Parliamone/Telefilm

Parliamone | Patrick Melrose, l’insostenibile peso dei fantasmi del passato

Squilla un telefono. Un giovane uomo risponde. E’ confuso, stranito. Notiamo una macchia di sangue sulla sua manica sinistra. Ha chiaramente assunto droga, in particolare eroina. “Tuo padre è morto”, afferma la voce dietro il ricevitore. Il nostro protagonista mette giù il ricevitore. Sorride, compiaciuto, per poi scoppiare a ridere.

Questa è la prima, straniante e bellissima scena della miniserie televisiva Patrick Melrose, creata da David Nicholls e liberamente tratta dal ciclo di romanzi scritto da Edward St. Aubyn. Una sequenza che riesce già a catturarci. Perché un uomo dovrebbe ridere in seguito ad una notizia del genere? Ma, soprattutto, chi è Patrick Melrose?

Nel primo episodio, intitolato Bad News, iniziamo a conoscere il nostro enigmatico protagonista. Patrick è un tossicodipendente, dedito soprattutto all’eroina, e non ha relazioni affettive stabili. Frequenta più donne, per cui prova affetto e attrazione, ma senza creare con loro un vero e proprio legame. E’ una persona distaccata, che trova nell’utilizzo dell’ironia una perfetta arma di difesa e protezione personale. Alcol, droga e ironia. Gli unici tre mezzi con cui Patrick riesce a relazionarsi con il modo, a sopravvivere. Ma sopravvivere da cosa? Che cosa rende Patrick incapace di costruirsi una vita normale? Recatosi a New York per ritirare il corpo del defunto padre, l’uomo rivive, in forma di flash, il periodo della sua infanzia. Anche grazie ad un’ottima regia, con l’utilizzo di inquadrature deliranti quanto la mente del nostro personaggio, capiamo immediatamente che Patrick è stato profondamente segnato da suo padre David. Un uomo autoritario, anaffettivo e descritto dallo stesso protagonista, sfinito dai continui elogi al defunto da parte di amici e parenti,  come “crudele”.

Nell’episodio seguente, considerato dalla sottoscritta uno dei più emotivamente devastanti della storia della TV, veniamo totalmente immersi nell’infanzia di Patrick Melrose. In particolare, ci troviamo nel mezzo di una vacanza estiva in Francia. La famiglia Melrose non potrebbe essere più disfunzionale. David (Hugo Weaving) , il patriarca, è un uomo rigido, autoritario e violento. Solo la sua presenza incute timore ai presenti e non solo. Grazie ad una regia quasi maniacale nel tradurre le sensazioni dei personaggi, ma soprattutto all’incredibile performance di Weaving, lo stesso spettatore prova ansia ogni volta che David è in scena. La moglie Eleanor (Jennifer Jason Leigh), invece, dipendente da alcol e farmaci per sopportare le violenze fisiche e psicologiche del marito, si mostra distaccata nei confronti del figlio, ignorando il dolore del piccolo.

 

Ma non è questa situazione famigliare, per quanto problematica, la vera causa del dolore di Patrick da adulto. Proprio durante quella vacanza, gli accadde qualcosa di tremendamente doloroso e traumatico. Suo padre, mascherando l’atto come una punizione, abusò sessualmente del figlio. Da quel giorno, le violenze continuarono per alcuni anni, causando in Patrick una ferita irreparabile. Da segnalare in particolare la scena dell’abuso, girata con una delicatezza invidiabile. Il regista sceglie di non farci vedere quel che accade dietro a quella porta, mostrandoci invece le varie stanze della bellissima villa, come per distrarci dall’orrore. Pochi secondi, caratterizzati da un assordante e insopportabile silenzio.

“Nessuno dovrebbe fare quella cosa ad un altro”, con queste parole Patrick Melrose trova il coraggio di confessare al suo migliore amico, anni dopo aver tentato il suicidio e ormai disintossicatosi, quello che ha subito durante l’infanzia. Una dichiarazione semplice, che ci mostra però l’incredibile forza di volontà del personaggio. Patrick sceglie per tutta la vita di sfogare la propria rabbia e il proprio dolore verso se stesso, anziché verso altri. Questo lo notiamo anche quando, nel quarto episodio della serie, vediamo il protagonista insieme alla sua nuova famiglia. Patrick, costantemente tormentato dai fantasmi del suo passato e dalla ancor ingombrante presenza della madre, inizia infatti presto a rifugiarsi nell’alcool, spesso spaventando i suoi due figli, in particolare il maggiore. Purtroppo, il dolore genera inevitabilmente altro dolore. Per quanto Patrick si sforzi per non far subire ai suoi figli nulla di quel che è capitato a lui, ed in fondo sia un buon padre, la sua tendenza all’autodistruzione si ripercuote sui suoi famigliari. Ma una cosa è certa. Per quanto, senza volerlo, l’uomo provochi instabilità nella sua famiglia, non sarà mai come suo padre. Anzi, è terrorizzato da tale possibilità.

