Dorama&Drama/Rubriche/Say Yes To The Drama/Telefilm

Say Yes To The Drama | Volume XIV – da Hana Nochi Hare a Memories of Alhambra

Torno dopo molto tempo. Dopo un blocco dramoso. Dopo gioie e dolori.
Riuscivo a vedere al mese una media di 4-5 drama e poi da agosto fino ad ottobre credo di averne visto solo uno. Complice la mia vita frenetica e un 2018 con proposte tutte carine, ma nessuna davvero accattivante. Avrei potuto attingere dal passato, ma non era mai il momento adatto. Una situazione analoga l’ho vissuta l’estate scorsa dopo Moon Lovers e quest’anno, guarda caso, dopo Scarlet Heart mi sono ritrovata nel medesimo stato…
È stata dura riprendere, ma il mondo dramoso non lo voglio abbandonare perchè qui ci sono storie ed emozioni che tra le serie occidentali non si possono assolutamente trovare. Perciò questo numero di rubrica vedrà appunto delle proposte nate da un periodo difficile, dove ho cercato di ritrovare la voglia vedendo principalmente qualcosa che mi avrebbe convinta sicuramente (almeno così credevo). Perciò questi saranno una sorta di consigli “sicuri“.

Hana nochi Hare: Hanadan Next Season – 花のち晴れ〜花男 Next Season. 2018. J-drama. 11 episodi. Teen-Romance.

To protect the things you treasure the most, be strong – Domyouji Tsukasa.

È l’anno del grande ritorno di Hanadan, di Tsukasa, Makino e Rui. Dalla nuovissima e ripulitissima versione cinese, Meteor Garden 2018, al sequel e forse erede (?) di Hana yori dango, Hana nochi hare: Hanadan next season. La scuola è la stessa, il tiangolo pure, gli F4 sono diventati i C5 (Corret Five) e il divario ricchi e poveri non è ancora stato sanato. Gli elementi di quello shoujo dai volumi infiniti, ma dai sentimenti travolgenti, ci sono tutti, se non che… Hana nochi hare non può ereditare nulla, perchè dopo una fase iniziale di eccitamento, i brividi mi sono venuti solo ai camei degli ex F4, Tsukasa, Rui e Sojiro; Akira è solo nominato, ma si sa, era il membro meno calcolato di tutto il manga e dei vari live action. Persino l’anziana governante e il maggiordomo di casa Domoyoji mi hanno trasmesso più emozioni, sicuramente legate alla nostalgia. La nuova trama, in realtà, ha un grande vantaggio, una protagonista, Oto, intelligente e razionale. Cancellate per un attimo le Makino passate, quella vera, del manga era una ragazzina sempre indecisa e anche abbastanza egoista tanto da far cuocere il bel Tsukasa fino alla fine. Oto è passata da una situazione di grande agio, alla povertà estrema con eleganza e forza d’animo. Si è rimboccata le maniche, ma deve nascondere il suo status per non essere cacciata dalla scuola, l’Eitoku Academy, che da Tsukasa e Makino non ha imparato nulla dopo ben 10 anni. La lotta alla parità non è il fine ultimo del sequel, ma neppure il triangolo tra Haruto, leader della scuola, Oto, e Tenma, amico d’infanzia di quest’ultima, che frequenta la scuola rivale dell’Eitoku, Momonozono. Tra Oto e Haruto, incapace di violenza, amabile come un orsacchiotto con la voce rauca, fan sfegatato di Domyouji e con un cuore grandissimo, c’è un feeling pazzesco, ma Edogawa sopprime i suoi sentimenti per restare vicino a Tenma, il classico bravissimo ragazzo della porta accanto senza nemmeno un’ombra sul suo carattere, per rispetto del loro passato. Non c’è tensione, non ci sono incomprensioni e neppure grossi intrighi. E questo non è Hanadan next season. Il padre di Haruto e la matrigna di Tenma dovrebbero portare avanti la bandiera dei genitori che intralciano i figli. Il primo si rivela un uomo privo di spessore, interessato all’apparenza di avere un figlio da poter definire perfetto. Se a volte si ha la vaga impressione che tenti di spronarlo e fortificarlo, questa svanisce proprio per la poca profondità del suo carattere. La seconda agisce per gelosia nei confronti della defunta madre di Hase e chiariti subito i dubbi si trasforma nella matrigna perfetta (WTF?!). I protagonisti sono bravi, in particolar modo Sho Hirano (Haruto Kaguragi), ma troppo “normali” e privi delle scoppiettanti emozioni giovanili. Sapete cosa davvero mi è piaciuto? L’amicizia femminile, davvero mal rappresentata invece in Hanadan o messa da parte da una Makino sempre troppo presa da sé (quella cartacea, non quella dei drama). Il personaggio di Airi è uno dei più belli realizzati da Yoko Kamio che in pochissimi episodi riesce a mostrare la sua evoluzione non perdendo mai le sue caratteristiche eccentriche. Gli altri C5 fungono da carta da parati, probabilmente coperta anche da uno strato nuovo. Non pervenuti, e mi sfugge pure se ci fosse un qualche rapporto vero di amicizia tra loro. Per il resto, anche il ritorno della ragazza-scimmia, Megumi, mi ha lasciata indifferente. Viene riproposta ancora l’idea della ragazza che non vuole accettare che la sua crush non la ricambi e si impone nella sua vita. Ha funzionato una volta e pure malamente, non credo che potesse essere la carta vincente anche in questa season 2.
Mi ha disturbata più della mancanza di passione e baci.
Purtoppo Hana nochi hare è stato completamente schiacciato dal ricordo di Hana yori dango.

