Telefilm/The Top

The Top | I migliori detective delle Serie TV

Il genere poliziesco è da sempre un vero e proprio must nel mondo delle serie TV. Intrighi e misteri hanno sempre affascinato il pubblico, così come coloro che, grazie a una capacità intuitiva e deduttiva fuori dal comunque, li risolvono. Personaggio dunque molto amato, quello del detective: intelligente, al limite del geniale, ma, nel corso degli anni, sempre più umano e dotato di una psicologia complessa e sfaccettata.

Ecco dunque ora una mia personalissima classifica dei detective più geniali e iconici della storia della TV!

 

10- Jessica Fletcher- Murder, She Wrote (La signora in giallo)

Iniziamo con una personalità molto celebre, conosciuta probabilmente da tutti su questo pianeta. Jessica Fletcher (una grandissima Angela Lansbury) è una brillante scrittrice di gialli ed abita a Cabot Cove, piccolo paese fittizio sulla costa dello stato del Maine. Jessica, in apparenza soltanto una dolce signora dall’aria un po’ svampita, sorprende invece tutti grazie ad una grande capacità investigativa. Difatti, peculiarità della serie, è che non solo la stessa Cabot Cove pullula di assassini, ma che, ogni qual volta Jessica si trova in un posto (per vacanza, famiglia o altri motivi), si verifica un omicidio. A quel punto, la vispa signora si improvvisa detective e risolve il caso della puntata. Questa peculiarità, nata per esigenze di sceneggiatura, non essendo la Fletcher una detective professionista, ha presto affibbiato al personaggio il titolo di “porta-sfortuna”. Insomma, dovunque Jessica si rechi, muore qualcuno: è matematico. Nonostante questa forzatura, divenuta oggetto di parodie, il personaggio è rimasto nel cuore di tutti per la sua familiarità e simpatia. Jessica Fletcher, difatti, nonostante le sue abilità intellettive, è una persona comune: una gentile signora con il sorriso sempre sul volto, sempre pronta ad aiutare il prossimo in difficoltà. Per questo motivo, gli assassini spesso la sottovalutano, dimenticando che la più grande intelligenza si può nascondere anche dietro la più innocua signora di Cabot Cove.

 

9- Olivia Benson e Eliot Stabler- Law and Order: SVU

Al nono posto, una delle coppie di detective più longeve della storia della TV. Protagonisti dell’ormai immortale (siamo ormai alla ventesima stagione) spin-off di Law and Order, Law and Order: Special Victims Unit, Olivia Benson (Mariska Hargitay) e Eliot Stabler (Christopher Meloni) formano fin dall’inizio una coppia affiatata di detective. Olivia è intuitiva e capace, ma soprattutto dotata di una grandissima sensibilità ed empatia, peculiarità che la rende eccezionale nel suo lavoro. L’Unità Vittime Speciali è difatti la sezione investigativa che si occupa di crimini a sfondo sessuale. La serie è stata in particolar modo apprezzata per aver portato sullo schermo,prima di tutte, temi delicati e importantissimi. Eliot, invece, è un padre di famiglia, dall’animo buono e onesto, legatissimo al suo lavoro, in cui mette cuore e anima. I due mostrano fin da subito una grande chimica. Se, all’inizio, le loro menti si completano per la risoluzione dei difficili casi, con il proseguire delle stagioni, saranno i loro cuori a completarsi. E no, per una volta non sto parlando di una storia d’amore, almeno non nel senso convenzionale. La relazione tra Stabler e Benson può essere a mio parere definita come una lovestory platonica. Dopo anni di lavoro insieme, tra i due si consolida una bellissima amicizia, ma gli autori ci fanno spesso intendere il loro legame fosse ancora più intimo e profondo. Purtroppo, alla fine della dodicesima stagione, Stabler esce dalle scene e ad Olivia vengono affiancati altri due partner. Nelle ultime sette stagioni della serie, la sua mancanza si è sentita parecchio, in quanto il legame tra i protagonisti era una delle colonne portanti dell’intera serie.

