Carnival Row/Telefilm

Recensione | Carnival Row

Carnival Row è il nuovo gioiellino fantasy di Amazon Prime, da poco rinnovato per una seconda stagione. Le premesse perché questa serie -la cui prima stagione è composta da otto episodi- diventasse un successo c’erano tutte, a partire dal genere sempre amato dal pubblico sino ad arrivare al cast.

Rycroft Philostrate e Vignette Stonemoss, interpretati rispettivamente dal sempreverde Legolas Orlando Bloom e da Cara Delevigne, sono i protagonisti di questa avventura che si snoda tra passato e presente. I due personaggi sono collegati da una vecchia storia e da azioni compiute, le cui conseguenze li accompagneranno per tutta la durata della narrazione, tendendo il filo che li lega fino, quasi, al punto di spezzarlo. Cosa che però non avverrà mai, perché sono indissolubilmente connessi non solo da quella relazione martoriata e sofferta, ma anche dal passato di Philo e dai suoi segreti, di cui solo Vignette è a conoscenza.

Le differenze tra i due protagonisti ci vengono mostrate subito. Lui è il rispettabile Ispettore della Gendarmeria di Burgue, città umana nella quale hanno trovato rifugio tantissimi Fae, creature fatate in fuga da un’antica guerra che ha devastato le loro terre, trasformandoli in fuggitivi disperati. Lei è una pix, una fata dalle ali iridescenti che naufraga a Burgue, venendo venduta come domestica a una famiglia per ripagare un debito, ma che finirà per diventare membro di un’organizzazione criminale chiamata Corvo Nero.

Così, mentre Philo indaga su una serie di crimini violenti che si perpetuano in città, minando l’apparente equilibrio che regna a Burgue anche dal punto di vista politico, Vignette cerca il suo posto in un luogo che non ha nulla da offrire a quelli come lei. The Burgue è infatti una città costruita per gli uomini, dove le creature fatate sono costrette a lavorare nelle case alla mercé dei ricchi umani, a prostituirsi per loro nonostante vogliano solo scrivere poesie o a vendere cibo e chincaglierie sulla Row, strada malfamata per via dei numerosi Fae che la frequentano. Proprio qui le loro strade si incroceranno ancora, incontro che porterà Vignette a rimettere in discussione gli ultimi sette anni della sua vita, passati cercando di dimenticare quell’uomo che aveva amato e che credeva morto.

Carnival Row è una serie fantasy ma anche thriller, cattura lo spettatore gettandogli addosso sempre più domande, sempre più sospetti, sempre più magia. La serie, ambientata in secoli in cui la tecnologia era un’idea ancora non afferrabile e in cui il pensiero della società valeva davvero qualcosa nella mente dei ricchi rampolli di nobile discendenza è, se vogliamo, molto moderna. Molto attuale.

Nella storia si fa infatti spazio quella di Imogen, la ragazza altolocata da cui Vignette viene assunta come domestica, giovane frivola che tratta con sufficienza, pregiudizio e disprezzo qualunque Fae, compreso il nuovo vicino di casa, il facoltoso Puck Agreus, soltanto per le corna che gli ornano il viso e gli zoccoli che spuntano dai suoi pantaloni, per poi scoprire che le apparenze ingannano e che un Puck può essere molto meglio della sua cerchia di amici snob e noiosi. Si fa spazio quella di uomo che ama le creature fatate e il mondo dello spettacolo e viene deriso per questo. Quella di un ragazzo ricco la cui famiglia di politici è piena di segreti, la cui madre che sembra odiare i Fae si rivolge a una strega per avere consulenze di ogni tipo; quella di un povero Puck che viene accolto come adepto da un gruppo di fanatici che si fustigano e commetto reati in nome dei loro dei.

Carnival Row è attuale perché parla di una società antica ma rispecchia quella moderna, ci mette davanti a situazioni reali. Parla di discriminazione, qui non dovuta al colore della pelle o all’orientamento sessuale ma alle corna, o alle ali. Discriminazione che avviene forse per invidia e forse per paura: paura del diverso, dell’ignoto, paura del cambiamento. Parla di una società che vorrebbe cambiare ma è tenuta ancorata al passato da persone che si vantano di essere progressiste ma che della parola “progresso” non sanno il significato, persone il cui cuore è troppo legato al potere, alla fama, alla reputazione per aprire davvero gli occhi e vedere che, alla fine, siamo tutti uguali. Parla di come le persone siano pronte a cambiare completamente opinione su qualcuno che hanno sempre rispettato di fronte a una verità superflua, a un coming out fatato.

E parla di persone, come Philo e Vignette, a cui non importa delle ali, delle corna o degli zoccoli, a cui non interessa che tu sia umano, Fae, Puck, strega o un burattinaio triste, persone che stanno dalla parte di chi ha buone intenzioni indipendentemente dall’aspetto che ha ereditato alla nascita.

Carnival Row non è soltanto una serie fantasy da guardare per passare il tempo, è anzi piena di spunti che si riflettono sul mondo in cui viviamo oggi. Non si dimentica facilmente. E io non vedo l’ora di vedere come si evolverà la storia.

Valeria

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