P.S.
Utada Hikaru è tornata per la soundrack!

Scarlet Heart – Startling by Each Step. 2011. Cdrama. 35 episodi. Historical-Time Travel-Romance.
[Mini confronto con Moon Lovers]

In Ruoxi’s heart, there is no Emperor, there is no Fourth prince, there is only one person who has stolen my soul… Yinzhen.

Non so che droga avessi assunto quel giorno di luglio, ma sono abbastanza convinta che tutti gli storici con Lee Joon Gi visionati in estate mi abbiano richiamato alla mente il suo Moon Lovers, mio primissimo amore coreano in costume. Su consiglio di amiche fidate, ho deciso di dedicarmi alla versione cinese del lontano 2011 basata sul romanzo Bu Bu Jing Xin di Tong Hua. Questo commento, alla fine, sarà più un confronto tra le due versioni in quanto la trama è su per giù la stessa: una giovane donna del XI secolo, in seguito ad un incidente, viaggia nel passato…
So che esiste una sorta di guerra con due fazioni, i Montecchi e i Capuleti di Scarlet Heart. Per gusto personale ho preferito la tragicità senza via di scampo dei coreani, perchè se inizia male, deve finire malissimo, ma sono oltremodo consapevole di una cosa: Scarlet heart ha potuto attingere dal romanzo senza grosse sbavature. Si è affidato ad una sceneggiatura quasi già pronta e perfetta così com’era. Ed è qui che sta la differenza con la versione coreana del 2016 e anche il nocciolo di una guerra che non può sussistere: Moon lovers è dovuto andare a cercare tra i suoi archivi storici una storia analoga a quella di Bu Bu Jing. I coreani non avrebbero mai accettato un remake con i loro attori che interpretavano una storia cines(u)e. Credo che già siano stati oltremodo fortunati a trovare una dinastia che si è fatta strage da sola dove ben inserire la storia fantastica di Ruoxi (che per comodità continuerò a chiamare col suo nome cinese). Detto questo, per me non può esistere una versione migliore di un’altra dato che di fondo la storia cambia, si può avere una preferenza in base al gusto. Non possiamo nascondere che il kdrama tuttavia è stato un successo tiepido in patria, e allora, perchè? Ritorniamo a Ruoxi (Cecilia Liu) e Yinzhen (Nicky Wu).

