Amore a primo episodio

Recensione | Glow – Terza stagione

Inizia con un evento molto preciso la terza stagione di Glow, difatti mentre assistiamo a uno spot che vede Liberty Belle e Zoya commentare il lancio dello Space Shuttle Challenger, succede l’irreparabile. A causa di un guasto a una guarnizione lo shuttle esplode. È il 28 gennaio del 1986. Con una data così precisa, la narrazione mette subito in chiaro il punto di partenza della cronologia degli eventi, terminando con il natale che separerà il gruppo di Wrestler probabilmente per molto tempo. Il finale potrebbe davvero cambiare moltissimo l’intreccio, al quale siamo abituati e questo è solo un bene, poiché gli sceneggiatori sembrano essersi accorti di una stanchezza dello show preoccupante.

Fin dall’inizio di Glow, la metodologia di come sia crea un prodotto d’intrattenimento così peculiare, era ed è tuttora uno degli aspetti più divertenti e gestiti meglio della serie televisiva. Dove si trovano i produttori? Come diversificare gli scontri sul ring? Queste e altre possibili domande trovano un’ottima risposta nella serie, difatti quest’ultima stagione, come le scorse annate, presenta idee molto calzanti che avranno ripercussioni importanti su alcuni dei personaggi. Fuori dal ring e dalla gestazione del progetto Glow, la coralità dei character trova nuovamente le sue protagoniste: Ruth e Debbie. Quasi agli antipodi come approccio alla vita, il loro duo riserva interessanti scelte sul piano lavorativo e affettivo, mentre Ruth continua il suo sogno di attrice senza successo, Debbie prosegue la sua carriera nel mondo dello spettacolo da produttrice, con ottimi risultati. Reinventarsi è fondamentale, ma non tutti vogliono rinunciare a ciò che aspirano da moltissimo tempo.

Nonostante alcune idee innovative nel racconto interno, come lo scambio di ruoli che sottolinea ancora di più come il ring di Glow, non sia altro che un luogo dove si combattono gli stereotipi, la serie fatica moltissimo a costruire momenti degni di nota, purtroppo dove anche l’impegno è evidente la realizzazione non è delle migliori. Gli equilibri sono ormai troppo stabili e saturi delle stesse situazioni, per destare nello spettatore stupore e ansia per le storyline, tuttavia come già accennato nel primo paragrafo, il finale sembra smuovere questa monotonia pericolosa ai fini dello show, ideato da Liz Flahive e Carly Mensch.

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