Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 15×18 “Add It Up”

Vorrei iniziare con il solito preambolo sull’ennesimo episodio filler e su quanto sia tutto sostanzialmente immobile ma ve lo risparmio, un po’ perché non ho voglia di annoiarvi e annoiarmi con le stesse chiacchiere e un po’ perché siamo nel classico momento in cui tutti gli show con più di venti episodi a stagione tendono a rallentare, abbassare i ritmi, cincischiare e buttare i semi che dovrebbero poi germogliare nel finale. Questo vale a maggior ragione per Grey’s Anatomy che è alla sua quindicesima stagione e ormai ci ha fatto vedere tutto e il contrario di tutto quindi le storyline suonano già di per sé abbastanza ripetevi, ma in questo periodo dell’anno anche più del solito. In ogni caso, andiamo a parlare di quel poco che è successo.

(Niente, scusate, ma questo momento alla Mean Girls andava ricordato)

Aprirei con quello che è stato il cuore dell’episodio ovvero il triangolo Teddy-Owen-Koracick. A pensarci è quasi ironico che la Vernoff si sia spesa così tanto per non costruire il classico triangolo con Amelia, Hunt e la Altman ma sia poi ricaduta nel vecchio stereotipo dei due cavalieri che combattono per la donzella in difficoltà. E sì, lo so che Teddy non è una principessa da salvare, ma in questo episodio un pò lo è quindi, purtroppo, l’idea di fondo che passa è questa. Al di là di tutti i bei discorsi di Owen, della sua totale incapacità di stare da solo e di quanto il rapporto con Teddy sia l’unico a dargli l’equilibrio e l’armonia di cui ha bisogno, di cui ho già parlato mille altre volte, mi piacerebbe soffermarmi sul contenuto dello scontro verbale tra lui e Tom perché credo che offra degli spunti piuttosto interessanti. Da fan di Teddy e Owen mi duole ammetterlo, ma Tom ha pienamente ragione. La storia tra Hunt e Teddy è sempre stata fatta di momenti in cui lui l’ha illusa e poi ha scelto Amelia (e tu, caro Tom, non c’eri quando Teddy ha confessato a Owen di averlo sempre amato e lui le ha risposto di essere innamorato di Cristina), così come è vero che Teddy merita di stare con qualcuno che ami solo lei e la mette sempre al primo posto. La lettura di Tom è lucida, razionale e terribilmente realistica. Nasce da un forte sentimento che lui ha iniziato a provare per Teddy ma questo non le toglie veridicità, eppure c’è un grosso “ma” in tutta questa vicenda che è rappresentato dai sentimenti di Teddy. Perché Teddy merita si di stare con qualcuno che la ami e che non la consideri solo il porto sicuro in cui tornare quando tutto va male, ma resta il fatto che Teddy meriti anche di stare con la persona che ama di più al mondo, con l’amore della sua vita. E quello non è Tom. Mi dispiace doverlo dire, davvero, ma per quanto rida e stia bene con Koracick, Owen è riuscito a farla emozionare con un discorso di una banalità disarmante. Hunt non ha fatto niente di che. Le è stato vicino, ha fatto un paio di vocine alla bambina e ha detto quattro frasi che Teddy in quel momento aveva bisogni di sentirsi dire ma che di per sé non avevano nulla di così sorprendente. Eppure Teddy si è commossa quasi fino alle lacrime. I sorrisi che rivolge ad Owen, il modo in cui tiene la mano sul suo braccio per tutto il tempo, il modo in cui lo guarda e quell’incapacità di trattenersi quando è con lui purtroppo raccontano una storia molto diversa da quella che Tom vorrebbe sentire. A prescindere da quello che Teddy dica o faccia e da quello che prova per lui che è sicuramente reale, c’è una parte di lei, molto importante, che vorrà sempre Owen più di chiunque altro. Bisogna solo capire se sceglierà di seguire il cuore o la testa e se Owen si farà davvero da parte.

