestione matura e corretta, ma non per questo priva di pathos, di una delle più classiche dinamiche dei teen drama

Un altro personaggio che ha continuato il suo percorso di crescita è sicuramente Lizzie che ha ormai compiuto la maturazione da ragazzina egocentrica ed egoista ad adolescente consapevole e alla perenne ricerca del suo posto nel mondo, senza che però questo comporti l’eclissi totale delle necessità altrui, soprattutto quelle della sua gemella. Da apprezzare è anche il fatto che attraverso di lei si cerchi di affrontare il tema della salute mentale, accennando a percorsi terapeutici, senza però spingersi in un territorio in cui Legacies non ha né basi né autorità per sconfinare. Lizzie sta crescendo in fretta e il suo personaggio migliora a vista d’occhio. Questo è evidente dal suo rapporto con Josie, che ora è molto più equilibrato e molto meno di dipendenza reciproca, ma soprattutto da quello con Hope. Nella scorsa stagione abbiamo visto Lizzie odiarla per l’invidia dell’affetto che Alaric nutre per lei e per la sua naturale capacità di attirare l’attenzione, l’abbiamo poi vista fare dei passi verso di lei, fino a diventare colei che ha letteralmente sorretto Hope durante il suo crollo. E in questa stagione il legame tra di loro si è rafforzato, trasformandosi in una vera amicizia che più volte abbiamo avuto modo di vedere. Il problema di Lizzie, però, rimane il rapporto con i suoi interessi amorosi. Nello specifico l’incapacità di iniziare con loro delle relazioni sane che partano da una conoscenza graduale e non basate su un colpo di fulmine, prettamente estetico, che si trasforma in ossessione alimentata dalla brama di conquista. Mentre, infatti. il povero MG cerca di attirare la sua attenzione, lei continua a correre dietro ai nuovi arrivati, con cui si fissa senza alcun apparente motivo. In questo senso, quindi, direi che Sebastian non è diverso da Rafael, quanto meno non per il modo in cui Lizzie lo vede. La differenza sta nel fatto che lui per ora sembri ricambiare questo desiderio, nonostante anche il tenebroso vampiro non appaia propriamente mosso da profondi sentimenti. Per altro, ho trovato il suo personaggio una bruttissima copia di Damon Salvatore. Nella recensione della prima stagione parlavo di come Penelope fosse una versione femminile e molto riuscita di Damon. Ecco, Sebastian invece ne è una copia sbiadita e, per quel che mi riguarda, anche abbastanza irritante. Quel tono di voce lascivo e finto sexy, quel savoir fair da casanova di altri tempi e quell’ostentazione del fascino che sa di avere, risultano eccessivamente finti e costruite. Per altro la volontà di ricalcare il più grande dei due Salvatore è piuttosto chiara anche dall’aspetto fisico dell’attore scelto che ha una somiglianza marcata con Ian Somerhalder. Ma non bastava scopiazzare Damon, bisognava anche mettere in scena la stessa dinamica del Delena. Il tutto emerge chiaramente dal midseason finale che cerca di riproporre senza avere alcuna base, la mitica 3×19. Il viaggio in macchina, l’attrazione fisica crescente, il continuo stuzzicarsi, il discorso pseudo profondo che mostra il lato buono e sensibile del bad boy di turno, gli addominali, con tanto di inquadratura dedicata, che fanno tentennare e cedere la ragazza…è tutto identico. Peccato che stavolta non ci sia stato nessun Jeremy ad interromperli. Per quel che mi riguarda questa storia è un gigantesco no perchè, al contrario del Delena che cerca palesemente di scimmiottare, manca totalmente di slowburn e questo la rende inconsistente. Per carità, saranno anche scenografici quei due sul cofano della macchina in mezzo ai boschi, così non ci facciamo mancare nemmeno il riferimento ai Klaroline, ma credo che il personaggio di Lizzie, proprio in virtù della grande crescita che sta facendo, meriterebbe una vita amorosa altrettanto di spessore.

