Alto Mare/Telefilm

Recensione | Alto Mare 1×05 e 1×06 “La tempesta”, “527 L.”

Superata la prima metà della stagione, il ritmo di Alto Mare si fa sempre più incalzante e questi due episodi ne sono la prova. La quinta puntata prende luogo durante la terribile tempesta che si abbatte sul transatlantico. Mentre tutti i passeggeri si chiudono in cabina per evitare incidenti, il dottor Rojas deve operare d’urgenza Nicolas, ferito dal colpo di pistola del Comandante Santiago. Grazie a una trasfusione di sangue il ragazzo sopravvive e inizia a riprendersi, ma, proprio mentre tutto sembra volgere per il meglio viene a galla anche un suo segreto. Eva, infatti, recatasi nella cabina di Nicolas per prendere degli abiti puliti, scopre una foto dell’ufficiale con una donna a quello che sembra essere il loro matrimonio.

Nel frattempo Carolina sta portando avanti il piano della sorella per scoprire se lo zio Pedro è in possesso del microfilm. La ragazza fa scivolare nella sua cabina una falsa lettera di ricatto sperando di farlo uscire così allo scoperto. Il piano però non funziona perché chi in realtà è in possesso del microfilm è Sofia, che l’ha ritrovato nascosto nella macchina da scrivere di Eva; a questo punto però, invece di dirlo alle sorelle, Sofia tiene l’informazione per sé, cosa che inizia a farci insospettire anche sulle vere motivazioni della donna e quando sembra che ormai lei abbia ottenuto il bottino viene scoperta dal Dottor Rojas, che decide di tenerla prigioniera.

Nicolas intanto si sta riprendendo e ha un colloquio con l’ex comandante che mi fa pensare che l’uomo sia stato il padre di sua moglie o comunque che il legame tra i due sia molto profondo, considerando che Santiago parla di come ha conosciuto Nicolas quando lui era ancora molto giovane. Dopo questo colloquio il vecchio comandante decide di affidare proprio a Nicolas il suo incarico, promuovendolo dalla sua posizione di ufficiale.

Prima di arrivare alla mia parte preferita dell’episodio spendo due parole sul triangolo amoroso Dimas/Veronica/Sebastian che, a questo punto, sembra più inutile che mai. Per quanto all’inizio mi piacesse molto Dimas secondo me è stato sfruttato proprio male come personaggio: sembra aver già dimenticato che il suo migliore amico è stato ucciso, mente a Veronica pur di ottenere un po’ del suo interessamento e, in generale, sembra un’occasione sprecata quando si poteva avere un punto di vista sulle indagini diverso da quello dei personaggi della prima classe o comunque dei ranghi più alti della nave. Veronica è un personaggio interessante almeno quanto antipatico, con Sebastian mi sembra si stia illudendo, ma comunque la sua storia potrebbe intrigarmi se solo non fosse così slegata (almeno per ora, spero) dal resto delle vicende. Sebastian è simpatico, ma inutile, quindi sinceramente aspetto che tutta questa situazione vada a parare da qualche parte altrimenti è e rimarrà la più grande pecca di una serie che mi sta piacendo e intrattenendo.

Ora, la mia parte preferita dell’episodio è ovviamente la morte di Anibal e la formazione del team Clara/Natalia. Già quando le avevo viste interagire per la prima volta ad inizio episodio speravo in un loro avvicinamento e il finale dell’episodio mi ha suscitato quel tipo di soddisfazione sadica che razionalmente so essere sbagliata, però assecondo comunque, perché Anibal era una persona orribile e ha avuto la fine che si meritava. Immediatamente Natalia (che sta scalando velocemente la classifica dei miei personaggi preferiti) decide di mettere in atto un depistaggio, facendo credere a tutti che il marito sia morto per un incidente, cadendo dalle scale. Nonostante Clara sia impaurita e sull’orlo di un crollo nervoso, Natalia cerca di mantenerla concentrata per poter mettere in atto il loro piano.

Purtroppo da subito i dettagli della morte di Anibal non tornano e il Detective Varela (a cui è cresciuto improvvisamente un cervello negli ultimi episodi) decide di condurre delle indagini segrete con l’aiuto di Nicolas. Il nuovo comandante prende in pugno la situazione, ma commette un errore inconsapevole: affida infatti il compito di interrogare con discrezione i vicini di cabina di Anibal proprio al fidanzato di Clara (di cui ancora non ho capito il nome). Il ragazzo, che fino ad ora non è stato molto sveglio, ha un barlume di lucidità proprio quando sarebbe meglio che continuasse a dormire, scoprendo una macchia di sangue sulle scarpe della cantante. Ora, sarò una persona orribile, ma spero con tutto il mio cuore che venga messa su qualche copertura e che né Clara né Natalia siano costrette a pagare per un crimine che, oltretutto, era legittima difesa. Tra l’altro Natalia ci regala il momento migliore del sesto episodio quando, in risposta a Fernando, ammette che non sa per quanto tempo ancora riuscirà a fingere di essere addolorata dalla morte di Anibal. Vi prego sceneggiatori, fate sì che non le succeda niente.

