Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 15×20 “The Whole Package”

Dopo lo splendido episodio di settimana scorsa ero più che consapevole che sarebbe stato impossibile ritrovare la stessa qualità in questo, eppure, nonostante le mie aspettative rasentassero i minimi storici, sono riuscita comunque a rimanere delusa dalla pochezza di quanto abbiamo visto. Andiamo quindi a parlare di quello che è successo.

Partiamo subito dal ritorno di Megan Hunt che, da brava shipper Towen pensava di aver finalmente avuto una gioia e invece si ritrova invischiata in un quadrato scemo che poi è un pentagono perché bisogna pur tenere conto di quel poveraccio di Link. Ora, al di là delle aspettative di Megan e del suo discorso a Teddy che ha un certo senso, quello che non sta per nulla in piedi è il suo confronto finale con Owen. Forse Krista Vernoff e gli sceneggiatori si sono un attimo confusi, ma questa è la stagione 15 non la 5. Owen non è più il l’ex-soldato traumatizzato che strangola Cristina e che non è in grado di stare accanto ad una donna senza farle del male, fisicamente e psicologicamente. Quindi da dove viene fuori tutto questo discorso sui traumi pregressi di Hunt che gli impediscono di essere felice perchè è lui stesso a sabotarsi? A voler essere gentili, tutto questo è un po’ anacronistico e fuori tempo massimo, per non dire che una trovata narrativa di pessima qualità per giustificare una storyline ancora più insensata che si trascina dall’inizio della stagione. Non metto in dubbio che i trascorsi nell’esercito abbiano segnato Owen in profondità e in modi che non si possono neanche immaginare. L’orrore, la violenza e la devastazione della guerra visti così da vicino segnano una persona per sempre. A prescindere da quanta terapia si possa fare e da quanto aiuto si possa ricevere, quello che lasciano dentro non potrà mai essere cancellato del tutto, al massimo, se si è fortunati, si può imparare a conviverci. Fermo restando questo, però, è semplicemente assurdo giustificare e spiegare il comportamento di Owen con Teddy e Amelia solo con il suo passato in Iraq. Questa storia fa acqua da tutte le parti e bisogna ammetterlo. Ha senso che Megan abbia ancora molti problemi a gestire tutto quello che è successo visto che è tornata da poco più di un anno ed è stata tenuta prigioniera per molto tempo, ma lo stesso discorso non può valere per Owen che ha una vita ormai lontanissima dalla guerra, dall’esercito e da tutto quello che potrebbe causargli dei traumi. Lui ha già fatto il suo percorso di recupero, la sua terapia e ha già affrontato i suoi demoni. Trovo poco rispettoso per tutte le relazioni che ha avuto in questi anni, il ricondurle ad un bisogno di colmare dei vuoti causati dal suo traumatico vissuto così come trovo assurdo pensare che Owen saboti sistematicamente le sue possibilità di essere felice per via di quanto gli è successo nell’esercito. A mio avviso la natura del fallimento di tutte le sue storie è da ricercarsi altrove. Owen insegue da tutta la vita questa idea di famiglia perfetta che si è creato nella sua testa ed è disposto a tutto pur di ottenerla, anche a mettere da parte i desideri e la volontà della sua compagna. Lo ha fatto con Cristian, cercando di cucirle addosso uno stile di vita che non faceva per lei e lo ha fatto con Amelia, tentando di sistemare ciò che vedeva di rotto in lei in modo che la Shepherd potesse adattarsi al quadro idilliaco che lui aveva già dipinto nella sua testa. Intendiamoci, non lo fa con cattiveria e con intenzionalità. Non è un marito/padre padrone che vuole imporsi, ma alla fine le sue risultano comunque imposizioni perché lui cerca con tutte le sue forze di far corrispondere la realtà a ciò che ha immaginato, facendo dei grandi danni e distruggendo, suo malgrado, la malcapitata di turno che si trova a dover rispondere a determinate aspettative. La verità è che Owen ama la sua idea di famiglia molto più di quanto ami le donne con cui ha cercato e cerca di costruirla. Non lo fa di proposito, ma lo fa. Ed è su questo che deve lavorare, non su una presunta sindrome da stress post-traumatico che si manifesta nell’incapacità di gestione un rapporto amoroso.

Mentre Megan dispensava pillole di psicologia spicciola di dubbia utilità, DeLuca veniva sottoposto all’esame di Webber che ufficialmente era un test sulle sue abilitò come chirurgo e ufficiosamente era una valutazione su quanto sia adatto a stare di fianco a Meredith. Mi è sfuggito quando siamo tornati nel 1800 e il fidanzato della figlia deve essere valutato dal padre, che poi padre non è, ma non importa. Andrew ha passato l’esame, è un bravo chirurgo e un bravo ragazzo, i Merluca hanno la benedizione di Richard quindi possono andare in pace. Tutto molto emozionate. Passiamo oltre.

