Film

Recensione | Motherless Brooklyn – I Segreti di una città

Ogni genere cinematografico subisce le sue contaminazioni da altre tipologie di racconti, in primis per non risultare troppo piatto e schematico, facendo convivere all’interno della stessa opera dramma e commedia, ma specialmente per toccare le corde intime di ogni spettatore raccontando una storia d’amore, d’amicizia e tantissimo altro. Dopo diciannove anni Edward Norton torna alla regia e decide di farlo con un noir, genere cinematografico che ha delle regole narrative precise, su cui costruire la vicenda ed è chiaro quanto a Norton piaccia questa tipologia di racconto, distinguendosi per pochissime trovate e cavalcando a pieno il genere, risultando di conseguenza classico.

Potrebbe essere una debolezza e in effetti, chi ha visionato tante opere appartenenti a questo filone, può aspettarsi poco dalla trama trovando nell’intreccio molto di già visto, tuttavia è proprio la consapevolezza del regista di voler fare un noir puro, a determinare le ambizioni di Motherless Brooklyn, il quale comunque contiene commedia e melodramma. Nell’idea del personaggio principale interpretato dallo stesso Edward Norton, è già presente il lato divertente del film, poiché racconta di un improvvisato detective che deve seguire piste, interrogare persone e avere sempre un controllo saldo dei propri istinti, ma ha la sindrome di Tourette che ostacola tutto ciò che dovrebbe fare un buon investigatore. La storia si serve della morte di Frank Minna, mentore e amico del protagonista, per trascinare i personaggi in un complotto politico cittadino colmo di contraddizioni che sembra non avere buoni e cattivi, ma solo persone con diverse priorità in una New York degli anni 50.

La commedia espressa dalle situazioni buffe in cui si trova Lionel (Edward Norton) s’interseca con la storia sentimentale del film, pur rappresentando la minima parte del racconto che si focalizza sull’indagine. Eppure, forse una delle sequenze più riuscite dell’intero lungometraggio è proprio data dalla storyline amorosa tra Lionel e Laura, entrambi vittime delle mancanze genitoriali. Dopo un lungo primo incontro scandito dalle informazioni relative alla città e a chi la governa, i due si ritrovano in un jazz club a ballare sotto le note di Daily Battles, una delle tante tracce che rivestono ancora di più Motherless Brooklyn, di un’aura malinconica e romantica perfettamente in linea con il noir e la città che ne assume gli stilemi.

I vicoli, i jazz club e i ponti sono anch’essi molto importanti per il racconto del film, mentre quest’ultimo s’impegna pochissimo per costruire una narrazione originale ma raggiunge il suo obiettivo attraverso tutto ciò che lo compone, dalle interpretazioni notevoli alle riflessioni che non portano a niente di assolutista e il finale in questo è perfettamente riuscito. Altalenante a tratti e a volte poco incisivo su alcuni aspetti, Motherless Brooklyn ha il pregio fondamentale del noir: immergerti in un luogo seducente che ha dei segreti da svelare.

rima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Because i love films and Tv series | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ |Citazioni film e libri

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