Telefilm/The 100

Recensione | The 100 6×11 “Ashes to Ashes”

Per questo undicesimo episodio diretto da Bob Morley le aspettative erano altissime, e il nostro Bellamy è riuscito a soddisfarle tutte dimostrandoci di essere bravo sia davanti che dietro la macchina da presa.

Meravigliosa la scena del confronto tra lui e Octavia, sia per il dialogo che per la fotografia, che mi ha riportata a quelle bellissime farfalle che la giovane Blake inseguiva nel bosco quando era ancora una ragazzina innocente. Trovo molto calzante il fatto che sia stato proprio Bob a dirigere un momento così importante per Bellamy. Lui sa che Octavia è cambiata, glielo si legge negli occhi insieme al dolore a alla sfiducia che ancora nutre in lei. Non riesce a perdonarla, e come biasimarlo, dopo tutto ciò che la sorella gli ha fatto passare? Bellamy le vuole bene, gliene ha sempre voluto, ma in questo episodio assistiamo a un passo importantissimo per lui, che cambierà il rapporto con Octavia in maniera definitiva e non necessariamente negativa. Dal momento in cui è nata è diventata una sua responsabilità, e questo ha comportato una vita vissuta per se stesso ma anche per lei, per proteggerla e renderla in parte la donna che è. Bellamy ha sacrificato molto, a partire dall’infanzia, e Octavia ne ha sempre inconsciamente approfittato. Era responsabilità di Bellamy, e così lo erano le sue azioni. Se faceva qualcosa di sbagliato era sua la colpa, e Octavia non ha mai dimenticato di ricordarglielo. Nel momento in cui le ha detto “You’re my sister, but you’re not my responsability” come risposta alla sua disperata richiesta di perdono, Bellamy le ha consegnato definitivamente il controllo sulla sua vita. Ora tutto dipende da Octavia, le conseguenze delle sue azioni non saranno più imputabili a Bellamy e lui non sarà più lì a risolvere i problemi per lei. Adesso, Octavia, è davvero al comando.

Molto bello anche il confronto tra Gabriel e la sorella di Xavier, il ragazzo in cui lo hanno impiantato. Posso solo immaginare quanto debba essere doloroso vedere il corpo di una persona che hai amato con tutta l’anima e sapere che all’interno c’è qualcun altro, un estraneo con le fattezze di un amico, un amante, un parente.

So di risultare forse un po’ ripetitiva, ma non posso fare a meno di congratularmi di nuovo con Eliza. In questa stagione ha impersonato Clarke, Josephine, Josephine che si finge Clarke e adesso Clarke che si finge Josephine, e ognuna di queste interpretazioni ha sfaccettature sottili e molto, molto diverse. Onestamente, dubito che Russell abbia veramente creduto a Clarke. Vedere Madi in quelle condizioni e fingere di non preoccuparsi, anzi, reputare così sacrificabile la sua vita, è stato straziante per lei, e per quanto sia stata brava, gli sguardi di Russell ci hanno fatto capire che sospetta qualcosa. Madi, che per l’appunto è adesso nelle mani del capo di Sanctum, sta lentamente andando alla deriva. Sheidheda sta prendendo il controllo di lei in maniera sempre più profonda, affondando gli artigli nella sua sete di vendetta e nell’amore per Clarke. E per quanto Madi tenti di resistergli, l’offerta di sangue è molto allettante. Molto belle le scene in cui giocano a scacchi: per me entra in gioco anche un fattore affettivo perché mi hanno ricordato quelle di Stiles e del Nogitzune in Teen Wolf.

Una cosa che ho adorato in questa puntata è stato il dare maggior spazio a Echo, personaggio di cui mi ero innamorata a prima vista e che ha sempre soddisfatto le aspettative. Di lei e del suo passato abbiamo sempre saputo molto poco, mi è quindi piaciuto il flashback in cui scopriamo che Echo, in realtà, era la bambina che lei ha ucciso e di cui ha preso il posto per sopravvivere. (Tra le altre cose, fino a quando non ho capito che la ragazzina che si chiamava Echo non era in realtà la donna che conosciamo ora, ho pensato che l’attrice scelta fosse davvero perfetta per interpretare una giovane Tasya Tales. Chapeau a chiunque abbia diretto il casting, mi ha fregata in pieno.) Echo ha sempre dovuto lottare per la sua vita, sin dall’infanzia, ed è normale quindi che sia una combattente nata. Pensavo che Ryker si sarebbe rivelato un bel personaggio, ma si è dimostrato essere un codardo, troppo ingenuo e malleabile per Echo. Lei che ha ucciso così tante volte, non lo avrebbe mai lasciato andare. E così, grazie al trapianto di midollo osseo sottratto a Madi, anche Echo diventa una Nightblood. Avrei odiato vederla interpretare Simone, quindi all’arrivo di Gaia e Miller – che finalmente si rende utile sfoggiando le abilità che gli hanno concesso un posto tra i 100- ho esultato non poco. Questo cambio di colore del suo sangue, però, mi ha fatto riflettere su due cose. La prima è l’ipotesi che le stiano dando così tanto spazio solo perché per noi sarà più straziante vederla morire. La seconda è che sia stata trasformata per un motivo molto più importante ai fini della trama. Certo, ufficialmente è la punizione inflittale da Russell, ma perché proprio Echo? Lei è una terrestre, una combattente, una spia, ha vissuto fianco a fianco con una regina e ha una personalità fortissima e inattaccabile. Echo è qualcuno che riuscirebbe a sconfiggere Sheidheda se le venisse impiantata la fiamma, diventando il comandante che Madi non potrebbe mai essere poichè troppo piccola e inesperta per il potere.

Vi lascio con un piccolo bonus:

Quanto è strano sentirla parlare così?

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Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Valeria

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