Film

Recensione | Storia di un matrimonio

Con sei nomination ai Golden Globe (e sono solo le ultime candidature di una sfilza di premi che questo film questo film ha ricevuto), Storia di un matrimonio è uno dei film più attesi della stagione, e a ragione. Pubblicato su Netflix il 6 dicembre, aveva già riscosso successo sia negli Stati Uniti, dove era stato rilasciato in alcune sale, che alla Mostra del Cinema di Venezia, dove invece era in corsa per il Leone d’Oro. Tralasciando le varie polemiche sul tipo di piattaforma su cui si può vedere questo film – le stesse che hanno colpito solo qualche settimana prima The Irishman di Martin Scorsese e che in generale infiammano il mondo del cinema già da qualche anno – Storia di un matrimonio ha tutte le carte in regola per essere considerata un’ottima pellicola, a cominciare dalla sceneggiatura e la performance degli attori.

Il fulcro sono proprio loro, Nicole e Charlie, interpretati dai superbi Scarlett Johansson e Adam Driver. Sono loro il vero motore di una storia che di per sé non è nulla di troppo fuori dal comune, ma allo stesso tempo non risulta mai banale. La storia di un matrimonio del titolo comincia dalla fine, da quando i due si rendono conto che rimanere insieme non ha più senso: sono troppo diversi, hanno ambizioni troppo diverse in due città troppo distanti tra loro, così se Charlie è deciso a portare il suo spettacolo teatrale a Broadway, Nicole abbandona quella stessa compagnia in cui recitava per dedicarsi al pilot di una nuova serie tv a Los Angeles, sua città natale, portando con sé il figlio Henry.

L’intero film mostra come anche le migliori intenzioni per una separazione pacifica vengano minate quando Nicole decide di procedere per avvocati e ogni occasione è buona per guadagnare punti sull’altro e vedere cosa si prova a mettere se stessi al primo posto, almeno per una volta. Ma questa gara forsennata non può che trasformarsi in una bomba ad orologeria, che scoppia verso la fine del film, in una scena in cui i due si dicono le peggio cose e che probabilmente varrà a Scarlett tutti i premi per l’interpretazione femminile della stagione (li varrebbe anche per Adam, ma sarà quasi sempre in concorrenza col Joker di Joaquin Phoenix, quindi è dura fare pronostici…).

La parte più dura di questo film è vedere due persone continuare ferirsi a vicenda, talvolta senza neanche rendersene conto, nonostante continui ad esistere un fortissimo sentimento tra loro, perché entrambi ci tengono ancora, ma questo non basta più a far funzionare le cose. “Non smetterò mai di amarlo, anche se ormai non ha più senso”, scrive Nicole nella sua lettera su ciò che apprezza di Charlie, ed è qualcosa di così reale, di così “possibile” nella vita di tutti i giorni, che vederla rappresentata sullo schermo fa male. Ci ricorda che non solo d’amore vive l’uomo, ma servono tante altre piccole e grandi cose di contorno per far funzionare una relazione. È proprio questo a cui ho pensato mentre scorrevano i titoli di coda, che è un film reale, su un argomento – il divorzio – ormai nemmeno più così strano o straordinario, e nonostante questo riesce ad essere delicato e potente allo stesso tempo.

Quindi chapeau, vedremo se anche chi assegnerà i premi l’avrà apprezzato.

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3 thoughts on “Recensione | Storia di un matrimonio

  1. Per te farà il pieno di nomination anche agli Oscar, o la nota avversione dell’Academy nei confronti della Netflix porterà il film a venire snobbato in termini di candidature e/o di statuette?

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      • Fidati: se non fosse stato targato Netflix, Roma avrebbe vinto l’Oscar più importante a mani basse. Non perché fosse meglio di Green Book (anzi), ma perché era un film d’autore perfettamente in linea con i gusti dell’Academy. Grazie per la risposta! 🙂

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