Film

Recensione | Aladdin

A prescindere dalla qualità dei prodotti audiovisivi, i live action dei classici Disney che si stanno susseguendo mettono in luce come il cinema e la società che lo influenza, siano cambiati. Un ottimo esempio di questa considerazione risiede in Dumbo, il quale da raccontare il sogno americano dove un elefantino sfrutta la sua dote naturale per diventare una star, si trasforma per Tim Burton in una storia in cui dei freak, tra cui il protagonista, cercheranno di ritrovare o costruire una famiglia. L’Aladdin di Guy Ritchie non è così diverso dall’originale, seppur con qualche interessante variazione in sceneggiatura prosegue quasi pedissequamente il classico Disney, recuperando perciò pregi e difetti della pellicola diretta da Ron Clements e John Musker.

Aladdin è un ragazzo di umili origini che vive di piccoli furti, fino a quando incontrerà la principessa Jasmine e andrà in contro a diverse peripezie, come rubare una lampada magica per conto di Jafar, il gran visir che vuole ad ogni costo il potere assoluto. Pur non volendo intenzionalmente, Aladdin entrerà in contatto con il genio della lampada e di lì in poi cercherà grazie al suo aiuto, di conquistare l’amore di Jasmine. Aladdin, il Genio e la principessa, rispettivamente i tre personaggi principali, sono tutti prigionieri di una condizione che gli affligge disperatamente. Aladdin cerca di liberarsi dalla sua vita poverissima, Jasmine desidera esprimere il suo pensiero mentre il Genio vuole più di ogni altra cosa, uscire dalla sua prigione di ottone e diventare un essere umano, libero dalla schiavitù che gli permette di possedere potermi cosmici ma di vivere relegato in una lampada.

A differenza del classico Disney però, la sceneggiatura consente maggiore spazio alla componente femminista rappresentata dalla principessa di Agrabah, la quale veicolerà in modo molto più evidente il suo voler essere considerata al pari dell’uomo, fino a un finale figlio di questo periodo storico molto attivo sul rapporto uomo – donna. Dispiace non aver assistito a un maggiore cambiamento all’interno della storia, la quale fallisce a tratti sull’antagonista davvero ingenuo come nel film del 1992, ma conquistando valore con la raffigurazione del Genio interpretato da Will Smith, il quale regala una performance molto riuscita e diversa da quella di Robin Williams che resta meravigliosa.

Nel riproporre i momenti più iconici del classico Disney, il film di Guy Ritchie cerca il più possibile di trovare soluzioni visive in grado di eguagliare le stupende animazioni, non sempre ci riesce e a volte soffre di un confronto impossibile da smarcarsi, tuttavia l’impegno nel tratteggiare i tre personaggi principali è ben visibile, facendo fruire allo spettatore un blockbuster non limitato alla sola spettacolarità.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Citazioni film e libri | I love telefilm & film ∞ | Because i love films and Tv series

3 thoughts on “Recensione | Aladdin

  1. Ciao. Riguardo i classici disney stavo pensando, dato che recensisci anche i libri, potresti magari recensire pure i libri della serie A Twisted Tale. Sono dei libri che raccontano storie alternative dei classici disney (come i fumetti What if della marvel (cambiano un evento e quella storia si svolge su quel cambiamento (e tale cambiamento rende la storia più oscura))). Per ora in italia sono usciti solo Aladdin e Mulan. Ma il 27 maggio usciranno anche la sirenetta e frozen. Indipendentemente dal fatto che ti piaceranno o no (anche se posso dirtelo che a me sono piaciuti), sono curioso di sapere che ne pensi.

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      • Molto bene. Se non puoi farlo tu puoi chiederlo a qualcun altro di qui. Dunque, il titolo italiano del libro di Aladdin è “un mondo nuovo”, mentre quello di Mulan si intitola “riflessi”. Quello de “la sirenetta si intitolerà” “parte del tuo mondo”, mentre quello di Frozen si intitolerà “gelo nel cuore”

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