La versione originale è tragica a parole, meno cruda a fatti. Sappiamo che mano a mano molti principi verranno meno, ma non ci sarà uno spargimento di sangue così visibile. La storia perciò può procedere con calma, ma non solo per i 30 e passa episodi che ha a disposizione. I cinesi hanno delle grandi capacità nel trasportare sul piccolo schermo con pazienza una storia intrisa di intrighi. È chiaro il passaggio di interesse di Rouxi dall’ottavo principe al quarto, la sua amicizia col tredicesimo e il suo rapporto di fiducia con il quattordicesimo. Alle volte ho avuto quasi l’impressione che tutto ci venisse mostrato col temperamento e quindi gli occhi del quarto principe, attento ai particolari, grande osservatore, che avrebbe fatto la sua mossa solo a tempo debito. In Moon lovers, invece, c’è un errore di base, un cast troppo giovane che dimostra in maniera poco credibile il divario tra principi, infatti i più giovani si confondono tra loro e l’ottavo (Kang Ha-neul ha sempre ruoli sfortunati) non regge il confronto con il quarto, che nonostante sia stato caratterizzato, un po’ per volontà degli autori e un po’ per storia, con una personalità più fragile e di conseguenza più instabile rispetto al personaggio di Wu, calcolatore, riservato e profondo, avrebbe potuto tranquillamente funzionare. Senza contare un altro elemento di svantaggio, purtroppo la dinastia coreana Goryeo aveva delle pecularità che forse mal si adattavano con il ricordo e il desiderio dei fan, come il matrimonio del quarto principe con la sorella Hwangbo Yeon-hwa.
Certo, ad un anno di distanza, rivedermi Scarlet Heart in un’altra versione è stato un atto di grande coraggio. Mi ha riportato a galla tante emozioni e anche di nuove. Qui, sono riuscita ad apprezzare non solo la bellezza della storia cinese, come mi capita spesso coi loro storici, ma ogni singolo personaggio comprendendo appieno le loro azioni e amando davvero un amore sbocciato silenziosamente, senza i soliti sentimenti eccessivamente travolgenti. Lo Scarlet Heart cinese è più maturo e fedele probabilmente alle loro credenze morali e religiose. Anche qui l’elemento fantasy va in secondo piano, ma non importa perchè il finale ci risolleverà il morale dopo tutto quello che abbiamo passato.
Tuttavia ci tengo a spezzare una lancia in favore di Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo, la storia è un’altra, i coreani non avevano altra scelta; sicuramente potevano meglio gestire il cast e il montaggio.

P.S.
Due curiosità: Scarlet Heart ha una seconda stagione ambientata nel presente, quindi nessun finale irreversibile alla Moon Lovers; Cecilia e Nicky, inoltre, sono realmente sposati nella realtà!

To The Beautiful you – Areumda-un geudae-ege. 2012. K-drama. 16 episodi. Sentimentale-Commedia

You are my miracle.

Quarto adattamento del manga Hana-Kimi di Hisaya Nakajo, per me è la conferma che i coreani hanno delle grandi capacità nel reinventare dei drama/manga che fuori dal paese hanno spopolato grazie alla versione giapponese. Non sono una grandissima fan del genere reverse harem, ma è stato ben realizzato nonostante Sulli, Goo Jae-hee/Jay Dawson, non era poi così passabile per un ragazzo. Il drama vede l’arrivo in questa scuola prettamente maschile di Jae-hee, che, essendo grande fan dell’atleta, Kang Tae-joon, vuole supportarlo da vicino dopo un incidente. Il ragazzo però scoprirà presto la sua identità, e la proteggerà finchè potrà. Se devo spiegare questo drama userei un solo aggettivo: dolce. Dalla first lead, al second lead. Tutti giovanissimi e davvero bravi. Il drama coreano, come fu anche per BOF, si discosta dalle singole vicende del manga, prendendo il meglio, rivisitandolo e dandogli nuova vita. Non mi aspettavo molto, se non anche qui i tipici luoghi comuni del genere, ma è raro trovare un first lead così bravo ragazzo e colpire nel profondo come ha fatto Choi Min Ho. Naturalmente essendo un harem a sfondo sportivo, è un drama che brulica di giovanissimi a petto nudo spesso e volentieri. Ma a parte questo dettaglio, che potrebbe o meno invogliare qualcuno alla visione, è da apprezzare come i rapporti d’amicizia siano ben rappresentati con genuinità, manca totalmente di malizia questo drama e anche se la competitività va a braccetto con il tema sportivo, non c’è mai cattiveria gratuita. Ci sono solo giovani ragazzi coi problemi della vita di quell’età, no drammi, no intrighi, semplicità.