 

8- Hank Shrader- Breaking Bad

“L’apparenza inganna”, avevamo detto parlando di Jessica Fletcher. Mai frase risulterebbe più azzeccata per descrivere Hank Shrader (Dean Norris). Agente della DEA e cognato del protagonista della serie, Walter White, all’inizio Hank non attira le simpatie del pubblico: ci appare come uno sbruffone e un sempliciotto, che trova gratificazione nel canzonare e stuzzicare continuamente il mite cognato. Presto, però, parallelamente alla trasformazione di Walter in Heisenberg, assistiamo alla progressiva evoluzione (o rivelazione?) di Hank. In primis, si dimostra un grande uomo d’azione, riuscendo a trovare e uccidere per legittima difesa il potente spacciatore Tuco Salamanca, oppure ad avere la meglio nello scontro con i due cugini Salamanca. In quest’ultimo, rimarrà gravemente ferito. Durante la convalescenza, inizia ad investigare sul caso Heisenberg. Grazie alle sue ottime capacità intuitive, arriva ad un soffio dalla verità. La grande scoperta, la reale identità di suo cognato, gli giungerà invece inaspettata, frutto di un banale errore di Walter. Un fulmine a ciel sereno: l’uomo che cercava era davanti ai suoi occhi ed era parte della sua famiglia. Probabilmente, però, Hank inconsciamente non voleva davvero scoprire la verità. Certo, Walt è un personaggio intelligentissimo e meticoloso, ma il cognato era davvero a pochissimo dallo scoprire tutto. Semplicemente, Hank Shrader, essendo una persona buona e molto attaccata alla famiglia, non poteva accettare una realtà simile. Hank era una delle pochissime anime pure e oneste all’interno della serie e, per questo motivo, la sua morte, così brutale e commovente, costituisce un vero e proprio pugno allo stomaco per lo spettatore.

 

7- Brenda Leigh Johnson- The Closer

Al settimo posto, la protagonista assoluta della serie poliziesca The Closer. Sì, perché a differenza del suo spin-off/sequel Major Crimes, The Closer si basa quasi completamente sul bellissimo personaggio del vicecapo della Crimini Maggiori di Los Angeles, Brenda Leigh Johnson (una raggiante Kyra Sedgwick). Il pubblico segue tutta la vicenda, tutti i casi affrontati quotidianamente, dal suo punto di vista. Brenda non deve solo tener testa agli assassini più efferati di Los Angeles, ma anche e soprattutto all’ostilità di molti suoi colleghi e superiori, che non accettano il suo carattere forte e determinato. Sebbene il tema del sessismo nella serie non venga esplicitamente trattato, è chiaro come Brenda sia e si senta spesso discriminata, data per scontata, quasi derisa in quanto donna. Per fortuna, però, il personaggio è dotato di una tenacia e una forza d’animo invidiabili, oltre che di grande intelligenza e capacità deduttiva. Principalmente abile nel capire le persone e il modo in cui ragionano, la donna è per questo particolarmente persuasiva durante gli interrogatori, riuscendo quasi sempre a far confessare l’omicida di turno. Al tempo stesso, Brenda non perde mai la sua femminilità ed eleganza, sfoggiando splendidi abiti e scarpe con il tacco (divertenti le scene in cui si presenta con i tacchi sulle scene del crimine). Nonostante tutte queste qualità, Brenda Johnson non è però scevra da difetti e debolezze. Uno su tutti l’essere dannatamente cocciuta e ostinata, cosa che la farà spesso scontrare con il paziente fidanzato, e in seguito marito, Fritz Howard, agente dell’FBI. Oppure bellissime le scene in cui la donna, dopo una giornata difficile e particolarmente stressante, si rifugia nel suo ufficio a mangiare cioccolata. Non sembra nulla di che in apparenza, ma in realtà si tratta di un fine dettaglio di sceneggiatura. La serie ruota così attorno ad un personaggio realistico, umano, a tutto tondo. Una donna in costante bilico tra lavoro e vita privata, come spesso accade nella realtà.

