Film

Recensione | Il Signor Diavolo

Quando si discute del cinema italiano, la difficoltà di esportazione del prodotto audiovisivo è uno dei temi più frequenti. Recentemente abbiamo recensito The Nest su Parole Pelate, film a tratti maldestro e confusionario ma molto incline a uscire dal mercato italiano. Di per sé, l’internazionalità di un prodotto è importante, ovviamente per riuscire in ciò bisognerebbe guardare ai prodotti esteri che riescono a far immedesimare noi italiani, quanto il resto del mondo. Il Signor Diavolo di Pupi Avati non sappiamo se riuscirà in tale missione, essendo un lungometraggio molto inserito nelle nostre tradizioni, usi e costumi, tuttavia poco importa se il risultato è così soddisfacente.

Roma, 1952. L’incapace funzionario ministeriale Furio Momenté viene incaricato di far luce su una questione che vede l’assassinio di un bambino deforme, forse per le superstizioni che affollano un paesino bigotto. Il suo compito consiste nell’evitare che i membri della chiesa possano essere ritenuti colpevoli di un qualche plagio sulla cittadina, non ci devono essere scandali, altrimenti sarà la politica dello stato a risentirne. Sciocche scaramanzie o forse il signor Diavolo si è davvero manifestato?

Questa domanda assale lo spettatore e lo riempie d’incertezze, poiché durante la prima parte della narrazione, vediamo quasi tutto attraverso gli occhi di un bambino che potrebbe essersi fatto condizionare dal luogo in cui vive, fotografato con una desaturazione dei colori molto straniante, dove è evidente un mistero colmo di contraddizioni che non tornano. Se tutto questo non bastasse, Avati da buon cattolico sa esattamente cosa mostrarci per risotterrare quelle paure, strettamente legate al culto cristiano. Pestare un’ostia non è un incidente, è un atto sacrilego. Come quest’ultima suggestione, molte altre saranno protagoniste del racconto, dove il plagio di una popolazione potrebbe aver ucciso un bambino solo deforme e perciò assoggettato a un mostro, a un’incarnazione del Diavolo. Se The Nest trova nel racconto e nei luoghi uno sguardo più orientato all’estero, Avati conduce lo spettatore nelle superstizioni regionali, traendone da queste ultime tantissimo materiale per un horror identificativo del territorio veneto.

Trattandosi di un paesino, i corpi e i volti non solo sono credibili, ma hanno quei dettagli che sembrano risalire a un tempo ormai passato, inoltre il regista insiste sull’influenza di un culto e sulla politica che ne trova giovamento, non importa le persone coinvolte e la loro età, le elezioni sono più importanti. Alcune dinamiche nel nostro Paese si ripetono e Avati ne è pienamente consapevole. Esempio di come attingere dalle nostre radici cattoliche, Il Signor Diavolo è diretto da un uomo che sa esattamente cosa terrorizza delle dicerie, potentissime quando si tratta di incolpare il più debole. Sarà veramente il più debole o gli occhi del bambino avevano visto giusto?

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Because i love films and Tv series | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ |Citazioni film e libri


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