Cinderella and Four Knights – Cinderella-wa ne myeong-ui gisa. 2016. Kdrama. 16 episodi. Dramma adolescenziale.

A long, long time ago, there was a kind and beautiful girl named Cinderella. Cinderella was always abused by her stepmother and stepsisters. But on one fateful day, she met a wonderful prince and thus, she lived happily ever after… Yeah, as if! Cinderellas nowadays don’t have time to meet princes because of their damned part-time jobs. And on top of that, “princes” nowadays are just huge assholes. They all have Casanova complexes, and are all so damn haughty!

Un drama del 2016 ricoperto di critiche che non merita. Probabilmente la scelta del cast non è delle più azzeccate, ma tra tanti dorama “insignificanti” che passano sugli schermi asiatici questo è il male minore. Piacevole commedia romantica già vista, genere (anche questo) harem che si perde o la tira per le lunghe sul finale, ma ti strappa comunque qualche risata.
Eun Ha-won è una liceale maltrattata dalla matrigna e dalla sorellastra. Dopo aver usato i suoi risparmi per le tasse di sepoltura della defunta madre, e avuta un’incomprensione col padre, si imbatterà in Kang Hyun-min, erede di una grande azienda, che vuole provocare il nonno. Così la ragazza, dopo aver fatto un’ottima impressione sull’anziano imprenditore, verrà ingaggiata affinchè faccia riallacciare i rapporti tra i tre nipoti: Kang Hyun-min, il playboy, Kang Ji-woon, il ribelle e Kang Seo-woo, il teen idol; in più c’è anche la guarda del corpo dei ragazzi.
Kang Hyun-min, interpretato da Ahn Jae-hyun (che non becca un ruolo giusto da un po’), era il personaggio rivelazione del drama, ma purtroppo non essendo lui il protagonista è stato velocemente messo da parte, passando da ragazzino viziato che provocava Eun Ha won ad ameba che continuamente si ostina a non voler dare alla sua amica d’infanzia, una piattola, una possibilità per un motivo abbastanza di poco conto (difatti non lo ricordo). Jung Il-woo è il vero first lead che farà pian piano breccia nel cuore di Eun Ha. Per quanto la storia sia carina e a quanto pare tratta da un omonimo romanzo, sono proprio i due protagonisti ad essere sotto tono e mal assortiti. Il Woo non è abbastanza affascinate e Ha Won è troppo stereotipata, entrambi non convincono fino in fondo. Il finale è scontato e logicamente, dato che il nonno ha posto come unica condizione il divieto di relazioni, avremo l’allontanamento della liceale e il finale ricongiungimento della coppia. Ok, doveva essere una mini recensione che vi invogliasse a guardare il drama: Cinderella and Four Knights è un kdrama clichettoso e simpatico, ma nulla più. Detto questo, siate consapevoli di cosa state per vedere. Nessuna pretesa, solo serate serene.

Memories of Alhambra – Alhambeura gungjeonui chueok. 2018. Kdrama. 16 episodi. Fantasy-SciFi-Romance.

It’s real rain. The thunder and lightning are also real. It’s not a game, the bug no longer exists. It’s all gone now.

