Telefilm/The Handmaid's Tale

Recensione | The Handmaid’s Tale 3×12 “Sacrifice”

Dopo la bomba dell’episodio precedente, tra l’organizzazione della fuga dei bambini, l’omicidio di Winslow e l’arresto di Fred, in questa 3×12 vediamo finalmente vacillare il sistema Gilead, tuttavia senza riuscire ad evitare ulteriori perdite. Bellissima la scena iniziale con June che armeggia con la pistola datale da Lawrence e che non si fa problemi a puntarla per uccidere quello che credeva fosse un Occhio venuto a portarla via. Questa stagione ha esplorato davvero bene la discesa verso il basso di June ed è stato addirittura Fred in questo episodio a darci una conferma che non ha fatto piacere né a Luke né a noi: la June Osborne che esisteva prima di Gilead ora non c’è più, è cambiata radicalmente per sopravvivere.

Con i Waterford prigionieri in Canada e Winslow sparito dalla circolazione (nessuno sa effettivamente che fine abbia fatto tranne pochi eletti), Lawrence si ritrova a dover affrontare da un lato gli altri Comandanti desiderosi di vendetta nei confronti dei vicini di casa, che minacciano di schierare l’esercito e chiudere i confini, mentre dall’altro è costretto a far buon viso a cattivo gioco con la vedova di George. Devo ammettere di aver rivalutato molto Lawrence in questo episodio, perché nonostante continui a considerarlo un egoista di prima categoria, ha continuato a lavorare per tenere i confini aperti in modo da permettere all’aereo con i bambini, gentilmente fornito dal barman di Jezebel, di lasciare il paese. Inoltre, ha dimostrato di essere davvero innamorato di sua moglie, arrivando fino ad incolparsi del suo suicidio.

Ebbene sì, una manciata di pillole e via, per andarsene nel sonno. Eleonor era una donna fragile, troppo innocente e soprattutto troppo buona per sopportare la barbarie di Gilead. Non a caso, venuta a sapere del piano di June, vuole dirlo ad altre persone per riuscire a salvare altri bambini, senza rendersi conto che avrebbe potuto compromettere l’intera operazione e finendo così rimproverata dalla stessa June. Era arrivata al capolinea, incapace di aiutare e allo stesso tempo di sopportare passivamente quello che era diventata la sua vita. Lasciamo così uno dei personaggi meglio costruiti della serie e sicuramente uno dei più interessanti da analizzare dal punto di vista delle malattie mentali, di cui si tende a parlare in modo molto superficiale.

Spostandoci invece in Canada, assistiamo ad un incontro tra Serena e Fred in cui abbiamo la conferma del tradimento di lei, che, furba ed egoista fino al midollo, ha scelto di vendere il marito e portarlo a processo per crimini di guerra pur di poter rivedere Nichole. Lui ovviamente la prende con filosofia e sportività, finendo per urlarle addosso, ma fortunatamente vengono separati e portati in due celle di lusso diverse prima che la situazione degeneri ulteriormente. Nella prigione a 5 stelle, Serena ha la possibilità di vedere la bambina per un’ora, accompagnata da una Moira più cazzuta che mai e che ci era mancata tantissimo. Si toglie i macigni dalle scarpe, le rinfaccia di essere una traditrice di genere e tutti noi siamo già in piedi ad applaudire. C’è da dire che la detenzione porta la fu Signora Waterford a dei piccoli ma significativi cambiamenti: particolarmente apprezzato il momento in cui decide di sciogliersi lo chignon di sua spontanea volontà e quello in cui torna a leggere un quotidiano come se non le fosse stato impedito per legge fino a due giorni fa. Ormai è chiaro che la sua sarà una rivolta personale ed egoista, ma finché serve a minare il sistema ce la faremo andare bene.

Dall’altro lato, Fred ha un piacevolissimo incontro con Luke che sembra trasformarsi in una gara a chi stia peggio e, vista la propensione di Luke alla calma e alla tranquillità, finisce a mazzate. A questo punto sono molto curiosa e spero di avere un assaggio del processo nel finale di stagione della settimana prossima.

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