L’altro filone dell’episodio è quello che vede protagonisti Alex, che finalmente torna ad occuparsi di un caso pediatrico che mancava dal 1920 circa, e DeLuca, il quale si è ormai ritagliato uno spazio tra i personaggi principali, surclassando anche la sua attuale compagna che in teoria dovrebbe essere la protagonista della serie ma ha smesso di esserlo da tre stagioni a questa parte. Ho trovato molto interessante la contrapposizione tra Andrew e Karev, soprattutto perché ha portato alla luce un aspetto di quest’ultimo che ancora non avevamo visto. Alex sta infatti seguendo le orme di Richard e, per la prima volta, lo vediamo nel ruolo di mentore e di guida per uno specializzando che, a quanto pare, gli somiglia parecchio. Karev però non è Webber e i suoi consigli non arrivano come pillole di saggezza, ma come pugni che colpiscono DeLuca dritto in faccia. Le parole sue portano con loro una rabbia e una sofferenza che ancora gli bruciano e che fanno parte di lui. Mentre parla ad Andrew, Alex sta parlando a se stesso, a quello specializzando che più di quindici anni fa è entrato in quell’ospedale e su cui nessuno avrebbe scommesso. Nel modo in cui riprende DeLuca si intravede un po’ del vecchio Alex che, per fortuna, è ormai solo un ricordo. Non smetterò mai di dire quanto straordinario sia stato il suo percorso in queste stagioni e quanto lui sia il personaggio meglio riuscito di tutta la serie, almeno a mio avviso. Comunque è stato interessante anche vedere l’approccio di DeLuca alla conversazione che ci ha permesso di constatare come il carattere, la determinazione e la sicurezza che aveva dimostrato nel corteggiare Meredith, siano ormai degli elementi fondanti della sua personalità che emergono anche al di fuori del rapporto con Meredith. E, a proposito di questo argomento, spezzo una lancia a favore degli sceneggiatori che stavano mandando alle ortiche tutto il lavoro fatto per dare una parvenza di credibilità a questa coppia, ma si sono salvati in corner. Il loro confronto, infatti, li riavvicina ma permette anche loro di chiarirsi e di conoscersi un po’ di più. Da un alto abbiamo Meredith che si riscopre ancora capace della leggerezza tipica dei primi tempi di una relazione e, contemporaneamente, capisce che Andrew non è solo il bel ragazzo che le ha fatto perdere la testa ma è anche una persona con un certo carattere che ha bisogno dei propri spazi; mentre Andrew fa un passo verso l’imparare a gestire in maniera più matura il rapporto con lei. Per carità, non è che sia un sviluppo miracoloso, ma è comunque meglio di quanto è stato fatto con Jackson e Maggie che sono tornati insieme solo grazie al tumore di Catherine e non hanno mai parlato dei motivi che li avevano quasi portati a chiudere la loro relazione.

Su Link e Amelia nulla da dire. Tutto come previsto. Quella  che doveva essere una notte di divertimento si è trasformata in una vicinanza emotiva grazie ad un caso strappalacrime che ha portato i due a volersi e a cercarsi ancora una volta, oltre che a capire che tra loro potrebbe esserci qualcosa di più profondo. Non so dove andranno a parare con questa storia, ma mi auguro che tutto questo allontani definitivamente Amelia da Owen perché ne ha bisogno e perché merita un po’ di tranquillità.

