Film

Recensione | Joker

A me il cinema smaccatamente derivativo non piace.

Inizio con quest’affermazione, perché per quanto Joker di Todd Philips non sia assolutamente malfatto, recupera tantissimo da precedenti opere consacrate nella settima arte e non sviluppa molto, quando è costretto a reggersi sulla proprie soluzioni di sceneggiatura. Così come ci fu un po’ una divisione per La Grande Bellezza di Sorrentino, chi lo detestava perché sembrava una bruttissima copia de La Dolce Vita di Fellini e chi lo elogiava perché si avvicinava a quel cinema, Joker sembra ripetere in modo molto minore quella divisione di opinioni. A differenza dell’esempio che lega Sorrentino e Fellini, Joker ha comunque delle sue idee che costruisce durante la narrazione, tuttavia sono sempre più deboli rispetto a quelle recuperate da Taxi Driver di Martin Scorsese, opera presa come punto di riferimento per il film in analisi.

Estate 1981, Gotham è sull’orlo del collasso a causa di politiche sbagliate che hanno gettato la città nel caos. Tra disordini civili, spazzatura e pestaggi, Arthur Fleck lavora come Clown e cerca di provvedere a sua madre, trascorrendo il suo tempo in una Gotham che lo vede emarginato da tutti. Quando anche quei pochi sussidi statali come medicine e incontri con specialisti vengono eliminati dalla politica, Arthur non ha più nessuna possibilità di salvarsi e diventa il peggiore prodotto di una società malata che lo ha abbandonato a suoi disturbi.

Joker è la storia di un uomo dimenticato dalla città in cui vive, cosi come il Travis Bickle di Taxi Driver era una persona con traumi fortissimi (in quel caso si trattava del Vietnam) lasciata a se stessa, senza nessun aiuto dalla società in cui vive. Cosa succede quando gli ultimi di una comunità decidono di ribellarsi? Entrambi i film rispondono a loro modo alla domanda, tuttavia se nell’opera di Scorsese ci sono opposizioni morali e ambiguità del protagonista ben più interessanti, in Joker è tutto molto più facile e meno impegnativo. Al di là delle citazioni evidenti al cineasta italo americano, il film di Todd Philips quando genera spunti di riflessioni legati al delirio di onnipotenza dato da un capovolgimento sociale del personaggio, da emarginato a simbolo di una rivolta, è meno potente e più convenzionale.

Quest’ultimo aggettivo è lontanissimo dalla performance attoriale di Phoenix che riempie di sfumature un personaggio esplorato molte volte, difatti non c’è stato nessun momento in cui è sembrato più vicino all’interpretazione di Nicholson o a quella di Ledger. L’attore protagonista già nominato tre volte agli oscar (Il Gladiatore, Walk The Line, The Master) riesce a trovare nel corso del film una dolcezza e una crudeltà magnifiche, senza mai sembrare incoerente con ciò che è accaduto in precedenza. Non è ancora certo il destino di Joker come prodotto audiovisivo, forse si vorrà introdurlo in una saga per via degli ottimi incassi che continua a ottenere. Come film stand alone funziona benissimo, ha tantissimi momenti incisivi ma ciò che recupera da Taxi Driver è davvero molto ed è impossibile non pensare a quanto sia derivativo dal capolavoro di Martin Scorsese.

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3 thoughts on “Recensione | Joker

  1. Riprende i temi di quel genere di film ma non é la brutta copia come nel caso della Grande bellezza con la Dolce vita, Joker é l’eccellenza. Bellissimo come hai definito l’interpretazione di Phoenix dolce e allo stesso tempo crudele. Se ti va di leggere la nostra recensione del film passa dal nostro sito e se ti va iscriviti

    Piace a 1 persona

    • Grazie per il commento. Ho letto la vostra recensione e non solo per nulla d’accordo nel definire eccellenza Joker, a causa dei motivi espressi nel mio articolo. Riconosco che ci sia una messa in scena molto curata, tuttavia mi sembra sempre che si sforzi continuamente, di essere molto più di ciò che è in realtà: una buona origin story.

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  2. Il Film è semplicemente bellissimo, la performance di Phoenix superlativa nulla meglio del suo nome si connette a Joker che rinasce dalle sue ceneri, il fatto che sia divisivo significa che ha colto nel segno cosa non facile per un soggetto proveniente dal mondo dei comics, ed un personaggio rifatto più volte anche a distanze recenti. In fondo la forza del film è nelle frase prova a metterti nei miei panni alla fine del film o anche quando sottolinea che sono pronti a versare lacrime per i molestatori da lui uccisi nella metro solo perché lavoravano per un azienda di grido e sono compianti dal padrone che nemmeno si era dato la pena di capire chi erano mentre ad altri che subivano lo stesso destino sono passati sopra senza voltarsi indietro. Immagino che da qualche parte lassù se la stiano spassando Bob Kane e Victor Hugo, autore dell’uomo che ride, da cui il primo a tratto spunto per la creazione del personaggio in questione.

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