Film

Recensione | Una giusta causa

Ci sono storie che devono essere raccontate. Spesso tendiamo a dare per scontati i diritti civili conquistati negli anni, dimenticandoci delle persone che hanno tanto combattuto per ottenerli. Una di queste è Ruth Bader Ginsburg. Per trattare e valorizzare al meglio la sua incredibile storia, occorre presentare prima di tutto la trama di questo film biografico.

New York, 1956. Ruth Bader Ginsburg ( Felicity Jones ) è una delle prime nove studentesse donne ammesse alla Facoltà di Legge di Harvard. Sposata con Martin D. Ginsburn (Armie Hammer ) e giovane madre, Ruth è una studentessa molto brillante, ma fatica a farsi prendere sul serio in quanto donna. Perfino il rettore dell’università ( Sam Waterson, attore celebre niente meno che per la serie Law & Order ) tratta le studentesse con sufficienza, arrivando persino a chiedere loro: “Perché avete scelto un posto che poteva essere invece occupato da un uomo?”.

Ottenuta la prestigiosa laurea, Ruth è decisa a seguire il suo sogno di diventare avvocato e, anche a causa della malattia del marito, che lo impossibilita a lavorare, inizia a cercare lavoro. La donna viene però rifiutata da tutti gli studi legali della città, sperimentando così sulla propria pelle l’umiliazione della discriminazione di genere. Decide perciò di intraprendere la strada dell’insegnamento. La troviamo quindi undici anni dopo, in pieno clima rivoluzionario di inizio anni ’70, a tenere un corso universitario, chiamato proprio “Legge e discriminazione sessuale”. Nonostante il suo lavoro le dia molte soddisfazioni, Ruth sente di non aver ancora realizzato il suo sogno. Un giorno, il marito Martin, avvocato tributarista, le propone un caso. Un uomo di nome Charles Moritz ( Chris Mulkey ) si prende cura di sua madre malata, ma gli è stata negata una deduzione dalle tasse di circa mille dollari poiché, essendo uomo, secondo la legge l’assistenza di un famigliare non rientra nelle sue naturali mansioni. Ruth prende subito a cuore questo delicatissimo caso di discriminazione di genere.

Con l’aiuto di un amico, Mel Wulf ( un brillante Justin Theroux ), avvocato per i diritti civili, e della sua famiglia, la donna riesce a portare il caso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Ruth Ginsburg, grazie alla sua forza di volontà e passione, convincerà i giudici della profonda ingiustizia che una legge del genere porta con sé, aprendo il vaso di Pandora delle discriminazioni sessuali negli Stati Uniti, per anni ignorate dalla legislazione americana. La Ginsburg ha poi continuato la sua lotta per i diritti delle donne, divenendo, infine, nel 1993, la seconda donna ad essere nominata tra i nove giudici della Corte Suprema. 

Non si può dire che Una giusta causa sia un film perfetto. La regia non è particolarmente incisiva, i dialoghi risultano un po’ costruiti: insomma, non si tratta di un biopic memorabile. Ma possiamo certo affermare che siamo davanti ad un’opera necessaria. Ruth Bader Ginsburg è una personalità semisconosciuta a livello mondiale, ma che  è stata fondamentale per la lotta contro la discriminazione di genere negli Stati Uniti. Pensiamo soltanto alla bellissima scena del suo discorso davanti alla Corte Suprema. Di fronte agli scettici giudici, questa giovane donna mette da parte tutte le sue insicurezze nate da anni di discriminazioni subite, per pronunciare un bellissimo e appassionato discorso sul concetto di “natura” come giustificazione per il sessismo. La legge è lo specchio della cultura di un paese. Ruth Ginsburg portò avanti la causa in un periodo in cui l’America stava subendo un profondo cambiamento sociale e culturale. La legge, invece, rimaneva ferma alla tradizione conservatrice che considerava uomini e donne appartenenti a rigide categorie e stereotipi, che con ipocrisia chiamava “natura”. L’uomo per natura lavora e mantiene la famiglia, mentre la donna, per il medesimo motivo, rimane a casa a occuparsi dei figli. La natura vuole questo e non sono ammesse eccezioni. La Ginsburg, insieme a tanti altri individui impegnati in queste importanti battaglie, ha invece pubblicamente sostenuto l’insensatezza di queste leggi così restrittive, emanate da un Paese che teoricamente  ha sempre fatto della libertà dell’individuo il proprio cavallo di battaglia.

Oltre alla tematica trattata, da segnalare l’ottima performance di Felicity Jones. La giovane attrice, nonostante poco somigliante alla vera Ruth Ginsburg, ha messo anima e corpo in questo difficile ruolo, mostrandosi credibile nell’interpretare entrambe le tappe della vita di questa donna straordinaria. Inoltre, menzione per il delizioso cameo di Kathy Bates che impersona Dorothy Kenyon, prima avvocatessa donna che, pur perdendo, portò davanti alla Corte Suprema un caso di discriminazione nei confronti di una donna.

Nonostante qualche difetto nella forma, La giusta causa possiede il pregio di riuscire a  travolgere anche lo spettatore più cinico. Terminata la visione del film, ci sembrerà di aver conosciuto Ruth Bader Ginsburg, di aver sofferto, combattuto e infine vinto con lei. E’ quasi un nostro dovere ripercorrere i passi di queste grandi personalità, che hanno avuto il coraggio di non piegarsi dinanzi alle ingiustizie e che ci hanno così garantito un presente migliore, caratterizzato da quei diritti che oggigiorno diamo per scontati. Più che un biopic, vorrei definire La giusta causa un film celebrativo. Un toccante omaggio da parte della regista Mimi Leder, che tutti dovrebbero guardare una volta nella vita.

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