Vorrei concludere con un veloce commento su tutta la questione di Richard e dei pronomi che mi ha lasciata abbastanza sbigottita. Era davvero necessaria usarla per creare dei momenti di ironia e di comicità? A me non sembra un qualcosa su cui scherzare, soprattutto perché porta con se una tematica importante, ovvero quella dell’identità di genere della persone non binarie, che è praticamente invisibile agli occhi di chi è fuori da questo tipo di argomenti. Si parla molto, per fortuna, di orientamento sessuale ma non si parla quasi mai di identità di genere, men che meno di quelle che non coincidono con la classica visione di maschile e femminile a cui siamo sempre stati abituati. È importante dare rappresentazione anche a queste realtà, a queste persone, e non trattare come dei fenomeni di cui ridire. Da Grey’s Anatomy in onda nel 2019 io mi aspetto molto di più di qualche battutina sul fatto che una persona un po’ avanti con l’età non riesca ad utilizzare il pronome “they” perché grammaticalmente complesso per la costruzione delle frasi. Non è una cosa divertente, non è qualcosa su cui scherzare o su cui fare della facile ilarità. Lì fuori ci sono persone che tutti i giorni combattono con queste cose nella loro vita. Perché un pronome sbagliato non è mai solo un pronome, è la svalutazione di una persona che non viene riconosciuta per quello che sente di essere. E questo dovremmo ricordacelo tutti un po’ più spesso. A nessuno di noi piacerebbe essere ridicolizzato per qualcosa che sente di essere e che non può cambiare. Pensiamoci prima di ridurre tutto ad una scelta comica di dubbio gusto.

Bene, direi che anche per questa settimana è tutto. Vi do appuntamento alla prossima con l’episodio Jo-centrico che, a giudicare dal promo, si prospetta tutt’altro che leggero.

 

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2 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 15×18 “Add It Up”

  1. Beh ormai li salva solo l’audience, per il resto è notte fonda, le coppie hanno zero chimica, l’unica Amelia Link telefonata da ottobre è costruita male e su presupposti sbagliati perché vogliono lasciare molte porte aperte per cambiare in corso ma così snaturi tutto. Maggie nel cercare di farla simpatica ottengono l’opposto, siamo al tresh totale per non parlare della Bailey ridotta a macchietta come Webber possa Montezuma rincorrerti K.V. Il discorso non binario era il polpettone ideologico della settimana hanno cercato di renderlo ironico, risultati non eclatanti, per non dire che mal dispongono gli spettatori all’argomento. Lo vuoi fare fallo ma fallo bene non è questo il caso. Karev è l’unica nota positiva gli hanno dato minutaggio, speriamo non lo taglino fino alle ultime puntate. Sono d’accordo con te sul triangolo principale, speriamo la bimba nasca presto e lo sciolgano perché nell’attesa hanno sciolto gli spettatori e sprecato uno dei pochi personaggi (Koracik) che aveva attecchito.

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    • Alex stranamente in questo collasso di massa é l’unico che si sta riprendendo. È una follia questo andazzo generale e l’audience è buono fino ad un certo punto. Insomma, 1.4 di rating non è che sia questa meraviglia. Lo si considera buono perchè in questo momento storico, con mille piattaforme di streaming e servizi vari, e per uno show alla quindicesima stagione lo è, ma non è un risultato grandioso in termini assoluti. E soprattutto Grey’s ha sempre viaggiato su standard molto più alti, anche fino a tre anni fa.
      Ho i miei dubbi sul fatto che il triangolo principale si sciolga a breve. Ridendo e scherzando mancano ancora 7 episodi. Mi sa che se ne parla per fine stagione ma soprattutto non sono sicura che non ricominceremo con le tarantelle anche nella prossima, che tanto ci sara di sicuro perché Ellen è sotto contratto per un altro anno.
      Ho capito che la questione gender queer era il polpettone ideologico della settimana ma trattato così è un vero schifo. Non c’è un minimo di approfondimento, come se essere gender queer significasse solo scegliersi un pronome e non implicasse soprattutto una presa di coscienza e una conseguente difficoltà nel doverlo spiegare agli altri. Io ci manderei chi ha scritto questo episodio e KV a spiegare, ad un mondo che a stento capisce l’omosessualità, che hanno un’identità di genere che non coincide né con quella maschile né con quella femminile, intese in senso classico. Nemmeno si sa cosa sia l’identità di genere.
      Non è che perchè non si parla di un tema del femminismo tradizionale o caldo nel panorama politico americano attuale, allora bisogna trattarlo così male. La parità è parità sempre e se si decide di portarla avanti, allora si mette lo stessa attenzione in tutte le tematiche che si sceglie di affrontare.

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