Grey’s Anatomy/Telefilm

Recensione | Grey’s Anatomy 15×14 “I Want a New Drug”

Io più guardo questa serie e più mi chiedo il perché di questo accanimento nei confronti di Amelia. Seriamente, perché questa donna deve soffrire così in ogni momento della sua vita? Non me lo so spiegare (da buona fan di Tiziano Ferro). Per carità, nessuno è mai felice troppo a lungo in Grey’s, ma lei non lo è mai per due episodi di fila. Se a questo aggiungiamo il suo passato in Private Practice, direi che si meriterebbe almeno di stare in pace fino al finale di serie. E invece no. L’universo si accanisce contro di lei e, anche quando le dà qualcosa, non è mai una vittoria completa. Partendo da questa considerazione generale, andiamo a parlare di quanto successo nell’episodio.

Iniziamo proprio da Amelia e da Britney che, per l’ennesima volta, l’ha obbligata a rivivere il suo passato, il baratro della dipendenza e l’incubo che è stata la morte di Ryan (il fidanzato di cui parla nell’episodio). Fin da quando questa ragazzina e suo figlio sono apparsi nella vita della Shepherd e di Owen era abbastanza chiaro che le cose sarebbero andate così, ma questo non rende più facile guardare Amelia nel suo ennesimo momento di atroce sofferenza. Sarà che Caterina Scorsone è bravissima, sarà che a me il suo personaggio piace tantissimo e sarà che Grey’s quando vuole sa far emozionare, ma anche questa volta Amelia mi ha distrutto. Vederla così fa male. Nonostante alla fine vada tutto bene, fa male. Fa male perché Britney è viva ma Amelia potrebbe comunque perderla da un momento all’altro. Fa male perché, per l’ennesima volta, ad Amelia non viene concesso di poter andare avanti e chiudere definitivamente nel suo passato. È come se ogni volta dovesse dimostrare qualcosa, come se dovesse sempre mostrare al mondo e a se stessa di essere all’altezza di ciò che ha. Sembra quasi che per un momento di serenità, ne debba scontare almeno cinque di sofferenza. Ogni volta che trova un po’ di tranquillità, la vita le mette davanti un nuovo terribile ostacolo da superare che la costringe a dar prova di quanto sia cresciuta e di quanto non sia più quella che sniffa ossicodone dal bancone di una reception. Amelia sembra sempre costantemente in debito con l’universo. Più di quanto non lo siano tutti gli altri personaggi. In questi anni le è successo di tutto e ogni volta lei si distrugge e si ricostruisce più forte di prima. Tutto ciò è apprezzabile e sicuramente la rende uno dei personaggi più forti ed emblematici dell’intera serie, anche se non appare dall’inizio, ma forse è anche troppo. Quante altre volte Amelia dovrà essere messa alla prova per farci capire di essere cambiata? La droga, le difficoltà con la famiglia, la morte del fratello, i drammi con Owen, il tumore, ora Britney…c’è una fine a questo ciclo perenne di sofferenze a cui lei, e solo lei, viene sottoposta da anni? Amelia è una donna forte con un passato tremendo che è riuscita a farcela o ok, va bene, lo abbiamo capito. Ora però cerchiamo di andare avanti perché non se ne può più di vederla scavare nel suo passato e tirare fuori un aneddoto doloroso che ricalchi, neanche troppo a grandi linee, il dramma di quel preciso momento. Qui siamo ben oltre il semplice ricordare da dove nascano la sua sofferenza e la sua forza. È come se Amelia non avesse nient’altro da dire se non raccontare del suo passato da tossicodipendente. Non è così. La Shepherd sarebbe un personaggio fantastico, più di quanto già non sia, se si impegnassero a darle delle storie diverse, magari ugualmente tormentate, me che non la costringano a rivangare continuamente i suoi traumi. Tra l’altro, come dicevo all’inizio, le sue non sono mai delle vittorie complete. In ogni successo c’è sempre una piccola sconfitta. Proprio come i suoi interventi miracolosi sembrano non poter riuscire al cento per cento, così anche tutte le sue conquiste hanno un piccolo scotto che deve necessariamente pagare. È sopravvissuta a diverse overdose ma ha perso il suo fidanzato e suo figlio, ha il lavoro dei suoi sogni ma solo perché suo fratello non c’è più, ha trovato delle sorelle e una nuova famiglia ma solo perché Derek è morto, ha sposato Owen ma ha avuto un tumore che le ha fatto rimettere in discussione tutto, ora stanno di nuovo insieme ma lui aspetta un figlio da un’altra e, infine, ha visto Britney sopravvivere ma rischia di perderla perché, come è giusto che sia, molto probabilmente lei tornerà a casa con i suoi genitori. Al di là della meravigliosa interpretazione di Caterina, soprattutto nel monologo finale in cui si augura che Britney abbia toccato davvero il fondo e che ora possa iniziare lentamente a risalire, e dello splendido abbraccio fra Teddy e Amelia che da solo vale tutto l’episodio (se non tutta la stagione), quello che mi rimane dopo questi quaranta minuti è più che altro una domanda: quand’è che Amelia potrà essere felice senza dover cedere nulla in cambio? Ai posteri l’ardua sentenza, suppongo

Più o meno sulla stessa falsa riga, ci viene per l’ennesima volta riproposto un triste aneddoto della vita di Alex. Ora, io capisco che a breve si dovrebbe tronare a parlare del suo passato, però noi spettatori non siamo cretini. Non ci serve il promemoria strappalacrime di quello che gli è successo. Lo sappiamo che ha avuto un’infanzia atroce e che questi traumi se li porterà dietro per sempre, ma tirarli fuori ogni volta è controproducente. Proprio come è assurdo ritornare sempre sui trascorsi da tossicodipendente di Amelia, è altrettanto poco sensato ricordarci quelli di Alex che sono stati abbondantemente sviscerati nelle stagioni precedenti. Non serve sottolineare da dove vengano, per farci capire quanto siano stati bravi ad essere arrivati dove sono. Grey’s è un viaggio ancora in corso, non ha senso fermarsi ogni chilometro a guardare le foto fatte nelle tappe precedenti.

