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The Top | Le peggiori stagioni delle Serie TV

Salve a tutti ! Sono ormai trascorse settimane dal famigerato finale di Game of Thrones. Premessa doverosa: non ho mai visto la serie (ebbene sì…), ma recentemente sono stata colpita dal vero e proprio odio di moltissimi fan nei confronti di questa stagione finale. Al che mi sono chiesta: quali sono le stagioni peggiori delle serie TV? Capitoli fatti di trame insensate, personaggi snaturati, ma soprattutto da svolgimenti al limite del trash. Tutti elementi che ci hanno fatto mordere le mani, nel vedere le nostre serie preferite così trascurate e maltrattate dai loro stessi autori.

Ecco dunque una mia personale classifica delle peggiori stagioni degli show televisivi.

5. Twin Peaks- Seconda Stagione (dalla scoperta dell’assassinio di Laura Palmer)

Iniziamo la nostra classifica con una serie cult. Con Twin Peaks David Lynch ha letteralmente rivoluzionato la serialità televisiva, realizzando uno degli show più iconici di tutti i tempi. Purtroppo però nemmeno Twin Peaks è perfetta. Se la prima stagione. nel suo essere semplice e straordinaria al tempo stesso, aveva soddisfatto pienamente le aspettative, non si può dire lo stesso della seconda. O meglio: della seconda parte della seconda stagione, più precisamente in seguito alla rivelazione e alla morte dell’assassino di Laura Palmer. All’inizio Lynch desiderava, a ragione, aspettare per rivelare la risoluzione del caso portante della serie. Purtroppo però l’ABC lo costrinse a rivelare tutto a metà della seconda stagione. Dopo quel nono, bellissimo episodio, Lynch e Frost non sapevano più cosa inventarsi per tenere alta l’attenzione, tanto che pian piano abbandonarono il progetto. In quei dieci episodi, è palese la stanchezza e la svogliatezza degli autori a mandare avanti lo show. Se l’introduzione di Windom Earle, in quanto nemesi del detective Cooper, poteva fornire qualche spunto interessante, le altre storylines sono un disastro completo. Personaggi che tornano dall’oltretomba, situazioni assurde e prive di mordente (la storyline di James e la vedova è considerata una delle più insensate e noiose di sempre), dialoghi da soap opera. Per fortuna, Lynch si convinse a riprendere le redini della serie poco prima della sua conclusione. Nelle ultime due puntate, in particolare nel finale, si nota subito la sua abilità sia nella scrittura sia nella regia, regalandoci una degna conclusione per uno show che, nella sua seconda parte, meritava certamente più cura e attenzione.

 

4. Tredici– Seconda Stagione

Ebbene sì, ancora una seconda stagione. Questa volta non possiamo certo dire di essere davanti ad una serie epocale come la precedente, ma, nonostante questo, la prima stagione di Tredici non era male. Hannah Baker, ragazza di diciassette anni, decide di porre fine alla sua vita, registrando però prima tredici cassette, indirizzate a coloro che, tramite comportamenti più o meno riprovevoli, ne hanno indirettamente causato la morte. Sebbene non scevra da difetti di scrittura, la prima stagione possedeva il grande pregio di portare sullo schermo temi molto importanti, come il suicidio, il bullismo e la violenza sulle donne, anche attraverso personaggi ben scritti. Con la seconda stagione, ritengo che abbiano semplicemente rovinato tutto. L’intento iniziale costituiva anche un buono spunto: far testimoniare al processo, intentato dai genitori di Hannah contro la scuola, i ragazzi, ovvero i destinatari delle cassette. Probabilmente a causa di mancanza di idee, l’espediente delle testimonianze è andato a creare moltissime incongruenze, dipingendo spesso Hannah come una bugiarda e un’ipocrita. Certo, nessuno pretendeva che il personaggio fosse perfetto, anzi è realistico aggiungere sfumature, ma non si possono creare contraddizioni di sceneggiatura così evidenti. Senza contare l’aggiunta di scene trash, come la presenza del fantasma di Hannah, in apparizione a Clay (ma un TSO a questo ragazzo no?), oppure la scena della rissa nei corridoi. Come se ciò non bastasse, l’elemento peggiore è senza dubbio il finale in cui, non solo i colpevoli e i carnefici non vengono puniti, ma vengono aggiunte altre sottotrame inutili, al solo fine di realizzare una, altrettanto inutile, terza stagione. Era troppo difficile fermarsi alla prima stagione?

3. Riverdale– Terza Stagione

Al terzo posto una delle serie più trash degli ultimi anni. Liberamente tratta dai fumetti della serie Archie Comics, Riverdale all’inizio aveva il  pregio di non prendersi sul serio. La prima stagione, difatti, presenta una trama gialla intrigante, condita dei più adorabili cliché dei teen drama. Certo, alcune scene erano trash puro, ma all’interno di una serie del genere non potevano essere considerate un vero e proprio difetto. Anzi, aggiungevano umorismo e spensieratezza ad una serie nata per intrattenere. Dalla seconda stagione, però, la trama ha preso una piega strana. Genitori gangster, guerre tra gang e serial killer erano troppo anche per Riverdale. Già alla seconda stagione, quindi, lo show era sul filo del rasoio e i fan speravano in un ritorno alle origini. Si può invece dire che la terza stagione abbia dato allo show il colpo di grazia. Personalmente, odio lasciare le cose, in questo caso le serie TV, a metà, ma con questa stagione non ce l’ho proprio fatta. Sette sataniche, giochi trasportati nella realtà, adolescenti proprietari di locali notturni, contrabbando di droga che causa allucinazioni …. tutto un grandissimo: WTF? Io mi chiedo: perché rovinare una serie che aveva trovato nella semplicità il suo maggior pregio e complicare il tutto con storylines assurde e ridicole? Persino i personaggi, ben caratterizzati nella prima stagione, ne escono completamente snaturati. Sembra quasi che agiscano senza criterio o filo logico, come burattini guidati da un burattinaio ubriaco. Senza contare che la trama, oltre ad essere assurda, non coinvolge per niente. Insomma, sembra proprio che Riverdale sia giunta al capolinea già al suo terzo capitolo.

