Film

Recensione | Bentornato Presidente

L’idea principale dietro Bentornato Presidente è tanto semplice quanto intelligente: produrre un instant comedy sulla situazione politica italiana odierna, cercando a differenza del prequel diretto da Riccardo Milani, una fotografia che possa far riconoscere smaccatamente tutti i politici più discussi oggi giorno. Consapevoli della situazione politica instabile e di conseguenza mutevole, le tempistiche produttive sono state folli, permettendo alla pellicola di uscire esattamente quando il pubblico ascolta, interagisce e vive quotidianamente i personaggi di punta dei vari partiti. In quest’idea molto accattivante si nascondono due possibili reazioni non indifferenti, una legata al futuro del film e una all’accoglienza attuale.

Sono passati otto da quando Giuseppe Garibaldi (Claudio Bisio) è stato Presidente della Repubblica in “Benvenuto Presidente!”, ora è un uomo totalmente diverso. Completamente disinteressato alla politica italiana odierna, vive con sua figlia e la sua fidanzata in una baita isolata immersa in un paesino. Il sogno del protagonista di trascorrere in modo semplice ogni giorno è destinato a svanire, lo stato ritornerà a sconvolgerli la vita, costringendo il rassegnato Peppino a diventare Premier. Dalla frattura del rapporto tra Peppino e Janis (Sarah Felberbaum), intuiamo come il film sia molto diverso nella messa in scena rispetto al suo prequel, difatti i due registi insistono molto sul montaggio musicale che non è fine a se stesso, ma nasconde diverse chiavi di lettura. Quando ci mostrano la nuova vita di Peppino ci sono sia la sua felicità, sia la tristezza di Janis che cerca di farsi ascoltare senza nessun risultato, raccontandoci attraverso pochi minuti otto anni di una relazione a senso unico.

Come accennavamo in precedenza, emergono due possibili difetti legati all’accoglienza del pubblico che ovviamente sancisce il successo di un film. Il primo problema consiste in una reazione negativa da parte dello spettatore per aver ironizzato pesantemente sui partiti e sui loro leader, difatti anche se la sceneggiatura abbia scherzato su ogni forza politica considerevole, non bisogna sottovalutare questo aspetto. Il secondo problema è legato al futuro della pellicola che rischia di essere limitata a questi anni di governo, gli instant movie a volte hanno questo possibile difetto, trovando nel futuro un ostacolo impossibile da sormontare e finendo per far perdere interesse al progetto. In questo preciso caso ci sentiamo fiduciosi perché la materia trattata è di natura politica, consegnando a chi volesse vedere il film in futuro, una fotografia dettagliata e goliardica ma pur sempre verosimile.

I due registi si riconfermano davvero talentuosi e dimostrano come una commedia italiana contemporanea, possa avere soluzioni visive interessanti e mai fine a se stesse. Il loro sguardo non cerca solo di riprendere gli attori e il loro umorismo, ma partecipa attivamente aumentando il valore di Bentornato Presidente che se fosse stato diretto da un regista anonimo, sarebbe risultato decisamente meno godibile.

Prima di lasciarvi vi invito a mettere mi piace a Parole Pelate, se non lo avete fatto, e poi a passare dalle nostre pagine affiliate. Ed Infine un grande grazie alla nostra Amigdala per la grafica.

Ringraziamo: Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea | Citazioni film e libri | I love telefilm & film ∞ | Because i love films and Tv series

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