Telefilm/The OA

Recensione | The O.A. 2×01 e 2×02 “L’angelo della morte”, “Treasure Island”

Senza preamboli partiamo subito con la recensione di questi primi episodi esplosivi, già più thrilling e dal ritmo più spedito rispetto alla lentezza che caratterizzava la prima stagione dello show.

Una prima sequenza che, per il momento non sappiamo inserire nella linea temporale, mostra che “7.46 ore prima” qualcuno, inquadrato di spalle, sta correndo in skateboard su una strada deserta e si imbatte improvvisamente in Prairie (o Nina?) apparsa sul ciglio della strada.

Conclusa questa sequenza facciamo immediatamente la conoscenza di un nuovo personaggio, Karim Washington, detective privato originario di San Francisco, coinvolto nell’indagine sulla scomparsa di Michelle Vu, una ragazza vietnamita che fino a due settimane prima mandava regolarmente soldi (in bitcoin) alla nonna, ma che, dopo aver depositato 31.000 dollari, è sparita nel nulla. Quando la donna mostra una foto di Michelle subito intuiamo di trovarci in un universo parallelo, infatti la ragazza si rivela essere una “versione diversa” di Buck Vu, che nella prima stagione faceva parte del gruppo di cinque a cui Prairie aveva insegnato i movimenti per saltare da un universo all’altro.

Nel corso delle indagini Karim viene a scoprire che Michelle faceva parte di un gruppo di ragazzi ossessionati da un gioco online chiamato Q Symphony, un puzzle, come viene definito, che permette di guadagnare grandi cifre al completamento di ogni livello. L’aspetto più curioso e inquietante di questo gioco è che si sviluppa anche in NVR (Nella Vita Reale), come sperimenta lo stesso Karim che, aiutato da una ragazza, si fa installare il puzzle sul telefono e risolve uno degli enigmi.

Ci viene poi mostrato un uomo di spalle, al telefono con la sua partner, Nina (e qui già si inizia ad intuire che faccia potrà avere questo personaggio), mentre la sta pregando di incontrarlo a pranzo; inizialmente la donna rifiuta e poi finge di recarsi lì mentre in realtà è su un traghetto che si sta allontanando dalla Baia di San Francisco. Mentre è sul pontile però la donna ha un malore, all’apparenza un infarto, anche se lei continua a ripetere che le hanno sparato al cuore. A questo punto già sappiamo che Nina e Prairie sono due versioni della stessa persona e, nel momento in cui Prairie lotta per la sua vita nell’ambulanza che la sta trasportando, riesce finalmente a “saltare”, risvegliandosi in questa San Francisco parallela, dove è conosciuta come Nina Azarova, compagna di Pierre Ruskin.

Ruskin è un nome importante che ricorre anche nelle indagini di Karim: infatti una donna incontrata durante degli allenamenti, gli racconta di come Pierre sia riuscito a costruire un impero tecnologico reclutando, con metodi poco convenzionali e ricompense immediate, giovani appassionati di tecnologia. Quest’uomo all’apparenza straordinario è stato capace di predire il successo di moltissime innovazioni tecnologiche, tra cui anche la moneta virtuale con cui vengono pagati i giocatori di Q Symphony.

Incuriosito da questo personaggio Karim ne segue il collaboratore più stretto e, fingendosi un uomo delle pulizie, entra nell’edificio contrassegnato con l’acronimo C.U.R.I. Immediatamente questo luogo viene ricollegato a Michelle, infatti il logo all’entrata era stato disegnato dalla ragazza insieme ad altri schemi incomprensibili. Di questi disegni Karim è a conoscenza perché è stato nella casa abbandonata dove Michelle si rifugiava e lì ha avuto la prima esperienza con un giocatore di Q Symphony, Liam, che gli aveva detto di “aver risolto tutto” e “aver visto mille versioni di se stesso”, prima di lanciarsi precipitosamente da una finestra, in preda al delirio.