 

2. Dexter– Ottava Stagione

Medaglia d’argento all’ultima stagione di una delle serie più originali degli ultimi anni. La coinvolgente storia di un serial killer con un codice comportamentale e che come tutti cerca di costruirsi una vita normale, aveva catturato critica e pubblico. Le prime cinque stagioni sono, a mio parere, semplicemente perfette. Coinvolgimento emotivo, colpi di scena (chi si dimentica il finale della quarta stagione?) e ottima psicologia dei personaggi lo rendevano uno degli show più seguiti e appassionanti. Il problema è che, come spesso accade, questo successo ha spinto gli autori ad allungare esageratamente il brodo, a scapito della qualità. Se però la sesta e la settima stagione, per quanto inferiori alle precedenti, possiedono alcuni buoni momenti, certamente non si può dire lo stesso dell’ottava stagione. L’introduzione della dottoressa Vogel (Charlotte Rampling) e di Zach, ragazzo con gli stessi istinti di Dexter, potevano costituire buone storylines, ma gli autori le hanno tragicamente sprecate, riducendo a macchietta irritante la prima e uccidendo prematuramente il secondo. Hanno deciso di sacrificare questi intriganti personaggi per dare spazio ad un trama banale e superficiale. Dalla riapparizione di Hannah McKay (pathos sottozero durante le sue scene d’amore con Dexter) alla storyline nosense della figlia di Masuca, dal crollo psicologico di Debra alla sua reunion senza filo logico con Quinn. Ma, soprattutto, la presenza di Oliver Saxon, forse il villain meno carismatico di sempre, incapace di inquietare o minimamente turbare lo spettatore. Il tutto condito da scene piatte, in cui Dexter sembra aver perso tutta la furbizia e intelligenza che tanto lo contraddistinguevano nelle stagioni passate. Non dimenticherò mai la scena in cui questo, nell’intento di pedinare Saxon, indossa una camicia azzurro evidenziatore. Ovviamente, quest’ultimo lo nota e la voce fuori campo di Dexter esclama, sorpreso “Mi ha visto!”.  Scene che strappano un’amara risata. Per quanto riguarda il finale, invece, devo dire che, considerato il tono di questa stagione, non è poi così terribile. Nell’ottica dell’intera serie, rimane però inevitabilmente amaro e insoddisfacente.

1.House of Cards– Sesta Stagione

Eccoci arrivati al podio della nostra classifica. La medaglia d’oro va alla stagione finale di una serie a cui sono molto affezionata, in quanto è stata una delle prime a farmi avvicinare al mondo del piccolo schermo. House of Cards ha costituito per alcuni anni un bellissimo political drama. Coinvolgente, accattivante e magistralmente interpretato da Kevin Spacey e Robin Wright, rispettivamente nei panni di Frank e Claire Underwood, malefica coppia di sposi che farebbe impallidire i coniugi Macbeth. Per cinque stagioni la serie ha mantenuta una qualità alta (con un leggero calo nella quinta) e i fan si aspettavano un finale con il botto. Purtroppo, nell’ottobre del 2017, l’attore protagonista, Kevin Spacey, venne accusato di molestie sessuali e Netflix decise di licenziarlo e concludere lo show con un’ultima stagione da otto puntate. Certamente la presenza di un attore del calibro di Spacey era uno degli elementi migliori della serie e la sua perdita si sarebbe sentita in ogni caso, ma ritengo che gli sceneggiatori avrebbero potuto ugualmente dare una conclusione decente allo show. La quinta stagione si concludeva con la nomina di Claire come presidente e, ovviamente, non essendoci più Spacey, gli autori hanno continuato su questa linea. Concentrarsi su Claire , impersonata da un’attrice molto brava, e sulla sua ascesa al potere costituiva a mio parere un buon punto di partenza, tanto che il primo episodio non fu così malvagio. Poi, però, il disastro totale. Innanzitutto l’apparizione dal nulla dei fratelli Sheperd (interpretati da Greg Kinnear e Diane Lane): ci stava proporre una nemesi per Claire, ma i due si mostrano personaggi assolutamente inconcludenti. Ecco, inconcludente è la parola giusta per descrivere questa stagione.Ogni scena sembra fine a se stessa, oltre a mancare completamente dell’epicità e della potenza delle scorse stagioni.Si pensi alla storyline delle indagini dei giornalisti. E’ dalla prima stagione, con la presenza di Zoe Barnes , che questa intrigante trama implora una conclusione decente. Ma no, gli autori decidono di inserire molte scene a caso, siparietti da cinque minuti, tra Tom Hammerschmidt e Doug Stamper, per poi non risolvere nulla. Aggiungiamoci poi le indegne e ridicole morti di Kathy Durant e Jane Davis e abbiamo tutti gli ingredienti per una stagione imbarazzante. Come se ciò non bastasse, il finale è quanto di più becero e insignificante si potessero inventare. Dopo la sbrigativa confessione di Doug sull’omicidio di Frank, una Claire molto incinta lo pugnala nel bel mezzo dello studio ovale. La scena è del tutto priva di pathos, quasi demenziale, come purtroppo l’intera stagione. Spacey o non Spacey, la sesta di House of Cards ha un problema molto più grande: la sceneggiatura.

E voi che dite? Quali sono le stagioni che proprio non avete digerito?

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Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

A presto !!!

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