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Parliamone | Dexter, il tragico declino di una serie quasi perfetta

Ci sono serie TV che sfiorano la perfezione narrativa. Un’idea originale, mischiata a una trama coinvolgente e a personaggi ben caratterizzati, conquista sempre critica e pubblico. Ma, come sappiamo, la perfezione non è di questo pianeta, nemmeno nell’idilliaco mondo delle serie televisive. Peccando di superbia o, più probabilmente, di avarizia a causa dell’ingente guadagno ottenuto, gli sceneggiatori spesso decidono di dilungare esageratamente le loro storie. Risultato? Trama inverosimile, personaggi snaturati e, spesso e volentieri, un finale molto deludente. Molti show sono stati vittime di questo “allungamento di brodo”. Dexter rappresenta un caso emblematico. Della durata di ben otto stagioni, la serie, amatissima per molti anni, ha subito un drastico calo di qualità nel corso delle ultime stagioni. Cercheremo di capire quali effettivamente siano state le scelte narrative che hanno causato questo declino. Inutile dire che seguono spoiler sulla serie!

Crime originale e provocatorio, è la storia di Dexter Morgan, ematologo forense della polizia di Miami, dalla vita apparentemente ordinaria. Ha una sorella, Debra, con cui ha un rapporto molto stretto, e una bella fidanzata, Rita. In realtà Dexter nasconde un grande segreto: di notte è un serial killer, o meglio un serial killer di serial killer. Sì perché suo padre, il poliziotto Henry Morgan, gli ha insegnato fin da piccolo a gestire le proprie pulsioni omicide, creando per Dexter un vero e proprio codice comportamentale: può infatti uccidere solo assassini come lui. Si tratta quindi di un protagonista molto atipico: un vero e proprio antieroe, che il pubblico impara però ad amare fin dai primi episodi. Si può quindi senz’altro affermare che questa serie TV abbia avuto alla base un’idea originalissima e un protagonista ( anche gli altri personaggi non sono da meno, su tutti la sorella Debra ) controverso e pieno di sfumature.

Per le prime cinque stagioni ( ebbene sì anche la sottovalutata quinta  ) Dexter ha portato avanti una trama accattivante e a tratti emozionante, affrontando anche temi molto significativi. La serie non costituisce infatti soltanto un ottimo crime, ma ci regala anche un approfondimento sulle relazioni umane e i rapporti sociali. All’inizio della serie, Dexter Morgan è un sociopatico, che rifiuta ogni tipo di legame affettivo. Nel corso delle stagioni, scoprirà l’amicizia ( si pensi al procuratore Miguel Prado ), i legami famigliari e perfino l’amore.

Ora la domanda fatidica: quando è avvenuto il “salto dello squalo” ?

Per chi non lo sapesse, l’espressione “salto dello squalo” ( in inglese “jump the shark”) indica l’esatto momento in cui una serie televisiva inizia a calare di qualità. Deriva da un’episodio della storica sitcom Happy Days, in cui Fonzie, in una situazione che ridicola è dir poco, salta uno squalo indossando sci d’acqua. Insomma,una scelta di sceneggiatura talmente sbagliata o assurda da rappresentare un vero e proprio punto di non ritorno. Per alcuni spettatori, il “salto dello squalo” di Dexter avviene quando Debra si scopre innamorata del fratello, nella seconda metà della sesta stagione. Personalmente non concordo. Certo, la stagione non è all’altezza delle precedenti ( nonostante l’originalità del “caso” e degli assassini ), soprattutto per l’inverosimiglianza di certe situazioni. L’innamoramento di Deb, per quanto assurdo ci possa sembrare, è però un sentimento normale se si pensa al suo passato. Un sintomo di un conflitto interiore che la donna covava da anni. Dexter, che, sottolineo, non è suo fratello di sangue, ha sempre costituito un punto di riferimento per Debra. L’unico uomo che non l’ha mai delusa. Gli scrittori comunque non hanno dato molto spazio a questa storyline: anche per questo motivo non mi sento di considerarla la scelta peggiore della serie.

A mio parere, “il salto dello squalo” coincide invece con l’introduzione di un determinato personaggio: Hannah Mckay. Interpretata dalla bellissima Yvonne Strahovski e introdotta nella settima stagione, Hannah è un’avvelenatrice, di cui Dexter si infatua. Quest’ultimo infatti arriverà a disobbedire al proprio codice, tanto è forte il sentimento che prova per lei. L’idea di far innamorare Dexter non era certo malvagia. Il personaggio non aveva infatti mai trovato una persona con cui potesse essere completamente se stesso, rivelando la natura del suo “oscuro passeggero”. Nei confronti di Rita aveva imparato a provare, negli anni, affetto e stima, ma con Hannah poteva finalmente aprirsi ad un sentimento più vero e potente. Qual è allora il problema? Tutto questo amore non viene minimamente percepito dagli spettatori. Quella che, dopo la nascita del figlio Harrison, dovrebbe essere per Dexter la relazione affettiva più importante della sua vita non viene riconosciuta come tale dal pubblico. Anche lo stesso personaggio di Hannah  non è stato a mio parere ben scritto e approfondito. Sappiamo che è una serial killer, ma non è cattiva. Ha avuto un’infanzia difficile e ha fatto conoscenze sbagliate che l’hanno portata sulla cattiva strada. Il problema è che non avviene una vera e propria evoluzione del personaggio. Si pensi all‘avvelenamento di Debra. Io, da spettatrice, non le ho mai perdonato un gesto simile, ma la cosa che più mi sorprende è il fatto che sia Dexter stesso a passarci sopra, dopo qualche tempo. Cioè, ma davvero?!

