Film/The Top

The Top | 5 film che uno studente di Legge deve assolutamente vedere

Ci troviamo ormai a metà Maggio, periodo in cui (in teoria…) i fiori sbocciano, l’afa inizia a farsi sentire e la primavera è nell’aria. Alzi però la mano chi, in questi giorni, si trova come la sottoscritta in piena sessione estiva. Possiamo frequentare Matematica, Lettere, Ingegneria o Giurisprudenza, ma tutti i nostri pomeriggi sono occupati da uno studio, per dirla alla Giacomo Leopardi, “matto e disperatissimo”. Nel bel mezzo di questo stress, ho iniziato a riflettere su come il cinema, grande passione che ci accomuna in questa pagina, sia spesso considerata una fonte di relax. Ma se invece facessimo in modo che i film che guardiamo esprimessero i nostri interessi scolastici? Chi l’ha detto che il cinema e le serie TV debbano essere separati dalle altre nostre passioni?

Da studentessa di Giurisprudenza, ho sempre amato i film giudiziari. Thriller che ti coinvolgono completamente, portandoti in polverose aule di tribunale a riflettere su giusto e ingiusto, vero e falso. Certo, raramente questi film, soprattutto quelli americani, rispecchiano la realtà. Ma sfido qualunque studente di Legge (ma non solo!) a non emozionarsi davanti a personaggi che combattono per i propri diritti umani, utilizzando un’aula di tribunale come proprio campo di battaglia.

Ecco dunque una personale classifica dei film che uno studente o una studentessa di Legge deve assolutamente vedere!

 

5. Schegge di paura (1996)

Iniziamo con uno dei thriller più sottovalutati degli ultimi trent’anni. Diretto dal debuttante Gregory Hoblit (poi anche regista dei thriller Il tocco del male e Il caso Thomas Crawford), Schegge di paura ci presenta la storia di Aaron Stampler (Edward Norton), un chierichetto di diciannove anni, accusato di aver brutalmente assassinato un arcivescovo. A difenderlo, Martin Vail (un ottimo Richard Gere), avvocato arrogante e senza scrupoli. Durante il processo, verranno a galla molte inquietanti verità. Si tratta di un’opera avvincente, che trova nella caratterizzazione dei due protagonisti il proprio punto di forza. Lo spettatore, sebbene non sappia la verità fino alla fine del film, si trova a parteggiare per Aaron, soprattutto grazie alla strabiliante performance di un giovane Edward Norton. Schegge di Paura segna infatti l’esordio sul grande schermo di questo attore camaleontico, che ci mostra subito il suo immenso talento, ottenendo una nomination agli Oscar come attore non protagonista. Il rapporto padre- figlio tra avvocato e cliente, gli ottimi colpi di scena, fino al finale da antologia, sono tutti elementi che rendono questa pellicola un perfetto esempio di thriller giudiziario.

4. Il verdetto (1982)

Veniamo ora  a quello che, più che un thiller, è un vero e proprio dramma giudiziario, incentrato sulla malinconica figura di un anziano avvocato. Frank Galvin (Paul Newman) è un legale alcolizzato e solo, che tenta disperatamente di guadagnarsi da vivere cercando clienti tra ospedali e funerali. Un giorno gli si presenta un difficile caso. Una donna è ridotta a vegetale in seguito ad un’operazione medica andata male, avvenuta in un ospedale appartenente all’arcidiocesi. Galvin si dovrà quindi scontrare con un intero sistema, capeggiato da un disonesto avvocato (James Mason), per far trionfare la giustizia. Il verdetto si fa ricordare principalmente per la realistica e toccante figura del protagonista. Galvin, all’inizio cinico e disilluso, ritrova l’amore per la legge e la giustizia, attraverso questa battaglia morale, ricominciando a vivere una vita che da tempo aveva tristemente abbandonato. Da menzionare l’eccezionale performance del grande Paul Newman, il cui ruolo gli sembra cucito addosso: l’attore si mostra intenso e espressivo, regalandoci una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Il verdetto, oltre che per la storia di rivalsa, colpisce per la delicatezza con cui affronta il tema del potere. Sistemi organizzati (in questo caso la Chiesa) che coprono propri errori e negligenze, a spese dei più deboli.

