Telefilm/The Handmaid's Tale

Recensione | The Handmaid’s Tale 3×09 “Heroic”

Decisamente un episodio che ha spaccato in due le fila dei fan di questa serie: da un lato abbiamo i detrattori che non ne possono più della piega lenta e macchinosa che ha preso questa stagione e dall’altro chi invece continua a difenderla a spada tratta, sostenendo che questi ritmi così dilatati permettano di entrare meglio nella psicologia dei personaggi. Come al solito, la verità sta nel mezzo, perché è vero che la serie non si può reggere in piedi su primi piani di Elisabeth Moss, è vero che non è successo nulla per mandare avanti la trama orizzontale – arenatasi ai fatti di Washington di qualche settimana fa – ma comunque non si può certo dire che sia un pessimo prodotto o che ci siano pecche nella scrittura come ho letto in giro.
Semplicemente la scrittura non si sta focalizzando su quello che aspettiamo da mesi.

Everyone deserves to be free

Ennesimo episodio June-centrico, in cui finalmente riusciamo a capire cosa le stia passando per la testa ultimamente. La puntata si apre un mese dopo la sparatoria nel nel supermercato, con OfMatthew/Natalie ancora in fin di vita e attaccata a tutti i macchinari del caso, non tanto per non far morire lei, quanto per salvare il suo bambino. Naturalmente a MisogynyLand a nessuno importa della madre, nemmeno al medico che la cura, sostenendo che il feto sia il suo vero paziente. June, in quanto sua compagna di passeggiate, è costretta a vegliare su di lei in ginocchio e questo, oltre a non fare bene alle sue rotule, non fa neanche bene alla sua sanità mentale già parecchio precaria. Prima cerca di uccidere OfMatthew, poi Serena Joy arrivata in visita ed è soltanto quando il medico di prima le ricuce la ferita sulla mano che capiamo cosa effettivamente le stia succedendo, le motivazioni di questa continua discesa nel baratro, tanto da venire rimproverata dalla stessa Janine, notoriamente una campionessa di salute mentale.

Il problema è che June ha perso la speranza, si sta piano piano arrendendo ad un sistema che sembra sempre più indistruttibile e se questo si traduce nella pratica in manie omicida, nella teoria nasconde delle tendenze suicide, come le fa notare il dottore che cura Natalie. June continua a muoversi in una direzione che la condurrà dritta appesa al muro e inconsciamente lo sa, ma evidentemente doveva toccare il fondo per poter risalire e decidere di fare qualcosa di effettivamente utile. Il suo nobile progetto, confidato ad una Natalie ancora in coma, è quello di portare più bambini possibile al sicuro, fuori da Gilead, in modo tale da permettere loro di avere un futuro.
Privare Gilead della sua risorsa più preziosa, questa è la sua vendetta.

I look like a pirate. A space pirate

Volevo spendere due parole per il personaggio più bistrattato di questa serie, ovvero Janine. Vederla così fragile e allo stesso tempo così buona verso June e Zia Lydia mi ha stretto il cuore perché è una donna che ha sofferto tantissimo e a cui Gilead ha tolto quasi tutto ciò che si può togliere ad una persona, ma ciononostante continua a mostrare un barlume di speranza. Merita di meglio e va protetta ad ogni costo, considerando che qualcuno la mena ad episodi alterni.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Serie Tv News | Because i love films and Tv series | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ | Telefilm obsession: the planet of happiness | Serie tv Concept | Serie TV: la mia droga | The Handmaid’s Tale Italia

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