Parliamone/Telefilm

Parliamone | Dark, la bellissima e intricata seconda stagione

“La distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente” Albert Einstein

Il Tempo. Quante volte adottiamo espressioni come “non ho tempo”, “dammi un po’ di tempo”? Come se fosse qualcosa di cui poter liberamente disporre, completamente alla nostra mercé. Ma se esso fosse invece un’entità indipendente e sovrana, che controlla e gestisce le nostre vite? Se noi non fossimo altro che pedine di un gioco già programmato nei minimi dettagli, ignari burattini in mano ad una divinità invisibile?

E’ proprio questo che Dark, serie TV tedesca targata Netflix, arrivata alla sua seconda stagione, si impegna a raccontare. La disperata lotta dell’essere umano contro il Tempo, che, implacabile e sensibile,  ne ha già scritto e programmato l’intera esistenza.

Analizzare una serie complessa come Dark costituisce un’ardua impresa. Siamo davanti ad un’opera che, seppur non scevra da qualche imperfezione, è dotata di grandissima profondità. Cercherò quindi non di farne un riassunto, ma di cogliere e analizzare quelli che, a mio parere, sono stati gli elementi più importanti di questa stagione.

Protagonista di queste intricate vicende è l’adolescente Jonas Kahnwald (nel “presente” interpretato dal bravissimo Louis Hofmann). Bisogna subito precisare che, se nella prima stagione la caratterizzazione dei numerosi personaggi era un po’ carente, qui le loro storie personali vengono maggiormente delineate. Ci risulta infatti difficile non immedesimarci in Jonas, il quale si trova ad avere un ruolo molto più importante di quel che credeva nell’intera vicenda. Il giovane Jonas, difatti, catapultato in un futuro  post-apocalittico (precisamente nel 2052), viene a conoscenza di un’imminente catastrofe, causata dalla centrale nucleare, che si abbatterà su Winden il 27 giugno 2020. Volendo tornare nel suo tempo per impedire questo terribile avvenimento, Jonas si ritrova invece nel 1921. Qui entra in contatto con Noah (Mark Waschke) , il viaggiatore nel tempo già conosciuto nella prima stagione, colpevole degli esperimenti sui bambini, e l’organizzazione “Sic Mundus Creatus Est”.

A capo di essa, un uomo sfigurato in volto di nome Adam (Dietrich Hollinderbaum). Con un colpo di scena clamoroso, che sconvolge insieme Jonas e lo spettatore, scopriamo che Adam non è altri che Jonas stesso. Nel futuro, il giovane diverrà colui contro il quale desiderava combattere. Questa rivelazione, che disorienta ancora di più il confuso spettatore, ci mostra come il Tempo non risparmi nessuno. Jonas cerca in tutti i modi di rompere il cerchio, per impedire che esso si ripeti e lui diventi Adam, ma, alla fine, ogni sua singola azione è già programmata perché questo accada. Qui l’essere umano, che vorrebbe tanto controllare il Tempo, è in completa balia di esso, incapace di compiere decisioni contro il Suo disegno. Tutto ciò che Jonas compie costituisce un tassello verso il compimento del suo destino. Una svolta originale e coraggiosa. 

Emblematico in questo senso l’incontro con il padre Michael (Sebastian Rudolph) nel sesto episodio. Convinto  da Adam a tornare al giorno in cui il padre si suicidò, evento che diede inizio al cerchio, Jonas torna quindi nel 2019.  In poche scene, gli autori sono abili a narrarci il dolore di Michael, che, lo ricordiamo, è in realtà il piccolo Mikkel (Daan Lennard Liebrenz), figlio di Ulrich (Oliver Masucci) e Katharina (Jordis Triebel). Intensa e drammatica la scena in cui l’uomo si rivede da piccolo. Arrivato dal padre, Jonas lo implora di non compiere l’estremo gesto, di non togliersi la vita. Michael è stranito e disorientato. Non era sua intenzione uccidersi.

E’ invece proprio Jonas a causare indirettamente il suicidio del padre che, inoltre, gli rivela che è stato proprio lui (dal futuro) a condurlo nella grotta, quando da piccolo viaggiò nel tempo. Quindi Adam aveva programmato tutto affinché gli eventi si ripetessero. Il Tempo miete vittime, causa immensi dolori. L’addio di Jonas, consapevole di essere la reale causa della morte del padre, a Michael è un vero e proprio pugno allo stomaco.

Arriviamo ora ad un personaggio ambiguo quanto affascinante. Claudia Tiedemann (Lisa Kreuzer), soprannominata “Il Diavolo Bianco”. Già questa denominazione ci insospettisce: e se Claudia fosse l’Oscurità travestita da Luce? Per ora non abbiamo ancora risposte certe. Se nella prima stagione eravamo convinti essa rappresentasse il Bene, in contrasto con Noah e la sua organizzazione, in questa stagione i dubbi cominciano ad assalirci. Istruita dalla sua versione futura, la Claudia del 1986 impara a viaggiare nel tempo. In uno di questi viaggi, verrà a sapere dell’imminente morte del padre Egon (Christian Pätzold), avvenuta a causa di una caduta in casa sua. Scoprirà, con profondo dolore, di esserne lei l’assassina. La sequenza in cui, dopo la colluttazione, lascia consapevolmente il genitore morente al suo destino, è straziante. Claudia decide quindi di lasciare che le cose seguano il loro corso, arrivando a macchiarsi le mani del sangue del suo stesso padre. Il Tempo richiede e ottiene sacrifici da tutti. 