3. La parola ai giurati (1956)

La medaglia di bronzo ad un classico senza tempo. Un’opera imprescindibile per gli amanti di cinema. La parola ai giurati (in originale 12 angry men) può essere considerato l’antesignano del genere giudiziario. Un ragazzo è accusato di aver assassinato il padre. Ci troviamo in America, quindi l’imputato rischia la pena capitale. I dodici giurati devono emettere il verdetto: il ragazzo è colpevole o innocente? All’inizio, tutti sono convinti della sua colpevolezza, eccetto uno. Un giurato difatti (interpretato da un intenso Henry Fonda) ritiene che ci siano dei particolari della vicenda che, pur non scagionando del tutto l’imputato, generano un ragionevole dubbio. Così, i dodici uomini iniziano ad analizzare ogni minimo dettaglio del crimine. Questo lungo confronto di idee e opinioni farà venir alla luce la personalità di ogni giurato, mettendo a nudo pregiudizi e debolezze di un’America forse non ancora pronta (ma lo sarà mai?) a decidere sulla vita di un essere umano. Questo film possiede in particolare due pregi. Innanzitutto, il saper coinvolgere completamente lo spettatore nella vicenda, nonostante essa sia totalmente ambientata in una stanza. Questo grazie ad un’ottima regia, ma soprattutto a dialoghi taglienti, realistici e perfetti. Infine, l’importanza e l’attualità dei temi trattati. La parola ai giurati ci mostra quanto sia semplice giudicare e sentenziare, senza prima analizzare bene i fatti. Ad esempio, in questo caso, presumere che una persona sia colpevole per l’etnia a cui appartiene. “Il pregiudizio oscura la verità”, dirà il giurato interpretato da Henry Fonda. Una verità intramontabile.

2. Codice d’onore (1992)

Tu non puoi reggere la verità!”. Così urla il colonnello Jessep (Jack Nicholson) ad un giovane ed ambizioso avvocato (Tom Cruise). Un confronto tra due menti e generazioni completamente diverse. Da una parte, un marine vecchio stampo, implacabile e pronto a tutto pur di farsi obbedire dai suoi sottoposti. Dall’altra, un uomo giovane, un po’ arrogante ma idealista, che combatte perché giustizia sia fatta. Due soldati sono accusati dell’omicidio di un commilitone, avvenuto nella base navale di Guantanamo, a Cuba. I due si difendono dicendo di aver agito in seguito ad un ordine impartito da i loro superiori. Dovevano applicare al soldato Santiago un “codice rosso”, ossia un violento provvedimento disciplinare che aveva però causato la morte del giovane. L’avvocato e tenente Daniel Kaffee, con l’aiuto del tenente JoAnne Galloway (Demi Moore), accetta la difesa dei due militari. Codice d’Onore merita pienamente il secondo posto nella nostra classifica per essersi saputo addentrare con maestria tra i segreti più inquietanti del mondo militare. Un universo quasi a parte, fatto di rigidissime regole non scritte, che spesso vanno a scontrarsi con i più basilari diritti umani. Personalità come il colonnello Jessep simboleggiano l’esasperata alienazione dei militari dal mondo civile: disposti a tutto, perfino ad uccidere, per mantenere intatto quel sistema gerarchico la cui organizzazione è considerata vitale per la sicurezza degli Stati Uniti. Questo film travolge ed appassiona, soprattutto grazie agli eccezionali confronti in tribunale. Da segnalare in particolare l’eccezionale monologo finale di Jessep, pronunciato da un Jack Nicholson mostruoso che, in cinque minuti, primeggia indiscusso su tutti gli altri interpreti.