Il sesto episodio è bello denso di rivelazioni e svolte importanti soprattutto per la storyline principale. Le sorelle salvano Sofia da Rojas e scoprono del ritrovamento del microfilm; ancora una volta però, la donna mente spudoratamente su dove è stato ritrovato affermando che era nella scrivania del dottore. Mentre Sofia viene scortata nella cabina dove dovrà rimanere sotto sorveglianza, Eva e Carolina incontrano Pedro e hanno un colloquio che mi ha ancora più confusa perché vengono messe in guardia dallo zio su ciò che vedranno e su come le apparenze possano sempre ingannare.

Ad un’attenta analisi però i fotogrammi sembrano mostrare chiaramente che il dottor Rojas e Pedro Villaneuva usavano i camion dell’azienda per mandare nel campo di concentramento di Mathausen interi gruppi di ebrei. Sconvolte le sorelle confrontano lo zio che non nega i suoi crimini di guerra; l’unica accusa che viene respinta da Pedro riguarda l’omicidio del fratello che sembra essere stato in realtà solo un incidente d’auto occorso dopo una discussione tra fratelli. A questo punto nemmeno ho capito per quale motivo lo zio le aveva avvisate che non era tutto come sembrava: per quale motivo dare un avvertimento del genere e poi prendersi la responsabilità di un crimine così orribile? Forse era solo una battuta usata per confondere, ma spero ci venga data una risposta più chiara. Per il momento viene solo confermato il coinvolgimento di Francisca nei piani di Pedro, che le affida dei lingotti d’oro marchiati dall’emblema dei nazisti e che progetta con lei una fuga.

Una piccola parentesi viene fatta per le vicende di Veronica e Dimas, che si ritrovano alleati quando la ragazza propone al servitore di fingere una relazione, per mantenere le apparenze davanti a sua madre, affinché lei, in cambio, convinca Sebastian ad investire sul progetto del combustibile. Uno sprazzo di collegamento col resto della storia lo abbiamo quando Dimas recapita al suo capo un telegramma che sembra lasciarlo turbato. Spero sia il segnale di svolta in una storyline che per il momento non ha avuto nessuna utilità nel quadro generale della serie.

Continuando i chiarimenti anche Fernando, turbato dalla morte di Anibal, decide finalmente di essere sincero con Carolina e confessare una sua grande perdita economica a causa di una partita a carte (confermando anche le precedenti accuse di Eva). L’uomo che avevamo visto nel suo ufficio è proprio la persona a cui deve i soldi e che, in aggiunta, lo sta anche ricattando. Decisa ad aiutarlo Carolina paga gran parte del debito, allontanando l’uomo, almeno per il momento. Già che siamo in vena di confessioni anche Nicolas ammette di essere sposato, ma di non aver più visto la moglie da anni: la donna infatti faceva parte della Resistenza francese ed era stata fatta prigioniera dai tedeschi. Da allora lui non ne ha più avuto notizie.

Tutto molto commovente, peccato che, così presa dalla relazione con Nicolas, Eva si sia completamente dimenticata che lei dovrebbe essere il personaggio principale, quello che indaga, la ragazza a cui piace curiosare ovunque e disposta a tutto per scoprire la verità. Per fortuna ci pensa Carolina a fare il lavoro sporco e, con un colpo di genio degno di Hercule Poirot, riesce a collegare il pezzo di stoffa ritrovato nel condotto della ventilazione, quel pezzo di stoffa appartenuto al probabile omicida di Manuel, al suo proprietario: Mario Plazaola. Questo personaggio diventa sempre più misterioso quando scopriamo che è in combutta con Santiago e, proprio sul finale, ci viene rivelato che in realtà lui è il fratello di Pedro, il padre di Eva e Carolina, miracolosamente ancora vivo. Questa svolta è stata sinceramente inaspettata, solo che fa nascere ancora più domande: innanzitutto come ha fatto l’uomo a fingere così a lungo la sua morte? Poi, perché lavora con Sofia e per quale motivo non le ha detto fin da subito dove si trovava il microfilm? E le sue intenzioni corrispondono davvero alle intenzioni della sua complice? Perché da tutte le menzogne che Sofia ha raccontato alle sue figlie, questo non sembra essere assolutamente il caso.

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