Telefilm/True Detective

Recensione | True Detective 3×07 “The Final Country”

Salve a tutti! Bentornati all’appuntamento con True Detective. Ahimè ci avviciniamo sempre di più alla conclusione di questo splendido gioiello del piccolo schermo. In questa puntata, noi spettatori veniamo a conoscenza della maggior parte degli elementi mancanti per risolvere il caso Purcell.

Ad inizio episodio, assistiamo ad una scena dislocata dalle tre linee temporali. Wayne Hays accompagna la figlia Rebecca al campus universitario. Una domanda sorge spontanea. Perché farci assistere a questa scena? Da quel che sappiamo dai primi episodi, l’ex detective non parla con la figlia da anni. Che sia successo qualcosa legato al caso Purcell? Lo scopriremo solo nella prossima e ultima puntata.

Nel 1980, Hays, deluso dalla sbrigativa chiusura del caso Purcell, supporta la fidanzata Amelia ( Carmen Ejogo ) nella decisione di scrivere un libro sulla vicenda e sugli effetti che essa ha avuto sulla comunità. Il detective, difatti, desidera che le persone sappiano che il caso non è davvero chiuso, ma che lo si è voluto chiudere con superficialità.

Intanto, dieci anni dopo, Wayne e Roland ( Stephen Dorff ) trovano il cadavere di Tom Purcell ( Scoot McNairy ), che si è apparentemente tolto la vita.  Una tragica fine per un personaggio che in fondo non è stato che una vittima fin dall’inizio. Omosessuale incapace di accettare la propria natura, marito tradito e denigrato, padre distrutto e infine persino sospettato di atrocità contro i propri figli. Roland, che era diventato amico dell’uomo, si sente molto in colpa per la sua morte, ma Hays convince il collega  del fatto che Tom è stato invece assassinato perché aveva scoperto qualcosa sulla scomparsa della figlia. Ipotizzando quindi una vera e propria cospirazione, Wayne richiede dal Nevada i tabulati telefonici di Lucy Purcell ( Mamie Gummer ) durante i giorni in cui la donna alloggiava nel motel in cui era stata trovata morta di overdose. Il detective scopre che Lucy ricevette delle chiamate da Harris James ( Scott Shepherd ) e, inoltre, che l’uomo si trovava a Las Vegas proprio il giorno della sua morte. Wayne convince quindi Roland, sempre più deciso invece a chiudere l’indagine e a lasciar perdere, ad interrogare Harris nello stesso modo in cui interrogarono un pedofilo nel 1980. I due, difatti, fermano l’uomo, lo portano in un fienile e lo picchiano brutalmente per avere informazioni. Insomma, un metodo molto discutibile. Fingendo di sentirsi male, Harris si fa liberare da Wayne e aggredisce violentemente il detective. Così West, per difendere l’amico, gli spara e lo uccide. I due detective seppelliscono il cadavere nel bosco, custodendo il segreto per anni. Abbiamo quindi finalmente scoperto il motivo della rottura tra i due. Tornato a casa, Wayne brucia i vestiti e dice alla moglie, visibilmente preoccupata, che le avrebbe raccontato tutto il mattino seguente. Il giorno dopo, mentre parla con Amelia, Wayne riceve da una telefonata da Edward Hoyt. Il magnate, che si trova fuori casa del detective su una berlina nera, afferma di sapere quel che è accaduto ad Harris e, minacciando Hays e la sua famiglia, gli intima di uscire e salire in auto. L’episodio si conclude con Wayne che sale sulla berlina e l’auto che si allontana.

Nel 2015, la regista che intervista Wayne propone all’ex detective una propria teoria: il caso Purcell si ricollegherebbe agli atti criminali di un gruppo di pedofili scoperto da due detective della Louisiana nel 2012. Ebbene sì, è finalmente confermato: la terza stagione è collegata alla prima! La donna mostra infatti a Hays un articolo in cui si possono riconoscere i noti volti di Rust Cohle ( Matthew McConaughey ) e Martin Hart ( Woody Harrelson ), protagonisti della prima stagione della serie. Non sappiamo ancora se si tratti di un semplice omaggio o se la storia si collegherà di fatto con Rust e Marty nell’ultimo episodio ( propenderei per la prima ipotesi ), ma questo easter egg mi è piaciuto molto!

Non sembra però che il caso abbia davvero a che fare con la pedofilia. Gli anziani Hays e West interrogano l’ex governante degli Hoyt, che rivela loro importanti retroscena. Mr Hoyt aveva una figlia di nome Isabel, la quale nel 1977 ebbe un incidente in auto in cui morirono sia suo marito sia sua figlia. La donna fu vittima un crollo emotivo, che la portò ad una grave instabilità mentale. Non usciva mai dalla villa e veniva accompagnata sempre da un uomo di colore con un occhio cieco, di nome June. Poco dopo, i due ex detective scoprono inoltre che nel periodo in cui si verificò l’incidente che coinvolse Isabel Hoyt, quell’area era presidiata niente meno che dall’agente Harris James.

Potrei omettere qualche dettaglio, ma sembra proprio che la soluzione del caso sia la seguente. A causa del grave stato psicologico in cui viveva la figlia, Hoyt aveva comprato i due bambini da Lucy, con la complicità del cugino di lei e l’aiuto dell’uomo cieco da un occhio. Il suo obiettivo era quindi dare una bambina ad Isabel come sorta di sostituta della figlia morta, in modo che la donna potesse ritrovare un po’ di serenità. Il magnate aveva poi pagato Harris per piazzare false prove a casa dell’indiano Woodard. Nel ’90, Lucy aveva probabilmente chiesto altri soldi, minacciando di parlare, e Harris James l’aveva uccisa.  Non si sa ancora invece se nel 1980 il bambino sia morto a causa di un incidente ( magari nel tentativo di scappare ) o se il suo assassino era premeditato.  Più che una storia di abusi, sembra quindi un folle dramma famigliare. Una soluzione inquietante e molto insolita, a cui mancano davvero pochi tasselli per concludersi definitivamente. Quel che rimane ancora lacunosa è la storia personale del detective protagonista, soprattutto in relazione al suo rapporto con la figlia Rebecca.

The Final Country è stata una puntata grandiosa. Dal ritmo serrato, densa di avvenimenti e rivelazioni. Pizzolatto si è ricordato dell’elemento più importante per il successo di una serie televisiva: la trama, che qui è originale e ben orchestrata.

Insomma, mi si spezza il cuore a pensare che dobbiamo già dire addio a Wayne e Roland, due personaggi forse non memorabili come Rust e Marty, ma senza dubbio un duo vincente con un’ottima chimica.

Non mi resta che allegare, as always, il trailer del prossimo e ultimo episodio!

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Alla prossima settimana!

 

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