Sapevatelo

Parliamone | Ricky Gervais ed il suo ‘After Life’. Se la vita fa schifo, l’importante è averne coscienza – prima che una risata ci seppellisca.

After Life, scritto e diretto da Ricky Gervais, è uno degli ultimi titoli comparsi nel catalogo di Netflix dall’8 Marzo.

Forse vedere il nome Ricky Gervais farà pensare ai più che si tratti di una serie comedy, e che, già avendo visto il comico inglese (appunto) in The Office in spettacoli di stand-up, After Life sia qualcosa di assolutamente divertente. Beh, non è così.

After Life, che potremmo collocare direttamente dopo Humanity (spettacolo di Ricky Gervais disponibile sempre su Netflix), è in realtà quello che c’è dopo la comedy. Possiamo immaginare Gervais scendere dal palco di Humanity, dopo aver esposto le sue idee sul mondo,  su come il delirio dell’ignoranza lo stia portando alla rovina, svestire i panni del comico dissacrante ed immergersi in quelli di un personaggio, Tony, e della sua vicenda.

Tony è sempre Ricky, o forse, potremmo dire è la sua coscienza. Chi segue Gervais sui social sa che ha una compagna, spesso protagonista dei suoi post, e che seppur si veda spesso di spalle, o vittima di scherzi, è sempre presente – un po’ come la Lisa della sua serie, con le stesse dinamiche. Gervais, a mio avviso, qui parte dalla sua vita reale inserendo il pretesto, sempre e purtroppo attuale, della vita che fa schifo, “life sucks”, condito dalle ingiustizie che la costellano, non da ultime quelle della malattia di un partner che porta ad esempio alla morte.

E dunque After Life ha il significato di ‘dopo la vita’ e anche di aldilà (afterlife tutto attaccato), seppur per gioco abile di parole sia separata da uno spazio. E Gervais è lì a riempire quello spazio, dimettendosi dal dissacratore primo, anzi fungendo da arrabbiato protagonista e cronista della vicenda, mentre vediamo attorno a se le varie forme della sua interiorità prendere forma – vuoi nell’amica schiva che posta meme divertenti ma è una persona triste e sola, vuoi lo psicologo quasi misogino e decisamente stressato (che ammicca molto al Gervais della commedia), vuoi il genero iper-apprensivo o il tossico del quartiere ossessionato da quell’ultima dose, e non per il motivo che potreste pensare.

After Life è la fottutissima commedia umana, è la vita, come se Balzac l’avesse trasposta ai giorni nostri, e vedremmo sui volti dei protagonisti quegli stessi ‘ritratti di alienati’ di Gericault che tanto comunicano del loro io interiore. Gervais fa questo, e lo fa con l’aiuto di un cast di attori e comedians inglesi di tutto rispetto (se seguite programmi come Mock The Week, 8 out of 10 cats ne riconoscerete a palate).

Dunque, perché vedere After Life? Perché è la vita per come è, siamo noi, con la nostra imprevedibile dose di sfiga, siamo noi di fronte all’accanirsi delle circostanze mentre combattiamo per andare avanti anche quando tutto ci viene contro. E’ ciò che la cruda realtà di quel sottile humor nero British ci permette di apprezzare e ingoiare come pillola amara coperta di zucchero quella che è la vita, nella vita e dopo la vita.

 

 

After Life è poesia, per chi sa chiudere Twitter o sa smettere di scrivere in caps lock e aprire gli occhi e le orecchie. Ed io, vi consiglio di farlo, e regalarvi questi 6 episodi per voi stessi, e farci sapere poi cosa ne pensate, con intelligenza e moderazione, sui socialmezzi o qui nei commenti.

-Notforyourears

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