1.Anatomia di un omicidio (1959)

And the winner is… forse il film meno conosciuto di questa classifica! Classe 1959, si tratta di un vero e proprio capolavoro del genere. Anatomia di un omicidio non è solo un thriller giudiziario, ma un’opera che, attraverso l’analitica e dettagliata messa in scena di un processo penale, ci mostra un realistico specchio della perbenista società americana di fine anni 50. Una società, però, che, all’alba di quello che è stato uno dei decenni più rivoluzionari del XX secolo, sta cercando di cambiare ed evolversi. Paul Bielger (un eccezionale James Stewart), avvocato del Michigan, è chiamato a difendere un tenente (Ben Gazzara), accusato di aver ucciso l’uomo che ha presumibilmente violentato sua moglie Laura (Lee Remick, qui magnetica e sensuale). Già da queste poche righe di trama capiamo di trovarci davanti ad un film molto innovativo per l’epoca. La violenza sessuale costituiva un tema molto spinoso e poco affrontato: senza contare che si scelse come presunta vittima una donna sensuale, indipendente e sicura di se stessa. Impensabile per il clima di imperante maschilismo dell’epoca. Persino nel linguaggio, il film risultò scandaloso: si utilizzò la parola “mutandine” per la prima volta durante la scena di un processo e ciò indignò il pubblico più conservatore. Anatomia di un omicidio, della durata di ben due ore e mezza, ci mostra passo a passo le fasi di un processo penale, evidenziandone in particolare le ambiguità e le sfumature. Ad un certo punto ci chiediamo se stia davvero trionfando la verità, oppure se stia semplicemente vincendo l’avvocato più bravo e capace. I colpi di scena, l’ambiguità morale dei personaggi, l’eloquenza del protagonista, non sono altro che tasselli di un gioco. In palio, la vita di un essere umano. Ritengo che la medaglia d’oro debba essere assegnata ad Anatomia di un omicidio, perché è una pellicola che possiede la capacità di unire magistralmente realismo giudiziario e intrattenimento cinematografico. 

Menzione speciale: JFK- Un caso ancora aperto (1991)

 Menzione d’onore ad uno dei film storici più potenti e controversi della storia del cinema. L’assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas nel 1963, costituisce una delle pagine più oscure e discusse della storia degli Stati Uniti. Il film di Oliver Stone analizza la vicenda dal punto di vista del procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison (Kevin Costner in una delle sue migliori interpretazioni), che, venuto a sapere dell’omicidio del presidente e dell’arresto di Lee Harvey Oswald (un Gary Oldman in stato di grazia), inizia una lunga e complessa indagine. Garrison infatti portò avanti un’inchiesta, di cui non si è mai smesso di parlare: arrivò a presentare in tribunale una vera e propria tesi complottistica, mai davvero confermata né smentita. JFK ebbe un forte impatto sul pubblico, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno sociale: subito dopo l’uscita del film, venne infatti istituita negli Stati Uniti una commissione di inchiesta volta a riesaminare l’assassinio Kennedy. Della durata di più di tre ore, il film riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore, grazie ad un ritmo coinvolgente e serrato, caratterizzato da un eccezionale montaggio (premio Oscar) e alla presenza di un cast stellare. Da un ottimo Costner ad un eccezionale e insolito Tommy Lee Jones, fino a cammei di calibro come Jack Lemmon, Kevin Bacon e Donald Sutherland (celebre il suo monologo). Bellissima l’arringa pronunciata da Garrison alla fine del film. Non sapremo mai tutta la verità, ma non dobbiamo mai smettere di cercarla e combattere fino all’ultimo affinché essa non rimanga nell’ombra. 

Questi film, sebbene spesso non trovino nel realismo il proprio punto di forza, possiedono a mio parere il grande pregio di trasmettere a tutti l’amore per la legge e la giustizia.

Certamente avrò saltato qualche memorabile pellicola. Scrivetele nei commenti!

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Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

A presto !!!

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