Senza contare la totale mancanza di chimica tra i due attori. Non si percepisce assolutamente nulla di quel sentimento che tanto dicono di provare l’uno per l’altro. Insomma, sulla carta Hannah Mckay poteva essere un personaggio interessante, ma è stato sviluppato davvero male.

L’adrenalinico finale della settima stagione, che vede la morte di La Guerta per mano di Debra e l’arresto di Hannah, aveva un po’ risollevato la storia e i fan speravano in un’ultima stagione con il botto. Mai delusione fu più cocente.

L’ottavo e ultimo capitolo ha costituito il totale declino della serie. Nemmeno l’intrigante introduzione della dottoressa Vogel ( una sempre brava Charlotte Rampling ) è riuscita a cambiarne il tragico destino. La trama è confusa, inverosimile e superficiale. Persino il villain principale, punto di forza delle precedenti stagioni, è una delusione. Oliver Saxon è infatti un personaggio piatto e senza anima, ben lontano dalla crudeltà emotiva e viscerale del Trinity della quarta stagione. Pare quasi che gli autori, non avendo più idee, abbiano semplicemente voluto sbarazzarsi dello show, ignorando le psicologie dei personaggi. Basti pensare a Debra, personaggio maltrattato dall’inizio alla fine. Tutti i fan speravano in una sua rinascita dalle ceneri dopo innumerevoli, passatemi il termine, sfighe colossali, ma anche in questo caso gli sceneggiatori hanno tirato fuori il peggio del peggio. Debra trascorre metà della stagione senza una meta o un obiettivo. Dopo il periodo di depressione a causa della morte di La Guerta, la donna si butta senza motivo tra le braccia dell’ex,  Joey Quinn. Si sapeva che i due erano destinati a rimettersi insieme, ma la riconciliazione è sbrigativa e senza un senso apparente.

Senza contare l’insensatissima storyline di Masuka e di sua figlia. Cioè… ma perché?

Veniamo ora al famigerato finale. Devo dire che sì, è brutto, ma considerato l’andazzo generale della stagione credevo di peggio. Oliver Saxon spara a Debra, che finisce in coma. Dexter, in preda al senso di colpa e conoscendo le volontà della sorella, decide di staccare la spina e gettare il suo cadavere, avvolto tra le lenzuola bianche, in mare. Quest’immagine mi è piaciuta molto, perché simboleggia come sua sorella fosse a tutti gli effetti una vittima di Dexter, ma, a differenza delle altre, completamente innocente. In seguito, Dexter fugge e viene dato per morto. Negli ultimi fotogrammi si scopre invece che trascorre i suoi giorni lavorando come falegname in totale solitudine in mezzo al nulla. La serie si conclude con il protagonista che guarda in silenzio la telecamera. Ha uno sguardo triste e, per una volta, non sentiamo quella ormai famigliare voce dei suoi pensieri che ci ha accompagnato per ben otto stagioni. La sua vita è vuota e quell’esilio costituisce una vera e propria punizione auto inflitta per il male commesso. Insomma, come finale in sé, non è malvagio. Non si tratta di un lieto fine, com’è a mio parere giusto che sia, ed è coerente con l’evoluzione psicologica del personaggio. Il problema è, oltre alla morte di Debra, come si è arrivati alla fine. Insomma un finale decente non può certo risollevare una stagione disastrosa come questa e la reazione alla fine è di questo genere:

Gli autori avevano tra le mani una delle storie più affascinanti degli ultimi anni. Bastava  concludere con una sesta stagione coerente, ma sono probabilmente rimasti vittime, come spesso accade, dell’enorme successo ottenuto. Uno dei pregi migliori degli scrittori di serie televisive è avere il coraggio e, insieme, l’umiltà di comprendere quando occorre fermarsi e dare una degna conclusione ad una storia.

Sia chiaro, però: Dexter è una delle mie serie preferite e questo non cambierà mai. Rimarrà sempre nel mio cuore, pur riconoscendo tutti i suoi evidenti difetti, perché ha avuto la capacità di stupire ed emozionare come poche. Uno dei crime migliori mai realizzati.

Siete d’accordo con la mia opinione su Dexter? Conoscete altre serie vittime dell’ “allungamento di brodo” ? Fatemi sapere nei commenti!

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A presto !

 

 

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