Passiamo ad un altro aspetto dell’episodio che ho trovato poco brillante e che viene portato in scena da Jackson. Questo suo atteggiamento da saggio che ha visto la luce è già fastidioso di per sé, ma diventa conta più irritante quando viene usato per fare una polemica contro il consumismo, soprattutto perché messa in bocca ad un privilegiato che la povertà l’ha vista forse solo nei film. Ovviamente non c’è bisogno di vivere in un parcheggio per rendersi conto delle tragiche condizioni in cui vivano certe persone, ma è davvero ridicolo il modo in cui è stata sfruttata questa sua ritrovata fede nel mondo, con tanto di plateale gesto da buon samaritano nel finale, per fare una morale alla nostra società consumistica. Come mi capita spesso di dire, non è sbagliato il messaggio, è sbagliata la superficialità con cui viene trasmesso e buttato lì tra una cosa e l’altra. Siamo nel 2019 e Jackson lavora da anni in un ospedale, è quanto meno impensabile che dovesse aver bisogno di curare i pedi di un senzatetto, sempre per rimanere in tema di analogie bibliche, per capire punto la vita sia difficile per molti. Da spettatrice che ha seguito questa serie per anni e anni mi sento quasi insultata da un tale livello di banalità. Grey’s può fare molto meglio di così e sarebbe ora che gli sceneggiatori se ne ricordassero.

Già che sono in vena di critiche, faccio un veloce appunto sulla storia di Meredith. Bello il fatto che abbia battuto il record dell’intervento più lungo dell’ospedale (con annesso sottilissimo riferimento al fatto che Grey’s Anatomy da settimana prossima sarà ufficialmente il medical drama più duraturo di sempre), a dimostrazione che non si è mai arrivati e che ci sia sempre un nuovo traguardo da raggiungere, così come è stata bella la condivisione di questo momento con DeLuca ma, alla fine, perché non mandare Alex a rimboccarle le coperte? Karev aveva fatto esplicitamente capire quanto ci tenesse ad essere lì per lei e questo sarebbe stato un buon compromesso per farlo partecipare all’avvenimento, anche se con un po’ di ritardo; tanto più che i momenti tra lei e DeLuca c’erano già stati e che questo avrebbe potuto essere “sacrificato” per mostrarci la tanto decantata, ma apparentemente invisibile, amicizia che lega Alex e Meredith. Certe volte ho proprio l’impressione che ci si perda in un bicchier d’acqua e che si sprechino le occasioni per fare le cose per bene. Eppure, se riesco a pensarci io che guardo un episodio alle sette di mattina mezza addormentata e in una lingua che non è la mia, non capisco perché non ci arrivi gente che è pagata per fare solo questo. Lungi da me il voler insegnare il mestiere a qualcuno, ma qui abbiamo degli evidenti problemi con tante dinamiche dello show e pare che nessuno provi a metterci una pezza nemmeno per sbaglio.

Bene, direi che anche per questa settimana mi sono lamentata abbastanza. Vi do appuntamento alla prossima con l’episodio dei record, quello in cui Grey’s diventerò ufficialmente il medical drama più longevo della storia, togliendo il primato a E.R.

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3 thoughts on “Recensione | Grey’s Anatomy 15×14 “I Want a New Drug”

  1. L’episodio è uno dei migliori degli ultimi rilasciati, grazie al personaggio di Amelia che lo tiene letteralmente in piedi, d’altronde nelle storyline il suo triangolo è superiore a quello di Meredith, i momenti migliori quest’anno non sono le storyline principali, ma alcuni episodi occasionali che passano in qualche puntata, il resto è ripetizione, vedi Karev che ormai interagisce con Meredith per raccomandata con avviso di ritorno. Così come è ripetitivo il messaggio politico la settimana scorsa le armi, questa le tossicodipendenze e le conseguenze sui famigliari, i senzatetto, tutto buttato lì con un atteggiamento da maestrini che dire irritante è poco, Mer di nuovo sull’altare ma senza una storyline vera e propria, ridatemi la bimba che faceva cadere i reni per terra o quanto meno qualcosa che nel rispetto degli anni si avvicini.

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    • L’episodio è sicuramente uno dei migliori, ma questo show è diventato un gioco al massacro di Amelia. Non possiamo andare avanti così, solo per strappare la lacrima facile. Il suo triangolo è superiore a quello di Meredith perchè parte da basi totalmente diverse. Teddy e Owen hanno 20 anni di storia alle spalle, Amelia e Owen hanno un passato e un presente tormentati che li portano ad amarsi ma a non saper convivere, e Teddy e Amelia sono due donne forti con un certo carattere che non le fa apparire come due scolarette innamorate. Il triangolo di Meredith, ammesso e non concesso che esista ancora e che Link non diritto presto a tardi le sue attenzioni su Amelia; é infantile. Non ha nulla di profondo e penso che non ci fosse proprio l’intenzione di renderlo tale.
      Concordo sulla questione dei messaggi. Non mi dà fastidio che ci siano, anzi, apprezzo gli show che tentano di parlare al pubblico attraverso le loro storyline, solo che Grey’s non lo sa più fare. È a un passo dal diventare una di quelle brutte pubblicità progresso degli anni ‘90.

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