 

6- Rust Cohle- True Detective

Ci sono dei personaggi che costituiscono delle vere e proprie icone. Rust Cohle è indubbiamente uno di questi. Già dal titolo della serie antologica, True Detective, si può intuire che essa si concentra, più che sul caso della stagione, sulle conseguenze e sui risvolti psicologici che tutto questo ha sui protagonisti. Il male e la violenza a cui i detective assistono quotidianamente hanno inesorabilmente effetti sui loro comportamenti e sulla loro vita privata. Interpretato da un magnetico Matthew McCounaghey, Rust Cohle nel 1995 indaga, insieme al partner Marty Hart (Woody Harrelson), sull’omicidio di una giovane prostituta. Diciassette anni dopo, nel 2012, viene interrogato da alcuni colleghi perché il caso è stato riaperto. Enigmatico e taciturno, Rust riesce ad affascinarci sin dalla sua prima apparizione. E’ intelligente, intuitivo e molto efficiente sul lavoro, ma, come presto nota anche il suo più ordinario collega, ha un atteggiamento distaccato nei confronti degli altri. Rust è come un lupo solitario, convinto sostenitore di una filosofia pessimista. “Io mi considero una persona realista, ma in termini filosofici sono quello che definiresti un pessimista”, dice ad un certo punto ad uno scettico Marty. Rust Cohle è infatti convinto che la vita non abbia un senso,  che tutto quello che gli esseri umani fanno, come costruirsi un lavoro e una famiglia, sprofondi nel  nulla. Per tutta la stagione, Rust non fa che pronunciare frasi e monologhi in linea con questa filosofia dai tratti talvolta nietzschiani. Lo spettatore presto si renderà conto che questo suo atteggiamento non è altro che un’arma di difesa, in seguito alla prematura morte della figlia di pochi anni. Una tragedia tale da far chiudere l’uomo completamente in se stesso, rifiutando qualsiasi coinvolgimento emotivo. Rust, però, in fondo, è completamente l’opposto di quel che vuole far credere. La totale dedizione al lavoro, la sete di giustizia, l’affidarsi al caso per ben diciassette anni della sua vita, rivelano un animo sensibile e buono. E non sorprende, per questo, che, nel discusso finale, dopo essersi trovato ad un passo dalla morte, in Rust rinasca un senso di speranza e di luce. Di primo impatto, può sembrare che la scena finale cozzi con il suo carattere, ma, in realtà, rappresenta solo una presa di coscienza. Rust, nel suo profondo, non ha mai smesso di lottare per ciò in cui credeva.

 

5- Debra Morgan- Dexter

Se si parla di umanità e realismo nella delineazione del personaggio del detective, non possiamo fare a meno di citare Debra Morgan nella serie crime Dexter. Spesso relegata a mera spalla, essendo la sorella di uno dei personaggi più originali della storia della TV ( “il serial killer di serial killer” Dexter Morgan), Debra è in realtà un personaggio meravigliosamente scritto. All’inizio assegnata come agente sotto copertura alla Buon Costume, Deb aspira però alla Squadra Omicidi, esattamente come suo padre. Il rapporto con il defunto genitore, Henry Morgan, è essenziale per comprendere la psicologia di questo personaggio. La donna, fin da bambina, ha sempre voluto la sua approvazione e la sua attenzione, ma, negli anni in cui ne aveva più bisogno, Henry era troppo impegnato a gestire Dexter, il figlio adottivo, che iniziava a manifestare i primi impulsi omicidi. Purtroppo Deb, ignara di questo, percepì molto questa assenza e se la trascinò per tutta la sua vita. Le travagliate storie d’amore di Debra sono un continuum all’interno della serie: dall’innamoramento per un serial killer nella prima stagione, alla relazione con l’agente dell’FBI, di vent’anni in più, Frank Lundy,  dai tira e molla con il collega Joey Quinn fino ad una strana infatuazione per il fratello adottivo. Dexter costituisce infatti  l’unico punto fermo della vita di Debra. Un’ancora a cui aggrapparsi quando si sente troppo insicura per affrontare il mondo. Nonostante questi conflitti personali, Deb è però una bravissima detective. Intuitiva e tenace, anche se molto impulsiva. Questa peculiarità del suo carattere costituirà infatti una sorta di arma a doppio taglio: se da una parte la aiuterà nella risoluzione dei casi più difficili, dall’altra la porterà spesso a scontri con i suoi superiori. Ingoiare rospi e fare buon viso a cattivo gioco non fanno proprio parte del suo carattere. Anzi, suo tratto peculiare è l’essere dannatamente sboccata (tantissimi i fuck pronunciati nel corso delle otto stagioni) ed emotiva. Debra è quindi una persona autentica, vera ed è proprio per questo che lo spettatore, nel corso delle stagioni, ha imparato ad amarla. Purtroppo, però, nelle ultime due stagioni, il suo personaggio subirà un vero e proprio maltrattamento da parte degli autori. E’ proprio il caso di dirlo: Deb, you deserved better. Menzione per l‘eccezionale performance di Jennifer Carpenter.