Chi invece ha buttato alle ortiche tutto il percorso fatto nella prima stagione, è Josie, che ancora una volta si ritrova a bramare qualcosa o qualcuno che non può avere. La differenza con il passato, però, è che questa Josie è disposta a combattere per quello che vuole, anche a costo di ricorrere alla magia nera. Sono assolutamente di parte nel dire questa cosa, ma vi assicuro che nel guardarla mentre si faceva manipolare dal finto preside solo per poter tenere Landon con sé, ho immaginato per tutto il tempo Penelope intenta a dare testate contro tutti i muri del Belgio. Perché, sinceramente, non è possibile che non abbia imparato nulla. Non è possibile che tutta la consapevolezza che sembrava aver acquisto dopo la partenza di Penelope, si sia ridotta a puntare i piedi per volersi tenere un ragazzo palesemente innamorato di un’altra. Non era questo che Penelope intendeva quando le ha detto che doveva imparare a combattere per se stessa, e soprattutto non è questo atteggiamento che potrebbe farla sopravvivere alla fusione con Lizzie. Lottare per raggiungere i propri obiettivi è ben diverso dall’impuntarsi su qualcosa ed essere disposti a snaturarsi pur di ottenerla. Josie ha incanalato male la risolutezza e la consapevolezza che la partenza di Penelope e, più in generale, quello che lei ha fatto per aprirle gli occhi, le avevano dato. Ha preso quello spinta e l’ha trasformata in qualcosa di negativo. La voglia di rivalersi e di riprendersi tutto quello di cui si era privata, l’hanno trasformata in una persona profondamente egoista e capricciosa che forse è addirittura regredita rispetto al passato. A parole ha detto di voler essere più forte, più attenta alle proprie necessità ma di non voler essere egoista, soprattutto nei confronti di Hope e Landon. Nei fatti, però, tutte queste buone intenzioni restano solo chiacchiere. Sono curiosa di vedere che piega prenderà da adesso in avanti il suo percorso

Chiudo questa carrellata sui vari personaggi con Rafael che è rimasto lo stesso licantropo noioso e invaghito senza alcun motivo sensato di Hope e che si trascina da un posto all’altro senza un perchè. Non vedevo la sua utilità nella prima stagione e ancor meno la vedo adesso. A parte prendere due di picche da Hope in ogni situazione possibile e ribadire a Landon che loro due sono fratelli, qual è il senso della sua esistenza in questo universo? Se qualcuno ha idee in proposito, mi illumini per favore.

Parlando della trama più in generale credo che qui risiedano le maggiori pecche di questa prima parte della seconda stagione. Infatti, la serie è rimasta legata alla dinamica del mostro della settimana ma, a differenza della prima stagione, sembra non avere ancora una trama orizzontale ben definita. Abbiamo visto gli strascichi della questione Malivore, soprattutto con la dimenticanza collettiva dell’esistenza di Hope, e solo negli ultimi istanti del midseason finale è apparso quello che sembra essere il cattivo finale della stagione. Ricorda quasi una struttura da videogame anni ’90 con i vari livelli e poi il super boss finale. Di per sé, non è che in assoluto non funzioni, ma è una dinamica noiosa e ripetitiva che in più non contribuisce a dare organicità alla narrazione generale. Alla fine dei conti, nel guardare gli episodi, spesso e volentieri mi sono trovata totalmente disinteressata alle vicissitudini del cattivo della settimana perchè, bene o male, esse risultavano come un’inutile interruzione alla storyline orizzontale che mi interessa molto di più. Non mi è mai passato per la mente che uno dei vari antagonisti apparsi nei più svariati modi potesse essere un reale pericolo per qualcuno dei personaggi per cui la sua presenza, per me, perdeva totalmente di senso. Questa struttura che si avvicina molto a quella di un procedurale era già presente nella prima stagione ma credevo fosse solo un espediente per introdurre gli spettatori, nuovi e vecchi, al mondo della Scuola Salvatore. Ritrovarla riproposta in maniera così accentuata anche nella seconda, è qualcosa che non mi aspettavo e che soprattutto, a mio giudizio, non funziona molto bene. Mi auguro che con il procedere degli episodi il tutto assuma una dimensione più orizzontale con una trama più complessa ed intrecciata.

Tirando le somme di questa prima parte di stagione, quindi, proprio come dicevo all’inizio della recensione, non mi sento di dire che qualcosa in particolare non abbia funzionato o che ci siano degli elementi molto negativi, però non c’è quel guizzo positivo che mi aveva fatto appassionare così tanto lo scorso anno. Immagino che, nella testa di Julie Plec, questo elemento sia rappresentato dall’imminente ritorno di Kai Parker, sul quale io invece rimango molto scettica perchè, al contrario di molti, ho sempre mal sopportato questo personaggio. Spero solo che il suo ingresso nella storia sia funzionale ad una progressione più orizzontale della trama e ad un aumento di complessità della stessa. Detto ciò, in ogni caso Legacies rimane uno show molto piacevole, che intrattiene e coinvolge lo spettatore. Ha mantenuto una certa maturità di fondo, tutt’altro che tipica dei prodotti di questo genere, e anche una certa coerenza narrativa con quanto mostrato nella prima stagione. Credo che ormai abbia trovato la sua dimensione quindi ora non gli resta che smussare gli angoli e aggiustare quei piccoli difetti che lo rendono ancora un po’ acerbo. Il margine di miglioramento c’è, tutto sta nel vedere come decideranno di sfruttarlo.

Ah, quasi dimenticato: ridatemi Penelope Park, grazie.

Legacies tornerà il prossimo 16 gennaio dopo la pausa natalizia.

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