Veniamo ora ad un personaggio, apparentemente secondario, ma essenziale per delineare l’instabilità psicologica di Patrick Melrose. Sua madre Eleanor, interpretata da una bravissima Jennifer Jason Leigh (attrice grandiosa, molto sottovalutata). Una donna piena di contraddizioni. Da una parte, generosa e caritatevole verso il prossimo, finanziando moltissime associazione benefiche, dall’altra indifferente nei confronti del figlio. Non reggendo più alle angherie del marito, la donna decise infatti di fuggire, lasciando il piccolo Patrick con il crudele padre. Come dice lo stesso Patrick, sua madre ha protetto e accudito tutti fuorché colui che avrebbe più dovuto proteggere. Agghiacciante la scena in cui Patrick, ormai adulto e padre di famiglia, prende il coraggio di confessare alla madre gli abusi subiti dal padre. La reazione di Eleanor, così distaccata e fredda, prova al figlio che che la donna, in fondo, aveva capito cosa accadeva in casa. Ma, troppo debole e egoista per reagire, aveva preferito ignorare tale possibilità. Non c’è da stupirsi che il protagonista, alla morte della madre (ultimo episodio), si senta sollevato da tale avvenimento. A mio parere, un personaggio scritto benissimo, perché dannatamente reale. Quante donne, soprattutto anni fa, soffrivano in silenzio le violenze domestiche, spesso a scapito dei propri figli? Quante persone fanno del bene ad estranei per espiare le proprie colpe verso i propri cari? 

 

Dopo il funerale della madre, Patrick decide di riappropriarsi definitivamente della propria esistenza. Prova a riappacificarsi con la moglie, che gli è sempre stata vicino, e con i suoi figli, lasciando allo spettatore la speranza che riesca finalmente a trovare la pace e un proprio equilibrio. L’ultimissima scena, che vede l’uomo uscire dal suo squallido appartamento, lasciandoci a guardare la porta chiusa, lascia aperto un interrogativo. Patrick Melrose riuscirà a stare meglio? Ad imparare a convivere con il proprio dolore senza distruggere quel che possiede di bello nella vita? Probabilmente non completamente. I traumi che ha subito sono troppo radicati nel suo Io per poter essere superati. Ma già la sua volontà di cambiare costituisce certamente un ottimo inizio. Dunque il finale, sebbene non del tutto ottimistico, ci da’ speranza. La speranza di accettare il dolore anziché respingerlo, di riuscire ad essere la versione migliore di noi stessi nonostante ciò che abbiamo subito. 

Quello che colpisce della serie è che, nonostante la tragicità dei temi trattati, riesca ad affrontare il tutto con humour e ironia. Senza mai cadere nell’indelicatezza, Nicholls si mostra abile a delineare una storia che, come la vita stessa, è commedia e dramma al tempo stesso. Si pensi alle tragicomiche vicende di un tossicodipendente Patrick nel primo episodio, oppure allo scorbutico e quasi grottesco personaggio di Nicholas, amico del padre David. 

 Da segnalare ovviamente le grandi performance degli attori. Oltre ai già citati Hugo Weaving, qui agghiacciante come non mai, e Jennifer Jason Leigh, la vera stella della serie è senza ombra di dubbio Benedict Cumberbatch. Attore che aveva già dimostrato la sua grande versatilità in moltissime occasioni, Cumberbatch si mostra incredibile in questo difficile ruolo. Espressivo al massimo, capace di trasmettere allo spettatore ogni singola emozione del suo schizofrenico personaggio alla perfezione. La sua magistrale performance, tra le migliori che abbia mai visto sul piccolo schermo, è stata meritatamente premiata con il BAFTA.

Patrick è l’esasperata incarnazione di ognuno di noi. Chiunque possiede dentro di sé dolore e rabbia. Tutti abbiamo fantasmi, ombre del passato che vorremmo evitar di affrontare, ma che condizionano inevitabilmente le nostre vite. Ferite forse incurabili completamente, ma di cui possiamo prenderci cura affinché ci provochino sempre meno sofferenza.

Ritengo Patrick Melrose una serie di estrema delicatezza e profondità, capace di trasmettere emozioni grandi, raccontando semplicemente la storia di un uomo e dei suoi fantasmi. 

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace alla nostra pagina Facebook Parole Pelate, se non lo avete ancora fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

 Ringraziamo: Serie Tv News | Because i love films and Tv series | Film & Serie TV | La dura vita di una fangirl | I love telefilm & film ∞ | Telefilm obsession: the planet of happiness | Serie tv Concept

A presto !

 

 

 

One thought on “Parliamone | Patrick Melrose, l’insostenibile peso dei fantasmi del passato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...