Altro drama nel catalogo di Netflix. Forse il drama che ha svegliato la divoratrice di dorama che è in me. Plot originale, scenografie e fotografia stupende, cast eccellente anche con la Parka. Nonostante sia molto quotata in madrepatria da noi non ha mai riscosso lo stesso entusiasmo; sarà che bacia con aria schifata tutti i suoi partner (Lee Min Ho ne sa qualcosa), sarà che interpreta spesso la parte della ragazzina ritrosa e facile al pianto, ma ha sempre avuto un ottimo occhio per i copioni. Qui ha un ruolo abbastanza marginale, che le ha permesso di recitare discretamente. È convincente e non disturba la visione che è tutta catalizzata sul bel e dannato (nel vero senso della parola) Hyun Bin (Secret Garden) nei panni di Yoo Jin-woo, dirigente di un’importante compagnia che si occupa di videogiochi a realtà aumentata.

Non fatevi ingannare dal pilot e dai paesaggi spagnoli, il vero plot è un’altra cosa. MOTA gioca sulla nostra attuale realtà, su come siamo talmente dipendenti dai nostri apparecchi tecnologici da scambiarli per la realtà o addirittura costruire in Corea delle corsie apposite per i pedoni impegnati col loro smartphone. Lo stesso creatore di W-Two World ci delizia con un’altra storia dai meccanismi complessi che ci porterà più di una volta a dubitare di cosa ci sia di vero intorno a noi. Jin-woo resta intrappolato in questa realtà alterata contro la sua volontà, ma non si troverà risucchiato in un mondo fantastico/parallelo, ma nella sua stessa realtà, vincolato però dalle regole del gioco. Naturalmente la trama è scandita dai classici livelli dei vidiogiochi e dalla stessa angoscia che ci pervade quando superiamo virtualmente delle prove.

Angoscia annunciata da un’unica melodia a corda e dalla pioggia: Recuerdos de la Alhambra, suonata nel videogioco dal personaggio di Emma. L’amore in questo caso servirà al protagonista per continuare ad avere una parvenza di umanità, ma non è un problema, è un thriller e come tale presenta tanti di quei plot twist che non faranno dormire la notte né noi e neppure Jin-woo. MOTA è riuscito là dove W aveva peccato, nel dare alla trama continuità, senza accartorciarsi sulle sue innumerevoli teorie, rivelazioni e perdite. Tuttavia è un drama che consiglio a chi è ormai un veterano di dorama, sia per il messaggio, la realtà virtuale che ci si ritorce contro e ci rende prigionieri della nostra realtà, e sia per l’impostazione più all’occidentale; basti vedere la scelta di mostrare anche molto poco le tradizioni coreane e passare da un set spagnolo a Seoul con facilità. Non è un caso che Memories of the Alhambra sia uno dei drama più cercati/visti online.

P.S.
Ancora una volta Kim Eui-sung (in W il creatore del fumetto) si ritrova nei panni di qualche psicopatico che certamente non farà una bella fine…

The Fox’s summer – 狐狸的夏天. 2017. Cdrama. 21 episodi. Romantic comedy.

If you keep staring, I’m going to charge a fee. – Yan Shu

Prima stagione di una deliziosa commedia romantica cinese. Li Yanshu è una fashion designer che mente continuamente, Gu Chengze è il CEO di una compagnia che non solo ha il radar per i bugiardi, ma anche qualche mania ossessiva compulsiva. A volte mi ha ricordato il drama tawanese Just you con Aaron Yan, ma qui la protagonista è furba, come una volpe. I due si ritroveranno a stretto contatto perchè tutti nel drama per qualche motivo vogliono “far fuori” Li Yanshu. È una versione più moderna di una Cenerentola che non ha nessuna intenzione di perdere la scarpetta. Uno spasso continuo a colpi di trash che a volte tocca vette da vere soap. Tuttavia la prima stagione è abbastanza inconcludente e si è costretti a vedere per forza la seconda. Non è una storia molto originale, abbiamo la solita convivenza, la sorellastra che è innamorata del ragazzo che vuole a tutti i costi Li Yanshu, e anche qualche intrigo d’ufficio. Però l’avvicinamento tra la piccola volpe e Gu Chengze, il coniglio, presenta tutte quelle situazioni clichettose che fanno bene al cuore. I cinesi non sono solo bravi a creare degli storici che sono vera poesia, ma anche commedie disimpegnate che riescono persino ad arrivare ad una terza stagione!

