Telefilm/True Detective

Recensione | True Detective 3×06 “Hunters in the Dark”

Salve a tutti! Bentornati all’appuntamento settimanale con la nostra amata serie crime targata HBO, True Detective. Sembra strano ma restano ancora solo due episodi prima della fine di questa bellissima stagione! In questo sesto episodio, abbiamo finalmente ottenuto alcune delle risposte che bramavamo.

Nel 1980, la polizia, dopo aver rinvenuto zaino e felpa dei bambini nel giardino di Woodard, decide di considerare l’indiano colpevole e dichiarare anche Julie morta. Lo spazio dedicato a questa linea temporale è minima in questo episodio. C’è però una scena particolarmente significativa. Dopo una notte di passione con Wayne ( Mahershala Ali ), Amelia ( Carmen Ejogo ) gli chiede di parlargli della guerra. Il detective, molto restio al riguardo, afferma solo che la guerra gli ha insegnato a godersi l’oggi, non vivendo nel passato. Queste parole fanno sorridere lo spettatore, in quanto l’intera terza stagione è basata sul ricordo del caso Purcell, che tormenta Wayne per ben venticinque anni della sua vita. 

Intanto, nel 1990 ( in cui si svolge la maggior parte della puntata ), Wayne e Roland ( Stephen Dorff ) interrogano Tom Purcell ( Scoot McNairy ), che nega disperato ogni tipo di coinvolgimento nel presunto rapimento della figlia Julie. I due detective rintracciano la cabina telefonica da cui aveva chiamato la ragazza: dalle impronte capiscono che si tratta proprio di Julie Purcell, ottenendo quindi la conferma che è ancora viva. Hays, che si è quindi ancora più convinto che le prove a casa di Woodard siano state appositamente inserite per incastrarlo, riesce a trova il nome dell’agente di polizia che aveva trovato lo zainetto e la felpa. Si tratta di Harris James ( Scott Sheperd ) , ora responsabile della sicurezza presso, guarda caso, la Hoyt Foods, ossia l’azienda in cui lavorava Lucy Purcell ( Mamie Gummer ). Strana coincidenza oppure c’è sotto qualcosa? Senza contare che si tratta proprio dell’uomo che, a detta della reporter del 2015, sparì proprio nel ’90. Dopo aver interrogato Harris, Wayne e Roland vengono  contattati niente meno che da Dan O’Brien ( Michael Graziadei ), cugino tossicodipendente di Lucy.  L’uomo afferma di avere delle informazioni sul caso e di poter parlare in cambio di denaro. O’Brien dichiara inoltre che sa di persone che stanno cercando Julie e che anche la madre Lucy era coinvolta nella sparizione. Nel frattempo, Amelia sta promuovendo il suo libro. Una sera, mentre sta tenendo una conferenza in una libreria, si presenta un misterioso uomo di colore con un occhio cieco. Questo inizia ad attaccare verbalmente la donna, accusandola di speculare sulle disgrazie altrui, senza sapere davvero cosa accadde nell’80.

Intanto, Wayne e Roland non sanno che Tom ha udito la loro conversazione riguardo a Dan. L’uomo quindi rintraccia il cugino dell’ex moglie e si fa dire con la forza l’identità della persona che cerca Julie. L’episodio si conclude con una scena molto inquietante e ( per chi come me guarda questa serie da sola, di sera…) da brividi. Tom si reca nella villa della famiglia Hoyt, ignaro di essere sorvegliato da telecamere. Entra in una stanza rosa. Pronuncia impaurito il nome della figlia ( ha forse visto delle foto? )e, improvvisamente, appare alle sue spalle nientemeno che Harris. Un cliffanger silenzioso e parecchio d’effetto, che ci fa temere per la vita del povero Purcell.

Come dicevo, finalmente abbiamo ottenuto delle risposte. E’ praticamente certo che Hoyt, il capo di Lucy, abbia rapito Julie e forse ucciso anche il piccolo Will. La “casa rosa” di cui parlava Julie adolescente ai ragazzi di strada esiste quindi davvero ed è il luogo in cui è rinchiusa da quando è piccola ed in cui avrà probabilmente subito abusi. Dalle parole di Dan, sembra che sia stata la madre a cedere i figli ai suoi capi. Sarà davvero così? Considerati i comportamenti di Lucy nel corso della serie, non mi stupirei, ma per ora non abbiamo ancora un’idea chiara. Per quanto riguarda la linea temporale del presente, c’è ora una forte scissione tra pubblico e protagonista: noi abbiamo molte più informazioni dell’anziano Hays, sempre più vittima della demenza.

 Ciò che amo di questa serie è il progressivo viaggio verso la soluzione. E’ sì presente qualche colpo di scena, ma il percorso procede lento, così come accade nei veri casi di cronaca nera. Anche la possibile soluzione del caso è originale, intricata, ma al tempo stesso realistica. E soprattutto lo show narra le vicende filtrate dagli stessi detective, poiché spesso si sottovalutano le ripercussioni emotive che questi casi hanno nelle vite degli investigatori. L’approfondimento psicologico dei personaggi costituisce quindi il punto forte di True Detective.

Da aggiungere anche la grande bravura degli attori. Non solo i già più volte elogiati Ali e Dorff, ma anche i comprimari. In questa puntata in particolare, Scoot McNairy si è dimostrato intenso e a tratti persino commovente. Il personaggio di Tom non può che suscitare pietà e comprensione negli spettatori. Non solo ha perso due figli, ma viene anche accusato della sparizione di Julie. Senza contare che questo episodio ha rivelato la sua omosessualità ( è quindi probabile che i due bambini non siano suoi ) tenuta nascosta per anni: un ulteriore disagio emotivo per un personaggio che è solo vittima degli avvenimenti. Menzione anche per Michael Graziadei ( che io ricordo come amante di Jessica Lange in American Horror Story ), che trasmette alla perfezione i sintomi della dipendenza da droga nell’impersonare lo strano cugino Dan.

Per concludere, è stata una bellissima puntata, con un gran finale. Non vedo l’ora di scoprire la soluzione finale del caso! Come al solito, vi allego il promo della prossima, e ahimè penultima, puntata.

 

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Alla prossima settimana!

 

 

 

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