 

4- Tenente Colombo- Colombo

Al quarto posto, colui che è forse il detective televisivo per eccellenza. Nel lontano 1970, il tenente Colombo fece la sua prima apparizione sul piccolo schermo. Inutile dire che fu amore a prima vista. Già la struttura della serie intrigò molto il pubblico. A differenza della maggior parte dei gialli, che ruotano attorno al “Whodunit”, in Colombo, lo spettatore conosce subito l’identità dell’omicida di turno. Nella prima parte di ciascun episodio, noi veniamo a conoscenza di tutto: assassino, movente, tecnica, finto alibi. Poi, entra in scena il tenente Colombo, l’unico che si mostra in grado di analizzare e trovare le falle di un delitto (quasi) perfetto. Italoamericano dall’aspetto trasandato, Colombo non si separa mai dal suo impermeabile malconcio (qualunque sia la temperatura) e dal suo sigaro. Apparentemente distratto, Colombo è in realtà dotato di eccellente capacità di osservazione. Non gli sfugge nulla: indizi in apparenza insignificanti, piccole mancanze e stranezze nel comportamento dell’assassino. Quando inizia a sospettare di una persona, Colombo inizia a stargli continuamente alle calcagna, con un fare però amichevole, mai inquisitorio. “Ah , un’ultima cosa!”, “Un’ultima cosetta poi giuro che non la disturbo più”, “Le volevo chiedere quest’ultima cosa, ma nulla di importante” sono sue frasi ricorrenti: Colombo cerca così di mettere a proprio agio l’assassino. Fino a quando non possiede le prove, il tenente tende quindi a instaurare un rapporto quasi di fiducia con il sospettato, il quale, cade inevitabilmente nella sua trappola. Difatti, come con Jessica Fletcher, anche in questo gli assassini tendono a sottovalutare le capacità del tenente Colombo. L’aspetto trascurato, l’umiltà, la sua sbadataggine lo fanno apparire assolutamente innocuo: molti personaggi, nel corso della serie, affermeranno che mai avrebbero pensato fosse un bravo poliziotto. Riguardo alla sua vita privata, sappiamo che Colombo ha una moglie, alla quale è molto affezionato e che nomina spesso. L’attore Peter Falk rivelò in un’intervista che il trucco per comprendere quando il tenente inizia a sospettare dell’omicida è cogliere il momento in cui nomina la moglie in sua presenza. Poi, nel corso delle puntate, impariamo a conoscerlo più a fondo: sappiamo che ha il mal di mare, soffre di vertigini ed è claustrofobico, ad esempio. Oppure, nella seconda stagione, adotterà un cane.Tutti piccoli dettagli che contribuiscono a delinearne una figura più umana e familiare. Peter Falk, vincitore di ben cinque Emmy, ci regala inoltre una perfomance superba e perfetta.

