Telefilm/The Handmaid's Tale

Recensione | The Handmaid’s Tale 3×06 “Household”

Era da diversi episodi che questa serie stava navigando in acque fin troppo tranquille e infatti ci hanno piazzato una serie di colpi di scena uno dietro l’altro: dal coinvolgimento di Nick nella costruzione di Gilead alla regressione ormai direi irrecuperabile di Serena passando per la nuova, geniale e misogina pensata della fascia sulla bocca per non far parlare le Ancelle. Quindi, se vi mancava quell’espressione di sdegno misto orrore che si vedeva riflessa durante i titoli di coda, sappiate che in questa 3×06 la ritroverete senza problemi.

Or may they both get hit by a fucking truck

Come previsto, ritroviamo una June parecchio incazzata dopo essere stata costretta a partecipare a quella pagliacciata di videomessaggio per riportare Nichole a Gilead. Peccato che la sagra degli orrori non sia finita qui, visto che Fred e Serena hanno avuto la brillante idea di trattare coi canadesi, organizzando un incontro a Washington – mediato da una delegazione svizzera e quindi neutrale per definizione – e costringendola non solo a partecipare, ma addirittura a portare avanti la loro crociata per riavere la bambina.
Il soggiorno a Washington è terrificante: la Famiglia del Mulino Bianco è ospite di un certo Comandante Winslow (che secondo l’internet è palesemente gay e ci sta provando con Fred), padre di cinque figli. Alla vista di quello che pare più un asilo che una famiglia, Serena sembra piuttosto scioccata, mentre Fred nel corso della puntata imparerà la nobile arte di giocare con i pupazzi. Conoscendo i personaggi e quello di cui sono realmente capaci, abbiamo davvero assistito alla fiera della falsità. Tuttavia, la parte peggiore di questo viaggio è rappresentata dalle Ancelle di Washington, visto che se la passano ancora peggio di June. Prova a fare conversazione con l’Ancella di casa Winslow, approfittando del momento in cui lei si toglie questa fascia che le impedisce di parlare, salvo poi rendersi conto che non può parlare e basta.
La ragazza ha la bocca cucita con tre anelli di metallo e noi spettatori non possiamo che condividere l’espressione inorridita di June e la sua paura quando successivamente chiederà in lacrime a Zia Lydia se è vero che vogliono farle tacere tutte e per sempre.

The more we know, the more we can do

Lo scopo del viaggio, oltre a trattare con la delegazione canadese, consiste anche nella realizzazione di altri spot, questa volta coinvolgendo anche un’orda di Ancelle in atto di preghiera e guidate dalla stessa June, forzata a sottostare a tutto questo. Ciononostante, sembra aprirsi uno spiraglio di luce grazie ai mediatori svizzeri, con cui riesce a parlare da sola: loro la aiuteranno a tenere Nichole in Canada se lei fornirà loro informazioni preziose sull’amministrazione di Gilead. Così, June crede di averli in pugno e chiede a Nick, ormai diventato comandante e quindi in possesso di informazioni da scambiare, di parlare con loro. Peccato che Nick abbia scelto il momento peggiore per farsi sgamare come mero e meschino servo di Gilead, nonché uno dei soldati che aveva contribuito a formarla. Ce lo potevamo aspettare, forse, ma indubbiamente è stata una rivelazione che avremmo preferito evitare.
Niente spionaggio e soprattutto niente aiuto da parte degli svizzeri.

(Mi avete illusa…)

You’re small. You’re cruel. You’re empty

Veniamo al momento migliore dell’episodio, che l’ha fatto salire sicuramente nella mia top 5 di questa serie, ossia il confronto tra June e Serena. È stato qui che mi sono resa conto che abbiamo perso Serena e non credo possa riprendersi più. A questo punto sono tentata dal lanciare l’hashtag #SerenaRipigliati come ultima spiaggia, ma se non hanno funzionato le parole di June su quanto Gilead faccia schifo per crescere una bambina, parole serie e che avrebbero dovuto stimolarle quanto meno una sinapsi, dubito che ci sia molto altro su cui far leva. Serena è accecata da un amore egoistico e nient’altro, perché in caso contrario saprebbe che lasciarla in Canada sarebbe meglio per lei. Il dialogo passa così su toni più accesi, tra insulti e minacce, in un crescendo di tensione a cui contribuiscono senz’altro la colonna sonora di archi, la scenografia e la fotografia magistrali.
Una delle scene meglio realizzate della stagione e probabilmente dell’intera serie.

Quest’anno a livello tecnico davvero non ce n’è per nessuno.

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