Oh my ghost – OMG ผีป่วนชวนมารัก. 2018. Thaidrama. 16 episodi. Food-Comedy-Romance-Supernatural.

If I can’t find a guy to sleep with, then I will not to be able to cross over.

Nel catalogo Netflix c’è questo remake thailandese dell’omonimo drama coreano O na-ui gwisinnim, del 2015. La storia è la stessa, una timida ragazza lavora nel ristorante/bistrot di un noto chef e un giorno verrà posseduta dal fantasma di una ragazza che crede di non essere ancora trapassata perchè vergine. Lingua a parte, davvero poco piacevole alle orecchie che riesce a rendere un bel first lead, quando apre bocca, attraente come una papera, il drama di soli 16 episodi è divertentissimo. Ma non solo, oltre ad essere una commedia è anche un thriller! Avete presente la Porta rossa o il più noto Ghost?! La linea guida è quella.

Khaopun nei panni di Jiew è spassosa, ma soprattutto assatanata. Appena ne ha l’opportunità si butta tra le braccia del bello chef Artist, che all’inizio da egocentrico, si mostrerà un ragazzo insicuro, ma anche molto dolce. Rispetto al precedente drama coreano c’è un’equilibrio maggiore in questo riadattamento: Artist nota Jiew grazie al temperamento da peperina di Khaopun, ma si innamora del carattere della prima. Infatti, venuto a conoscenza dei fatti, dopo un primo smarrimento, sia noi che Artist sappiamo perfettamente chi lui ami e non ci troveremo mai a dover patteggiare per una o l’altra ragazza. A prescindere dalla comicità della storia, anche il suo lato thriller è ben avvolto dal paranormale, riuscendo a rendere sospettabile l’insospettabile. È quasi sconvolgente scoprire il lato oscuro di questo così leggero drama con il personaggio del poliziotto Muadprin, soprattutto perchè nasconde nel suo armadio dei veri scheletri. E così si passa da una commedia romantica ad un dramma che mette in scena uno psicopatico posseduto da un demone che ha mietuto molte vittime. La metafora del demone ben si adatta ai nostri giorni, soprattutto quando si vedono le scene o i retroscena di questi omicidi che fanno accapponare la pelle. Oh my ghost ha saputo ben dosare la comicità, l’amicizia, le questioni irrisolte, la famiglia aggiungendoci un pizzico di giallo che ha trovato il suo spazio senza soffocare altri temi. Unica pecca: i baci. Sembra un’assurdità vedere la protagonista mettere le mani dove non dovrebbe e poi assistere a dei casti baci.

Di solito, alla fine di questa carrellata di consigli, vi salutiamo con uno sconsiglio; questa volta inserirò un drama che ho apprezzato e che consiglio per l’attualità degli argomenti, per l’attenzione data al mondo del lavoro e degli affetti, ma che inserisco alla fine della mia personale classicfica per la presenza di una protagonista troppo nei canoni coreani: dolce, permissiva, che si è sempre sacrificata per gli altri senza mai pretendere e che non riesce ad emergere né nel bene né nel male. E poi Lee Jong Suk è sprecato in un drama dove non può baciare dignitosamente e quelle labbra non possono essere sprecate!

(LGS e le sue immancabili scene dove azzanna cibo e labbra ❤)

Romance is a bonus book – Romaenseuneun Byeolchaekburok. 2019. Kdrama. 16 episodi. Romantic comedy.

Even when I read the lines I had highlighted before, I don’t know why on earth I highlighted such lines. It’s definitely the book that I read countless of times, but I keep on seeing new sentences I haven’t seen before.

I’ve now realized there were so many lines that I missed. It feels like I’m reading a new book.