 

3- Fox Mulder e Dana Scully- X Files

La medaglia di bronzo alla coppia di detective più amata della storia della TV. Un duo dalla chimica meravigliosa, ancora in grado di far sognare gli spettatori dopo tanti anni. Se oggi viene così spesso utilizzata l’espressione “ship”, dobbiamo ringraziare questo splendido duo, protagonista della serie cult X Files. Mulder e Scully costituiscono la ship suprema, due personaggi differenti ma complementari. Nel pilot della serie, all’agente dell’FBI Dana Scully (un’espressiva e affascinante Gillian Anderson) viene dato l’incarico di investigare e sabotare un progetto non autorizzato, denominato X Files, gestito dall’agente Fox Mulder (un bravissimo David Duchovny). Mulder, soprannominato dall’FBI “lo spettrale”, si occupa infatti di fenomeni inspiegabili e paranormali. Per questo motivo viene mal visto dai suoi colleghi, che lo considerano un pazzo. Mulder conquista subito le simpatie del pubblico per il suo entusiasmo e la sua apertura mentale nei confronti di ciò che non conosce (abbastanza evidente il rimando all’agente Cooper in Twin Peaks). Dana Scully, invece, è l’opposto. Laureata in medicina, è una persona razionale, concreta. Fede contro Scienza, una tematica usata ed abusata, qui affrontata con grande maestria, grazie a personaggi scritti egregiamente. All’inizio della serie, Dana si mostrerà molto scettica nei confronti delle bizzarre idee di Fox e gli scontri tra i due saranno frequenti. Al tempo stesso, però, tra loro si sviluppa un rapporto di fiducia e rispetto reciproco. Nonostante le differenze, difatti, Mulder e Scully sono accomunati da un’insaziabile curiosità, ma soprattutto da una fortissima passione per il proprio lavoro. I dubbi, i dilemmi, i pericoli che dovranno affrontare nel corso delle nove stagioni, li faranno avvicinare sempre di più. Presto anche Scully, sebbene non abbandoni mai del tutto la sua mentalità pragmatica e scientifica, incomincerà a credere nell’esistenza di questi fenomeni. Si pensi ad un bellissimo episodio della prima stagione, Beyond The Sea, in cui i ruoli si ribaltano. Lì, è Scully, coinvolta emotivamente e personalmente nel caso, a credere, mentre Mulder rimane scettico. Il rispetto si evolverà in affetto e, nell’ultima stagione, l’affetto si tramuterà in amore. Una love story bellissima, in quanto frutto di un processo lento e profondo, per nulla forzato o banale. Mulder e Scully sono la coppia perfetta, sia professionalmente sia sentimentalmente, perché le loro anime si completano. 

 

2- Dale Cooper- Twin Peaks

You know, this is — excuse me — a damn fine cup of coffee!“, esclama entusiasta l’agente Cooper, dopo aver sorseggiato dell’ottimo caffè nero fumante. Nato dalla geniale mente di David Lynch, l’agente Dale Cooper incarna il prototipo del detective ideale Giunto nel paesino di Twin Peaks per indagare sull’omicidio della giovane Laura Palmer, Cooper si mostra subito al pubblico come una persona davvero squisita. A differenza di alcuni suoi arroganti colleghi, egli è subito ben disposto e cordiale verso gli abitanti del luogo. Anziché rimanere stranito da alcune loro bizzarre caratteristiche, egli ne rimane dannatamente affascinato. Come un bambino che scopre il mondo per la prima volta, l’agente Cooper si mostra entusiasta ogni volta che conosce qualcosa di nuovo. E’ capace di provare immensa felicità semplicemente davanti ad una torta di ciliegie e un buon caffé (questo la sua più grande passione). Nonostante questo suo atteggiamento fanciullesco, Cooper è però un vero e proprio professionista nel suo lavoro. Intelligente, empatico, sensibile. A differenza di molti altri detective qui citati, Dale, però, non adotta il classico metodo deduttivo alla Sherlock Holmes durante un indagine. Egli è dotato di un’apertura mentale tale da adottare qualsiasi genere di metodo, come la filosofia tibetana, di cui Cooper è accanito seguace. Oppure, a metà della prima stagione, l’agente baserà le sue indagini su un sogno. Una cosa che, nella vita reale, considereremmo ridicola, ma che David Lynch ci rende credibile e assolutamente affascinante. Oltre ad essere bravissimo nel suo lavoro, l’agente Cooper è anche una gran brava persona. Onesto, altruista, ma soprattutto corretto. Tanto da rifiutare le avances della bellissima Audrey Horne, da cui si sente anch’egli attratto, perché un’eventuale relazione con la giovane sarebbe in contrasto con i suoi principi morali. La stessa Audrey dirà di lui: “Il tuo unico difetto è che sei troppo perfetto”. Ma, come sappiamo, la perfezione non è di questo mondo. Persino Cooper, dall’anima così pura, nasconde un segreto, un lato oscuro di cui si vergogna. Anni prima, si era innamorato della moglie di un suo collega, Window Earle. L’uomo, scoperta la relazione tra i due, assassinò la moglie e Cooper si sentì colpevole per tutta la vita. Earle, considerato la nemesi di Cooper, tornerà poi a Twin Peaks, innescando una serie di tragici eventi che porteranno all’inquietante e triste finale della seconda stagione della serie. 

