Telefilm/The Handmaid's Tale

Recensione | The Handmaid’s Tale 3×08 “Unfit”

Siamo quasi arrivati alla fine di questa terza stagione, con ancora tre episodi all’appello ma purtroppo con poca carne al fuoco. Se avete letto le recensioni precedenti, sapete quanto adori sia la storia che viene raccontata sia la parte tecnica della serie, quindi fa un po’ male notare che, nonostante siano passate cinque settimane, siamo ancora fermi al punto di partenza. Della ribellione che sembrava essere il fulcro della stagione – anche a giudicare dalla pubblicità – se ne scorge giusto un’ombra per continuare a lasciare spazio alla quotidianità di Gilead e a qualche flashback. Capisco che non si possa avere tutto e subito, ma far smuovere un po’ le cose sarebbe gradito.

Whose fault is that?

Il fulcro di questa 3×08 è il senso di colpa, declinato in quante più forme possibile: dall’introduzione in cui June ricorda la Martha impiccata per averla aiutata a causa della denuncia di OfMatthew al cerchio della vergogna gestito da zia Lydia in cui è prassi che le Ancelle puntino il dito contro una di loro solo perché accusata di aver fatto o addirittura pensato qualcosa di poco ortodosso. La stessa OfMatthew è vittima di questa punizione e la sua colpa è quella di aver avuto paura a partorire una figlia femmina perché non sa come potrebbe essere la sua vita. Se non altro si è resa conto – con calma e i suoi tempi – che vivere a MisogynyLand non è proprio un carnevale di Rio…

Altra situazione in cui il senso di colpa si poteva percepire chiaramente è stata la scena in cui l’ancella OfAndy dà alla luce una bambina morta. È stato orribile vedere questa donna in lacrime negare l’evidenza, forse per disperazione o forse per paura, ma sappiamo tutti come sono considerati i neonati a Gilead: una benedizione, un regalo divino, qualcosa che premia la donna e  di conseguenza la loro morte è il peccato peggiore che si possa commettere. Secondo zia Lydia è davvero ingiusto che questo dono sia concesso a gente immeritevole come June mentre viene negato a persone che non attentano a giorni alterni all’equilibrio del paese, tant’è non ci può fare nulla…
Non ci è dato sapere che fine farà OfAndy, ma sicuramente verrà assegnata ad un’altra famiglia, visto il suo “fallimento”.

Le ancelle che si stringono attorno a lei come a proteggerla sono state davvero la scena migliore dell’episodio, uno di quei momenti che ti fa capire che la solidarietà può e deve ancora esistere contro la barbarie a cui tutte loro sono costrette a sottostare.

 

They all deserve to suffer

In questo episodio abbiamo assistito a quello che credo che sarà l’inizio della fine per June: ha sofferto talmente tanto che ormai non si cura più di causare dolore agli altri, anzi, se ne compiace. Non so quanto possa essere utile ai fini della rivolta il suo comportamento da Main Bitch, visto che è consapevole del suo valore e sa di essere in qualche modo intoccabile, ma sarà interessante vedere fin dove si spingerà e se davvero, come temo, comprometterà la sua umanità. D’altronde, non si è fatta problemi a portare tutte le altre ancelle contro OfMatthew – che in questo episodio ha svalvolato del tutto – nonostante sappia che anche lei è una vittima del sistema tanto quanto loro, solo eccessivamente devota e fedele al sistema. Lo scopo di questa discriminazione lo capiamo solo alla fine, nell’ultima scena al supermercato, quando June spinge la sua ex compagna di passeggiate al punto di non ritorno e la fa esplodere in un episodio di cieca violenza contro la malcapitata Janine, che è perennemente in mezzo quando si tratta di prenderle di santa ragione. OfMatthew minaccia addirittura di uccidere Zia Lydia con una pistola rubata ad un Occhio, avendo finalmente capito chi era il vero nemico e con la benevolenza di June, ma qualcuno le spara prima che possa effettivamente fare qualcosa.
Sono riusciti a farmi provare addirittura pietà per lei esattamente come avevano fatto con Eden nella scorsa stagione: ce l’hanno mostrata nei panni di vittima di un sistema malato.

Ovviamente la piccola vendetta personale di June non si ferma qui, ma si scaglia anche contro il Comandante Lawrence e in particolare la contro la sua ostinazione a tenere sua moglie, malata mentale, in un paese in cui sta solo peggio quando potrebbe senza problemi farla uscire. Non a caso, Zia Lydia inizia a lavorare per riassegnarla ad un altro Comandante…

 

Zia Lydia – le origini

Era uno dei personaggi di cui sapevamo meno e devo dire che la sua storia mi ha fatto parecchio riflettere. Questo episodio ce la mostra nei panni di maestra elementare che prende a cuore un suo alunno perché la madre fa fatica a crescerlo da sola e tra i vari lavori per tirare avanti non è proprio un esempio di genitorialità tradizionale. Comunque, sembra che anche la donna entri piano piano nelle grazie di Lydia, tanto da passare il natale tutti insieme e riuscire a farsi convincere a rifarsi una vita sentimentale.

Ma quando i consigli non le danno i risultati sperati, eccola che torna ad essere la donna austera e intransigente – con se stessa e soprattutto con gli altri – che già conosciamo. Arriva a denunciare la madre del bambino ai servizi sociali, che ovviamente le revocano la custodia del figlio. Insomma, se pensavano di farmela rivalutare in quegli attimi di fragilità, mi spiace ma hanno fallito. Continuerò a non capire come si possa essere così egoisti e presuntuosi a pensare che imponendo la propria morale a qualcuno, automaticamente lo si stia salvando dalla perdizione…

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