Skam Italia/Telefilm

Recensione | Skam Italia 3×11 “Tre, due, uno”

“Ma che è oggi? Il tempo delle mele?”

Questo undicesimo episodio, l’ultimo della terza stagione, è uno degli episodi più esteticamente appaganti fin’ora sia nella sua simmetria delle inquadrature sia nella sua energia delle azioni. Una sorta di caos ordinato il cui apice è la scena dell’uscita dall’ultimo giorno di scuola accompagnata dai blink-182, come a sottolineare la libertà di un momento in cui si può smettere di tentare di comportarsi da adulti per divertirsi a fare gli adolescenti, soprattutto per Eleonora così abituata alle conseguenze di dover crescere in fretta.

Tre, due, uno ha incarnato la sintassi di un finale. Nonostante non tutte le conclusioni delle questioni in sospeso vengano mostrate, ad esempio le conseguenze legali della rissa o quelle pratiche del trasferimento in America, l’episodio riesce a dare un senso di chiusura che si accompagna ad un velo nostalgico. Non credo che la nostalgia derivi soltanto dalla consapevolezza della fine da parte dello spettatore, anzi, penso che essa sia intessuta nella struttura stessa della puntata. Ciò è esplicitato dalle inquadrature dei luoghi che hanno fatto da sfondo alla storia di Eleonora, le quali hanno lasciato il tempo al ricordo delle persone che li hanno animati. Quei luoghi, ora immobili, guadagnano significato grazie alla vita che vi è passata. Il medesimo espediente è stato usato nel cortometraggio I Am Easy To Find (minuto 20:34) accompagnato dall’omonimo album dei The National e di cui è protagonista Alicia Vikander. Non è un caso che nel cortometraggio le inquadrature siano abbinate alla frase “Places in her mind” (“Luoghi nella mente di lei”), ossia i luoghi sono diventati ricordi. Il “cinema senza persone”, espressione che prendo in prestito da un blog su Tumblr intitolato appunto Cinema Without People, è un concetto instrinsecamente nostalgico in quanto fa leva sui ricordi. Dopo averci raccontato la sua storia, Eleonora ci ha affidato anche i suoi di ricordi.

Insieme alla nostalgia, Tre, due, uno comunica un senso di sollievo e non perché i temi trattati siano meno drammatici di per sé, anzi, potenzialmente anch’essi si sarebbero potuti rendere estremamente angosciosi. Ciò non accade perché l’elemento preponderante di questo episodio è la positività che emana. Nello scorso episodio Eleonora era sostenuta dalle amiche e da Filippo, ma in questa puntata si relaziona anche con la madre ed è la positività che pervade la loro interazione: Eleonora si sporge dalla porta e osserva la madre a distanza, in privato, e la figlia decide di accoglierla nella sua vita. La positività in questo caso non sta né in ciò che ci accade né nelle persone in sé, ma nel modo in cui si reagisce e, grazie ad Eleonora, lei e la sua famiglia, la madre e il fratello, possono stare insieme come probabilmente non succedeva da molto tempo. Questa positività è evidente anche nel rapporto tra Eleonora ed Edoardo, ora sincero e spontaneo, si ascoltano l’un l’altro e soprattutto comunicano tra loro: sia nell’intimità della loro prima volta sia nella proposta di trasferimento in America, Edoardo si preoccupa di chiedere come si senta Eleonora e ne ascolta la risposta, da parte sua, Eleonora rivela il suo segreto sul perché si fosse trasferita a metà anno e trova la comprensione di Edoardo, il quale sceglie anche per se stesso l’onestà confessando alla polizia.

La scena finale pecca di eccessivo artificio per cui ogni personaggio è felicemente appaiato e infatti ho trovato il riferimento ironico a Il tempo delle mele da parte di Filippo estremamente appropriato. Probabilmente l’intenzione era di sottolineare coloro che ne sono esclusi, ossia Elia e Sana. Per quanto l’esclusione di Sana sia comprensibile in quanto funzionale per l’ultima inquadratura, la forzatura rimane evidente e il fatto che l’esclusione sia condivisa anche da Elia risulta confuso, anche se fosse un’anticipazione di un’eventuale (e purtoppo ancora remota) quinta stagione, in ogni caso poco efficace. Nonostante cio, infine, Sana rompe la quarta parete. È stato immediato il parallelismo con l’ultimo episodio della seconda stagione di Skins (2007), ossia il finale della prima generazione, dove è Effy (Kaya Scodelario) a rompere la quarta parete per anticipare la seconda generazione di cui sarà tra i protagonisti. Non è un caso che entrambe le serie abbiano il medesimo espediente, in quanto condividono molte similitudini, ma quella più significativa è la scelta di raccontare dal punto di vista di personaggi diversi, con la grande differenza che Skins cambiava personaggio ad ogni episodio, mentre in Skam, sia l’originale sia i remakes, vi si dedica un’intera stagione. La rottura della quarta parete da parte di Sana è stata intensa e ben calcolata in modo da farci incrociare lo sguardo con lei quel tanto che bastava per non farci vedere l’ora che sia il suo turno di raccontarci la sua storia attraverso i suoi occhi.

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