Criminal/Telefilm

Recensione | Criminal : Regno Unito

La piattaforma streaming Netflix ha distribuito un nuovo interessante e ambizioso  prodotto. Si tratta di Criminal, serie tv antologica creata da  Kay Smith e Jim Field Smith, con due particolarità che hanno subito destato l’interesse del pubblico. Innanzitutto, si tratta di uno show composto da dodici puntate raggruppate per tre. Ogni blocco di tre episodi ha un’ambientazione differente. Inghilterra, Germania, Francia, Spagna. La seconda caratteristica di Criminal  è la sua ambientazione: tutta in una stazione di polizia, in particolare all’interno di una sala interrogatori. Unico punto in comune dei dodici episodi, difatti, è la tematica. Uomini e donne accusati di diversi crimini, interrogati e torchiati dai detective di turno. Un attore diverso per ogni episodio: una guest star, spesso di alto spessore, interprete di un personaggio la cui storyline si esaurisce in quaranta minuti di puntata. 

Complice la mia personale passione per i prodotti british, ho preferito cominciare dalla triade di episodi inglese. Attraverso l’analisi di ciascun episodio, cercheremo di capire se questo ambizioso esperimento, almeno per la “stagione” inglese, sia riuscito a colpire nel segno.

Ep.1- Edgar

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Il primo episodio ci presenta la storia del dottor Edgar Fallon, interpretato dall’attore britannico David Tennant (Broadchurch, Doctor Who). L’uomo è accusato di aver brutalmente ucciso la figliastra di quattordici anni, dopo aver più volte abusato di lei. Per ore, dinanzi alle incalzanti domande dei detective, risponde solo con un ermetico e secco “No comment”. Solo negli ultimi, serrati minuti, Edgar darà la propria versione della storia. Punto forte della puntata è senza dubbio la splendida performance di David Tennant. Attore versatile e parecchio sottovalutato, Tennant interpreta l’ambiguo personaggio alla perfezione, mettendo spesso in difficoltà lo spettatore. Chi è Edgar? Un mostro, che si è macchiato di un terribile delitto? Oppure un padre protettivo, ingiustamente accusato di un orrendo crimine? Lo spettatore, esattamente come i detective, esamina il personaggio, cercando di individuare i segni della sua colpevolezza. Vengono in parte delineati anche i personaggi dei detective (tra cui spicca un bravissimo Lee Ingleby), i quali ci accompagneranno per tutti e tre episodi. Ne esce così un avvincente duello psicologico, condito da un’ottima e serrata regia. Unica pecca di questo episodio risiede nell’eccessiva banalità della risoluzione finale. Sebbene sia brillante come i detective riescano a trovare l’innesco, la prova chiave per risolvere il caso, la soluzione finale risulta in parte insoddisfacente. L’episodio costituisce certamente un buon punto di partenza, presentando elementi con ottime potenzialità, eppure non riesce ad ammaliarci  completamente.

Ep.2- Stacey

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Passiamo dunque al secondo episodio. La protagonista di questa storia è una giovane e combattiva donna di nome Stacey, impersonata da Hailey Atwell (Captain America, Black Mirror). Accusata dell’avvelenamento del cognato, ora in stato comatoso, Stacey si mostra subito arrogante e sicura di sé. Basteranno poche domande delle due detective a farle confessare facilmente il crimine commesso, per cui non sembra provare alcun rimorso. La detective Hobbs (Katherine Kelly), però, non è soddisfatta del risultato ottenuto ed è convinta che Stacey non abbia detto la verità. Ne segue così un secondo confronto, che permetterà alla donna di aprirsi completamente e raccontare come sono davvero andate le cose, molto più complesse di ciò che sembrano. La puntata, sebbene segua la stessa impostazione della precedente, risulta  più coinvolgente e meglio scritta. A partire dal personaggio di Stacey: se all’inizio la donna appare sfacciata e orgogliosa, mostrerà progressivamente le proprie debolezze, rivelandosi una persona molto più vulnerabile di quanto credessimo. E’ la detective Hobbs a permettere tale rivelazione, mostrandosi comprensiva ed empatica con la ragazza. In fondo, come lei stessa afferma, sono entrambe donne in un mondo dominato da uomini. Ne consegue quindi un episodio più profondo: anche il finale (sebbene la rivelazione sia in un certo momento intuibile) è meno banale e più d’impatto rispetto al precedente. Menzione per la performance di Hailey Atwell. In contrasto con l’inespressività e la freddezza del misterioso Edgar, Stacey è un personaggio molto più emotivo; la Atwell è riuscita nel difficile compito di mostrare tutte le sfumature del personaggio, senza mai risultare eccessiva e sopra le righe.

Ep.3- Jay

Arriviamo dunque alla puntata finale, decisamente la più appassionante di questa stagione. La squadra deve interrogare Jay Muthassin (Youssef Kerkour), autista di camion accusato di aver trasportato illegalmente un gruppo di immigrati. Jay ha abbandonato il rimorchio con i migranti: compito dei detective è fargli confessare il luogo in cui essi, senza cibo e al freddo, si trovano, prima che sia troppo tardi. Già l’impostazione è differente rispetto ai precedenti episodi: l‘urgenza del caso si riflette sui detective, frustrati dinanzi al silenzio del sospettato. Ambientazione soffocante, dialoghi serrati, la lancetta dell’orologio che mostra il tempo che, inesorabilmente, scorre: mai come in questo episodio, lo spettatore si sente emotivamente coinvolto nella vicenda. Ed è proprio il coinvolgimento emotivo l’arma che il detective Hugo Duffy decide di utilizzare per farsi rivelare la posizione del rimorchio. L’uomo decide di parlare a cuore aperto con Jay, rivelandogli la propria più intima e personale debolezza. Attraverso un monologo intenso, a tratti commovente grazie all’ottima interpretazione di Mark Stanleyci viene mostrata la vulnerabilità dei cosiddetti “buoni”: le debolezze umane che si celano anche dall’altra parte della scrivania. Il confine tra bene e male, buoni e cattivi, diviene così molto meno netto di quanto ci piacerebbe credere. E’ proprio attraverso questa consapevolezza, questa messa a nudo delle proprie debolezze, che Hugo riesce finalmente a far parlare Jay. Inoltre, le caratterizzazioni dei detective vengono maggiormente delineate e ci fanno sperare ad un’eventuale seconda stagione, in cui le loro interessanti storyline verranno approfondite.

Nonostante qualche difetto nel primo episodio, il giudizio complessivo di Criminal: UK è decisamente positivo. 

I serrati e intensi duelli psicologici tra detective e sospettato non costituiscono solo tasselli di un brillante crime, ma anche un pretesto per mostrarci le sfumature del comportamento umano. Il tutto condito da un’eccezionale regia, attenta ai dettagli e perfettamente funzionale alla narrazione: nemmeno per un istante lo spettatore si sentirà annoiato dall’ambientazione unica, ma anzi la tensione rimane costante fino alla fine. Non ci resta dunque che sperare che le altre tre versioni di questo originale crime siano all’altezza di questo piccolo gioiellino.

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Ringraziamo: David Tennant Italian Page | Film & Serie TV | Serie Tv News | Crazy Stupid Series Quelli delle Serie TV | Serie tv Concept | I love telefilm & film ∞

 

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