Telefilm/The 100

Recensione | The 100 6×12 “Adjustment protocol”

Bentornati al nostro (penultimo) appuntamento settimanale con The 100!

A un episodio dal finale del stagione, ci ritroviamo ancora con tantissime domande e situazioni lasciate in sospeso. Ci sono così tante cose da risolvere che dubito riceveremo le risposte che vorremmo in circa quaranta minuti di puntata. Più la serie si addentra nelle dinamiche di Sanctum, più io rimango affascinata da questi mostri travestiti da dei. Ora che siamo quasi giunti alla fine, confermo il mio pensiero e ribadisco che questa è una delle stagioni che ho preferito, nonostante abbia ricevuto diversi pareri negativi. Più che mai, questa ci ricorda l’umanità e la fragilità che ci appartengono in quanto esseri umani, l’essere volubili e guidati dalle emozioni e dai sentimenti, senza mettere in gioco il raziocinio e la giustizia. Vorrei quindi, come prima cosa, parlare di un personaggio che ci ha lasciati in questo episodio e che completa la triade (insieme a Jaha e Kane) di grandi personalità di spicco dell’Arca che abbandonano la storia: Abby.

Non ho mai nascosto di provare una profonda antipatia per lei, che ha sempre compiuto azioni orribili nascondendo il senso di colpa con mere giustificazioni in cui a tratti nemmeno Abby stessa credeva; è già da diverso tempo che penso che sia arrivato il suo momento, ma prima che questo potesse accadere era necessario farla rinconciliare con quella che ho sempre considerato essere una sua seconda figlia: Raven. Raven che ammette di essere stata ingiusta con Abby e un momento dopo vede morire quella che è la sua madre acquisita davanti agli occhi. Raven che prova il dolore di Bellamy vedendo il corpo di Abby invaso e riempito da una personalità totalmente differente. A questo proposito, trovo molto interessante la dinamica che si è venuta a sviluppare tra Eliza e Paige, che dona un’altra ventata di angoscia e disagio sulla serie. Per quanto riguarda il discorso che Abby fa a Russell, trovo che lei sia l’ultima persona a poter recriminare all’uomo le sue azioni. Non ha fatto la stessa cosa, accecata dal dolore della perdita di Kane? Non ha anche lei tolto la vita a una persona, sottraendola ai suoi affetti e costringendo gli stessi a soffrire per il resto della vita vedendo quel corpo conosciuto e allo stesso tempo estraneo? Chiunque altro potrebbe fare discorsi morali a Russell, ma non lei.

E mentre il capo di Sanctum raggiunge il suo scopo riprendendo con sé l’amata moglie, tutto ciò che ha costruito cade a pezzi. La rivoluzione si diffonde a macchia d’olio e in maniera definitiva. Adesso tutti sanno che i Prime hanno mentito, che non sono divinità fuse con i loro cari ma assassini, costringendoli a fuggire e a portare con sé degli ostaggi. Ho trovato davvero strano vedere Russel, Abby che non è più Abby ma Simone, e Clarke che finge di essere Josephine in una situazione del genere. Anche per questo sto amando questa stagione: ci mette di fronte a situazioni paradossali, situazioni difficilmente interpretabili che mandano in confusione lo spettatore, mostrandogli personaggi diversi negli stessi corpi. Pare, però, che non siamo solo noi ad essere confusi: io sto cominciando a perdere il filo dei ragionamenti di Murphy, ma anche il ragazzo sembra essere un po’ in crisi. Il problema di Murphy è che è un rinomato doppiogiochista, ma in questa stagione dà il meglio di sé portando il gioco a livelli sempre più alti, e arrivati a questo punto ho definitivamente perso il filo. Confido in lui, però, lo faccio sempre.

Quali sono, quindi, le cose rimaste in sospeso? Intanto la coesione del gruppo, a partire da Murphy e Emori, sino ad arrivare a Sheidheda e Madi, personaggio che ormai cammina su un binario a sé stante, e ad Octavia, che si è redenta con Bellamy e Clarke ma non con gli altri. L’identità di Clarke, poi, secondo me già percepita da Russell, e il cambiamento, credo irreversibile, di Abby. Mancano ancora all’appello due personaggi, ovvero Jordan e Diyoza. Infine abbiamo la ribellione su Sanctum, che porterà all’inevitabile fine dei Prime, e il mistero dell’anomalia che probabilmente ci seguirà verso la settima stagione.

Soffermandoci un momento sul penultimo punto, ho la sensazione che Russell diventerà una sorta di Diyoza, presentandosi come nemico ed entrando infine a far parte, seppur sempre in modo marginale, del gruppo. Come se lo smantellamento della triade fosse servito soltanto a fare spazio per dei nuovi adulti pronti a prendere il comando, cercando di prevaricare dei ragazzi che hanno sempre dimostrato di cavarsela persino meglio di loro.

Vi lascio come bonus i fratelli Blake che ci danno piccole gioie.

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Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Alla prossima settimana,

Valeria.

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