I drama di Lee Jong Suk sono sempre belli. Belli some vedere il primo albero fiorito in primavera, come la risata di un bambino. Questa sceneggiatura non è però all’altezza delle altre. Non pecca di originalità o mancanza di sentimento, è profonda e matura, come i suoi protagonisti, ma la female first lead scompare nell’ombra della bellezza di Jong Suk e dei libri. RIABB è il tentativo riuscito di Radio Romance. Spostandoci nel mondo delle case editrici, nel dietro le quinte della realizzazzione di un libro, questa volta l’attenzione non cala mai. Qui è radunata tanta gente che non solo legge, ma fa propri i libri. C’è veramente tanta bellezza in quello che fanno questi editori, nella loro passione e anche nella gente che li circonda. Si imparano delle vere lezioni di vita, anche l’ultimo arrivato, la superficiale Oh Ji-yool , che finalmente con l’aiuto di un fidato amico conquista la sua dipendenza dalla madre e dalla ricerca disperata di un ottimo partito. Tuttavia il drama era partito da una donna Kang Dan-i che separata e con una figlia a carico, decide a quasi quarantanni di rinventarsi e doveva perciò fare la differenza per se stessa e la storia. Splendida idea, peccato che sia la sua una figura sbiadita che non si imponeva né prima e neppure ora. Durante un primo colloquio viene snobbata proprio per la sua carriera interrotta e quando le viene chiesto che esperienza avrebbe portato nel nuovo lavoro, lei risponde quella di madre. Ma per tutto il drama non la si vede mai in questa veste. Sicuramente è apprezzabile il suo sacrificio professionale pur di aiutare la figlia, ma rimarrà fino alla fine una donna di 40 anni che si muove un po’ a caso. Dall’altra parte abbiamo Jong Suk che crede più nel potere dei libri che nell’amore, perchè non è mai riuscito a capire come Kang Dan-i abbia scelto un uomo infimo al suo fianco. Più che disilluso, aveva bisogno di imparare meglio a conoscere, anche ora, la sua amica per tornare a credere e sentire qualcosa.

Perchè è tra i miei (s)consigli: non vi dico di non metterlo in lista, ma è un gran peccato che in questa storia che parla di emozioni, la coppia protagonista sia così poco appassionata. È un drama che non ha assolutamente buchi di trama, tutto e tutti si evolvono. Il problema è che tutti sono protagonisti tranne Kang Dan-i. Si prova più sintonia per la direttrice Go Yoo-sun, donna in carriera che ha lasciato un uomo poco prima di sposarlo. Non è pentita, ma si tormenta di avergli rovinato la vita. Trovata la sua pace, finalmente si concede un po’ d’affetto. Oppure l’addetta al marketing Seo Young-ah, che prende la difficile decisione di divorziare perchè non è l’amore ad essere finito, ma la complicità. Hanno tutti una storia importante alle spalle, come lo scrittore “scomparso” che diventerà protagonista persino di un piccolo mistero nel drama col suo romanzo: 23 Aprile. La fine di una vita, o l’inizio di una nuova? Questo drama tocca tante corde con delicatezza e rispetto, dalla famiglia all’alzhaimer, ma Lee Na-young come Kang Dan-i risulta troppo grigia in questa storia così ricca di sfumature.
RIABB ci insegna questo: i libri ogni volta possono insegnarci qualcosa di nuovo e così alla fine ci ritroveremo a scoprire che il libro più vecchio che possediamo ci racconterà una storia nuova.
Amo i drama che invogliano gli adulti a continuare a sognare, perchè questa non è una prerogativa dei giovani
P.S.
Jung Yoo-jin ancora una volta, dopo W, non riesce ancora a conquistare Jong Suk.
LGS qui è l’uomo PERFETTO.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Nσи sσlσ Ðяαмα иеllα Teѕтα | Drama,Drama e ancora Drama | *_TheWorldDrama_* | A.A.A cercasi dramas disperatamente | DRAMA che passione | I love telefilm & film ∞

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