Amore a primo episodio

Recensione | Good Omens

Dopo American Gods, la collaborazione tra Amazon e Neil Gaiman porta sul piccolo schermo l’adattamento di Buona Apocalisse a tutti!, romanzo scritto Terry Pratchett e Gaiman stesso, il quale figura anche come sceneggiatore di tutti gli episodi diretti da Douglas Mackinnon, regista televisivo che ha lavorato in serie televisive molte note come Doctor Who e Outlander. Ancor prima della qualità effettiva del progetto, esso si distingue da altri prodotti per una notevole produzione alle spalle che unisce oltre agli artisti già citati, due volti inglesi molto amati: David Tennant e Michael Sheen, i quali interpretano i due personaggi principali di Good Omens, miniserie composta di sei episodi che coinvolgerà inferno, paradiso, streghe e altre creature sovrannaturali.

In un universo totalmente sopra le righe, i nostri protagonisti Crowley (Tennant) e Azraphel (Sheen), rispettivamente demone e angelo, dovranno andare contro gli ordini impartiti per impedire l’apocalisse scatenata dall’anticristo, un undicenne che non sa di esserlo e trascorre le sue giornate con i suoi tre amici. Pur essendo un conto alla rovescia sull’evento catastrofico, la scrittura di Gaiman cerca comunque di inserire diverse storyline che vadano poi a incontrarsi nel gran finale, non focalizzandosi solo sui due personaggi principali nelle tragicomiche situazioni che affrontano durante il loro arco narrativo. Da questo incipit narrativo che vede angeli contro demoni, inferno contro paradiso, il tutto sembrerebbe essere l’ennesimo racconto sulla dicotomia Bene – Male e in effetti, moltissimi eventi restituiscono quella percezione, tuttavia più la narrazione prosegue più costatiamo che sono gli interessi personali a guidare sia gli angeli sia i demoni e non qualche nobile causa.

Così come la scrittura non opera mai per terrorizzare lo spettatore, anche la messa in scena non cerca mai nella fotografia dei luoghi infernali una forte inquietudine, ma decide di essere scanzonata in ogni frangente, altrimenti andrebbe in forte contrasto con i personaggi della serie, malvagi ma molto buffi. Good Omens non ha nessun pretesa nel raccontare la sua storia, la quale trova nell’espediente dello scambio di bambini, l’apice dell’equivoco tanto caro alle commedie, difatti in questo senso si avvicina a tantissimi prodotti audiovisivi dotati di questo escamotage, come ad esempio il 7 e l’8 con protagonisti Ficarra e Picone. A differenza di queste pellicole molto semplici, Good Omens dimostra un fortissimo affetto per le creazioni degli esseri umani, dalla gastronomia di ogni tipo amata da Azraphel all’auto d’epoca di Crowley. In queste piccole caratteristiche risiede il discorso di tutto il racconto, salvaguardare ciò che abbiamo creato, generando una riflessione pacifista come sempre attualissima nella società.  

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