Mentre Karim indaga Prairie si risveglia in ospedale e inizia a rimettere insieme i pezzi di questa sua nuova vita. Prova a fare una videochiamata alla madre adottiva che, tuttavia, non la riconosce e le dice anzi che nell’orfanotrofio dove ha adottato non c’era nessuna bambina russa cieca. Costretta ad essere trattenuta per 14 giorni per degli accertamenti, Prairie acconsente ad andare in una clinica privata, prima però si fa accompagnare nel suo appartamento (o, dovremmo dire, l’appartamento di Nina) a prendere dei vestiti. Qui scopre una vita tutta diversa dalla sua: il beneficio di passare molti più anni in compagnia del padre (qui recentemente vittima di un omicidio), la fortuna di non essere mai stata coinvolta nell’incidente dell’autobus e quindi non aver mai perso la vista. Tuttavia la vita di Nina non sembra assolutamente tutta rose e fiori, anzi la relazione con Pierre si presenta come violenta e problematica, non a caso la donna ha il corpo ricoperto di lividi e, anche se non ne ricorda l’origine, da quel poco che viene mostrato del carattere irascibile di Pierre, non è difficile immaginare da dove provengano.

Karim intanto esplora la struttura del C.U.R.I. e si imbatte in una camera dove tre uomini ascoltano una serie di confuse registrazioni. Per capirne di più il detective si introduce nel condotto d’aerazione e scopre così l’esistenza di una gigantesca camera dove tantissime persone registrano i loro sogni. E’ davvero bellissima questa sequenza tutta giocata sui toni del rosso e resa ancora più suggestiva dal bisbigliare delle numerose voci.

La puntata si chiude con una serie di rivelazioni scioccanti sulla storyline di Prairie: la ragazza è stata in realtà chiusa in un istituto psichiatrico che fa da specchio al seminterrato dove Hap l’aveva imprigionata anni prima, in un altro universo. Il suo dottore referente è Homer (appunto, Dr. Roberts), che non ricorda nulla di lei, tra gli altri pazienti ci sono Renata, Scott e Rachel e il responsabile della struttura è proprio il Dr. Hunter Hap che si rivela essere l’unico a riconoscere Prairie.

Il secondo episodio si apre con un dialogo tra Hap e Prairie, costretta in camicia di forza dopo aver tentato di attaccare il dottore. Qui si inizia a gettare un po’ di luce sulle EPM, interpretate come scorci su vite alternative piuttosto che viaggi nell’aldilà. Ancora non è chiaro però come mai Homer non sia arrivato in questa dimensione, nonostante abbia fatto la danza con Hap e gli altri prigionieri, e Hunter avanza l’ipotesi che sia morto. Nella speranza di carpire qualche informazione su come è riuscita a saltare proprio in quella linea temporale, Hap affida Prairie alle cure di Homer e, durante il loro primo colloquio, assistiamo ad un sovrapporsi di avvenimenti: dei rumori provengono dal soffitto e il Dr. Roberts allunga una mano per assicurarsi che non ci sia nessuno. Questo episodio ricalca alla perfezione una delle EPM di cui Homer aveva parlato ai cinque angeli nella prima stagione. Scopriamo inoltre di un contatto tra Hunter e Ruskin, il quale è convinto che Nina si sia recata in una casa e che lì abbia avuto un’esperienza che l’ha portata al delirio. Questa ipotesi inizialmente criptica verrà poi chiarita nel corso della puntata.

Dopo aver visionato un inquietante filmato della casa, che mostra Liam cadere dalla finestra, ma non entrare dalla porta d’ingresso, Karim fa progressi sulla C.U.R.I.; grazie all’aiuto di una partecipante all’esperimento scopre che durante la notte i loro sogni vengono registrati e studiati da una donna, Marlow Rhodes, scomparsa in concomitanza con Michelle due settimane prima. Con uno stratagemma Karim riesce a rintracciare la donna che vive isolata in un bosco. I due si confrontano e nel tentativo di convincerla a parlare dell’esperimento Karim le racconta la sua esperienza da agente FBI infiltrato nelle comunità di giovani musulmani. Il suo compito era quello di individuare possibili terroristi, ma in realtà l’uomo sente di essere stato lui stesso la causa di molti degli arresti che coinvolgevano ragazzi ingenui in cerca di una guida. Non a tutti è concessa un’occasione di redimersi e questa potrebbe essere la volta buona per Marlow.