 

1- Sherlock Holmes- Sherlock

Eccoci arrivati finalmente al podio di questa classifica. La medaglia d’oro non poteva che essere assegnata a lui, il detective per antonomasia. Nato dalla sapiente penna di Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes è l’incarnazione dell’arte dell’investigazione moderna. Probabilmente, senza di lui, tutti gli investigatori finora nominati non esisterebbero neppure. Un detective privato dalla mente geniale, portavoce del metodo scientifico-deduttivo, divenuto oggetto di moltissime rivisitazioni e parodie. Difatti, più che sul personaggio letterario che, seppur memorabile, rimane un po’ povero di approfondimento psicologico, vorrei qui analizzare quella che ritengo la sua rivisitazione migliore. La serie Sherlock, targata BBC, narra le vicende di Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e John Watson (Martin Freeman), ambientate però ai giorni nostri. Già dalla prima puntata, lo spettatore, assieme a Watson, entra in contatto con la genialità del detective. Anche grazie ad un’ottima regia, possiamo assistere infatti alle sue deduzioni, capire come ragiona. A differenza dei romanzi, in cui le vicende erano filtrate dal punto di vista del dottor Watson, nella serie riusciamo a immedesimarsi in Sherlock e nella sua mente. Oltre che della sua intelligenza fuori dall’ordinario, veniamo anche a conoscenza della sua bizzarra personalità. “Un iperattivo sociopatico”, ecco come si autodefinisce lo stesso Sherlock. Per tutta la sua vita, il detective evita qualsiasi tipo di legame affettivo con il prossimo, creandosi una vera e propria barriera interiore, fatta di logica e distacco, che lo allontani da emozioni e sentimenti. Con il proseguire delle stagioni, Sherlock instaurerà un profondo e sincero rapporto di amicizia con John, facendo progressivamente emergere la propria umanità. I creatori della serie, Steven Moffat e Mark Gatiss, hanno quindi preferito concentrarsi sull’analisi psicologica del detective più che sulla risoluzione dei casi: non è un caso che lo show si chiami semplicemente Sherlock, come a voler evidenziare la centralità dell’umano, non del detective. Anzi, Moffat e Gatiss hanno deciso di spingersi ancora oltre. Nella quarta e (presumibilmente) ultima stagione, ci hanno addirittura mostrato la vera origine dei comportamenti antisociali di Sherlock. E’ come se i due autori avessero voluto mostrarci una propria personale visione di Sherlock Holmes, personalità leggendaria e immortale, rendendolo più complesso e attuale. Sherlock compie un vero e proprio viaggio interiore alla ricerca del proprio Io, dopo anni di sociopatia e distacco. Perché si può possedere la più grande genialità, ma, se non ci sono gli affetti, se manca empatia e umanità, non si può pretendere di essere un buon indagatore della mente umana. Ad interpretare Sherlock, un Benedict Cumberbatch magistrale: l’attore sembra nato per il ruolo, regalandoci una delle performance televisive migliori degli ultimi anni.Ritengo quindi che Sherlock, versione BBC, meriti il podio di questa classifica semplicemente perché incarna la perfetta sintesi tra genio e umanità, razionalità e emozioni.

 

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Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

 

6 thoughts on “The Top | I migliori detective delle Serie TV

  1. Bellissimo articolo, complimenti per l’analisi di questi personaggi!
    Che dire, Debra Morgan è un personaggio a mio giudizio adorabile, di quelli che ti rimangono nel cuore. E poi Sherlock…un genio senza precedenti!

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