Esempio palese di tale realtà è rappresentata dal personaggio di Noah. Quello che all’inizio pensavamo essere il villain principale, non era altro che un’ulteriore pedina di un disegno più grande. Se da una parte la cosa fa storcere un po’ il naso , dall’altra però la sua storia è intima e commovente. Noah è infatti in realtà il padre di Charlotte Dopler (Karoline Eichhorn), detective di Winden. Il suo obiettivo era salvare la figlia dall’apocalisse che la catastrofe nucleare avrebbe causato. Ma allora chi è la madre di Charlotte? Ecco, qui arriviamo al punto più meravigliosamente delirante dell’intera stagione. La figlia sorda di Charlotte, Elizabeth (Carlotta von Falkenhayn), è una dei pochissimi sopravvissuti a Winden in seguito al disastro. La vediamo infatti, nella prima puntata, nel 2052. Viaggiando nel tempo, il Noah del 1921 aveva conosciuto Elizabeth e i due si erano innamorati. Da questo amore, era nata una bambina. Quella bambina non è altri che Charlotte. Elizabeth è contemporaneamente figlia e madre di Charlotte. Un vero e proprio paradosso, ove ogni tipo di linearità va perduta. Non possiamo scervellarsi su chi sia nata per prima, se Elizabeth o Charlotte. Il Tempo è un cerchio, ove non vi è inizio né fine. Splendida la scena dell’incontro tra madre e figlia nell’ultima puntata. L’apocalisse è cominciata. Si apre un portale tra le epoche, precisamente tra il 2019 e il 2052. Le due donne sono faccia a faccia. Con una meravigliosa citazione della Creazione dell’Uomo di Michelangelo, le loro dita si toccano. Il tutto sotto le note della meravigliosa canzone “My body is a cage” cantata da Peter Gabriel. Un paradosso che unisce due donne, prigioniere come tutte della crudele e imperturbabile ragnatela creata dal Tempo. Da brividi.

 

Arriviamo ora al finale. Jonas cerca in tutti i modi di salvare l’amata Martha dall’apocalisse. Pur sapendo la parentela che li lega, entrambi non riescono a star separati l’uno dall’altra. Ma non è destino che Martha sopravviva. Inaspettatamente, appare Adam e uccide la giovane. Vani sono i tentativi di un disperato Jonas di salvarla. Il cerchio deve ripetersi e la morte della ragazza è uno dei tanti sacrifici che il Tempo ha richiesto. Improvvisamente, entra in scena Martha stessa. La ragazza è però diversa: ha i capelli più corti e più scuri e si rivolge a Jonas come se non lo conoscesse. Il ragazzo, confuso, le chiede da quale tempo provenga. Martha gli risponde: “La domanda non è da quale tempo, ma da quale mondo”, mentre attiva uno strano marchingegno che li fa scomparire. Fine. Un cliffanger ancora più destabilizzante di quello della prima stagione. Sembra proprio che, nella terza e ultima stagione, faremo i conti con i mondi paralleli. Difatti, nel sesto episodio, l’anziana Claudia aveva accennato a Jonas di un ipotetico mondo senza di lui. E’ di questo che si tratta? Di una dimensione parallela in cui Jonas non esiste e non ha scatenato questi eventi? Ma, se è così, il salvataggio di Martha costituisce un tassello del ciclo temporale che porta Jonas a diventare Adam oppure no? Tante sono le domande a cui dovranno dare risposta. A mio parere, l’introduzione della tematica dei mondi paralleli ha una doppia faccia. Da una parte, sembra l’unica e inevitabile soluzione per interrompere il loop temporale, dall’altra, però, non vorrei che gli autori stessero esagerando. Mi spiego. Lo show, già complesso di per sé, affronta moltissimi intricati misteri  e non vorrei che, introducendo una nuova dimensione, la trama collassasse su se stessa, creando scenari assurdi e incoerenti. Spero davvero gli sceneggiatori abbiano in mente una conclusione coerente e degna di tutto ciò che è stato finora raccontato.

La seconda stagione di Dark ha espresso tutto il potenziale introdotto nella prima, regalandoci uno spettacolo contorto ed emozionante. I meravigliosi colpi di scena, l’ottima regia, le profonde tematiche trattate sono tutte componenti di un puzzle praticamente perfetto. La serie ci mostra il dramma di non poter controllare la nostra vita. Il Tempo guida le esistenze di ciascun personaggio, il quale non può che accettare il suo destino. In Dark non esiste un vero e proprio villain. Sia Adam sia Claudia non possono essere definiti “cattivi”, perché cercano, con metodi più o meno discutibili, di controllare il Tempo, vero carnefice di tutta la storia. Anche Adam e Claudia sono sue vittime, consapevoli prigionieri del loro destino. Ma forse si può fuggire da questa prigione. Forse il libero arbitrio è davvero possibile.

Non ci resta che aspettare con ansia la terza e conclusiva stagione di questa bellissima e conturbante serie.

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