L’altro filone dell’episodio, che si ricollega inevitabilmente a quanto successo in quello precedente, è la reazione di Jo alla scoperta di essere il frutto di una violenza. Come era prevedibile, la ragazza si è chiusa a riccio e non permette a nessuno di entrare, né ad Alex né a Link. Purtroppo l’incontro con la madre ha distrutto tutte le certezze e la crescita che ha fatto da quando è arrivata a Seattle. Siamo passati dal vedere una Jo forte, sicura ed indipendente ad una ragazza che beve vodka da una tazza e si autocommisera perchè tutto quello che sa fare è scappare. Vederla così è straziante e ingiusto. Jo sta pagando le conseguenze di qualcosa che non ha scelto. Sta pagando lo scotto delle azioni di una persona orribile e delle scelte di sua madre che ha fatto quello che era in suo potere per cercare di non soccombere. Come dicevo nella scorsa recensione, è assurdo pensare che un atto vile, squallido e orrendo come uno stupro possa determinare la distruzione di tutte queste vite. Eppure qualcuno dovrebbe ricordare a Jo che lei non è capace solo di scappare, ma che ha anche imparato a lottare, resistere e combattere. Jo non è scappata per la seconda volta davanti a Paul, l’ha affrontato e ha convinto la sua nuova compagna a denunciarlo; non è scappata quando la furia cieca di Alex si è abbattuta su DeLuca; non è scappata davanti alla possibilità di conoscere sua madre con tutti i rischi che quell’incontro avrebbe comportato e non è scappata davanti a tutte le difficoltà che le si sono presentate da quando ha lasciato la sua vecchia vita piena di orrori per provare a costruirsene una nuova. In realtà anche prendere coscienza di una situazione di violenza domestica e riuscire a scappare, è un atto di grande coraggio. La fuga non è sempre sintomo di codardia; a volte, come nel caso di Jo, è semplice istinto di sopravvivenza. A fronte di tutto questo comunque è positivo l’aver introdotto questo legame con Jo nella back-story di Link perché lui sarà fondamentale per aiutarla a superare questo momento, in un modo in cui forse nemmeno Alex riuscirebbe a fare. E non perché non ne sia in grado, ma perché lui ha conosciuto Jo, mentre la ragazza su quel divano è Brooke. È lei che sta affrontando questa battaglia e a Brooke serve il suo amico, la sua persona, che purtroppo non è Alex.

Bene, direi che anche per questa settimana ho concluso. Vi do appuntamento alla prossima con l’episodio Amelia-centrico.

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2 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 15×20 “The Whole Package”

  1. Non sono negativo pensavo peggio dopo il promo, è scorsa piuttosto bene nonostante la noia quest’anno s’è visto peggio, le due puntate precedenti l’episodio jo centrico. Sembra una puntata tappabuchi, le trame stirate, nella precedente jo era una forza ora è un’ameba cos’è bipolare? Non ha senso. Per quanto riguarda il pentagono è puro manierismo, gli stessi attori sembrano non crederci, questa solfa va avanti dalla metà stagione 14 anche basta. Giannotti lo vogliono vendere in tutte le maniere con risultati pessimi contende a Maggie in una dura battaglia la palma del peggiore personaggio. Per Meredith stesso discorso del pentagono la chimica dov’è in laboratorio? Da quel che vedo Karev è avviato a diventare ufficialmente il Delfino e successore di Webber vedi suoi rapporti con gli specializzandi, probabilmente il miglior personaggio della serie in vita insieme al Venerando R.W. ella Bailey.
    P.s non volevo essere duro sulla storyline di Jo ma veramente non la capisco dopo tutte le battaglie che ha affrontato vincendole, molto più dure sola a sedici anni, marito bastonatore, eccetera eccetera crolla perché il padre era uguale al suo ex?(un violento) , il rifiuto più grande, l’ abbandono l’aveva già superato, per me non si regge ritta come si dice dalle mie parti.

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    • La questione di Jo è molto piu complessa rispetto alla tua visione, almeno secondo me. Non é assolutamente crollata perchè il padre era uguale al suo ex. Sono diversi i motivi che portano a questa sua reazione e molti sono da ritrovarsi nello scorso episodio. Jo si era creata una sua storia a cui si era aggrappata per riuscire a superare l’abbandono. Aveva creduto che sua madre l’avesse abbandonata per darle una vita migliore perchè lei non poteva occuparsene. Scoprire che la madre ha scelto di non occuparsene e che non l’ha voluto perchè in lei vedeva solo il mostro che l’ha violentata, è stata una batosta difficile da superare. Allo stesso modo lei aveva sempre percepito il suo scappare da Paul come una, vittoria, una liberazione. Ora, invece, lo percepisce come una sconfitta perchè si è arresa e non ha lottato. Ha abbandonato tante persone perchè non è stata in grado di dare loro affetto, proprio come sua madre non è riuscita a fare con lei. Crolla perchè si è resa conto di aver molto in comune con sua madre, una persona che non stima e di cui ripudia in toto il comportamento. Jo odia sua madre perchè l’ha lasciata in balia del mondo e perchè non ha saputo amarla e ora odia se stessa perchè si è resa conto di aver fatto la stessa cosa con chi ha provato ad amarla (il ragazzo del liceo, il cameriere). Inoltre immagino che scoprire di essere il frutto di un atto di violenza non sia proprio una passeggiata. Ha affrontato tanto nella sua vita, è vero, ma questo non significa che non possa crollare davanti all’ennesima batosta. Ci sta che non ne possa più.
      Sul resto dei commenti sono più o meno d’accordo con te.

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