Homer intanto ha permesso a Prairie di ricongiungersi con i suoi amici, tutti diversamente influenzati dal salto: Renata è stata convinta da Homer che tutti i suoi ricordi della vita passata siano un sogno, Rachel soffre di afasia e non riesce a comunicare, Scott sembra l’unico ancora lucido e, anzi, in condizioni di salute migliori dato che non ha sofferto di tossicodipendenza in questa linea temporale. Nella sala comune Prairie individua inoltre un altro elemento presente nelle EPM di Homer: l’acquario a cinque lati da cui ha ingoiato un anemone. Di nuovo riuniti, Rachel trova il modo di comunicare cosa sta facendo Hap nel suo laboratorio, dove si fa accompagnare solo da lei, sicuro del suo mutismo: il dottore a quanto pare sta tracciando una mappa inter-dimensionale. Improvvisamente però Hunter, o il Dr. Percy (come è conosciuto in questa realtà) irrompe nella stanza e separa i ragazzi, proprio mentre Rachel stava mostrando agli altri un fiore. Questo episodio inizia a seminare il dubbio in Homer, già precedentemente in disaccordo con i nuovi metodi del Dr. Percy, tuttavia ancora troppo affezionato al suo mentore per poterne contrastare apertamente l’autorità.

Differenza fondamentale rispetto alla prima stagione è che adesso le risposte sembrano arrivare più velocemente, infatti durante il colloquio con Rhodes, Kamasi scopre che lo studio sui sogni è basato su una tesi di laurea: questa tesi raccontava di un episodio avvenuto negli anni Venti in Germania, durante i quali diversi psicanalisti hanno rilevato gli stessi sogni in pazienti diversi. L’aspetto inquietante è che questi sogni riguardavano una guerra non ancora avvenuta, ovvero la Seconda Guerra Mondiale. Il compito di Rhodes era trovare uno schema che collegasse tutti i sogni e l’anno prima si erano presentate tre immagini ricorrenti: un tunnel della misura di una bara, una doppia scalinata curva e un rosone, elementi che possono essere trovati insieme solo nella casa dove si rifugiava Michelle, Nob Hill, legalmente di proprietà di Nina/Prairie che scopriamo essere anche l’autrice della tesi di laurea. Anche il gioco serviva solamente ad attirare i ragazzini nella casa per scoprire cosa ci fosse di così speciale al suo interno. Prima di andare via Kamasi cerca di capire cosa sia potuto succedere per far allontanare Rhodes da Ruskin e la donna gli parla di qualcosa di innaturale, qualcosa che dal sogno è entrato nella veglia.

Nell’ultima scena vediamo Hap a lavoro nel laboratorio, dove sta operando sul povero Liam. Mentre prepara gli strumenti egli parla di un seme piantato nel cervello che viene risvegliato dalla famosa casa e infatti viene mostrato poi mentre estrae dall’orecchio del ragazzo un seme completo di germoglio, probabilmente una delle cose più strane mai viste nello show, il che è decisamente tutto dire. Rachel, che lo sta aiutando, viene attirata da una porta nera, oltre la quale le è impedito passare, dunque ovviamente, appena Hap si distrae lei ne approfitta per entrare nella sala misteriosa dove vede qualcosa che la sconvolge e la spinge ad attaccare fisicamente Hunter il quale, scagliandola a terra, la uccide involontariamente. Da qui veniamo trasportati nel “primo universo”, dove, a chiusura di puntata, Buck viene chiamato dai genitori che si ostinano ad usare il nome “Michelle”.

Queste prime due puntate di O.A. sono un vero e proprio concentrato di azione, almeno se si pensa alla lentezza, a volte esasperante, della prima stagione. In questi episodi invece gli eventi si susseguono e i collegamenti vengono chiariti con un ritmo molto più incalzante. L’introduzione di nuovi personaggi poi non toglie tempo alla storia principale, anzi la arricchisce di nuovi e interessanti elementi e nasce anche un po’ la curiosità di approfondire effettivamente queste diverse versioni dei protagonisti, di cui finora non si conosce il destino.

 

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